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Opinione scritta da Celestial Dream

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Opinione inserita da Celestial Dream    30 Aprile, 2022
Ultimo aggiornamento: 01 Mag, 2022
#1 recensione  -  

Ci sanno fare eccome i Bleeding Zero, progetto nato dalla mente di Rachele “Olympia” Manfredi (ex-Deuxvolt), artista che si occupa di tutte le voci del disco. Metal sinfonico ed orchestrale dalle tinte gotiche, forse non originale, ma certamente ben concepito; nei dodici brani che compongono “Pain And Fiction” troviamo un impatto teatrale consistente, con brani dinamici e ricchi di molte sfaccettature. La bella voce di Rachele ben si amalgama attraverso composizioni che cercano di trasmettere forti sensazioni all'ascoltatore, grazie ad un buon lavoro in fase di arrangiamento. Il risultato è un disco da ascoltare dall'inizio alla fine e che farà la felicità di ogni seguace di queste sonorità e di bands come Sirenia, Tristania, The Gathering e, perché no?, Therion. I cori imponenti di “Parnassus” e “Bliss Of The Sea”, il flauto ed i ritmi ariosi che aprono il disco con “Terra Nova”, le tediose atmosfere che circondano “Life And Death Of Sybil Vane”, le maestose orchestrazioni di “Romanticynicism” e le intense melodie folkeggianti di “Sappho's Leap” sono alcuni dei migliori momenti che si incontrano durante l'ascolto.
“Pain And Fiction” è un disco maturo, che fissa subito il nome dei Bleeding Zero in alto, non molto lontano dai grandi nomi internazionali del genere. Vietato ignorarlo!

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3.5
Opinione inserita da Celestial Dream    29 Aprile, 2022
Ultimo aggiornamento: 29 Aprile, 2022
#1 recensione  -  

Il quartetto finlandese Scars of Solitude torna a farsi sentire dopo l'unico full-length della loro storia, quel “Deformation” del 2017, con un EP di sei brani a nome “If These Walls Could Talk”. Il gruppo finnico mostra di avere le idee ben chiare con una proposta che mette insieme diverse influenze tra Melodic Metal di matrice nordica ed un sound moderno e melodico che trova un buon equilibrio. Nei ventidue minuti a disposizione troviamo le malinconiche atmosfere di “Left on Read” che potrebbe ricordare qualcosa degli ultimi Sentenced - prima dello scioglimento -, mentre le accelerazioni di “No Riddance” ci consegnano sonorità più aggressive ma sempre ben equilibrate con sapienti e melodiche linee vocali. Coretti e chitarre che prendono spunto dalla scena estrema nordica e ancora un'aria tediosa circondano “If These Walls Could Talk”, brano versatile che mostra tutto il potenziale della band, la quale continua a testa bassa con l'impatto oscuro di “Lullaby of the Ill-Fated” ed infine con la plumbea “Burden”, semi-ballata che funge da chiusura del disco.
Malinconici e versatili: un mix riuscito per gli Scars Of Solitude che non vediamo l'ora di incontrare con un intero, nuovo full-length.

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Opinione inserita da Celestial Dream    28 Aprile, 2022
Ultimo aggiornamento: 28 Aprile, 2022
#1 recensione  -  

Edito lo scorso Gennaio, questo “Revival Of The Fittest” è un disco che farà la felicità di molti amanti delle sonorità ottantiane. Il classico Hard'n'Heavy per i Redstacks, un duo che arriva dall'Olanda per debuttare con una gran dose di passione e talento. Brani ricchi di pathos in cui le chitarre suonano classiche ed accompagnano un cantato bilanciato e convincente in ogni passaggio. Il tutto nasce dalle menti della coppia formata da Jeffrey Revet e Jouke Westerhof, rispettivamente chitarrista e tastierista, che si avvalgono poi di alcuni guest al microfono tra i quali spiccano Laura Guldemond delle Burning Witches e Jan Willem Ketelaers dagli Ayreon. L'album è frizzante e alterna momenti più ragionati come “Jealousy” a canzoni scoppiettanti come la veloce “Dreamworld Junkie”, quest'ultima spinta da un hammond che fa respirare atmosfere settantiane. Facile, durante la tracklist, trovare riferimenti a band seminali come Rainbow e Riot, anche se il sound dei Redstacks è ricco di svariate influenze. La riuscita ballata “Mercy” si alterna al rock dal tocco funky-progressivo che fa da spina dorsale in “Cold”, mentre è un classico Hard Rock melodico quello che dipinge la successiva “Money”. Ed è nel finale che troviamo due dei migliori momenti dell'intero ascolto, prima con le note intense che si abbattono nella malinconica “Vortex”, brano davvero speciale cantato e suonato con estrema passione, poi con “Angels In Crime”, pezzo costruito su soffici melodie e raffinati arrangiamenti.
Una sorpresa notevole l'avvento dei Redstacks all'interno della scena musicale, con un debutto come “Revival Of The Fittest” che fa pieno centro.

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Opinione inserita da Celestial Dream    28 Aprile, 2022
Ultimo aggiornamento: 28 Aprile, 2022
#1 recensione  -  

L'Heavy Metal - dalle tinte a tratti Thrash a tratti Power - dei Powergame è pronto ad esplodere dallo stereo con questo nuovo “The Lockdown Tapes”. Il gruppo tedesco colpisce con brani ricchi di energia a partire dalla title-track posta in partenza e passando per i ritmi tirati di “Sacrifice”, confezionando un disco in grado di coinvolgere con riff possenti, accelerazioni, armonie di chitarre di scuola NWOBHM e melodie vocali dirette ed efficaci. Forse il cantato di Matthias Weiner potrebbe non convincere del tutto ma non è certo il caso di fare troppo i preziosi; i brani funzionano alla grande mostrandoci una band in netta crescita rispetto al passato, vedi “Masquerade”, precedente full-length edito nel 2019. Coretti epici spuntano fuori qua e là accompagnati da chitarre taglienti come dimostra “Chasing The Lion” prima di lasciar spazio all'esplosiva “Fire In The Sky” ed al mid-tempo “The End Of The World”. Ed a sorpresa nel finale, grazie a “The Chalice”, trova spazio una lunga suite di oltre undici minuti, una song ricca di cori e cambi di ritmo in cui tutto è bilanciato.
I Powergame si dimostrano act davvero ispirato e con questo “The Lockdown Tapes” confezionano – all'interno del filone più classico dell'Heavy Metal - uno dei dischi più belli che potete ascoltare in questo momento.

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Opinione inserita da Celestial Dream    20 Aprile, 2022
Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 2022
#1 recensione  -  

Con già quattro dischi alle spalle, si rifanno vivi i Rizon! Dopo sei anni dal precedente "Power Plant", l'act svizzero si rimette in marcia con un nuovo full-length a nome “Prime Time”. E' un sound moderno quello che esce dalle casse, spinto da una produzione pulita e a tratti bombastica (opera del noto Jacob Hansen) in cui tastiere avvolgenti accompagnano costantemente un Power/Melodic Metal di buona fattura. Melodie sempre ben curate e non troppo banali – c'è sicuramente di peggio in giro – per i Rizon, che non dimenticano mai per strada riff di chitarra che rendono il sound possente ed energico. Insomma la tracklist alterna momenti più moderni che potrebbero portare alla mente qualcosa di Amaranthe e Dynazty a composizioni più powereggianti e classiche. Al microfono invece si intrecciano le voci di Matt ed Anastasia trovando un buon equilibrio attraverso brani diretti come l'opener “Truth or Consequences” e nella conclusiva e sinfonica “Heaven's Gate”. Orchestrazioni e cori prendono il sopravvento nella coinvolgente “Rebel Heart” che colpisce con un refrain iper catchy, mentre “Fuckin' Rock It” mostra il lato più possente del sound proposto dalla band svizzera, alternandosi poco dopo alla lenta ed acustica “Time Till Kingdom Come”. Il disco fila così via piacevolmente attraverso una dozzina di brani ben bilanciati che potranno colpire gli appassionati delle melodie facili e del sound moderno. Niente male questi Rizon!

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Opinione inserita da Celestial Dream    12 Aprile, 2022
Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 2022
#1 recensione  -  

Trenta minuti o poco più di Heavy Metal classico e dalle tinte epiche per il debutto dei Luzifer, act che dopo un EP rilasciato qualche tempo fa, ora esce allo scoperto con un vero full-length.
Nati come progetto parallelo dei thrashers tedeschi Vulture, il gruppo mostra nel proprio sound una certa particolarità data in particolare dalla presenza dell'organo, strumento ben presente e che viaggia a braccetto con riff di chitarra più classici creando un connubio tra sonorità di scuola 70's e quelle ottantiane.
Brani evocativi come la title-track che apre il disco prima come un classico brano Heavy poi concedendosi nel finale coretti e tastiere che sono abili a creare atmosfere trionfanti o song più dirette come la cavalcata successiva che risponde al nome di “Barrow Downs”; i Luzifer tirano dritti per la loro strada. All'interno di "Iron Shackles" si alternano così canzoni diverse tra loro e anche se le linee vocali di S. Castevet non convincono sempre del tutto, c'è da dire che è giusto premiare la sfrontatezza di questi musicisti che hanno cercato di creare un sound abbastanza personale, per quanto possibile, concedendosi anche alcuni passaggi cantati in lingua madre come in “Hexer (In Dreiteufelsnamen)”. Qualche momento meno coinvolgente arriva nel finale; “Wrath Of The Sorcerers” si dimostra pezzo alquanto particolare con tastiere che male si amalgamano all'interno di un brano spigoloso e lo stesso problema lo ritroviamo con “Der Goldene Reiter”, pezzo che appare leggermente confuso.
Peccato, perché i Luzifer ci regalano alcuni momenti degni di nota ma allo stesso tempo anche qualche passaggio non facile da digerire. In ogni caso "Iron Shackles" è un disco che potrà trovare interesse negli amanti delle sonorità classiche.

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Opinione inserita da Celestial Dream    12 Aprile, 2022
Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 2022
#1 recensione  -  

Heavy Metal che si muove perfettamente a cavallo tra quello di scuola statunitense e quello più vicino alle sonorità britanniche, il tutto in arrivo dalla piccola Svizzera con "Solid Source of Steel" quarto lavoro dei Sin Starlett. Otto brani che tanto devono molto a Riot, Dokken, Maiden e Saxon tirando dritti per cinquanta minuti scarsi forgiati nel metallo più puro. Riff di chitarra decisi e melodie dirette con l'uso di qualche coretto; la ricetta del quintetto elvetico funziona eccome e lo dimostrano composizioni che arrivano subito al dunque come la favolosa “Straight and Ready”, che con influenze NWOBHM ed intrecci di chitarre, si dimostra brano di assoluto valore. Più ruggenti e compatte si muovono l'opener “Solid Source of Steel” e la possente “Streetlight Domino”. L'ugola di Elias Felber è dinamica ed ispirata e colora “Rule or Obey”, song che dopo un breve arpeggio inizia a spingere sull'acceleratore. Con la più spigolosa ed oscura “Struck Down” si prosegue l'ascolto che ci porta alla tirata “Blessed by the Shot” ed alle sonorità 'priestiane' di “Iron Stamina”.
Un lavoro solido e onesto che può fare la felicità dei true metallers. Bentornati Sin Starlett.

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Opinione inserita da Celestial Dream    08 Aprile, 2022
Ultimo aggiornamento: 08 Aprile, 2022
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Per gli amanti del metallo più classico, il debutto nel 2020 dei Greyhawk con “Keepers of the Flame” fu davvero interessante, anche se mostrava margini di miglioramento evidenti. Ora i cinque guerrieri a stelle e strisce tornano in pista con un EP di cinque pezzi pronti ad infiammare ogni cameretta dei defenders più incalliti. Non giocano certo su una tecnica spaziale, visto anche il cantato del singer Rey Taylor, che non verrà ricordato negli anni a venire, ma l'impatto di pezzi come “Steelbound”, roccioso che apre il lavoro con un bel incedere accompagnando l'ascoltatore fino ad un bel coro canticchiabile e successivamente i ritmi più scoppiettanti di “Call Of The Hawk”, che esplode su un assolo di chitarra ben assestato, mostrano come il gruppo sappia giocare bene le proprie carte. Influenze neoclassiche escono con decisione con la diretta “Demon Star”, mentre scorre rapidissima “Shattered Heart” con riff spietati che non si fermano un attimo. Infine, le note epiche della più dinamica “Take The Throne” mettono fine ad un EP che testimonia la crescita sotto ogni punto di vista di questa band. I Greyhawk sono pronti al gran botto e noi li aspettiamo al varco con il prossimo full-lenght. Ci sarà da divertirsi!

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Opinione inserita da Celestial Dream    08 Aprile, 2022
Ultimo aggiornamento: 08 Aprile, 2022
#1 recensione  -  

Dal Canada per proporre un Hard Rock solido che prende dalle sonorità più classiche, ma con una forte componente moderna; gli Age Of Wolves con questo omonimo disco presentano otto brani per quaranta minuti scarsi che viaggiano tra Sludge, Groove, Classic ed Alternative Rock. Chitarroni pesanti e l'ugola ruvida di Michael Edwards giocano un ruolo fondamentale con pezzi ricchi di energia come l'opener “Lil' Burner” e l'elettrizzante “Endless Tides”, che chiude il disco. Tanta carica e adrenalina, ma anche pochi momenti davvero intensi e capaci di colpire; all'interno del sound degli Age Of Wolves sembra mancare un po' di personalità ed il lavoro in questione fatica a lasciare il segno e a distaccarsi rispetto a tante altre releases che incontriamo abitualmente. E così non basta l'impatto moderno di “Grease Monkey & Amp; The Monkey Wrench”, né i ritmi sludge di “My Love Ends All” condotti dal basso di Ray Solomon. Si chiude un lavoro piacevole e ben suonato, ma che dopo ripetuti ascolti fatica ad appassionare. Dedicato ai veri appassionati del genere!

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3.5
Opinione inserita da Celestial Dream    06 Aprile, 2022
Ultimo aggiornamento: 06 Aprile, 2022
#1 recensione  -  

Formati nel 1985 i Big Guns hanno pubblicato un disco di assoluto valore, “Kicks”, malamente pubblicizzato e distribuito all'epoca, segnando così già in partenza la fine del progetto. I componenti di quella band Stephen Crane e Duane Sciacqua hanno continuato a scrivere musica assieme unendo le forze con altri musicisti ma niente vide più la luce a causa dei soliti problemi tra etichette. Arriviamo così ai giorni nostri quando i due musicisti americani hanno ripescando del materiale rimasto chiuso nel cassetto per anni, convincendo l'etichetta tedesca AOR Heaven a dare finalmente vita a queste composizioni. Dieci brani quelli che compongono “Big Guns”, disco dal sapore marcatamente eighties; songs ricche di atmosfere americane, melodie calde ed un tocco AOR ben presente. La più rockeggiante partenza di “Gangland” lascia spazio alle melodie più celestiali di “Crazy In Love” e dell'intensa “ Waiting For The Night”. La scoppiettante “ Love For Sale” si alterna alle magiche atmosfere della ballata “Touch Of Magic”, segnata dall'ugola sofferta di Stephen Crayne, mentre sonorità sci-fi si fanno insistenti nell'accoppiata formata da “Tell Me What You Want” e “Combat Zone”. La hit del disco arriva probabilmente con le melodie coinvolgenti ed eroiche di “I Won’t Tell On You”, tra Journey e Survivor, affidando poi la chiusura al Blues Rock di “Bad Reputation”.
“Big Guns” è un lavoro vario e ricco di buoni spunti che certamente è rimasto fin troppo tempo dimenticato in un angolo e che finalmente potrà farsi sentire a tutti gli appassionati delle sonorità classiche dell'Hard Rock melodico degli anni ottanta.

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