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Opinione scritta da mario

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Opinione inserita da mario    06 Novembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 07 Novembre, 2013
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I thrashers polacchi Rusted Brain si formano nel 2009 e, dopo un demo nel 2011, arrivano quest’anno con il loro debutto ufficiale “High Voltage Thrash”. Purtroppo, si tratta di un ennesimo lavoro clone dei capolavori dei mostri sacri del thrash metal anni 80’ e questo disco, a mio avviso, non è per nulla un buon lavoro: ritmiche totalmente prese dai vari “Kill Em All”, “Ride The Lightning”, “Master Of Puppets”… il cantante Damian "Rumcayz" Lodowski ha pure una voce molto simile a James Hetfield (coincidenza?). Non è esattamente questo il periodo per il thrash in cui serve un ennesimo gruppo clone di Slayer o Metallica, perché ce ne sono gia abbastanza in circolazione (forse anche un po’ troppi…).
Non credo proprio che a molti possa piacere, perché non c’è una canzone in ben nove tracce che presenti un minimo di idea personale. Tengo a ricordare: non sono del parere che un disco non originale faccia schifo, ma in questo debutto i Rusted Brain sembrano proprio non essersi impegnati, offrendoci la solita solfa che da un bel po’ di anni riceviamo da altri gruppi clone. Beh, forse, se siete estremi fans dei Metallica, riuscirete a trovare qualcosa di buono in questo lavoro, ma purtroppo questo per me non accade. Non ne consiglio quindi l’ascolto, direi anzi di evitarlo assolutamente. Mi dispiace per i Rusted Brain, ma per adesso sono indubbiamente bocciati. Speriamo che nel prossimo disco si possa sentire musica di livello superiore, non necessariamente innovativa, ma con almeno qualche idea un poco più personale.

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1.5
Opinione inserita da mario    05 Novembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 06 Novembre, 2013
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Il debutto dei Kuazar del 2009, recensito così tardi perché arrivatoci solamente di recente, è un disco thrash metal estremo sparato a mille senza pietà. Purtroppo però si tratta di nulla di particolarmente interessante: chiaramente influenzati dagli Slayer, i Kuazar suonano un thrash già sentito fin troppe volte, che rischia di mettere noia alla maggior parte degli ascoltatori.
Dieci tracce di cui neanche la metà riesce a salvarsi: riffs decisamente banali, come detto, gia sentiti, fortunatamente c'è una potente batteria incisiva e la voce del cantante che non è per nulla male. In ogni caso, questa formula thrash non riesce ad incidere e a coinvolgere l’ascoltatore.
Ci sono comunque dei lati positivi, pur non essendo molti: la prima traccia, “The Truth Of Reality”, è una canzone convincente, con ritmiche ben strutturate e schiacciasassi. Certo non è una song che fa gridare al miracolo, ma rispetto a tutte le altre che compongono questo lavoro, è decisamente piacevole. Purtroppo non c’è molto da dire per le tracks che seguono, “Kuriju” e “My Life Is My Own”, in cui i riffs e le ritmiche sono di una piattezza scandalosa e, a mio avviso, non riescono per nulla a convincere l'ascoltatore. Dopo tre pezzi di thrash furioso e violento, il tutto si calma con “Inner Prision”, song strumentale molto piacevole, ma forse un po’ troppo corta.
La furia torna con “Alcatraz”, ennesimo pezzo di classico thrash abbastanza scontato, di ben sei minuti di durata, che non ho gradito molto: ho comunque notato uno splendido assolo che riesce a rendere un minimo interessante l’ascolto, tanto che probabilmente può essere considerato il miglior momento dell'intero album. Arrivano poi le canzoni, a mio parere, più inutili del lavoro, quelle proprio di cui è sconsigliatissimo l’ascolto: se già alcune delle songs precedenti erano scontate, adesso lo sono molto di più, tanto che non riescono proprio a far venir voglia di ascoltarle interamente. Quindi da "Hunter And Pray" a "The Light Of Damnation" l'ascolto è assolutamente sconsigliato. C'è comunque da dire che la traccia finale, "Twenty Days In Hell", si rivela una canzone discreta, con dei buoni giri di chitarre, un buon modo per finire un disco che purtroppo non risulta piacevole.
Come avrete capito, il thrash di questi Kuazar non è del tutto da buttare e ci fa sperare che nel prossimo lavoro si potrà sentire della musica di qualità; per adesso, sono assolutamente rimandati e sconsiglio (a meno che non siete fans estremi del genere) questo "Wrath Of God".

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Opinione inserita da mario    03 Novembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 04 Novembre, 2013
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I thrashers svizzeri Broken Fate si formano nel 2007 e, dopo aver rilasciato due demo, producono nel 2012 il loro primo EP “Rising To The Dream”. La loro musica è un thrash metal massiccio, non troppo veloce, nel quale hanno dimostrato di saper suonare veramente bene: non rinnovando il genere, ma sapendo tirar fuori qualche idea personale.
Il tutto inizia con “Rise”, un intro strumentale interessante, fatta apposta per farci entrare nell’ascolto della seconda potente traccia “Your Night”, che mette da subito in chiaro le capacità dei musicisti, con ritmiche ben strutturate supportate dal buon cantante (e chitarrista) Tobias John Bänteli. Si continua sempre più positivamente con “The Way In Your Eyes”, il miglior brano di tutto il lavoro, in cui i due chitarristi danno il loro meglio. Ci arriva poi “Eternal Memories”, un brano di impatto, potente, di ben sette minuti di durata ma che mai dà noia all’ascoltatore.
“Fate” è la penultima canzone del lavoro, una ballad: non è una song che faccia gridare al miracolo, ma si rivela comunque piacevole. “Frozen” è un ottimo modo per finire l’EP, track potente (ma non troppo), in cui ho gradito moltissimo l’assolo sparato dai due chitarristi.
Insomma, questo disco è una chiara prova che questi Broken Fate ci sanno fare ed è molto probabile che il loro debutto ufficiale possa essere una buona prova di thrash metal. Fate vostro questo “Rising to The Dream” e consumatelo di ascolti!

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2.5
Opinione inserita da mario    30 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre, 2013
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Come sanno tutti, “semplicità” e “qualità” non sempre fanno rima, e purtroppo così e successo con i thrashers svizzeri “Implosion Circle” nel loro nuovo EP "The Angry And Enraged". La loro musica è un semplice thrash metal moderno, senza idee personali o un minimo di creatività. Come ho gia detto in precedenti recensioni, non sono affatto dell’idea che, se un disco non è originale, faccia schifo, ma purtroppo gli Implosion Circle questa volta sembrano non essersi impegnati, cosa che era invece successa nel loro debutto del 2009 “Man Of Contradiction”, un piacevole album in cui la formula semplice riusciva a reggere ed a coinvolgere l’ascoltatore. C’è poco da parlare delle canzoni, perché come ho detto, a parer mio, non sono entusiasmanti, ma andrò comunque ad analizzarle:
ad aprire l’EP si trova la traccia “The Final Battle”, che parte melodicamente, per poi far entrare dei riffs potenti ma che non sanno prendere bene l’ascoltatore, dato che sanno molto di già sentito. Ho comunque apprezzato la voce del singer Michi Maierhofer, a mio parere di ottimo livello.
A continuare c’è “There’s Nothing”, un notevole passo in avanti rispetto alla song precedente, ma non è comunque riuscita a convincermi, perché risulta a tratti abbastanza banale e scontata.
Si arriva poi all’ascolto della traccia che è, probabilmente, la migliore del disco; nulla che faccia gridare al miracolo, ma sa intrattenere di un minimo l’ascoltatore, iniziando con dei riffs potenti e massicci che poi si interrompono, facendo entrare una parte melodica accompagnata dalla voce del cantante, e così via. Per la song seguente “Clockwork” vale, invece, lo stesso discorso fatto per “There’s Nothing”. La canzone finale “Circle” è un pezzo che purtroppo non ho digerito, in cui i riffs non sanno prendere e coinvolgere l’ascoltatore, anche se devo ammettere che l’assolo non mi è affatto dispiaciuto.
Insomma, questo “The Angry And Enraged” non è un lavoro disastroso, ma non è riuscito a convincermi. Se comunque siete fans di thrash e vivete solo di queste sonorità, penso dobbiate dare agli Implosion Circle almeno una chance.

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5.0
Opinione inserita da mario    28 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 2014
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Il thrash è divenuto famoso soprattutto grazie alle bands americane e, in parte, anche da quelle tedesche. Ma anche in Italia c’erano (e ci sono tutt’ora) molte thrash bands valide come, ad esempio, i Necrodeath, i Bulldozer, gli Schizo, gli In.Si.Dia e, ultimi ma non meno importanti, i Broken Glazz. In questa recensione andrò a trattare della ristampa del debutto di quest’ultimi, che contiene anche sei bonus tracks prese dal loro primissimo demo. A mio parere, si tratta di un capolavoro speed/thrash, da cui tutte le bands thrash di oggi dovrebbero prendere esempio, e probabilmente si tratta pure del migliore lavoro nel genere mai uscito in Italia.

Quattordici canzoni (comprese le bonus tracks) imperdibili, con ritmiche e riffs eccezionali, fanno in tutto un’ora di puro thrash con gli attributi ed, a mio parere, fantastico.
Questa bomba si apre subito con una delle tante perle che possiede, si tratta di “Faces On The Floor”, che immediatamente mette in chiaro le capacità dei musicisti, specialmente del cantante Ivan Appino (pure chitarrista), a mio parere dotato di un eccellente voce. Le influenze sono chiarissime nella loro musica: i Megadeth, come si nota subito ai primi ascolti.
Si continua con la title-track “Divine”, in cui si sente una grande abilità del batterista Andrea Verga; si tratta di un ottimo pezzo con ritmiche veloci e riff di presa e azzeccati: un altro brano che sa prendere l’ascoltatore senza prestare il fianco alla noia o a ripetizioni di troppo. Dopo due canzoni che tutto sommato erano veloci e potenti, arriva una assoluta tranquillità con una bellissima ballad intitolata “Someday”, che si rivela una delle tracce più corte, pur durando ben cinque minuti. L’assalto thrash torna con “Electronic Brain”, brano potente, ma non troppo, in cui sono veramente degni di nota i lavori alle chitarre di James Wynnie e Ivan Appino. A proseguire “Fun House”, un brano divertentissimo (come in parte suggerisce il nome), e, rispetto ai precedenti, abbastanza lento. Nulla di fastidioso, anzi, si rivela piacevole per tutta la sua durata, e l’assolo che contiene, pur essendo alquanto corto, è uno dei momenti migliori di tutto l’album. Finita una traccia abbastanza corta, ne arriva invece una lunghissima per gli standard del thrash metal: “Mindless Transparency” è una canzone di ben sette minuti, che mette in mostra ancora una volta le potenzialità dei Broken Glazz che, pur in un brano così lungo, non annoiano mai. Non ho compreso l’utilità di “Life Gone Wrong”, una canzone (sempre se può essere definita tale) di quarantotto secondi in cui si sente il cantante recitare delle strofe; sono sicuro ci sarà stato un motivo per questo brano, ma io non sono riuscito a comprenderlo. Il disco si chiude con una song ancor più lunga di “Mindless Transparency”: si tratta di “Promise Time”, canzone di quasi dieci minuti, che parte con un'intro, in un certo senso, strumentale, e riesce a rapire l’ascoltatore per tutta la durata, senza mai far venire voglia di smettere l’ascolto. Come ho gia detto, questa è tecnicamente l’ultima traccia di questo capolavoro, ma nella ristampa ci sono anche sei bonus tracks, di cui adesso andrò a parlare.
La prima song è “Rights Of Your Pride”, brano che parte con intro strumentale, per poi scatenare in faccia del puro thrash metal potente e massiccio; si tratta di un altro pezzo alquanto lungo, di ben sei minuti di durata. E' comunque gradevole, con un'altra prova della bravura del singer.
Ci arrivano poi i riffs veloci e decisi di “Waking The Line”, in cui la band mette in mostra ancora una volta le sue qualità e sforna assoli veramente fantastici. Si passa poi all’ascolto di un’ altra bellissima, ma alquanto corta, ballad di nome “Abstract”.
“Total Despair” è un altro pezzo thrash incazzato e potente quanto basta, che colpisce l’ascoltatore con dei riffs decisi, di presa, e che non annoiano mai; fanno anzi venire voglia di riascoltare più volte il brano. Il tutto finisce con la track, probabilmente, più veloce di tutta l’opera, in cui i riffs sono più vicini allo stile Slayer: un ottimo modo per porre la parola "fine" a questo grandioso disco.

A mio parere, ogni thrasher che si rispetti deve ascoltare almeno una volta nella propria vita capolavori come questi! Lavoro che è ovviamente consigliato, anche perché è un pezzo della storia del thrash metal italiano.
Magari il gruppo, che si è riunito di recente, ci sfornerà un altro disco, chi lo sa... Ad ogni modo, "Divine" rimane un capolavoro, affrettatevi ad ascoltarlo!

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4.5
Opinione inserita da mario    28 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 2013
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“Che bomba!” questo è quello che ho pensato per tutto il tempo in cui ho ascoltato questo “Systematic Eradication”, secondo disco dagli Untimely Demise, band che sembra un unione tra due maestri del thrash metal: Kreator e Annihilator. Avevo gia ascoltato il debutto di questa band, ma non si trattava di un grande disco; era un esordio discreto, con vari difetti e che aveva ben poca personalità. Sia chiaro, non sono affatto dell’idea che se un disco non è originale faccia schifo, ma quell’album era purtroppo parecchio noioso ed a tratti alquanto monotono. In ogni caso, quest’anno tornano con un disco veramente di classe, e con un pizzico personalità (cosa assai difficile da trovare nel thrash metal moderno…)!
La prima cosa che mi ha incuriosito è la voce del cantante: si tratta di una voce “maligna” e grezza, ma che sa dare spazio anche a parti vocali pulite. L’ho trovata perfetta per il loro sound!
Quest’ottimo lavoro che, come ho gia detto, presenta della personalità nelle ritmiche e nei riffs, parte però con una canzone, “Spiritual Embezzlement”, che non è riuscita a convincermi del tutto. Non fraintendete, è un buon pezzo thrash, incazzato e potente, ma è l’unico che non presenta quel pizzico di personalità che caratterizza l’album. Potremmo quindi passare oltre ed indicare la seconda traccia, “The Last Guildsman”, come il degno inizio di quest’opera: comincia con una parte melodica, per poi far entrare i riffs decisi e potenti, che sanno colpire da subito l’ascoltatore, ma soprattutto l’assolo si rivela una delle parti più belle che quest’album può vantare!
La furia continua con le tracce seguenti: “Somali Pirates” si rivela ottima, parte da subito veloce, rivelandosi una canzone schiacciasassi per tutta la sua durata. Una delle migliori di tutto l’album sicuramente. “Redemption” parte invece più lenta, ma riesce a dare lo stesso effetto della precedente: furia distruttiva. Un altro eccellente episodio! Si continua l’assalto con “Navigator's Choice”, in cui la voce del cantante si fa più “normale”; un ottimo brano, con ritmiche totalmente azzeccate, nel quale ho apprezzato moltissimo l’assolo che inizia a metà della canzone e che, pur essendo abbastanza corto, risulta davvero bellissimo: un'altra delle migliori parti che questa bomba ci può regalare! A seguire arriva “A Warrior’s Blood”, buon pezzo, di cui però non ho particolarmente gradito il riff iniziale, perché l'avrò (ed avranno tutti) sentito almeno mille volte; si rivela comunque una song decente che non cede alcun momento alla noia. Un'altra prova della bravura di questi musicisti si sente nella track “Revolutions”; un brano abbastanza agghiacciante, soprattutto grazie alla voce del cantante che, come ho gia detto, è “maligna” e grezza.
“Escape from Supermax” è il modo migliore per finire questo bellissimo album, che si presenta potente, massiccio e supportato molto bene ancora una volta dalla voce del singer Matt Cuthbertson, ma soprattutto ottime le ritmiche delle due chitarre.
A mio parere questo album è un ottimo esempio di thrash metal e gli Untimely Demise si sono guadagnati un posto tra le migliori realtà del thrash metal moderno; devo infine ammettere che il singer merita una posizione tra le migliori voci delle nuove band!
Insomma, questa disco è una perla di thrash metal ed è consigliatissimo, perché albums come questo al giorno d’oggi se ne trovano ancora pochi. Segnatevi il loro nome e non lasciatevi scappare questo lavoro!

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Opinione inserita da mario    25 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 2013
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Veramente piacevole il debutto dei Strengthcode uscito quest’anno, anche se la band è attiva gia dal 2001. Non si tratta di musica innovativa, ma veramente ben suonata e raramente banale, ripetitiva o scontata. Penso proprio che se siete fans di thrash/groove ed, in particolare, di Pantera e Machine Head, difficilmente potrà non piacervi questo lavoro.
Ad aprire il disco c’è “Broken Mirror”, che si rivela un ottimo inizio per quest’album. “Bloody Fury” è un altro pezzo molto convincente, che inizia con un giro di basso veramente piacevole. Tra le migliori canzoni di questo lavoro!. Poi arriva “Burst Heavy”, l’unico brano che non mi ha convinto: sembra tutto di già sentito e può dare noia agli ascoltatori (come è successo a me). Tuttavia, arriva poi una canzone perfetta, intitolata “Toughen”, che si rivela potente e furiosa, in cui ho anche apprezzato molto la voce del singer Steph. Si prosegue con “Final Fate”, caratterizzata da ottime ritmiche e riffs, nella quale si può anche nuotare un buon lavoro eseguito dal batterista Fabio.
Si arriva poi all’ascolto della title-track, “Inside Power”: probabilmente la migliore song di tutta l’opera, in cui il chitarrista Marco dà il meglio di sé sfornando un assolo piacevolissimo, che si rivela una delle parti migliori che l’album può offrire. “Abyss” purtroppo è un’altra song che non mi ha convinto del tutto, per la quale vale lo stesso discorso fatto per “Burst Heavy”, anche se si rivela più orecchiabile. Arriva quindi l'autocelebrativa “Strengthcode”, in cui i riffs sono di presa e azzeccati, supportati ancora una volta dalla potente batteria e dalla voce del singer.
“Eyes Beyond” è un’altra canzone che purtroppo non ho digerito del tutto, dato anche il fatto che si presenta abbastanza noiosa; ho comunque notato dei validi giri di chitarra. Ed ecco arrivati all’ultima traccia, “Unspoken”, che è una canzone “tranquilla”, un ottima song ed un modo perfetto per finire questo disco.
Avrete capito che questo debutto dai Strengthcode è un ottimo disco. Certo, non è un capolavoro, ma se siete fans dei Pantera e Machine Head, è assolutamente consigliato. Non lasciatevelo scappare!

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Opinione inserita da mario    25 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 2013
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I Toxic Holocaust sono una delle band più famose in tutta la nuova ondata thrash e dimostrarono di saperci fare con i loro primi due bellissimi album “Evil Never Dies” e “Hell On Earth”. Due lavori di thrash grezzo e old school, guidati dal grintoso cantante/chitarrista (al tempo unico membro della band) Joel Grind, dotato di un ottima voce potente e malvagia.
Purtroppo si deve sottolineare che la loro ricetta era semplice e non offriva nulla di nuovo e si sa che semplicità non fa sempre rima con qualità; dopo i primi due ottimi dischi, pubblicarono “An Overdose of Death” e “Conjure And Command”, due albums che, a mio parere, a parte un paio di canzoni, erano alquanto sotto tono e mediocri. Quest’anno tornano con il loro quinto lavoro, intitolato “Chemistry of Consciousness”, un'altra release di thrash grezzo e elementare, che è sicuramente meglio dei due precedenti albums della band. C’è comunque da dire che non tutto è esattamente positivo: molte canzoni, pur essendo di breve durata, si presentano noiose a causa di riffs gia sentiti molte volte e che spesso sembrano ripetersi tra le varie canzoni, anche troppo spesso.
Ci sono comunque anche lati positivi, che andrò a sottolineare ora andando a parlare delle tracce che lo compongono.
La prima song è “Awaken the Serpent”, uno dei brani che ho gradito di più, pur essendo cortissimo (solo un minuto e mezzo di durata!). Certo, non è una track che fa gridare al miracolo, ma è decisamente meglio di molte altre che compongono questo disco, grazie anche a dei riffs meno scontati e banali di molti altri.
Arriva subito dopo una delle tracce che ho gradito meno, “Silence”, in cui i riffs e le ritmiche si iniziano a fare molto scontate, banali e che suscitano spesso noia, fortunatamente ho trovato alquanto piacevole l’assolo. Dopo un brano decisamente sotto tono, arriva invece il mio preferito di tutto il lavoro: “Rat Eater”, un bel pezzo incazzato, potente e furioso, con ritmiche di impatto e che sanno trattenere l’ascoltatore fino alla fine; forse uno dei migliori che i Toxic Holocaust abbiano mai fatto! Mi sembra poi inutile parlare di “Salvation Is Waiting” e “Out Of The Fire”, pezzi che non ho gradito affatto, che sanno molto di gia sentito (specialmente i riffs iniziali della prima). “Acid Fuzz” è gia molto meglio, ma lascia ancora quell’amaro in bocca che non riesce a convincere del tutto. Stessa cosa per i tre brani che seguono, “Deny The Truth”, “Mkultra” e “I Serve”, tracce di poco impatto e che sanno ancora di gia sentito (pure di riffs gia utilizzati in passato dalla band). C’è comunque da dire che il disco migliora verso la fine, con due canzoni potenti e convincenti: “International Conspiracy” è una track furiosa, potente e che non si presenta noiosa o banale; mentre la title track “Chemistry of Consciousness” inizia con un giro di basso veramente piacevole, per poi esplodere con riffs devastanti.
Alla fin fine, quest’album non è orribile, ma obiettivamente è pieno di difetti. Non è il peggiore della carriera dei Toxic Holocaust (a mio avviso lo è “An Overdose Of Death”), ma è nettamente inferiore ai primi due splendidi lavori di questa band. Mi dispiace, ma questa volta non riesco a considerarlo un disco del tutto riuscito e lo consiglio solamente se siete grandissimi fans di thrash metal grezzo e old school.

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3.5
Opinione inserita da mario    18 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 2013
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Non sono mai stato un grande fan di technical death metal, ma ogni tanto non mi dispiace affatto provare ad ascoltare una proposta da qualche band, ed eccomi a recensire questo “Artifact Of Annihilation” uscito quest’anno, dei nostrani Mechanical God Creation. Purtroppo, non ho ancora avuto modo di poter ascoltare il loro debutto “Cell XIII”, di conseguenza non posso fare nemmeno un paragone, ma non è affatto un problema: questo disco scorre che è una meraviglia, con brani veloci, potenti e mai noiosi o scontati, guidati dalla voce decisa e incisiva della cantante Lucy.
Quaranta minuti di puro death metal che sapranno sicuramente dare gioia agli ascoltatori che vivono di queste sonorità, pur non inventando o innovando più di tanto il genere. Tracce migliori da prendere nota è difficile individuarle, sono tutte ottime canzoni con ottime sezioni ritmiche, ma provo a dire quelle che più ho gradito: “Woe of the Spiraled Desire”, la title-track “Artifact of Annihilation”, forse il migliore brano di tutto il disco anche grazie alla presenza di un ottimo assolo, ed anche la finale “Obisidian Nightfall”. Alla fine questo album è una vera mazzata sui denti: non un capolavoro, ma suonato veramente bene. Degni di nota anche i lavori alle chitarre dei due chitarristi Davide e Alessandro Maffei.
Per quanto mi riguarda, andrò ad ascoltarmi pure il loro debutto, dato che questo disco è veramente piacevole. Insomma, siete fans di death metal tecnico o di death metal in generale? Allora fate vostro e consumate di ascolti questo “Artifact Of Annihilation”, un ottimo lavoro dai promettenti Mechanical God Creation.

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Opinione inserita da mario    17 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre, 2013
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I Subliminal Crusher, una nostrana band groove/thrash (chiaramente influenzata dai Pantera), si formano ben undici anni fa, nel 2002, ed hanno un totale di tre albums, assieme a quello di cui andrò a parlare in questa recensione.
Purtroppo ho ascoltato ben poco dei loro due precedenti dischi e, di conseguenza, non ho la possibilità di fare un qualunque paragone per indicare se siano migliorati o peggiorati con il tempo. Tuttavia, non mi sono affatto ritrovato un mediocre disco da ascoltare; mi sarei aspettato di meglio, ma questo “Newmanity” è un album tutt’altro che brutto, direi anzi alquanto piacevole. Devo comunque far notare che, all’ascolto di questo lavoro, sono saltati fuori alcuni difetti: il primo è in alcune tracce, soprattutto quelle che fanno iniziare il disco “One Man Disorder” e “Three Steps to Slay”, perché danno una sensazione di roba già sentita mille volte; un altro difetto è la voce del cantante, che non ho trovato particolarmente coinvolgente ed interessante e qui entriamo nel campo dei gusti personali, per cui meglio non proseguire oltre.
Fortunatamente si trovano anche delle buone idee, soprattutto nella title-track, un ottimo pezzo di thrash/groove suonato veramente bene. Non è la stessa cosa per il brano seguente, “Useless People”, in cui vale lo stesso discorso fatto per le prime due canzoni. Le buone idee tornano nei riff e nelle ritmiche delle songs che seguono: “Blurred”, “Meat Cleaver” e “The Plague”(probabilmente il migliore brano del disco, soprattutto grazie alla presenza di un magnifico assolo). Non trovo molto coinvolgente invece “The Backstabber”, un altro pezzo che sa di già sentito anche se, alla fin fine, si lascia ascoltare tranquillamente. Si presenta ottimo invece “Release The Unsaved”, caratterizzato da un'ottima sezione ritmica supportata dalla voce del singer Steph, che devo ammettere in questo brano non ho trovato per niente spiacevole. La fine del disco si rivela gradevole grazie a “I am The One”, che pur non essendo un brano eccezionale, si presenta piacevole e non noiosa o banale.
Come quindi avrete capito, questo “Newmanity” non è per nulla brutto, anche se effettivamente ho potuto riscontrare qualche difetto. Se comunque siete amanti del thrash/groove, ma soprattutto siete grandi fans dei Pantera, questo disco è fatto apposta per voi ed è assolutamente imperdibile!

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