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Opinione scritta da Celestial Dream

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5.0
Opinione inserita da Celestial Dream    08 Giugno, 2012
Ultimo aggiornamento: 08 Giugno, 2012
#1 recensione  -  

Gli H.e.a.t arrivano al terzo disco. Dopo un bellissimo e omonomo debutto ed un secondo album "Freedom Rock" che li ha lanciati nell'olimpo dell'Aor mondiale, le aspettative per questo terzo sigillo erano altissime. In più se non bastasse, l'abbandono dell'ex cantante Kenny Leckremo aveva messo in allarme i numerosi fans della band. Erik Gronwall, il sostituto, dimostra di essere un singer di livello assoluto, e rassicura tutti già dall'opener, meravigliosa, "Breaking the silence". Ma così sono tutte le songs contenute in "Address the nation", un disco a dir poco clamoroso. E' onestamente inutile citare uno ad uno i brani contenuti in questo cd, visto che la band scandinava piazza dieci pezzi favolosi, dieci potenziali hits da radio. Vi segnalerei comunque "Living on the run", singolo apripista, che da solo meriterebbe i 15 euro spesi grazie ad un refrain che si impossesserà del vostro cervello, la ballata "The one and the only" mette in luce tutte le doti melodiche della band, la classe purissima di "In and out of trouble", dove troviamo anche il sax, "Heartbreaker" quasi un tributo ai migliori Europe (altro che quelli attuali), la finale, molto USA style, "Downtown" che mi fa sognare ogni volta ad occhi aperti.

Gli H.e.a.t scrivono una pagina importante della storia del Hard Rock, con quello che sarà il disco Aor del decennio. Per ogni amante di questo genere, ma anche per chi riconosce la grande musica in generale ed in particolare per gli amanti delle splendide melodie, inutile specificarlo, siamo di fronte ad un "buy or die" album .

Predestinati!

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4.0
Opinione inserita da Celestial Dream    03 Giugno, 2012
Ultimo aggiornamento: 04 Giugno, 2012
#1 recensione  -  

Seguo Tommy Vitaly dal lontano 2002 quando, con l'album Unreality, debuttò coi Seven Gates. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia; The good and the evil, secondo disco della band toscana, fu più che positivo mentre il primo album solista del talentuoso chitarrista fiorentino, lo lasciai negli scaffali poiché quasi totalmente strumentale. In questo Hanging Rock le cose cambiano perchè ben 7 pezzi su 9 sono cantati e non da qualche singer qualunque, bensì da alcune guest stars di primo livello.

L'energetica Betrayer apre le danze col suo rock d'impatto e Mats Leven alla voce, seguita tutta d'un fiato dalla più heavy Run with the devil. Servito il più che discreto antipasto con i primi due pezzi, eccoci al piatto forte. Da qui in poi, infatti, si susseguono una dopo l'altra alcune songs di altissimo livello ad iniziare da Hands of time, in compagnia di Todd LaTorre (Crimson Glory), con una partenza Helloweeniana Keepers-Era. Il riff portante e la voce aggressiva di Todd ci spiazzano durante la strofa prima di tornare con un ritornello 100% melodic ed un guitar solo veloce, ma dal buon gusto melodico. In Forever Lost troviamo un ospite d'eccezione, che si presenta subito, da solo, con un urletto, suo marchio di fabbrica. David Defeis è un cantante magico ed ascoltarlo in una bellissima ballata è una soddisfazione unica. Altro pezzo da 90 è la veloce Idol, dove Michele Luppi si diletta con la sua ugola d'oro accompagnato da un Andrea “Tower” Torricini al basso in gran spolvero, e da un bel duetto chitarra-tastiera. Tommy prende del tutto il proscenio con la melodica strumentale Misanthropy che ricorda i tempi migliori di Timo Tolkki agli Stratovarius. La grintosa Heavy metal God cantata da Carsten Schulz (ex Domain, ex Eden's Curse) strizza un po' l'occhio a Manowar ed Hammerfall dei tempi migliori, mentre chiudono il disco la strumentale title track ed Icewarrior con Zak Stevens alla voce.

Accompagnato da una sezione ritmica precisa e di classe (oltre al già citato Torricini, troviamo Kenny “Rhino” Earl alla batteria), Tommy Vitaly ci presenta 9 tracce di assoluto livello, spaziando tra rock, heavy metal, neoclassic e power-happy metal. E' un periodo pieno zeppo di uscite interessanti (Sonata Arctica, Firewind, Rhapsody, Sabaton, White Skull per citare solo i primi che mi vengono in mente), come potete anche notare dalle numerose recensioni presenti nel sito. Ma tra i grandi nomi protagonisti di questa Primavera/Estate Metallica 2012, Tommy Vitaly può decisamente dire la sua, con un prodotto valido che può soddisfare più di qualche palato fine.

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10
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4.0
Opinione inserita da Celestial Dream    02 Giugno, 2012
Ultimo aggiornamento: 02 Giugno, 2012
#1 recensione  -  

Pellek è il nome d'arte di Per Fredrik "PelleK" Åsly, cantante e songwriter famoso per essere stato protagonista assoluto nella versione norvegese di “X Factor”, cantando in tv nazionale pezzi power di gruppi famosi. In effetti il power metal è decisamente la vera passione di questo artista che, aiutato da alcuni ospiti d'eccezione, si presenta al pubblico mondiale con Bag of tricks, album scritto interamente da lui. Aiutato dal singer e polistrumentista (a mio parere un pò sopravvalutato e troppo “inflazionato”) Tommy ReinXeed in fase di produzione e registrazione, l'album ha trovato un contratto sotto l'etichetta Liljegren Records, del noto cantante di Golden Resurrection ed ex Narnia e DivineFire.

Le canzoni che compongono questo disco non faranno gridare al miracolo; seppure siano tutti brani di ottima fattura, la struttura è abbastanza semplice e l'innovazione è pari a zero. Quello che però fa la differenza e che sicuramente attirerà la vostra attenzione fin da subito è la splendida voce di Pellek che, se devo proprio fare un paragone, ricorda tantissimo quel Tommy Karevik, immensa voce dei Seventh Wonder, che figura anche tra gli ospiti di questo album. Una voce, quella di Per Fredrik, pulita, capace di arrivare ad estensioni incredibili ma allo stesso tempo di essere molto calda, interpretando i brani ma sempre dimostrando una grandissima tecnica.

Dopo l'immancabile e trascurabile intro, la “Stratovariussiana” Fugue State ci presenta la band. Una canzone ben fatta, ma il discorso si fa ancora più interessante con Reason and psychosis dove finalmente ritroviamo Oliver Hartmann (At Vance, Avantasia, Hartmann) cantare di nuovo una vera canzone power. Una delle mie voci preferite in assoluto, che torna a destreggiarsi duettando con l'impeccabile Pellek, in un bellissimo pezzo sinfonico scritto ed eseguito come si deve. I duetti continuano nella power ballad Send my message home dove troviamo una Amanda Sommerville (Avantasia, Trillium) in gran forma, mentre le più tradizionali, ma non meno incisive, Thundernight e Win, non fanno altro che consolidare lo status del disco. Un violino, che ricorda vagamente i Kamelot di Epica, introduce Stare into my eyes dove finalmente prende in mano il microfono anche Tommy Karevik, ed è sempre un piacere per l'apparato uditivo ascoltare la sua voce celestiale. Chiude il disco la breve e acustica Conflagrate my heart, che diventa una passerella finale, per il singer protagonista di questo disco, dove mettere in mostra tutte le sue doti canore.

Una mini metal opera con ospiti da 5 stelle extralusso, alcune delle migliori voci del panorama metal mondiale, 7-8 pezzi di alto livello... Fans del power-melodic metal che volete di più?

Benvenuto Pellek!

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1.5
Opinione inserita da Celestial Dream    26 Mag, 2012
#1 recensione  -  

I “meno giovani” dei nostri lettori si ricorderanno una vecchia pubblicità alla tv, dove un giocatore di pallacanestro di colore veniva sfidato a mangiare una caramella senza masticarla. Era impossibile non masticarla.. In questo caso è davvero difficile arrivare alla fine del disco senza espellerlo dal lettore cd.

Primo disco per i Doctor Speed, che pubblicano Face to face sotto la sconosciuta, per quanto mi riguarda, Mdd/Alive, casa discografica che descrive questa band paragonandola ad Helloween, Gamma Ray, Grave Digger etc.. In realtà il sound dei Doctor Speed è decisamente più heavy e meno melodico, e delle bands sopra citate non se ne vede neanche l'ombra. Direi che l'unica cosa che li accomuna è la provenienza, visto che tutte sono tedesche.

I 46 minuti e le 10 canzoni che compongono Face to face passano senza lasciare il segno ed è complicato trovare qualcosa di positivo in questo full lenght, dove già l'orribile copertina consiglia di starci ben alla larga. Qualche riffs non è male e un paio di pezzi che un po' riescono a svegliarmi dal torpore ci sono (Inner Demon e la veloce title track per esempio), ma è troppo poco. Non aiuta di certo neanche la produzione affidata ad Axel Heckert (Brainstorm), che non esegue certo un buon lavoro.

Non mi piace bocciare le bands ma qui c'è ben poco da salvare, piuttosto molto da dimenticare.

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3.5
Opinione inserita da Celestial Dream    20 Mag, 2012
#1 recensione  -  

Dalle terre iberiche continuano a spuntare, come funghi, giovani bands di power sinfonico. Gli Edhellen come i cugini Sylvania (da poco recensiti in queste pagine) provengono dalla zona di Valencia-Alicante e con Sombra y anhelo pubblicano il loro debutto. Il disco anche se non si direbbe, esce senza una casa discografica ed è stato autoprodotto dal sestetto iberico. Certo la registrazione non è ciò che di meglio si possa incontrare nel 2012, ma si lascia ascoltare senza troppi problemi. Inoltre la bellissima copertina e l'aspetto grafico, molto curato, del booklet, convincono dei soldi spesi.

Si parla di power sinfonico e tutti gli ingredienti previsti quando si suona questo genere sono ben presenti in questo full lenght. Ad iniziare dalla partenza affidata ad una breve intro, e continuando con le canzoni vere e proprie che seguono schemi già visti e sentiti in passato. Ma, come ogni buon allenatore direbbe, se lo schema funziona, giusto continuare ad usarlo. E per gli Edhellen lo schema gira e produce 10 canzoni di tutto rispetto dall'iniziale e veloce La senda celeste, alla bellissima Cuento olvidado fino alla vera e propria hit del disco che è Raflejos. Tutte canzoni che non faticarete ad apprezzare se sapete digerire il cantato in lingua madre.

Gli Edhellen dimostrano di avere le carte in regola per lasciare il segno anche in un mercato discografico ricco di numerose (troppe) uscite come quello attuale. Dovranno però riuscire in futuro a diventare un po' più personali, seguendo magari le orme dei grandi e conterranei Dragonfly.

Power sinfonico 100% made in Spain. Promossi!

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