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19 Ago

Davide "Damna" Moras racconta la trilogia del "Lettore delle rune" In evidenza

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Davide “Damna” Moras, cantante degli Elvenking, si è intrattenuto con noi per una piacevole intervista. Ecco il resoconto della nostra chiacchierata virtuale.

 

AAM: Ciao e grazie di essere qui con noi di allaroundmetal.com; prima di parlare del nuovo album, ci racconti la storia della trilogia del “Lettore delle rune”? Di cosa parla, come è stata ideata, ecc.

Damna: Grazie a voi! Abbiamo sempre avuto l’idea di comporre un concept album dal momento che siamo grandi fans di dischi come “Abigail” o “Them” di King Diamond, “The Crimson Idol” degli W.A.S.P., “Streets” dei Savatage, ecc. –abbiamo insomma sempre ammirato profondamente le rock opera o comunque i dischi metal che erano in grado di raccontare una storia. Non l’abbiamo mai fatto prima d’ora perché non avevamo l’idea giusta. Prima di iniziare a scrivere quello che è poi diventato “ROTR – Divination” però, io e Aydan ci siamo trovati a discutere una bozza di idea durante un lungo volo (se non erro stavamo andando in Sud America) e lì è nata la storia del “Reader of the Runes”. Per la sua complessità non potevamo sicuramente raccontarla in un disco solo, abbiamo quindi deciso di farlo in più parti e man mano che proseguivamo siamo riusciti a suddividerla in tre capitoli principali. Nel primo “Divination” abbiamo introdotto il “Lettore delle rune” appunto e gli altri otto personaggi.

 

AAM: “Reader of the runes: Rapture” è il secondo capitolo della trilogia; come si evolve la storia all’interno dei vari brani?

Damna: In “ROTR – Divination” il “Reader of the Runes” è una figura misteriosa che appare nel villaggio in cui si ambienta la storia e si propone di leggere le rune a tutti coloro che si presentano nella sua abitazione ricavata dal tronco di un vecchio albero secolare. Il primo capitolo parla appunto di queste divinazioni e delle visioni che vengono evocate per ognuno degli otto personaggi principali. “ROTR - Rapture” racconta qualche informazione in più sul “Reader of the Runes” e porta a compimento le sinistre premonizioni che avevamo visto nel primo capitolo. Gli otto personaggi incontreranno quindi il loro destino… e per nessuno di loro sarà positivo.

 

AAM: Immagino abbiate già in mente il terzo ed ultimo capitolo, ci puoi svelare qualcosa?

Damna: Il terzo capitolo è pronto. La musica, i testi, le preproduzioni… tutto è pronto e abbiamo addirittura già iniziato a registrarlo. Le batterie sono già state fatte e stiamo proseguendo con le chitarre proprio in questi giorni. Se per il secondo capitolo abbiamo aspettato 4 anni, di sicuro per il terzo non sarà così. Per quanto riguarda la storia… no, non posso dire niente al momento!

 

AAM: Trovo l’artwork di Zsofia Dankova semplicemente fantastico; cosa rappresenta e quale legame ha con i testi?

Damna: Zsofia è stata fantastica. Nel giro di pochi schizzi è stata in grado di proporci sin da subito delle copertine che evocassero al meglio le atmosfere dei due dischi. Non ha avuto bisogno di tante parole, se non una breve descrizione della storia. Questa di “Rapture” in particolare è davvero una grande cover e rappresenta in modo pazzesco tutto ciò che abbiamo racchiuso in questo disco.

 

AAM: È la prima volta che passano 4 anni tra due vostri dischi. E’ stato un processo compositivo complesso o altrimenti da cosa è dipeso tutto questo tempo?

Damna: È dipeso principalmente dalla lunga pausa imposta dal Covid. Dal momento che eravamo chiusi nelle nostre abitazioni, io e Aydan non abbiamo potuto incontrarci di persona per un bel po’ e questo ha sicuramente rallentato il songwriting. In ogni caso abbiamo continuato a scrivere musica individualmente per un paio di mesi e poi finalmente quando è stato possibile, abbiamo nuovamente ristabilito i nostri incontri settimanali. Strada facendo ci siamo accorti che non sarebbe stato facile scrivere le musiche e i testi di questo capitolo senza avere chiaro cosa sarebbe successo nel terzo capitolo e quindi abbiamo iniziato a scrivere senza sosta fino al completamento della trilogia. Questo ci ha occupati per un paio di anni tra songwriting, preproduzioni e infine registrazioni. Ci siamo presi tutto il tempo necessario per distribuire nel migliore dei modi le canzoni, le atmosfere e i testi di questi due capitoli finali della trilogia.

 

AAM: Trovo che, a livello di sound, questo nuovo disco sia più “oscuro” e tetro degli altri, più violento e molto meno folk ad esempio del precedente, sei d’accordo con questo mio punto di vista ed, eventualmente, da cosa è dipeso tutto ciò?

Damna: Sono d’accordissimo con te. Questo è un disco più oscuro ed heavy principalmente perché la storia assume dei toni più violenti e tragici. È anche questo il motivo per cui abbiamo preferito scrivere subito le canzoni di entrambi i dischi. Abbiamo così avuto modo di concentrare le canzoni più “cupe” in questo capitolo. Devo dire che come mai prima d’ora siamo riusciti a calibrare le nostre influenze più estreme e a legarle alle nostre sonorità tipicamente melodiche senza perdere l’identità e mantenendo sempre il giusto equilibrio. Non sento quindi la mancanza di qualche apertura più “allegra” o di qualche inserto tipicamente “folk” nelle atmosfere. Vedremo poi cosa succederà nel terzo capitolo! 

 

AAM: Nella precedente intervista, ci raccontavi di quanto sono importanti per voi i trucchi di scena ed i costumi. Anche questa volta li avete modificati, cosa rappresentano e quale messaggio volete inviare tramite essi?

Damna: I trucchi e i costumi sono la parte teatrale degli Elvenking. È da sempre stato il mezzo per portare i nostri ascoltatori nel nostro mondo. Dal vivo aggiungono un pizzico di teatralità (per noi importantissima) e ci permettono di calarci anche fisicamente – non solo spiritualmente – in un mondo lontano dalla realtà, un mondo dove ciò che suoniamo e che esprimiamo sono le sole cose che contano. Quando suoniamo dal vivo si deve respirare questa atmosfera. Non ti nego che al giorno d’oggi stiamo perdendo un po’ l’entusiasmo a riguardo di questa cosa quando vediamo che chiunque ormai si trucca sul palco o utilizza costumi più o meno elaborati. Non so perché lo facciano, per noi rimarrà sempre un modo per coinvolgere i nostri ascoltatori e per immergerci totalmente nella nostra musica, quindi continueremo a farlo finché sentiremo questa necessità.

 

AAM: Tra le novità c’è il rientro in formazione di Symohn alla batteria, cosa ci racconti al riguardo e che fine ha fatto Lancs?

Damna: Lancs è un musicista spettacolare e, come tale, ha trovato modo di sfruttare le sue capacità per entrare nella scena mainstream italiana. Suona quindi per artisti come Achille Lauro ed altri. La sua mole di impegni non ci ha permesso di continuare la collaborazione ed è quindi stato naturale per noi rivolgerci nuovamente a Symohn (a sua volta un musicista pazzesco).

 

AAM: Ci presenti HeadMatt, il vostro nuovo chitarrista?

Damna: HeadMatt è un giovane chitarrista che abbiamo chiamato quando Rafahel non ha potuto seguirci in tour qualche anno fa. Le cose si sono poi stabilite così ed HeadMatt è entrato in pianta stabile. Anche lui è un musicista incredibile e siamo molto contenti di averlo con noi.

 

AAM: Non so se vi siete resi conto, ma ormai ogni vostro disco è un piccolo gioiellino ed ogni volta, almeno per quanto mi riguarda, finite per realizzare uno dei migliori album metal usciti nell’anno; siete quindi diventati una sorta di garanzia, una band i cui dischi possono essere acquistati ad occhi chiusi, certi del livello qualitativo superiore. Ormai avete una responsabilità! Come vi sentite in questa condizione?

Damna: Mah, non saprei ahah! Sono molto contento che tu mi dica questo ovviamente, ma noi a questo non ci pensiamo, anzi… cerchiamo sempre di fare il meglio che possiamo, partendo dal presupposto che noi per primi dobbiamo esserne soddisfatti. Quando sentiamo che le canzoni ci piacciono, siamo in pace con noi stessi. Ovviamente sentire che ci sono un sacco di persone che apprezzano questo album e che lo indicano come disco del mese o addirittura dell’anno ci riempie di orgoglio e ci indica che in qualche modo abbiamo fatto un buon lavoro, o quantomeno che qualcun altro reputa buono!

 

AAM: Tra i pezzi migliori dell’album e forse tra quelli migliori da voi mai scritti, penso ci sia “The hanging tree”; tu hai uno o più brani preferiti nell’album ed, in caso affermativo, quali e perché?

Damna: È sempre difficile fare questa scelta. Poi dipende sempre dal momento. Per me questo disco nel suo insieme è un’entità unica. È come fosse un’unica canzone divisa in più momenti e vive e respira proprio perché ogni sezione è lì, al suo posto. Raramente ho avuto questa sensazione ascoltando un nostro disco una volta mixato e finito. Quindi è difficile dirti se c’è un brano preferito o un momento che apprezzo particolarmente. Forse le canzoni sulle quali ho personalmente versato più sudore e sangue sono “Bride of Night” e “The Repentant”, ma le amo tutte allo stesso modo.

 

AAM: In “Bride of night” c’è ospite l’affascinante Heike Langhans, come è nata la collaborazione con questa artista così lontana dal vostro sound?

Damna: Non direi che Heike sia così lontana onestamente. Il doom metal è da sempre fra le nostre influenze anche se non in modo così esplicito e canzoni che si avvicinano a “Bride of Night” come sonorità ed atmosfere ne abbiamo fatte parecchie altre nel corso della nostra carriera. Amiamo quel tipo di sound e band come i Draconian (cito loro visto che Heike ne ha fatto parte per anni e la sua voce ci è sempre piaciuta moltissimo), My Dying Bride, Swallow the Sun, Anathema, Katatonia, ecc… Ma ovviamente non solo! Ci tengo a ribadire che il nostro sound è il risultato di anni di ascolti e amore assoluto per il Metal e per noi il Metal è fatto di un numero infinito di sfaccettature. Ovviamente abbiamo delle caratteristiche ben definite e sicuramente nella nostra musica ci sono delle cose che spiccano più di altre, vedi un certo tipo di approccio prettamente melodico su tutte, ma non è da stupirsi se fra le nostre influenze ci sono cose anche molto distanti fra loro e se in qualche modo cerchiamo di innestarle nelle nostre canzoni. Per me è molto importante fare notare questa cosa. Continuo a sentire frasi come “Suonate melodic metal, come fate ad ascoltare black metal” o appunto “Avete chiamato Heike che è così lontana dal vostro sound”, ecc... Non limitiamoci così tanto, alla fine si tratta di Metal e per chi lo ama tanto come noi, non possono esserci queste barriere. Le uniche barriere che personalmente porrei sono quelle del tradimento verso un genere musicale che ha rappresentato per tante persone e per tantissimi anni un moto di ribellione e di rivalsa verso “la normalità” imposta dalla società. Ogni sfaccettatura del Metal ha rappresentato questo concetto in modo diverso ovviamente e le strade intraprese sono state più o meno intransigenti, più o meno estreme, ma il concetto è sempre stato questo. Finché questo aspetto viene rispettato, per noi non ci sono limiti. I limiti devono essere posti quando le band che si definiscono “Metal” fanno qualsiasi cosa per piacere alle masse, scendono a qualsiasi compromesso, fanno della loro “musica” un mezzo per farsi notare, emergere dalla tristezza delle loro vite quotidiane. Ecco, qui io porrei dei limiti invalicabili.  Per il resto non shockiamoci se gli Elvenking ascoltano Doom o Black e provano in qualche modo a inserire pezzettini di queste passioni nella loro musica.

 

AAM: Il video del brano è pieno di simbolismi religiosi, perché questa scelta?

Damna: I simbolismi religiosi fanno parte della storia che raccontiamo in questo capitolo del concept. I due personaggi coinvolti sono d’altronde un influente uomo di chiesa e una giovane donna che si “ribella” alle imposizioni dettate da una vita votata totalmente alla religione vissuta fino a quel punto che, dopo la divinazione del “Reader of the Runes”, intende rifuggire con tutte le forze. L’abate non è d’accordo con questa scelta dal momento che aveva altri piani per la ragazza (per approfondire, leggere il testo di “Covenant”), la taccia di eresia e la mette quindi al rogo. Leggendo a fondo la storia si può notare quindi che entrambi questi personaggi, pur se in modo diverso fra loro, hanno intrapreso dei percorsi completamente contrari a quelli della religione canonica. Come spesso accade nei nostri testi, il vero senso è da vedersi in ciò che sta oltre il visibile, possibilmente nel suo totale opposto.

 

AAM: Avete fatto un release party qualche tempo fa vicino Pordenone e, dato che non sono riuscito a venire, mi potete svelare se avete in programma qualche altra data live ed, in caso affermativo, dove e quando?

Damna: Sì certo! In questi giorni stiamo annunciando qualche altro festival, sia in Italia che all’estero. Controllate pure i nostri siti per aggiornamenti. Stiamo anche organizzando un tour per l’autunno.

 

AAM: Ormai siete di casa alla AFM Records con la quale avete registrato tutti i vostri dischi; secondo voi a cosa è dovuto questo legame così solido e lungo nel tempo?

Damna: È dovuto principalmente alla libertà artistica che ci hanno sempre garantito. Questa è una cosa che ci ha fatto superare diverse cose nel corso degli anni e in ogni caso le cose sono sempre andate bene. Stiamo ora arrivando alla fine dell’ultimo contratto con loro, e poi vedremo dopo tutti questi anni sotto l’ala della stessa etichetta, cosa ci riserverà il futuro.

 

AAM: Credo di essermi dilungato fin troppo abusando della tua pazienza; spero tu possa perdonarmi e lasciare un tuo messaggio conclusivo ai vostri fans ed ai lettori di allaroundmetal.com.

Damna: Ti ringrazio invece per la lunga intervista e per aver toccato un sacco di punti interessanti. Ringrazio ovviamente anche tutti i lettori di All Around Metal. Stay Pagan!

Ultima modifica il Sabato, 19 Agosto 2023 10:17
Ninni Cangiano

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