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Opinione scritta da Celestial Dream

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Opinione inserita da Celestial Dream    07 Ottobre, 2021
Ultimo aggiornamento: 07 Ottobre, 2021
#1 recensione  -  

Disco di debutto autoprodotto per i My Haven, band che atterra dalla Finlandia per regalarci cinquanta minuti di Metal melodico e dalle atmosfere timidamente moderne, conditi dalla buona ugola della frontwoman Teija Sotkasiira. Una proposta trita e ritrita da decine di altri act negli ultimi tempi, ma bisogna ammettere che in questo “Until” non troviamo alcun filler e incontriamo altresì un gruppo che riesce a comporre brani spontanei che si lasciano ascoltare con piacere. Nessuna esagerazione sinfonica o divagazioni ultra-moderne alla Amaranthe; il lato canzone qui viene rispettato attraverso dieci song valide, nessun filler.
L'opener "Blood of Hope" colpisce con un buon tiro, le melodie calde di “Slowest Death In Life” e “Beginning And The End” si stampano subito in testa e sono supportate da ottimi spunti da parte di Kimmo Pitkänen alla chitarra – sempre bravo a muoversi con equilibrio mostrando gran gusto melodico -. La più massiccia e powereggiante “The Hell I Died For” mostra riff più profondi ed arrangiamenti orchestrali con la voce di Teija che diventa man mano più graffiante fino alla ballata finale, quella “Forever” che disegna dolcemente le note finali di questo lavoro.
“Until” è un disco altamente piacevole ed i My Haven sono una band da tenere in considerazione; sinceramente questo loro debutto è superiore a diverse uscite molto più pompate e pubblicizzate.

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3.5
Opinione inserita da Celestial Dream    06 Ottobre, 2021
Ultimo aggiornamento: 06 Ottobre, 2021
#1 recensione  -  

Altra band in arrivo da Cleveland e ancora sotto le ali dell'etichetta tedesca Pure Steel Records, che stavolta si spinge su territori più moderni con i Lower 13, powertrio con tre studio album all'attivo che getta sì le basi del proprio sound nell'Heavy più classico e di scuola americana, ma con influenze attuali molto evidenti che si spingono fino ad atmosfere moderne, sia per quanto riguarda la produzione che per qualche passaggio estremo accompagnato dalla voce growl; autentiche sfuriate in stile Metalcore che incontriamo ad esempio con “Hollowed”, pezzo rabbioso che colpisce con vigore. Insomma nei quaranta minuti, poco più, di musica all'interno di questo "Embrace The Unknown" si spazia tra qualche sonorità classica ad altre (la maggioranza) altamente aggressive, con suoni che niente hanno a che fare con le tipiche produzioni degli anni Ottanta e Novanta. Il cantato caratterizza molto questa release alternando momenti melodici ma dal tocco “Alternative” - alla Alter Bridge per intenderci - ad esplosioni violente fino a qualche raro momento più classic.
Un disco non per tutti quindi visto che i veri metaller vecchio stampo potrebbero storcere il naso sulle divagazioni Pop-Metalcore di “Darker Days Ahead” o incontrando i riff distorti della massiccia “Self Sabotage”, ma ci sono diversi motivi per ascoltare un disco come questo, apprezzandolo. Dall'energia che riesce a trasmettere (ascoltare per credere la song d'apertura!) senza dimenticare le buone melodie, eleganti nel caso della lenta “Continue On”, che chiude le danze nel finale.
Felice di essere smentito, ma dubito che i Lower 13 venderanno milioni di copie nella loro carriera; quel che è certo è che il terzetto dall'Ohio sa il fatto suo e se amate le sonorità più moderne che comunque lanciano sempre un timido sguardo al classico, allora gettatevi senza troppi timori su questo disco.

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Opinione inserita da Celestial Dream    06 Ottobre, 2021
Ultimo aggiornamento: 06 Ottobre, 2021
#1 recensione  -  

Gli Hell and Back arrivano dall'Ohio - e più precisamente da Cleveland - per regalarci quarantacinque minuti di US Metal vibrante e potente che prende a mani basse da Iced Earth, Helstarr, Metal Church e Flotsam and Jetsam. Suoni corposi e possenti che vengono delineati da riff profondi e da un cantato esplosivo caratterizzando un debutto certamente interessante. Manca forse un pizzico di personalità nella proposta del quintetto americano, ma brani come la bellicosa title-track o il mid-tempo dinamico e fumante che risponde al nome di “Soar”, ci mostrano un gruppo capace ed in grado di disegnare una tracklist abbastanza varia che passa agevolmente da momenti più aggressivi, vedi “Atomic Ascending” - spinta dall'ugola graffiante di mister Chris Harn - a passaggi più ricercati ed elaborati che si muovono tra gli arpeggi malinconici di “A Thousand Years” e l'epico incedere ricco di carica metallica di “Scissors”. A mettere il punto esclamativo finale a questa release ci pensa la riproposizione di “See You In Hell”, storico brano firmato Grim Reaper.
Tecnica, potenza e passione non mancano agli Hell and Back che grazie all'ottima prova dietro al microfono del già citato Chris e ad un buon lavoro di tutti i suoi compagni di avventura agli strumenti, confezionano un lavoro maturo ed esplosivo.

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Opinione inserita da Celestial Dream    06 Ottobre, 2021
Ultimo aggiornamento: 09 Ottobre, 2021
#1 recensione  -  

Attivi dal 2001 e nati dalle ceneri dei Dream Child, i francesi Eternal Flight sono un bel concentrato di Power/Heavy Metal che colpisce lungo le nove tracce che compongono questo loro comeback discografico, il numero cinque della loro discografia. Una buona produzione ed un sound roccioso seguono dall'inizio alla fine una tracklist che scorre via con vigore, a partire dall'opener ”Will We Rise Again”, passando per le note più robuste dell'accoppiata “Hear The Call” - “Legions”, condotte dalle chitarre decise del leader Thibaud Ducrot.
Troviamo molto US Power all'interno della proposta dell'act francese a partire dai Chastain senza dimenticare qualcosa di Jack Starr; lo dimostra certamente la veloce e grintosa “Mysterious Kings” con l'ugola del singer Gérard Fois, non un cantate che ricorderemo negli anni a venire, ma un onesto frontman capace di mettere in campo tutta la propria passione e che si conferma prima sulle atmosfere di stampo Queensryche di “Evolution, Revolution” ed infine sulla mini-suite “Children Of The Earth”, di oltre nove minuti che ha il compito di chiudere il disco.
Piacevole, corposo ed elegante questo “SurVive”, una release ce che consigliamo ad ogni ascoltatore delle sonorità sopra descritte.

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4.5
Opinione inserita da Celestial Dream    22 Settembre, 2021
Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 2021
#1 recensione  -  

Ci sono band alle quali bastano solamente una decina di secondi per essere riconosciute e i Brainstorm sono tra queste. Negli anni la band teutonica ha saputo creare un proprio sound fatto di riff portentosi ed esplosioni melodiche devastanti spinte dall'ugola unica del singer Andy B. Franck.
Il quintetto tedesco reduce dall'ottimo “Midnight Ghost” (tra i top album in assoluto del 2018) torna in pista con l'attesissimo “Wall Of Skulls”, disco che mantiene altissimo il livello compositivo di un gruppo musicale che sta attraversando probabilmente il suo miglior stato di forma in assoluto della propria carriera, alla pari di una ventina di anni fa con la pubblicazione dei grandi classici “Metus Mortis” e “Soul Temptation”. Alternando brani spaccaossa a song più powereggianti e melodiche, questo full-length fila via che è un piacere lungo i suoi 45 minuti scarsi. Le solide ed esaltanti andature di “Solitude”, dove la sessione ritmica picchia con assoluta potenza e precisione, lasciano spazio ad “Escape the Silence”, in cui compare anche Peavy – leader dei Rage - al microfono, un pezzo che non ammette prigionieri e colpisce senza soste lungo i suoi cinque minuti di durata. Ma la tracklist non vuole cedere nemmeno un secondo e a dimostrarlo troviamo sia le accelerazioni dirompenti di “Turn Off the Light” che le melodie catchy e tutte da canticchiare di “Glory Disappears”. “My Dystopia” ci riporta al classico sound prorompente della band tedesca insieme alla coinvolgente “Stigmatized (Shadows Fall)”, song spinta dai riff decisi della coppia alle chitarre formata da Torsten Ihlenfeld e Milan Loncaric ed alla power song conclusiva “I, The Deceiver”.
Rispetto al suo predecessore forse un livello in meno di potenza per lasciar spazio a linee vocali ancora più melodiche e canticchiabili e ritmi più sostenuti; i Brainstorm danno alle stampe uno dei lavori più coinvolgenti dell'anno in corso. Dubbi non ne avevamo, ora non resta che tuffarsi in negozio ed acquistare questo “Wall Of Skulls”.

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3.0
Opinione inserita da Celestial Dream    21 Settembre, 2021
Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 2021
#1 recensione  -  

La scena svedese non vuole proprio smettere di sfornare nuove band ed eccoci stavolta a presentare i debuttanti Strÿkenine. Attivi sin dal 2015, il gruppo formato inizialmente dai giovanissimi Andi Sarandopoulos alle chitarre, Henrik Remesaho alla batteria e Jacob Petäjämaa al microfono, spinto dalla passione per le grandi band come Def Leppard, Europe e Whitesnake, si è messo pian piano al lavoro per completare un esordio che oggi vede la luce, ma che mostra degli evidenti margini di miglioramento. Il sound plasmato dall'act nordico punta su melodie affabili con coretti iper-catchy ed una produzione moderna spinta da tastiere sempre ben protagoniste. Ma fin dall'opener “ Once and for All” e passando attraverso brani come “Toxic” e “Falling Down”, ci si trova di fronte all'inesperienza ed alla giovinezza di questi ragazzi ancora lontani dal poter creare dei componimenti davvero accattivanti e con un minimo di personalità. Insomma qualcosa si salva durante l'ascolto (mica male un pezzo come “All About Us”, che mette in mostra le capacità di questi musicisti, o la scoppiettante “Alive” posta in chiusura), ma è evidente che c'è molto di meglio in giro e che gli Strÿkenine dovranno rimboccarsi le maniche se vorranno davvero poter competere in futuro a buoni livelli all'interno di una scena super affollata come quella del Melodic Hard Rock.
Fan di Europe, H.e.a.t., Treat, Art Nation, Wildness ed Eclipse potrebbero trovare pane per i loro denti, ma una dose di personalità e qualche aggiustamento nel songwriting qui sono assolutamente necessari. Una giovane realtà con ampi margini di crescita, sicuramente interessante ma attualmente ancora molto acerba.

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Opinione inserita da Celestial Dream    21 Settembre, 2021
Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 2021
#1 recensione  -  

Hard 'n' Heavy che ci riporta direttamente agli anni '80 con gli Anims, band tricolore che debutta con questo lavoro autoprodotto a nome “God is a Witness”. Francesco Di Nicola – ex Danger Zone e Crying Steel - è il leader di un gruppo che si dimostra a proprio agio cavalcando le sonorità old school in un equilibrato mix tra Hard Rock ed Heavy Metal con brani dall'andatura controllata spinti dai suoi riff e dal cantato convincente e frizzante della frontwoman Elle Noir.
Il disco fila via liscio tra le note della title-track che apre le danze e subito dopo con la più coinvolgente “Freedom” ed i riff vibranti di “Around Me”. I ritmi più sostenuti della dinamica ed epica “Boring Lovers” alzano il livello dell'ascolto che prosegue con le atmosfere più moderne e quasi gotiche di “The Dancers” e finiscono con il riff deciso e corposo di “Like Colours of Flowers”.
Probabilmente una maggiore cura sulle linee vocali e l'inserimento di qualcosa più d'impatto avrebbero reso l'ascolto ancora più convincente, ma gli Anims, spinti dalla passione ben tangibile per il sound più classico, mostrano di avere un buon potenziale che potrebbe esaltarsi ulteriormente in sede live.

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Opinione inserita da Celestial Dream    20 Settembre, 2021
Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 2021
#1 recensione  -  

Un lavoro elegante e ricco di melodie intense per Peter H. Nilsson, che con questo ritorno in pista, dopo il debutto ”Little American Dream” del 2019, mostra tutte le sue capacità compositive attraverso gli undici brani che compongono questo “Sign Of Myself”. Un disco che suona molto 80's e che segue le atmosfere classiche dell'Aor più ricercato, con un'impronta West Coast piuttosto evidente. La voce calda ed espressiva di Patrik è un bel biglietto da visita durante un ascolto ricco di sfaccettature; dalle percussioni che impreziosiscono la progressiva “Just Like That”, passando per l'impatto altamente zuccheroso di “Sign Of Myself” e la ballatona “Learning To Let Go”. “Fire And Thunder” è un'ispirata intro strumentale che si muove sulle note magiche della chitarra e apre la via alla delicata e soffice “Time To Remember” mentre il finale è segnato dalla spensierata “Don't Stop” e dall'altra lenta, la più classica “Can’t Come Down” .
Un disco da godersi in piena tranquillità, magari sorseggiando dopo cena un buon vino od una birra ad alta gradazione. Consigliato!

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Opinione inserita da Celestial Dream    20 Settembre, 2021
Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 2021
#1 recensione  -  

Il ritorno dei M.ILL.ION dopo anni di assenza è sicuramente atteso dagli appassionati delle sonorità più classiche all'interno della scena Hard Rock. A trent'anni di distanza dalla pubblicazione del debut album, la band ritorna sulle scene con quattro dei membri originari: il singer Hans Dalzon, il chitarrista CT Rohdell, il tastierista Marcus Berglund ed il bassita B.J Laneby. A loro si aggiungono il nuovo e talentuoso chitarrista Henrik Andersson ed il batterista Magnus Rohdell.
“Back On Track” è una sorta di compilation con alcuni brani inediti (tre nuove tracce!), due song riviste e ri-arrangiate pescate dal disco d'esordio e alcuni pezzi rari (b-sides, bonus track etc) ritrovati e ri-registrati per l'occasione. Il disco suona che è una meraviglia a partire dall'opener che ci fa subito capire gli intenti dell'act nordico. “Back On Track” è un classico brano rotondo e dall'impatto immediato che segue le classiche sonorità scandinave con cori canticchiabili e chitarroni robusti. Una partenza positiva che si conferma sulle noti vibranti di “Judgement Day” e nell'esplosione melodica di “Sign Of Victory”. Ma la proposta della band è varia come dimostra la cromata “Mother Earth” che si alterna alla ballatona “Lovely Eyes” fino alla più tagliente e moderna “Tear Down The Walls”.
Un ascolto che piace anche se attendiamo il sestetto nordico all'appuntamento con il vero e proprio nuovo disco in studio. E le premesse sono certamente positive!

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Opinione inserita da Celestial Dream    18 Settembre, 2021
Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 2021
#1 recensione  -  

Attivo fin dal 1997, Newman è un'autentica sicurezza nel mondo del Melodic Hard Rock e si è costruito nel tempo – con tredici dischi all'attivo - una reputazione non da poco. Questo nuovo lavoro mostra quanto l'artista inglese sappia ancora scrivere brani di una certa caratura; il buon Steve si occupa di tutto, dal songwriting passando a praticamente tutti gli strumenti tranne la batteria suonata da Rob McEwen. La partenza è abbastanza convincente con song dall'impatto trascinante e melodico come "Start This Fire" e "Hurricane Sky", ma è con l'anthemico coro di “Icon”, song dalle atmosfere progressive, e con la più muscolosa “Don't Come Runnin'”, spinta da tastiere scoppiettanti e da un assolo di chitarra altamente ispirato, che l'ascolto si infiamma regalando il meglio di sé. La rocciosa “ The Monsters' Playground” farà agitare qualche testa, mentre le note calde e romantiche della ballata “Shadow Of Love” colpiscono in profondità.
Un disco altamente fruibile che mostra la passione di Newman, artista ancora in grado di comporre brani freschi e puri. Un paio di pezzi in meno all'interno della tracklist avrebbero probabilmente giovato l'ascolto ma il pollice è alzato per questo “Into The Monsters Playground”.

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