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Opinione scritta da Ninni Cangiano

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    21 Aprile, 2024
Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 2024
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A due anni di distanza dal loro debut album, tornano i misteriosi Nocturna con un nuovo disco intitolato “Of sorcery and darkness”, composto da dieci pezzi per una durata totale di quasi 36 minuti e con in copertina un disegno che ritrae le due affascinanti cantanti in un bosco di notte. La breve durata dei brani è segno che Federico Mondelli (leader che si cela dietro lo pseudonimo di Hedon) nel songwriting bada al sodo e non si perde in inutili orpelli, riuscendo a comporre musiche convincenti ed efficaci. Il tutto è naturalmente incentrato sulle due voci di Grace Darkling (Greta Cangelosi) e Rehn Stillnight (Serena Zaffaroni), con la prima più versatile e la seconda più lirica ed acuta; le due cantanti sanno interpretare alla perfezione le loro parti, scambiandosi con abile maestria e connotando tutto il sound della band. Importante contributo viene dal misterioso batterista Deimos (il cui stile ricorda da vicino un certo Michele Olmi…) che picchia sodo sul suo strumento, utilizzando la doppia cassa con notevole perizia, imponendo così ritmi sempre veloci e frizzanti. La chitarra del leader (che immagino si occuperà anche delle tastiere) ci regala diverse parti interessanti, mentre il basso dell’altra misteriosa musicista Antares pulsa in sottofondo, dando al sound una pesantezza ed uno spessore non indifferenti. Se avete apprezzato il primo album dei Nocturna, anche questo nuovo full-length non vi deluderà, dato che sostanzialmente il sound è rimasto invariato, avendo sempre come fonte d’ispirazione ciò che Mondelli fa con i Frozen Crown, ma semplicemente con voci estremamente diverse da quella della splendida Giada Etro e con atmosfere più darkeggianti e quasi orrorifiche. I brani si fanno ascoltare tutti quanti molto piacevolmente e ciò che sostanzialmente colpisce maggiormente è la compattezza dell’album, dato che non c’è nulla fuori posto e tutto funziona come si deve. Certo, chi dovesse essere alla ricerca spasmodica di originalità ed innovazione probabilmente qui non troverà soddisfazione alcuna, ma alla fin fine quello che conta è che la musica che ascoltiamo ci possa emozionare e ci dia piacevoli sensazioni ed in questo i Nocturna fanno sicuramente centro. “Of sorcery and darkness” è quindi l’ennesima dimostrazione dell’ottima qualità e della vivacità della scena Power Metal italiana.

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    20 Aprile, 2024
Ultimo aggiornamento: 21 Aprile, 2024
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Per festeggiare il ventennale (la band fu fondata nel 2004 dal tastierista Fredrik Bergh e dal chitarrista Tomas Olsson), gli svedesi Bloodbound hanno deciso di registrare la loro performance al Masters of Rock Festival di Vizovice (Repubblica Ceca) del 15/7/23, in un live album intitolato "The tales of Nosferatu - Two decades of blood". Il live album, con il consueto splendido artwork, è composto da tredici tracce per una durata totale di poco superiore ad un’ora; c’è anche la versione in Blu-Ray con, in aggiunta, i video finora realizzati dalla band e qualche brano estratto da un vecchio concerto in Giappone; nella versione video avuta a disposizione per questa recensione, purtroppo, c’erano solo i tredici pezzi e non la restante parte (ma è già una specie di miracolo, in occasioni simili, avere anche solo una parte del video!). Partiamo subito dalle considerazioni sul video: sono state utilizzate numerose telecamere e la qualità è sicuramente elevata; bisogna dire però che, a causa della notevole mobilità del singer Patrik J. Selleby, ogni tanto scompariva dalle immagini o finiva troppo vicino ed in zona non illuminata, per cui se ne vedeva solo la sagoma; di contro, forse sono anche troppe le immagini del pubblico. E’ indubbio che Selleby è un grande frontman e forse le tante immagini del pubblico sono a testimoniare l’esaltazione delle prime file e la risposta ai continui stimoli ricevuti dal singer, visto anche che gli altri musicisti (bassista e chitarristi) sono alquanto “statici”. Tutto sommato, però, guardare immagini di siffatta qualità rendono l’idea di quanto deve essere piacevole assistere dal vivo ad un concerto dei Bloodbound e questo alla fine dei conti è il fine di un video live. Venendo alla musica, se si è fans del gruppo svedese, sicuramente si rimarrà soddisfatti, dato che la tracklist non è troppo sbilanciata verso l’ultimo disco, di cui ci sono solo un paio di pezzi, ma comunque lo è verso le produzioni più recenti, dato che dei primi dischi c’è ben poco (le sole “Moria” e “Nosferatu”) e soprattutto non c’è alcuna traccia estratta dal secondo e terzo album, “Book of the dead” e “Tabula rasa”, quando a cantare era ancora Urban Breed. Un’ultima considerazione puramente commerciale: negli ultimi otto anni i Bloodbound hanno rilasciato quattro album da studio (sostanzialmente uno ogni due anni) e due live album, senza contare i vari DVD allegati alle edizioni limitate dei full-length e la marea di singoli ed EP…. Che sia forse arrivata l’ora di tornare a fare musica sul serio e badare di meno al business?

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    20 Aprile, 2024
Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 2024
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Non avevo mai approfondito più di tanto la mia conoscenza dei Týr, gruppo originario delle isole Fær Øer formatosi nell’ormai lontano 1998; quando ho scoperto che nel giro di circa un mese la band avrebbe rilasciato ben due album, uno di inediti ed un best of, ho deciso che era giunto per me il momento di colmare la lacuna ed eccoci a parlare di questo “Battle ballads”, disco di inediti rilasciato in questo mese di aprile dalla storica label californiana Metal Blade Records. Non conoscendo, se non molto marginalmente (qualche video visto sul tubo), la storia della band eviterò di andarmi a cacciare in improponibili paragoni con il passato, limitandomi ad analizzare quanto ascoltato (come d’uopo più e più volte) in questi dieci pezzi della durata totale di quasi 42 minuti. La prima impressione che ho avuto è quella di una specie di incrocio tra i Blind Guardian e gli Orden Ogan, con un tocco Folk molto orecchiabile che ricorda un po’ i nostri Elvenking, ma anche in un certo senso i Saltatio Mortis (forse per la voce bassa ed a volte roca del singer Heri Joensen). Un Power/Folk quindi molto godibile e piacevole da ascoltare, con melodie vincenti che si ficcano in testa immediatamente ed un ritmo spesso frizzante e veloce per l’ottimo lavoro dietro le pelli del batterista Tadeusz "Tad" Rieckmann. Naturalmente le due chitarre dello stesso Joensen e del nuovo entrato Hans Hammer sono le protagoniste nel sound con parti soliste molto piacevoli, mentre il basso di Gunnar Helmer "Gunz" Thomsen (membro fondatore assieme al singer) ricama in sottofondo con un compito oscuro, ma fondamentale. Come detto il vocalist non ha una voce particolarmente acuta e squillante, ma si trova maggiormente a suo agio con le note più basse e calde e regala una prestazione da brividi, soprattutto nella struggente “Torkils døtur”, vera e propria ode per le perdite dei propri cari. Tutti i pezzi sono stati composti negli ultimi due anni, ad eccezione della sesta traccia “Vælkomnir føroyingar”, originariamente composta nel 2016 per l’album “Hel” (ma poi scartata dal vocalist) e rivista per questo nuovo disco, fino a farla diventare una sorta di maestosa sinfonia Folk. Tutti i brani sono convincenti e ben fatti, ma mi hanno colpito maggiormente l’accoppiata iniziale “Hammered” e “Unwandered ways”, così come “Hangman” e la conclusiva “Causa latronum normannorum” con diverse parti cantate in latino. Tirando le somme, “Battle ballads” dei Týr è un gran bel disco, efficace e piacevole da ascoltare, soprattutto se si è fans del Power Metal fortemente contaminato dal Folk. Fateci un pensierino!

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    13 Aprile, 2024
Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 2024
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Sono passati ben otto anni dallo spettacolare "Existentia", secondo album dei siciliani Hypersonic che tornano in questi giorni con il loro nuovo album intitolato “Kaosmogonia”, disco composto da ben tredici tracce (compresa l’immancabile inutilissima intro) per una durata totale di oltre 64 minuti e dotato di un accattivante artwork. Cosa è successo alla band in tutto questo tempo non lo sappiamo, di certo c’è il cambio di frontwoman, con la talentuosa Eleonora Russo che ha preso il posto di Alessia Rapisarda. Il sound della band si è leggermente indurito, con diversi inserti in growling e passaggi di batteria in blast beat che finiscono per andare a rovinare quello che era stato il meraviglioso Symphonic Power del passato. Il peggio arriva nella quinta traccia “You bastard” che, dopo una prima metà decisamente ingannevole, si trasforma diventando semplicemente totalmente avulsa dal genere e dall’album, risultando un brano quasi Death Metal che si ascolta davvero a fatica se si è appassionati di Symphonic Power (dopo un paio di ascolti, confesso che la saltavo immediatamente!); growling estremo, chitarre pompate e ritmi serratissimi connotano la seconda parte di un pezzo che mai mi sarei atteso di ascoltare dagli Hypersonic! Caratteristiche negative che ritroviamo anche nella parte iniziale della successiva “My sacrifice”, altro pezzo alquanto inferiore a livello qualitativo rispetto al resto. Per amore di precisione, anche in “Veil of insanity” troviamo qualche coro in growling ma, trattandosi di momenti decisamente limitati, non disturbano. Il resto dei pezzi, invece, si lascia apprezzare ed ascoltare molto piacevolmente, anche se forse manca una hit che ti faccia saltare dalla sedia e valga da sola l’acquisto del CD. E’ comunque doveroso citare, tra questi, la fantastica ballad “Alone”, in cui vengono declamati i famosi pezzi iniziali della Divina Commedia (“Nel mezzo del cammin di nostra vita…”). Se siete fanatici dei paragoni, potremmo trovare qualche similitudine con i Temperance, soprattutto per la somiglianza dello stile canoro di Salvo Grasso con quello di Marco Pastorino. Promossa a pieni voti la nuova cantante, così come la parte strumentale, con musicisti che hanno talento e tasso tecnico fuori dal comune. Tirando le somme, possiamo affermare che questo disco si lascia ascoltare gradevolmente per la quasi totalità ma, a causa dei problemi precedentemente evidenziati in qualche canzone, questo “Kaosmogonia” è un grosso passo indietro degli Hypersonic rispetto al loro splendido disco precedente; ci auguriamo per il futuro che la band non ci faccia attendere altri otto anni per avere un nuovo album che magari possa rinverdire i fasti del passato.

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    12 Aprile, 2024
Ultimo aggiornamento: 13 Aprile, 2024
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I Fatal Fire sono una nuova band tedesca, formatasi nel 2020 ed arrivata al debut album a fine marzo con questo “Arson”, rilasciato dalla sempre attenta MDD Records. Il full-length è dotato di discreta copertina che raffigura quella che immaginiamo essere una strega sul rogo ed è composto da otto tracce (finalmente un disco senza inutilissime intro!) per una durata totale di poco inferiore ai 39 minuti, segno che il songwriting è bello conciso ed efficace. Il Power Metal suonato dal gruppo di Francoforte sul Meno sicuramente non ha tra le sue caratteristiche l’originalità (come per il 95% dei gruppi Metal), ma è decisamente frizzante, grazie ad un ottimo lavoro alla batteria di Till Felden. Le chitarre suonano affilate come rasoi nel riffing e regalano parti soliste di gusto con ottime melodie, ben sorrette dal basso che pulsa in sottofondo. C’è poi la voce della bionda Svenja Rohmann che non sarà all’altezza delle varie virago come Marta Gabriel o la nostra mitica Federica De Boni, ma sa farsi apprezzare per grinta ed energia e, per dirla tutta, si sposa davvero bene con il veloce Power Metal della band. Le otto tracce dell’album si lasciano ascoltare e riascoltare tutte molto piacevolmente, hanno breve durata, sono convincenti e soprattutto trascinanti e poco ce ne importa se non sono particolarmente originali perché, come ho sempre sostenuto nelle mie recensioni, se ciò che ascoltiamo è piacevole e ben fatto sotto tutti i punti di vista, ce ne possiamo fregare altamente della mancanza di originalità o presunta tale! L’importante è che la musica che siamo qui ad ascoltare ci regali sensazioni positive, ci faccia trascorrere piacevolmente il nostro tempo e ci dia l’energia e la forza per combattere le nostre guerre personali nella vita di tutti i giorni. Il livello qualitativo è alto per tutto il disco che risulta compatto e convincente, tanto che sarei in difficoltà se dovessi indicare una o più canzoni preferite. “Arson” è insomma un altro degli ottimi debut album che abbiamo avuto in questi primi mesi del 2024 in campo Power Metal, segnatevi il nome dei Fatal Fire perché hanno tutte le qualità ed il talento per affermarsi in futuro!

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    09 Aprile, 2024
Ultimo aggiornamento: 09 Aprile, 2024
Top 10 opinionisti  -  

Avevo conosciuto i tedeschi Inner Axis sette anni fa all’epoca del loro discreto secondo album; li ritrovo adesso, dopo una manciata di singoli usciti nel corso degli ultimi anni, sempre sotto l’egida della tedesca Fastball Music con il terzo full-length intitolato “Midnight forces”, uscito a fine marzo. L’album è dotato di artwork non proprio esaltante che ritrae il quartetto teutonico, un po’ come si usava fare negli anni ’80. Ed è proprio alle radici dell’Heavy Metal che i nostri si ispirano, pur riuscendo a risultare al passo coi tempi, grazie soprattutto ad una produzione cristallina che non cade nell’errore di cercare di essere vintage. Nell’album, composto da dieci pezzi per una durata totale di poco superiore ai 52 minuti, ritroviamo anche i cinque singoli che sono stati rilasciati negli ultimi anni, un paio dei quali (“Midnight hunter” e “Steelbladed avenger”) in versioni “master”, leggermente differenti da quelle uscite prima. La band, rispetto al precedente lavoro, ha subito una mezza rivoluzione, nel senso che non c’è più un bassista (e non sono state fornite informazioni su chi l’abbia suonato nell’album) e Nino Helfrich è entrato in formazione al posto di Dirk Tienman alla seconda chitarra. Diciamo subito che se tutto il disco fosse come i primi due brani “I am the storm” e “Strike of the cobra”, di gran lunga i pezzi migliori in assoluto, staremmo a parlare di un album con i controfiocchi! Purtroppo non è così ed alcuni pezzi fin troppo cadenzati nel centro della tracklist non entusiasmano particolarmente e, pur senza annoiare, finiscono per essere un po’ una zavorra, rispetto ai primi due pezzi o agli ultimi, fra i quali spicca anche la già citata “Steelbladed avenger” e la cavalcata “Burn with me”. Rispetto al precedente disco gli Inner Axis hanno fatto grandi passi avanti; il loro Heavy Metal, spruzzato qua e là di Power Metal, è sicuramente efficace e convincente e piacevole da ascoltare, soprattutto nei brani più frizzanti, in cui l’ottimo Thies Jacobsen alla batteria impone ritmi veloci e brillanti. “Midnight forces” sicuramente non passerà alla storia del Metal tedesco, ma è un disco piacevole da ascoltare, soprattutto se si è fans di queste sonorità. Date loro una chance!

Nota: Alla fine dell'ultimo brano, dopo qualche secondo di silenzio, c'è una ghost-track di tastiera e voce

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    07 Aprile, 2024
Ultimo aggiornamento: 07 Aprile, 2024
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I Razor Attack sono un gruppo proveniente da Linköping, nell’Östergötland (sud della Svezia), attivo da pochi anni, con alle spalle una manciata di singoli ed un EP uscito nel 2021, prima di questo debut album omonimo, rilasciato ad inizio febbraio come autoproduzione. “Razor attack” ha un artwork alquanto minimale e deludente (un rasoio insanguinato su sfondo nero) ed è composto da nove tracce per una durata totale di poco superiore ai 40 minuti. Ma cosa suonano i Razor Attack? Il gruppo svedese è dedito ad un Power Metal alquanto old style, registrato in maniera in un certo senso “vintage”, come se si trattasse di un disco di una trentina d’anni fa…. Siamo nel 2024 e non trovo abbia più molto senso registrare un album a questa maniera, la tecnologia moderna non è così dispendiosa ed un investimento in tal senso sarebbe stato auspicabile, soprattutto se ci si autoproduce un disco con la speranza che qualcuno ci possa notare e far progredire la nostra carriera musicale. Se poi, invece, si suona giusto per il piacere di farlo, fregandocene di tutto e tutti, allora è un’altra cosa e chiudo qui questo capitolo. Il Power Metal di questo quartetto svedese, oltre a non essere originale né innovativo (altri argomenti che immagino non interessino minimamente a questi soggetti), non è particolarmente brillante e confesso che i vari ascolti dati a questo album non sono riusciti mai ad entusiasmarmi, né ad evitare il rischio della noia. E questo fondamentalmente perché c’è assenza di una o più hit che possano destare l’attenzione e valere da sole l’acquisto del full-length (uscito solo in versione digitale); tutti brani, infatti, si assestano su un livello qualitativo medio, non dispiacciono, ma nemmeno esaltano. Le due chitarre sono lo strumento principale, mentre il basso è un po’ troppo sacrificato dalla registrazione scadente; la batteria, infine, non impone sempre ritmi veloci e frizzanti e sembra si limiti a svolgere il proprio compitino senza sforzi particolari. C’è poi la voce del chitarrista Tommy Hedin che, detta sinceramente, non mi ha convinto per niente (troppo “stridula” e nasale, poco melodica ed espressiva), tanto che forse sarebbe meglio se il buon Tommy si limitasse a suonare il suo strumento e si cercasse un cantante migliore per il futuro della band. Già, il futuro… a questa maniera i Razor Attack non hanno molte speranze di farsi notare in positivo ed emergere dall’underground; c’è bisogno di molto di più di questo solo discreto “Razor attack”, a patto di non voler rimanere sempre a suonare solo per pochi amici in qualche disperso pub della campagna della propria zona...

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    06 Aprile, 2024
Ultimo aggiornamento: 07 Aprile, 2024
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Ci sono gruppi che da anni continuano a proporre imperterriti sempre lo stesso Power Metal di qualità; fra questi vanno sicuramente annoverati i tedeschi (di Kaiserslautern) Hammer King che da quasi un decennio, disco dopo disco, si sono sempre fatti apprezzare e continuano a riproporre sempre la stessa ricetta vincente: un Power Metal chiaramente ispirato ai maestri Hammerfall, molto vivace e ritmato, oltre che decisamente orecchiabile e ruffiano. Qualcuno potrà accusarli di immobilismo compositivo, ma credo che agli Hammer King di questo non importi assolutamente niente, così come non importa assolutamente nulla a chi ha apprezzato i loro dischi in passato e continuerà a farlo anche con questo loro sesto album, intitolato “König und Kaiser”. Anche questa volta abbiamo il nostro Re Martello muscoloso che campeggia sulla copertina dell’album che è composto da dieci tracce per circa 47 minuti di durata totale; esistono diverse versioni del disco, in quella in vinile colorato è presente una bonus track (“Fire hammer” in cui è ospite Dee Dammers, chitarrista di UDO), mentre in quella su cd ci sono altre tre bonus track; in tutti i casi, per questa recensione, abbiamo a disposizione solo la tracklist ufficiale e non abbiamo possibilità di giudicare gli altri pezzi. Il disco è uscito nella seconda metà di marzo e mi scuso del ritardo con i fans della band tedesca, ma la Napalm Records ha una politica rigida che concede solo lo streaming a pochissimi giorni dalla release date, fregandosene altamente dei recensori, soprattutto quelli che lo fanno per passione nel tempo libero, come noi di allaroundmetal.com. Chiuso questo capitolo polemico (sterile ed inutile, tanto non cambierà nulla!), torniamo all’album. Se conoscete la musica degli Hammer King, qui non avrete alcuna sorpresa, dato che il sound è identico al passato, ragion per cui se avete apprezzato i precedenti dischi, anche qui troverete pane per i vostri denti! I dieci brani della tracklist, infatti, sono decisamente piacevoli e si lasciano ascoltare e riascoltare molto piacevolmente, tanto che non trovo momenti di stanca o di calo qualitativo. L’unica differenza possiamo trovarla nella canzone “Kings of Arabia” che naturalmente richiama a sonorità orientaleggianti, cosa alquanto anomala per il gruppo tedesco, ma che si fa apprezzare non poco. Tirando le somme, “König und Kaiser” è un album bello compatto di Power Metal di qualità che conferma gli Hammer King tra i gruppi su cui si può andare a scatola chiusa, ben sapendo che non deluderanno mai i loro fans!

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    06 Aprile, 2024
Ultimo aggiornamento: 06 Aprile, 2024
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Dopo soli tre full-length prodotti, i cechi Symphonity decidono di rilasciare un live album, intitolato "Marco Polo: Live in Europe". Il disco è stato registrato durante il tour di supporto all’album “Marco Polo: The metal soundtrack” nel 2023 e vede brani registrati tra varie date, tra cui anche quella del 22.4.23 a San Donà di Piave (VE), in cui si sentono i nostri esibirsi in un sonoro bestemmione evidentemente istigati dal pubblico veneto, e quella a Milano del 23.4.23. Se qualcuno immaginasse il live sbilanciato verso l’ultimo album cadrebbe in errore, magari ingannato anche dal titolo; la scaletta, infatti, è abbastanza equilibrata ed accanto a 5 pezzi estratti dall’ultimo disco (tracce 1, 3, 7, 8 e 13), ne troviamo quattro dal debut album, il meraviglioso “Voice from the silence” (tracce 5, 6, 9 e 11) ed altrettante dal secondo e meno riuscito album (tracce 2, 4, 10 e 12), con la curiosità del pezzo “Anyplace, anywhere, anytime” (registrato durante la data di Amburgo), cover della cantante pop tedesca Nena, presente solo sulla versione giapponese di “King of Persia”. Il live album è quindi composto da tredici tracce, per la durata totale di oltre 68 minuti; chi segue la band fondata dal chitarrista Libor Křivák sa benissimo che le sue canzoni non sono mai brevi e concise, né particolarmente ritmate, ma sempre ricche di parti strumentali (naturalmente in cui la chitarra è protagonista) ed alquanto complesse; del resto il loro Neoclassical Power è sempre stato (tranne forse nel primo disco, il migliore mai realizzato) molto teatrale e barocco. Le varie tracce sono registrate discretamente, anche se il pubblico si sente poco; forse un lavoro maggiore in sede di post-produzione sarebbe stato necessario per regolare i volumi (la batteria spesso sovrasta gli strumenti ed il basso si fatica alquanto ad individuarlo). Se siete fans dei Symphonity, questo "Marco Polo: Live in Europe" vi piacerà sicuramente; in caso contrario, è giusto sapere che ci sono molti live album migliori di questo in giro, anche nel solo campo del Power Metal. In ultimo segnalo che la Limb Music ha deciso di rilasciare, assieme al CD, anche un DVD, interamente registrato a Zlín nella Repubblica Ceca, purtroppo non avuto a disposizione per questa recensione, ragion per cui non sono in grado di riferire alcunché al riguardo.

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Opinione inserita da Ninni Cangiano    06 Aprile, 2024
Ultimo aggiornamento: 06 Aprile, 2024
Top 10 opinionisti  -  

Gli Stormhunter sono una delle band tedesche più longeve, essendo attive sin dal lontano 1998, con all’attivo però solo un paio di EP, una manciata di singoli e quattro LP, di cui l’ultimo è questo “Best before: death”, uscito a fine marzo per la tedesca MDD Records. Erano ben dieci anni che il gruppo del Baden-Württemberg non rilasciava un full-length e finalmente l’attesa è stata placata con questo disco composto da nove canzoni, a cui si aggiungono le immancabili intro ed outro (questa volta anche piacevoli da ascoltare, anche se, come sempre, del tutto futili), per una durata totale di quasi 48 minuti. Il sound del gruppo teutonico è legato alla tradizione Power del proprio paese, quella di gente come Grave Digger, Iron Savior e Rage, gruppi cioè che hanno tutti un cantante con un’ugola abrasiva, non particolarmente acuta, ma decisamente aggressiva. Anche gli Stormhunter rientrano in questa categoria, grazie alla presenza del singer Frank (all’anagrafe Frank Urschler) che è una specie di incrocio tra Peavy dei Rage e Piet Sielck degli Iron Savior. Naturalmente lo strumento protagonista è la chitarra del fondatore e leader Stefan Müller il quale, con il fido Burkhard (che di cognome fa Ulrich, come il mitico Lars), si scambia assoli e pesanti muri di riff carichi di groove. In sottofondo si fa apprezzare il basso di Fritz (all’anagrafe Florian Bernhard), mentre il batterista Andreas (di cognome Kiechle) assicura un buon ritmo che non sempre è frizzante (in “Fallen angel”, ad esempio, avrebbe potuto fare di meglio). Gli ascolti dati a questo disco sono sempre stati gradevoli, anche se alcuni brani funzionano meglio di altri (“Nightmare”, ad esempio, è brillante mentre la successiva e già citata “Fallen angel” finisce per essere un mattone difficile da digerire, anche per una durata alquanto eccessiva) ed il livello qualitativo, di conseguenza, risulta un po’ ondivago. Bisogna comunque specificare che non c’è nulla di sgradevole, ma anzi, come detto, l’ascolto fila via senza particolari problemi o filler di sorta. Canzoni migliori del disco credo siano la già citata “Nightmare”, la furiosa “Death” (in cui Andreas picchia per bene sul suo strumento e le chitarre sono affilate come rasoi!) e la conclusiva “War is peace”, ma si tratta di gusti personali che, come sempre, sono ampiamente opinabili. Gli Stormhunter non saranno mai un gruppo di punta del Power Metal mondiale ed i loro dischi non passeranno sicuramente alla storia, eppure sono una band in grado di regalare circa 3/4 d’ora di Power Metal di buona qualità; se vi piace la scuola tedesca di questo particolare genere musicale, sicuramente questo “Best before: death” potrà fare al caso vostro!

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