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Opinione scritta da Raffaele Acampa

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    20 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 20 Giugno, 2020
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Che botta questo Behind The Mask I. Grande scoperta i Vikram, con il loro prog metal in bilico tra Symphony X e Nevermore, e dalle sonorità orientaleggianti che la fanno da padrone. I Vikram rubano molto dai maestri, forse anche troppo, ma lo fanno alla grande, mettendoci comunque anche del proprio con inserti epic, gothic e modern metal. Ascolando la musica dei Vikram sembra di essere catapultati nel magico oriente, quello fatto di deserti, cavalieri fasciati da turbanti, donne bellissime dallo sguardo magnetico, dèi e magia, ma invece ci troviamo di fronte ad una band brasiliana che ha fatto di questo concept il proprio marchio di fabbrica. La composizione è ad alti livelli, come anche l'esecuzione e la produzione: i cambi di tempo riescono a mantenere alta l'attenzione e i solos sono tecnici e di fattura pregiata. Non per nulla, i cinque musicisti sono professionisti con studi al Conservatorio alle spalle e svariati anni di lavoro e collaborazioni nell'ambito musicale mondiale (andatevi a leggere la scheda tecnica personale sul sito ufficiale). Behind The Mask è un concept work la cui realizzazione ha richiesto ben 7 anni per un motivo ben preciso: il lavoro è un insieme di musica, letteratura, giochi, e video. Infatti il concept è composto da tre libri, un cd (Behind The Mask I, che riassume la storia del primo libro), campioni per tastiera, partiture, e un gioco da tavolo. La trilogia racconta la storia di un immortale che attraversa lo spazio e il tempo alla ricerca della risposta per la sua esistenza. Un progetto di grande impegno quindi, che ancora di più sottolinea il peso della musica metal nel mondo dell'arte moderna. Sicuramente un buon prodotto per gli amanti del genere, che da una parte storceranno il naso per l'effettiva somiglianza ai maestri (a volte si colgono passaggi spudoratamente copiati), ma dall'altra potranno apprezzare un grande lavoro di prog metal sinfonico. Behind The Mask I non prende il massimo dei voti solo perché mi sarei aspettato da una band del genere maggiore personalità, ma sicuramente siamo a livelli altissimi. Consigliato.

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4.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    19 Aprile, 2020
Ultimo aggiornamento: 19 Aprile, 2020
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Seconda recensione che faccio per i Red Cain. La band canadese abbandona la scia puramente progressive e sperimentale per strizzare l'occhio ad un sound più europeo, con tracce dalla vena epica (in alcuni tratti ricordano i Blind Guardian) ma dal mood moderno. In poco meno di 40 minuti i Red Cain dimostrano ancora una volta di saperci fare, alternando riff potenti a momenti più evocativi, per costruire una solida struttura portante impreziosita da un lavoro di insieme ben equilibrato e momenti dove le riminiscenze progressive irrompono con veemenza. Sicuramente, la nuova scelta stilistica lascia spazio ad un approccio più diretto e meno cervellotico, guadagnandone in impatto e arrivando più facilmente all'ascoltatore. Di contro, la band perde un po' di personalità, ma questo non risulta essere un grosso problema sul risultato finale. "Kindred: Act I" è un album godibile, sia nella parte tecnica che in quella compositiva, soprattutto in alcuni frangenti come "B", ballad poetica, intensa, e dal forte impatto emozionale. Insomma, in questo periodo di pausa forzata ascoltare della buona musica è quello che ci vuole, e per questo vi consiglio caldamente il nuovo lavoro dei Red Cain.

N.d.R.: L'album è inizialmente uscito a marzo 2019 come autoproduzione, per poi essere ristampato a gennaio 2020 dalla Sliptrick Records.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    17 Novembre, 2019
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Il progressive metal italiano ha avuto ed ha tuttora oggi band di un certo calibro. I Mind Key sono il perfetto esempio di tecnica, melodia e capacità compositiva con un forte appeal italico, distinguendosi dal filone prog metal europeo e americano. I Mind Key hanno fatto davvero tanta strada in questi anni, ed oggi sono una delle band di punta del panorama italiano e internazionale. Ma cosa ci offre questo Alien In Wonderland? Presto detto: un mix di prog metal melodico, mai eccessivo nelle soluzioni compositive ma più orientato verso un hard rock anni '90 (Bad English, Dio, Whitesnake, Pretty Maids) con puntatine allo Shadow Gallery style. Le tracce hanno una lunghezza media di 5 minuti, il timing adatto a mettere in mostra tutto quello che la band ha da offrire: tutte riescono a mantenere una linea qualitativa alta, senza che l'una risulti troppo lontana o differente dalle altre. I refrain si aprono in linee dal forte impatto emotivo, seguiti da soli chitarra/tastiere interessanti e ben eseguiti. La sezione ritmica è compatta e non disdegna passaggi articolati. La voce fa un gran bel lavoro, con il suo timbro sporco ma profondo ed emozionale. Insomma, un ottimo prodotto per il mercato, ma ancora di più dal lato artistico. I Mind Key ci mettono tanto e riescono ad imprimere il proprio sound nella mente dell'ascoltatore, pur addentrandosi in un territorio difficile e inflazionato. Complimenti ragazzi, continuate così.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    26 Agosto, 2019
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Fermi tutti. Che cosa ho appena ascoltato? Nuovo lavoro per i Fractal Cypher e, come immaginavo, una bomba! Prelude To An Impending Outcome è un gioiellino di prog metal canadese, in cui la band dimostra una capacità compositiva ed esecutiva di alto spessore, prendendo molto dai maestri del genere, ma lasciando abbastanza spazio ad una personalità che li distingue dalla massa. Shadow Gallery, Dream Theater, Ivanhoe, Fates Warning sono solo alcuni dei nomi che mi vengono in mente, ma c'è tanta carne a cuocere, sopratutto per gli inserti fusion e pop sparsi all'interno delle tracce. Partirei subito nel sottolineare le parti strumentali e solistiche, di una fattura così pregiata che, da sole, potrebbero già dare lustro all'intero lavoro. Ma i Fractal Cypher non sono solo tecnica: il phatos presente in ogni traccia (parliamo di un ep di quattro pezzi) fa da apripista ad una esplosione melodica e armonica che trascina l'ascoltatore e lo tiene incollato alle casse. La capacità di amalgamare stili e sonorità rende il lavoro vario e mai scontato, la teatralità delle melodie mette in moto l'adrenalina, i cambi di tempo sapientemente piazzati stupiscono. Uno dei più bei lavori ascoltati in questo 2019. Straconsigliato!

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4.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    07 Mag, 2019
Ultimo aggiornamento: 07 Mag, 2019
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Modern prog metal dalle mille sfumature e tanta personalità. Questi sono gli italiani Hypnotheticall, che sfoggiano un secondo lavoro davvero interessante sotto molti punti di vista. Pulita e diretta la produzione, il lavoro si sviluppa in dieci tracce che riescono ad avere tutte lo stesso impatto e a tenere l'ascoltatore incollato alle cuffie. Il sound, aggressivo ed oscuro, viene mitigato nei refrain che, pur mantenendo un aurea drammatica, danno ai vari pezzi maggior respiro. Tanta personalità compositiva, belle soluzioni armoniche e ritmiche, e piacevoli richiami a bands come Queensryche ed Eldtrich fanno di "Synchreality" un album mediamente complesso nell'ascolto, ma piacevole e scorrevole, grazie anche alla breve durata dei pezzi. Ottima la prestazione dei musicisti, con una sezione ritmica compatta e fantasiosa, guitar solos melodicamente interessanti, la presenza di synth dai suoni acidi ed elettronici che creano la giusta atmosfera di fondo, la voce che canta e recita in maniera molto personale, costruiscono un prodotto con sapienza e capacità, dando valore sia alla forma e allo stile. Ho trovato davvero interessante "Synchreality" e consiglio di tenere sotto occhio le novità degli Hypnotheticall.

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3.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    15 Febbraio, 2019
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In bilico tra power e modern metal, Bloody But Unbowed è un lavoro di un certo spessore dalle forti influenze heavy/prog metal di stampo americano. L'utilizzo di suoni elettronici e l'inserto di growl vocals rendono il prodotto ancora più interessante e godibile. Strutturalmente è un lavoro semplice, senza alcun tecnicismo fine a se stesso o pretesa stilistica, con un forte impatto sonoro e linee melodiche potenti e trascinanti. La sezione ritmica ha il giusto tiro e mantiene alta l'attenzione, con soluzioni che in alcuni momenti richiamano nomi più blasonati (Helloween, Kamelot, Megadeth per citarne alcuni). La parte solista fa capolino di tanto in tanto, senza strafare, completando un quadro già completo di per se. Sicuramente la band di Atlanta ha le carte in regola per presentare questo lavoro al grande pubblico (non per nulla sono al quinto album), e la capacità di fare della buona musica senza dare troppo peso a genere o stile. Gli Halcyon Way suonano, e suonano anche bene, supportati sicuramente da una buona produzione, idee e capacità da vendere. Prima recensione del 2019, e posso dire che ho iniziato davvero bene.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    20 Dicembre, 2018
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Heavy metal in bilico tra thrash e power il nuovo lavoro degli italiani Ibridoma. City Of Ruins è graffiante e potente al punto giusto, e la band punta su facili melodie piuttosto che su strutture complesse o tecnicismi fini a se stessi. L'album è composto da dieci tracce la cui durata si aggira sui tre minuti circa: abile mossa da parte degli Ibridoma che in questo modo confezionano un lavoro scorrevole e facilmente digeribile. La voce, seppur con una timbrica non eccezionale, trova la sua dimensione nel complesso, mentre la sezione ritmica picchia bene e trascina l'orecchio dell'ascoltatore, e i solos, semplici nella loro composizione ed esecuzione, completano il quadro. Sadness come parte subito senza troppi preamboli, con un riff di matrice classic/thrash metal, seguito a ruota da Evil wind, dando così sin dall'inizio l'impronta distintiva al lavoro. Con Di nuovo inverno la band si gioca la difficile carta del metal cantato in italiano, inserendo nella traccia un refrain in lingua madre, ed il risultato è effettivamente piacevole e ben riuscito. City of ruins invece si spinge in territori più power metal con un riff trascinante ed un refrain melodico. Insomma, un buon mix per un lavoro che sicuramente non farà la differenza nell'immenso mare della musica metal, ma che può essere ascoltato piacevolmente.

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4.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    22 Settembre, 2018
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Esplosivo questo ep dei Mirrormaze, In The Box è un potente 4-tracks di prog-metal, terzo lavoro in studio della band. Forte l'appeal italico e l'influenza di band come i primi DGM o i Mystere De Notre Dame, la band dimostra comunque di avere una personalità ben definita e un sound riconoscibile nell'infinito mare di proposte del genere. Un lavoro che si sviluppa in continui cambi ritmici ed emozionali, con una voce potente ed una prestazione solista di pregio. Ottimo il lavoro della sezione ritmica e delle tastiere che aggiungono quel tocco di classe quasi a fare il verso alle atmosfere gotiche di King Diamond. Ma le mie sono solo parole e, per apprezzare davvero questa perla musicale made in Italy, dovete assolutamente ascoltarlo. Consigliatissimo.

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5.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    17 Luglio, 2018
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Siete pronti ad essere catapultati indietro nel tempo? The Night Flight Orchestra è una superband che, contro tutte le mode del momento, ci propone dell’ottimo classic hard rock rivisitato in chiave moderna, con una prestazione artistica di altissimo livello ed una produzione dal sapore vintage capace di solleticare lontani ricordi. Ripescando dagli anni ‘70, ‘80 e ‘90 i theNFO tirano fuori un sound che emoziona gli ormai quarantenni rockers dell’epoca d’oro, ma allo stesso tempo lascia quella piacevole sensazione di un prodotto fresco e di facile approccio per le nuove generazioni. Eagles, Boston, Asia ed i più giovani (si fa per dire) Pretty Maids e Bad English sono solo alcuni dei nomi che ti verranno in mente ascoltando questo Sometimes The World Ain’t Enough. Un progetto sicuramente coraggioso con il quale la band dimostra che non esistono mode o prodotti commerciali che tengano testa a lavori di altissima qualità come questo. Da una idea di Strid e Andersson (membri degli svedesi Soilwork) e con l’apporto di altri musicisti dalla elevata caratura artistica, la band sforna questo quarto lavoro ricco di refrain pomposi, ritmiche rockeggianti e cori emozionanti. Lovers in the rain (la mia traccia preferita), con il suo refrain da brividi, ti catapulterà letteralmente in un film anni ‘90 dove potrai immaginare adolescenti, storie d’amore ed improvvisi colpi di scena mescolarsi in un vortice di emozioni. Posso sicuramente dire che questo è uno dei migliori cd ascoltati in questo 2018. Consigliatissimo, soprattutto a chi vuole sognare.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    26 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 26 Giugno, 2018
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Progressive metal e poesia, questo è il nuovo lavoro degli Structural Disorder. Forti le influenze di Dream Theater, Opeth, Kamelot e Pain Of Salvation (solo per citarne alcune), il sound risente delle origini nord-europee della band: gli Structural Disorder riescono ad amalgamare tutto ciò creando un mood interessante e trascinante, in alcuni momenti poetico, in altri complesso ed oscuro. La struttura dei brani non segue una metrica ben precisa, ma narra emozioni: gli stati d'animo si susseguono passando da intense ballad ad accellerazioni e scream aggressivi, per poi confluire su refrain melodici e trascinanti. La sezione ritmica fa un lavoro di tutto rispetto, equilibrato ed incisivo; la voce si destreggia tra diversi approcci in modo preciso e tecnico, accompagnata da piano e synth, nonché dall'imancabile fisarmonica che dà il tocco disintivo al sound. Da ascoltare assolutamente The architect of the skies, per la bellezza dell'inciso, e Kerosene ottima prova di brano strumentale. In poco meno di cinquanta minuti la band riesce davvero ad emozionare e a dimostrare un alto valore tecnico/compositivo, nonchè una coesione di fondo che permette di dare vita a questo capolavoro di metal progressive europeo.
Per questo motivo "...And The Cage Crumbles In The Final Scene" si appresta ad essere tra i miei cd preferiti del 2018.

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