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05 Giu

Orion Summer Fest Pt. 1 - Cerea (VR) 04/06/2022 In evidenza

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Sono passate da poco le 18.00 di un caldo sabato di giugno, quando varco il cancello dell’Area Exp di Cerea (VR), per assistere alla Orion Summer Fest Pt. 1, festival che vede ben 6 gruppi italiani che si esibiranno. 25 euro per l’ingresso (che qualcuno potrebbe anche ritenere eccessivi), un braccialetto di plastica per poter entrare ed uscire a piacimento dal cortile interno dello stabile, dove è montato un palco non eccessivamente grande, ma tutto sommato adeguato al contesto. All’interno c’è anche un’area ristoro con prezzi non esagerati, né per i beveraggi e nemmeno per i panini. Naturalmente non mancano i banchetti delle bands con vari gadgets, magliette e dischi in vendita, attorno ai quali c’è sempre un discreto movimento e vicino a cui scorgo il mitico Alessandro Conti che si intrattiene piacevolmente con i fans. All’arrivo hanno appena iniziato a suonare i Duir; purtroppo il loro genere musicale non mi ha mai attirato, il black/folk è troppo duro per i miei gusti e non ho seguito con molta attenzione la loro esibizione. Ho constatato comunque una buona presenza scenica, soprattutto del singer (vestito in maniera bizzarra) e del polistrumentista (cornamuse, flauto, ecc.); i loro pezzi però mi sono sembrati un po’ troppo lunghi, tanto da rischiare di diventare un po’ noiosi. Un veloce cambio di palco ed arrivano i Great Master. Mi sono sorpreso a trovare una band con una così lunga storia e così tanti dischi piazzata come seconda nella scaletta, prima di tanti altri gruppi che hanno meno storia e meno album di loro…. Una scelta dell’agenzia che ha organizzato l’evento semplicemente illogica ed incomprensibile! Solo mezz’ora per i pirati veneziani è davvero poca ed è stata anche funestata da diversi problemi tecnici: la chitarra di Manuel Menin a volte scompariva, mentre il suono di quella del leader Jahn Carlini era ad un volume più basso; il cantante Stefano Sbrignadello doveva rifugiarsi spesso vicino alla batteria (cantando di spalle) per poter ricevere qualcosa negli auricolari e seguire così la musica; tutti quanti poi mi hanno svelato che negli auricolari ricevevano spesso il segnale degli altri gruppi che provavano le loro attrezzature e che non avevano avuto modo di fare il soundcheck. Nonostante tali grossi problemi, i Great Master hanno regalato una prestazione semplicemente strepitosa, degna della loro grande professionalità, con una scaletta limitata, ma concentrata sui loro ultimi successi:

1. Voices

2. Another story

3. Shine on

4. Rolling down to Old Maui

5. Long John Silver

6. War

Da segnalare che alla batteria per questo show era ospite il grande Michele Olmi (Embrace of Souls, Chronosfear, ecc.). Dopo i Great Master, sono saliti sul palco i celti Aexylium, gruppo ben nutrito con tanto di violinista e flautista, sicuramente molto particolare, di cui avevo apprezzato il debut album “Tales from this land”, ma che stasera non mi ha attirato più di tanto, forse anche per via del cantato in growling. Ne ho quindi approfittato per consumare qualche panino ed una buona birra fresca. Con l’arrivo degli Arcana Opera, mi sono avvicinato al palco, incuriosito da un gruppo che non fa un disco da tanti anni e che ha solo 2 full-lengths al proprio attivo. Devo dire che il singer Alexander Wyrd mi ha subito attirato, dato che credo sia un mio coetaneo (ormai la pensione è sempre più vicina!) o comunque un metallaro “diversamente giovane”; poi, dato che anche loro hanno avuto grossi problemi tecnici, mi ha fatto impazzire quando ha “gentilmente” apostrofato il tecnico, chiedendogli di far qualcosa per permettergli di ascoltare cosa stavano suonando. Tra una canzone in dialetto vicentino ed altre abbastanza orecchiabili, gli Arcana Opera hanno regalato una buona prestazione nella mezz’ora a loro disposizione. Già, perché tutti e 4 i primi gruppi avevano solo mezz’ora a disposizione. Arriva il turno dei Trick or Treat. Anche qui mi meraviglia tantissimo come una band del loro livello abbia solo 45 minuti e non sia l’headliner della serata (con tutto il rispetto per i Wind Rose, ma la discografia e la storia delle due bands è imparagonabile!)! Scelte incomprensibili ed ampiamente opinabili a parte, concentriamoci sull’esibizione del gruppo modenese. Basta una sola parola: strepitosi! Già il loro ultimo disco “Creepy symphonies”, uscito ad inizio aprile, si candida tra i migliori dischi in assoluto del 2022, ma la resa dal vivo è ancora più incredibile! Accanto al palco campeggiano due gonfiabili a forma di fantasmini, poi i vari componenti del gruppo sono tutti vestiti da scheletri. I due chitarristi Luca Venturelli e Guido Benedetti fanno la parte dei protagonisti, salendo sulle casse durante gli assoli per mettersi in mostra; Leone Villani Conti al basso è una mitraglia, tanto che è persino difficile fargli una foto che non venga mossa sulle dita per la velocità con cui le muove sulle corde! Luca Setti, nonostante una tendinite che lo costringe ad avere il polso fasciato, picchia come un fabbro sulla batteria. C’è poi Alessandro Conti che, da navigato artista, intrattiene il pubblico, gigioneggia sul palco e regala una performance canora da brividi! Se ce ne fosse ancora bisogno, anche oggi ha confermato di essere tra i migliori cantanti metal al mondo. 45 minuti volano via in maniera troppo veloce ed il gruppo si congeda con l’immancabile “Like Donald Duck” che suggella un concerto fantastico, ma troppo, davvero troppo breve! La serata si conclude con l’arrivo dei Wind Rose. I nani toscani, capitanati dal mitico Francesco Cavalieri (bardato ed impellicciato all’inverosimile, in una serata decisamente calda!), da headliner della serata avevano addirittura un’ora e mezza a disposizione per il loro show. Cristiano Bertocchi al basso è una garanzia, così come Federico Gatti alla batteria; notevole poi la performance di Claudio Falconcini alla chitarra, che ha sostenuto un sound pesante all’inverosimile per una folk metal band. Naturalmente il vocione roco e cattivo del singer ha connotato tutta la performance, vero protagonista sul palco. Il tempo di salutare qualche artista scovato tra il pubblico (ho notato sia Luciano Launius dei Painters of Ether, che la sempre affascinante e gentile Chiara Tricarico dei Moonlight Haze) e qualche amico ed ho lasciato il festival poco prima della conclusione dei Wind Rose. Mi scuso con questi ultimi se non mi sono lasciato coinvolgere dalla loro performance (comunque estremamente professionale), ma il caldo e la stanchezza, dovendo fare un po’ di strada in macchina, hanno suggerito a questo vecchietto di anticipare la partenza per questioni di sicurezza. Sono andato via da Cerea comunque estremamente soddisfatto; non tutte le bands suonavano musica di mio gradimento e, nonostante i grossi problemi tecnici che hanno gravato praticamente su tutti i primi 4 gruppi, il concerto è stato davvero piacevole! Spero presto di poter rivedere sia i Great Master che i Trick or Treat in uno show più consistente, che permetta loro di suonare più a lungo.

Ultima modifica il Domenica, 05 Giugno 2022 18:09
Ninni Cangiano

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