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Opinione scritta da mario

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Opinione inserita da mario    13 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre, 2013
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Gli svedesi Terminal Prospect si formano nel 2005 e, dopo soli due anni, sfornarono il loro debutto intitolato “Absence Of Light”; arriva poi il turno di un EP uscito l’anno scorso dal nome “Face The Horror”, mentre quest’anno tornano con il loro secondo disco, “Redefine Existence”, un grandioso lavoro di thrash metal con qualche influenza di death metal. I loro riff non hanno nulla di innovativo ma, grazie al supporto dell’ottimo cantante Kristian Norelius ed alla potente batteria di Sebastian Rojas, le ritmiche e i giri di chitarra di questo album non si rivelano mai scontate o banali.
Purtroppo non ho ancora avuto modo di ascoltare il loro debutto, ma sono sicuro che, se fosse ai livelli di questo lavoro, sarebbe molto probabile che i Terminal Prospect possano andare molto lontano!
“The Exodus” apre quest'opera; il brano si rivela ottimo con riff di presa e azzeccati: un ottimo inizio per un grandioso album. Si continua sempre meglio con “Chains Of Guilt”, brano incazzato e potente, che farà sicuramente venire voglia di pogare agli ascoltatori che vivono di queste sonorità.
Segue poi la canzone più lunga di tutto il disco, pur essendo di soli quattro minuti e mezzo: “The Edge Of Confusion”, traccia molto più lenta rispetto alle precedenti, ma che si rivela piacevole e contiene un assolo davvero fantastico. A ruota arriva “A Memory To Keep”, pezzo che contiene dei riff potenti e di presa, che sanno conquistare l’ascoltatore fino alla fine. L’assalto sonoro di questa bomba continua sempre meglio con “Price Of The Age”, in cui l’intro è dominata soprattutto dal potente batterista Sebastian Rojas. Un ottimo brano thrash metal fatto come si deve!
Il tutto si calma grazie alla bellissima song strumentale intitolata “Unfortunately Not”. E quando la calma e la tranquillità del pezzo precedente finisce, inizia un brano violento e potente, intitolato “Resurrection”, che contiene degli splendidi giri di chitarre. Il disco continua sempre furioso con i brani “Unleashed The Fury”, “Aggressive Obsession” ed anche la title-track “Redefine Existence”, brano ottimo, forse il migliore in assoluto di tutto l’album, pur essendo molto breve (solo due minuti di durata!). Il disco finisce benissimo con “Liquid Mind”, che contiene dei riff e delle ritmiche brillanti.
In conclusione, quest’album è davvero un bomba thrash metal: imperdibile! Questi Terminal Prospect non inventano nulla e non offrono nulla di nuovo, ma sanno fare la loro musica e la sanno fare veramente bene. Per quanto mi riguarda, andrò pure a sentirmi il loro debutto sperando che anche nel prossimo album ci possano far sentire musica di qualità!

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3.5
Opinione inserita da mario    11 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre, 2013
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Ed ecco un altro valido EP da un’altra valida thrash band italiana!
Gli Atomizer si formano nel 2010 ed in questo 2013 sfornano il loro primo lavoro intitolato "Unexpected Truth", disco formato da cinque tracce di puro thrash metal old school, chiaramente influenzato da Slayer ed Annihilator, caratterizzato da un produzione eccellente.
La prima canzone è “Killing Fields”, che contiene un’ ottima sezione ritmica, supportata dalla potente voce del singer (anche chitarrista) Luca Iron Fist. I riff non sono particolarmente personali o innovativi, ma comunque sono di presa e mai scontati o banali; il brano si conclude poi con un assolo piacevole. Si prosegue con “The Speed”, che possiede dei riff molto veloci e potenti che però, confrontati con la track precedente, a mio parere sono più orientati sullo speed (come del resto suggerisce anche il titolo del brano), che sul thrash. Nulla di fastidioso ovviamente, anzi! L’assalto sonoro continua con il brano che, a mio giudizio, è il migliore di tutta l’opera: “Democracy”, canzone potente e massiccia, che comincia con riff di puro thrash metal anni '80, pezzo in grado di catturare l’ascoltatore per tutta la sua durata. Si prosegue con la title track, canzone che non riesce a intrattenere bene come le precedenti, rischiando a tratti di apparire un po’ noiosa. Il lavoro finisce comunque molto bene con la conclusiva “New Existance”, caratterizzata da piacevoli giri di chitarra, ancora una volta supportati dalla voce dell’ottimo singer. Questo EP è un'altra prova che l’Italia ha ottime bands, che pur rimanendo nell'underground, fanno musica di qualità. Il debut album di questi promettenti Atomizer, se sarà a questi livelli, ritengo proprio possa rivelarsi un gran disco! Se volete ascoltare sonorità più innovative, credo dovrete cercare altrove, perchè questo lavoro diventa assolutamente imperdibile solo per thrashers nostalgici che vogliono risentire le potenti sonorità degli anni '80. Avrete insomma compreso che questo è un ottimo EP di thrash metal old school in grado sicuramente di dare gioia alle orecchie degli amanti di questo specifico genere di musica metal.

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Opinione inserita da mario    08 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 2014
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Tornano puntuali con il loro terzo lavoro, intitolato “The Depths Of Rage”, i russi Ram-Page.
Pur essendo attivi solo dal 2010, hanno comunque in studio ben 3 albums, compreso quello di cui andrò a parlare in questa recensione. La loro musica si potrebbe (anzi, si deve) definire blackened thrash/death metal, ma purtroppo in questo album non sono riusciti a suonare nel migliore dei modi.
Dei loro precedenti due albums non ho ancora ascoltato niente, ma spero proprio che siano meglio di questo nuovo lavoro. Se devo dire un principale motivo per cui questo album non mi è piaciuto è semplice: lo stile di cantato. Il singer Vlad Privalov ha una voce growl, ma debole ed abbastanza bruttina. Non fraintendetemi, non sono uno che sta a giudicare un album dallo stile di cantato, ma non credo proprio che molti ci troveranno qualcosa di interessante.

Questo lavoro è composto da ben 12 canzoni, ma non suonate, diciamo, con la voglia. Inoltre, ho trovato davvero una grande noia nel mezzo del disco, caratterizzato da una piattezza che rende difficile ascoltare le tracce fino in fondo, sempre trite e ritrite. Comunque, c’è un lato positivo: il disco parte con una canzone per niente male, intitolata “Laceration” che inizia con dei riff abbastanza heavy, per poi far entrare la voce del cantante che, devo ammetterlo, in questo pezzo non è dispiaciuta così tanto. Però poi, come ho gia detto, arrivano pezzi noiosi, scontati e piatti, che non voglio nemmeno stare a descrivere.

Non voglio in alcun modo dire che la band faccia schifo, ci mancherebbe, dato che i Ram- Page devono solo maturare e migliorarsi, ma questo album proprio non riesce a convincere ed a colpire l’ascoltatore nel modo giusto, ed è un vero peccato. Mi auguro sul serio che nei primi due dischi si senta musica di qualità, altrimenti i Ram-Page dovranno per forza regalarci un buon album con il loro prossimo lavoro. Alla fine, quest’album non è nemmeno così orribile, ci sarà ovviamente qualcuno a cui piacerà, ma purtroppo quello non sono io. Vi invito quindi ad ascoltarlo, magari al posto mio troverete alcuni (o molti) lati positivi per ritenerlo un buon disco.

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2.5
Opinione inserita da mario    08 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 04 Dicembre, 2013
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Non mi è piaciuto più di tanto, è spesso scontato e noioso. Non orribile, ma mi aspettavo molto di più da una band come i Kreator (che appunto ci avevano sfornato "Hordes of Chaos" che è un grande disco)

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Opinione inserita da mario    23 Settembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 24 Settembre, 2013
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I Thrashers danesi Hell’s Domain si son formati nel 2007 e nel 2011 sfornano un demo intitolato “Demo 2011”. Due anni più tardi, in questo mese di settembre, arriva il loro debutto, intitolato con il nome della band. Formati dai due bravi chitarristi Andreas Schubert e Hellpig, dal buon batterista Anders Gyldenøhr, dal buon bassista Lars Knudsen e dall’ottimo cantante Alex H. Clausen, saranno riusciti nell’impresa di un buon disco con la loro prima fatica? Ebbene sì, un thrash violento e veloce, nulla di originale ma mai prevedibile e noioso. Undici pezzi (compresa una cover) fatti come si deve, potenti, veloci, e che mai superano in durata i cinque minuti.
L’album parte subito con pezzi come “100 Days in Hell” e “The Needle and The Vein”, che ti fanno subito capire di essere di fronte a un ottimo lavoro. Le influenze sono i classici gruppi thrash metal old-school, quali Metallica, Megadeth, Anthrax, Testament, Exodus ecc. ecc.
Tra le canzoni più belle e interessanti, di sicuro ci sono la gia citata “100 Days in Hell”, la potentissima “Dead Civilization”, e la meravigliosa “Hangman’s Fracture”. Punti deboli non ce ne sono.... nemmeno una canzone... sono tutte ottime!
Ovviamente, questo non è un capolavoro, ma finirà sicuramente tra i migliori dischi thrash del 2013, assieme ai dischi di Onslaught, Pessimist e Conquest; consumate, quindi, di ascolti questo imperdibile debutto thrash Metal!

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3.5
Opinione inserita da mario    20 Agosto, 2013
Ultimo aggiornamento: 01 Marzo, 2014
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Il nuovo progetto di Steve Zetro Souza, gli Hatriot, debutta con quest’album chiamato “Heroes of Origin”, che dimostra come Steve non abbia perso nulla della sua voce dopo tanti anni.
Si inizia con Suicide Run, in cui si possono notare dei più che buoni lavori di chitarre. Certo, nulla di originale, ma ben fatto. Il disco continua senza brutti intoppi, però dopo un po’ si possono notare alcune ripetizioni (o almeno a parer mio) forse un po’ noiose. La produzione abbastanza buona, e direi un buon debutto. Le canzoni più meritevoli possono essere Blood Stained Wings, Murder American Style e Suicide Run,che possono benissimo rappresentare l’album. Il disco suona benissimo,non credo che vi stancherà facilmente, quindi, godetevelo!

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