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Opinione scritta da Celestial Dream

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Opinione inserita da Celestial Dream    10 Gennaio, 2013
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Arrivano al debutto i liguri Geminy attivi dal 2006 e che finalmente rompono il ghiaccio dopo 2 demo pubblicati. A differenza di tante bands che dopo 10 giorni di vita pubblicano già un disco, il sestetto Genovese un pò di gavetta l'ha fatta, e questo serve sempre per accumulare esperienza ed arrivare pronti al passo importante.

Non è facile descrivere il sound della band che ci propone in questo debutto un concept che si articola in parecchi brani melodici ma non banali e che necessitano di alcuni ascolti per essere apprezzati. Si può parlare di un power-heavy progressivo ma in realtà a noi delle etichette importa poco. La sostanza è che "The prophecy" contiene buone idee alternate a qualche soluzione meno incisiva, mettendo in mostra quindi un certo talento del sestetto genovese, che però paga un pò il fatto di essere al debutto. Inoltre la voce del singer Francesco Filippone, possiede un timbro particolare che a tratti mi ricorda Klaus Maine (Scorpions) e che potrebbe non piacere a tutti soprattutto ad un primo impatto. I brani più riusciti dell'intero lavoro sono senz'altro la superlativa "My fellow prisoner" impreziosita dalla prestazione esemplare dell'ospite di turno, il grande Roberto Tiranti, oppure la splendida ed emozionante lenta "Abyss" con un Francesco che ci regala una performance vocale di grande livello. Ma anche "Running away" possiede un refrain che colpisce, e la title track messa in chiusura è davvero una song di classe . Non tutti i pezzi però riescono a conquistare e questo è colpa a mio parere delle melodie vocali che in qualche caso faticano ad "accendere" il brano. Dal punto di vista strumentale invece è ottimo il lavoro di tutta la band ma ho apprezzato soprattutto l'impronta che ha dato ai brani Ivano Lavazzini alle tastiere che incidono alla grande sui pezzi pur restando "nell'ombra", senza cioè sovrastare gli altri strumenti.

Interessante questo atteso debutto dei Geminy ma, anche solo restando entro i nostri confini nazionali, la concorrenza è spietata e per riuscire ad emergere la band Ligure dovrà rimboccarsi le maniche. Per ora buona la prima!

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Opinione inserita da Celestial Dream    10 Gennaio, 2013
Top 10 opinionisti  -  

I Madrileni Nightfear arrivano al debutto autoprodotto e scaricabile grauitamente dal loro sito. La band è degna di nota per alcuni aspetti, in primis l'utilizzo della lingua inglese per i testi delle proprie canzoni, cosa un pò contro corrente rispetto alla maggior parte delle altre compagini spagnole. Inoltre è da segnalare l'ottimo lavoro di Xabier Amezaga per l'artwork del disco. "Inception" è un lavoro che poco ha a che vedere con la terra di provenienza dei Nightfear, piuttosto va a riprendere le sonorità di scuola inglese ricordando il sound della scena NWOBHM e dei Maiden su tutti pur con qualche episodio maggiormente heavy o più powereggiante.

Diciamo subito che la produzione del disco non è eccelsa, come in quasi tutti i lavori autoprodotti, ed il suono del disco risulta un pò "sporco" ed impastato ma questo riporta alla mente alcune produzioni di almeno 15 anni fà e, visto il sound della band, non è una cosa negativa. L'heavy classico dei Nightfear non è affatto male, e soprattutto dal punto di vista strumentale, alcune soluzioni piacciono come nelle prime songs della tracklist. Ascolto dopo ascolto "A new beginning" convince sempre più, ed è degno di nota il lavoro di chitarra ritmica in "Storm watcher" che piace anche nell'assolo senza dubbio di scuola Maiden, e persino la voce cerca di riprendere lo stile di Bruce Dickinson. Qualche eco anche degli Accept in Immortal, vera e propria hit del disco, che parte alla grande trasmettendo una certa carica. La più dura "Steel warrior" e la melodica "Nightmare" sono altri brani tutt'altro che da disprezzare con il singer iberico Lorenzo Mutiozabal decisamente sugli scudi. Sale di colpi il finale con il pezzo power "Pride" e la melodica e più hard rock "Neverending lie", segno che la band ha le capacità di variare la propria proposta, e dovrebbe a mio parere farlo maggiormente.

Passione e dedizione non mancano di certo ai Nightfear ma non sempre questo va a braccetto con un songwriting di un certo livello, soprattutto per quanto riguarda le melodie vocali. Debutto positivo comunque e sono sicuro che la band potrà crescere e fare molto meglio in futuro.

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Opinione inserita da Celestial Dream    09 Gennaio, 2013
Ultimo aggiornamento: 09 Gennaio, 2013
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Nuovo acquisto per il roster della nostrana e sempre più attiva Scarlet Records, con i Kill Ritual. La band nasce dalle ceneri dei defunti Imagika, gruppo dalla lunga carriera (ben 7 dischi pubblicati) che non ho mai troppo considerato. Steven Rice (chitarra) e Wayne DeVecchi (batteria) decidono quindi di selezionare dei nuovi membri per registrare il disco di debutto, dedito a sonorità riconducibili alla loro ex band ma con inserti più aggressivi e potenti, e con Roberto Proietti (ex Eldritch, chitarra), Danyel Williams (ex Dark Angel, basso) ed il cantante Josh Gibson a completare la formazione.

Si muovono sapientemente tra heavy metal, thrash e hard rock di vecchia scuola i Kill Ritual, che lungo le undici tracce ben prodotte, ci fanno riassaporare sonorità ormai andate, riportandoci alla mente bands come Metal Church, Overkill, King Diamond, Slayer e Motorhead. E così questo debutto è un susseguirsi di pezzi aggressivi come l'iniziale ed ottima title track, "Old School Thrasher" dal grande impatto sonoro e via via tutte le altre canzoni del disco, con menzione particolare per "Cold Hard Floor" e "Law Of The Land". Riff spacca ossa e solos al fulmicotone: le due asce sono assolute protagoniste in questo disco. A cambiare leggermente rotta troviamo la più articolata e lunga "Coat Of Blood" che inzia con un arpeggio e vede una approcio più melodico del cantato da parte di Josh Gibson.

Probabilmente Steven e Wayne hanno trovato linfa nuova con questa formazione e un gruppo tutto rivoluzionato e piuttosto ispirato. Non sarà un capolavoro ma gli amanti del thrash melodico e del heavy di scuola '80s troveranno ben più di qualche spunto interessante in "The serpentine ritual".

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Opinione inserita da Celestial Dream    04 Gennaio, 2013
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Una splendida copertina ed un nome fantastico a volte possono bastare per attirare la nostra attenzione e spingerci alla scoperta di un disco. I Dreamstoria arrivano dal Giappone e questo omonimo album non è altro che il loro primo passo nel mondo del music business e contiene 10 tracce di melodic metal con richiami al hard rock melodico, il tutto ben composto e registrato, anche grazie al lavoro in fase di mastering e mixaggio del noto Dennis Ward.

La band, formata solamente da tre elementi, dimostra classe da vendere anche se (ed è una costante per i gruppi Giapponesi) di originalità non vi è traccia in questo disco. Ma come ripeto spesso, in certi casi se ne può anche fare a meno. E i Dreamstoria, anche se probabilmente mai entreranno nella storia della musica, hanno del talento che ben viene canalizzzato nella stesura di dieci pezzi tutti molto validi. Tra melodie zuccherose e chorus di facile presa, la proposta di questi Giapponesi farà la felicità dei fans più sfegatati di Fair Warning, Leverage, H.e.a.t, Stratovarius e Freedom Call (quelli più hard rock degli ultimi album). Non pensate di trovare sfuriate in doppia cassa però, ma brani cadenzati e mid tempos dall'enorme impatto melodico come "Burning love" e "Nightless night". Non potrete certo rimanere indifferenti all'ascolto di "Another way", e anche i più timidi di voi si apriranno a canticchiare i cori ruffiani di "Never Ever Say Goodbye" e "Fly away". Unica pecca la pronuncia non certo Oxfordiana del cantante ma si sa, con i gruppi Giapponesi va così.

Un album orecchiabile che vi piacerà sin da subito. Dopo il bel ritorno dei Galneryus (già recensiti su Allaroundmetal) ecco un altro bel lavoro direttamente dal Giappone. Non v'è dubbio che "Dreamstoria" sia uno dei migliori debutti usciti durante il 2012 appena concluso.

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Opinione inserita da Celestial Dream    03 Gennaio, 2013
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Arrivano al debutto i brasiliani Symbolica, band conosciuta soprattutto per la presenza di Gus Monsanto, singer noto ai più attenti per aver cantato con i progster francesi Adagio e con i Revolution Renaissence di Timo Tolkki. Non ho mai considerato Gus tra i migliori cantanti del mondo e non mi posso dichiarare innamorato del suo timbro ma d'altro canto non si può certo negare che la sua voce non sia affatto male.

Power-heavy bello compatto quello contenuto in "Precession", che mi ricorda le ultime (e appena discrete) produzioni dei Thunderstone o i Symphorce autori di un paio di buoni dischi. Parliamo quindi di quel power metal roccioso, senza accelerazioni, pieno zeppo di mid tempos, con riff abbastanza pesanti, ed una voce aggressiva. Il problema di questo disco è che le canzoni contenute non riescono mai ad accendere una scintilla, nè con un ritornello, nè con un assolo, nè con un riff. Si salvano alcuni brani, su tutti la melodicissima "Awakening 999" ma tutto il resto è piuttosto banale e piatto. La cover dei Queen messa in chiusura è molto ben eseguita, ma non si può salvare un disco per una canzone rifatta.

Non ci siamo proprio, "Precession" scivola via senza un sussulto, e arrivati alla fine non credo vorrete tornare all'inizio. Bocciati!

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Opinione inserita da Celestial Dream    02 Gennaio, 2013
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Concordo sul voto, bel disco.. non mi aspettavo un capolavoro e quindi sto apprezzando tantissimo questo bel disco che non delude nonostante i Mago siano il mio gruppo preferito in assoluto!5-6 supr pezzi e gli altri discreti.. Bravo Zeta!

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Opinione inserita da Celestial Dream    02 Gennaio, 2013
Ultimo aggiornamento: 02 Gennaio, 2013
Top 10 opinionisti  -  

Direttamente da Copparo (Ferrara) arriva "BeMind" degli Ophiura, album uscito ormai più di un anno fa, passato colpevolmente inosservato un po' da tutti ma che, consigliato dalla mia cara amica Alessandra (che ringrazio), ho scoperto ed apprezzato non poco. I 14 brani che lo compongono ci narrano una storia nata dalle menti di Tommaso ed Alex, nel "lontano" 2005, che ci racconta di Christoph, sindaco della città, forse troppo perfetta per essere vera, di Noliar. A seguito di una scoperta inizialmente comprensibile, successivamente sconcertante, si trova di fronte ad un bivio cruciale per la sua vita. Ad impreziosire i brani troviamo Michele Luppi, che ha anche prodotto le voci del disco (ed il suo tocco è ben riconoscibile), ed il suo ex compagno di avventure Michele Vioni (ex Killing Touch e Mr.Pig).

Gli Ophiura ci propongono una buona oretta di musica di classe, ben studiata, un prog metal dove a farla da padrone sono le melodie, sempre sorrette da una certa abilità tecnica di tutti i membri della band. Nonostante la produzione pecchi un po' in potenza, l'album si lascia ascoltare che è un piacere e senza annoiarvi facendo un track by track, vi posso segnalare solo alcuni dei momenti che più mi hanno colpito, come "Picture Of The Gods", brano di prog-power metal esemplare, o la veloce ed aggressiva "Figures Pt.2 - my family". La melodica "Crossroads" vede la partecipazione del grande Michele Luppi, ad impreziosire un brano già di per sè molto valido. E così, tra pezzi ben riusciti, ottime aperture melodiche e alcune parti narrate, per accompagnare l'ascoltatore ad immergersi nel concept del disco, si arriva alla fine di questo bel debut album, che sicuramente piacerà ai fans dei Dream Theater di "Metropolis pt. 2", o dei Seventh Wonder di "Mercy Falls".

"BeMind" dovrebbe vincere il non ambitissimo premio come "miglior disco meno considerato" nella storia recente. Responsabilità della band o dell'etichetta che non hanno pubblicizzato molto questo album o forse solo sfortuna, ma qui siamo di fronte ad un lavoro di assoluto livello che meritava tutt'altra visibilità. Un debutto fuori dal comune per gli Ophiura, sistemando qualche dettaglio e forti dell'esperienza maturata, potranno ben presto dar vita ad un vero e proprio prog power metal masterpiece. Aprite gli occhi amici di Allaroundmetal ed entrate nel mondo degli Ophiura!

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Opinione inserita da Celestial Dream    26 Dicembre, 2012
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Conosco Pastore grazie ai Soulspell, la metal opera brasiliana in cui il singer ha partecipato in vari episodi. Ora posso finalmente ascoltare un disco intero cantato da lui e devo dire che come prima cosa, la sua voce è sicuramente di primissimo livello. "The end of our flames" è il suo secondo disco, un album di purissimo Heavy Metal, un vero must se siete fans di Judas Priest, Iced Earth e Steel Phophet.

"The end of our flames" è composto da undici brani granitici accompagnati da riff rocciosi ed una sezione ritmica potente e precisa. Tra le hits del disco citerei la title track messa in apertura e la veloce "Brutal storm" con Pastore che prende spunto dalla voce heavy per eccellenza, quella del grande Rob Halford, uscendone peraltro a testa alta. Il singer brasiliano infatti ci delizia con una prestazione impeccabile durante tutto il disco, anche quando si fa grintoso come nella strofa di "Empty world". Richiami ai Primal Fear vengono fuori con le più melodiche "When the sun rises" e "Unreal messages" mentre si avvicina quasi al thrash il riff di "Bring to me peace", altro pezzo degno di nota.

Un album diretto unicamente ad una certa fascia di pubblico metal, ma se amate l'heavy massiccio e le bands sopra citate, questo disco è pane per i vostri denti!

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Opinione inserita da Celestial Dream    25 Dicembre, 2012
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Arrivano da Madrid gli Argos che dopo un demo "Alma negra" del 2006, tornano a farsi sentire con un disco di 9 tracce, autoprodotto, e scaricabile gratuitamente dal loro sito internet. La proposta della band spagnola si può riassumere in un metal melodico tra Warcry e Avalanch, con la voce di Arias che ricorda proprio quella del grande Victor Garcia (Warcry) e di Miguel Franco (Saurom). Il problema di questo lavoro sta principalmente nella produzione che penalizza il risultato finale, che sarebbe decisamente migliore se supportato da suoni registrati in maniera migliore.

C'è un pò di tutto in questo disco; il melodic metal di "Tu final", che cattura con un bel chorus ed alcuni inserti tribali molto Angra style, e l'heavy metal in stile Tierra Santa di "Invisible", forse il miglior pezzo del disco. Molto appassionante e ricca di pathos la ballata "Post Scríptum", mentre i ritmi alti e spensierati di "Y sonar" ci fanno scuotere la testa. Dopo la veloce "Adiys", puro brano power metal con tastiere in evidenza, a chiudere ci pensa la strumentale "Renacer" con delle belle melodie di piano e chitarra (come mi piacciono questi brani).

Come avrete capito gli Argos dimostrano una certa predisposizione nel comporre buoni pezzi con melodie ben costruite, come è di tradizione per l'heavy spagnolo. La produzione però penalizza questo "No mires atras", che comunque rimane un buon punto di partenza, che vi consiglio di ascoltare, sperando la band possa tornare presto con un'etichetta alle spalle ed un prodotto più professionale.

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Opinione inserita da Celestial Dream    25 Dicembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 25 Dicembre, 2012
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Mancano solo pochi giorni alla fine di questo 2012 ma c'è ancora tempo per uno dei dischi dell'anno; gli spagnoli Saurom tornano a farsi sentire dando alla luce "Vida". La band Andalusa lavorava da un bel pò su questo disco che finalmente è qui tra le mie mani, dopo ben quattro video molto belli girati per quattro diversi pezzi (credo sia un record) messi disponibili ai fans come anteprima. Già da queste canzoni si poteva notare un certo ritorno al sound di un tempo, con un impatto maggiore del lato folk. L'ascolto dell'intero disco non ha fatto altro che confermare le impressioni iniziali. Rispetto ai due dischi che lo hanno preceduto, due concept di enorme complessità come "Once romances desde Al-Andaluz" e "Maryam", "Vida" è un album più semplice e diretto, con brani di breve durata ma di grande impatto melodico.

Mi verrebbe da citarvi una ad una le songs che vanno a comporre questo enorme lavoro, che già dimostra grande classe dalla splendida copertina. Quello che voglio dirvi è che ogni canzone contenuta in "Vida" mette in mostra la classe della band e rende il disco compatto ed esente da cali e pecche, ed il voto che vedete qui sotto dimostra tutto questo. Il lato folk è messo in mostra soprattutto con "Noche de Halloween" e "La Leyenda De Gambrinus", mentre "El hada & la luna" vi cullerà durante i 3 minuti di durata: pelle d'oca! Narci Lara, leader della band, è ispiratissimo, e costruisce brani avvincenti, supportati come sempre da ottimi testi. "El principe" è un altro pezzo degno di nota dove Miguel Franco interpreta magistralmente un pezzo speciale che fa della teatralità il suo punto forte. Una voce femminile compare in "Se Acerca El Invierno", pezzo sinfonico e complesso con un coro maestoso degno dei migliori Blind Guardian.

"Vida" è un disco incredibile, ispirato, allegro e malinconico, a tratti dolce, a tratti potente, un album che vi terrà incollati allo stereo per giorni e giorni.. I Saurom dopo tanti buonissimi dischi, a mio modo di vedere hanno composto finalmente il loro capolavoro. Magico!

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