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Opinione scritta da mario

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Opinione inserita da mario    25 Marzo, 2014
Ultimo aggiornamento: 25 Marzo, 2014
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Formati nel 2008, i thrashers danesi Battery arrivano quest'anno con il loro debut ufficiale "Armed With Rage" sotto la Punishment 18 Records.
Il quartetto propone thrash metal anni '80, che si può intuire subito soltanto guardando la fantastica copertina, in modo potentissimo, velocissimo e senza attimi di respiro. Certamente, non è un disco da troppe pretese, però è convincente e divertente e sa intrattenere senza annoiare.

"Armed With Rage" è basato su un buon numero di riffs velocissimi e brutali, fatti apposta per il pogo più sfrenato, aiutati enormente da una produzione pulita e pompata. Il drumming è allo stesso modo potente e vario, senza mai risultare monotono. Ci sono canzoni più che buone, giusto per citarne alcune: l'iniziale "Narcotic Mirage", che parte un un urlo accattivante da parte del singer Chris Steel e poi procede con riff ottimi e trascinanti. Un altro esempio è la sesta track, "Vermin of Fukushima", in cui è presente un ottimo lavoro di batteria ma soprattuto di basso, nonché un buon riffing.

Questo album è tutto sommato più che sufficiente, dotato di buon tiro, energico, pur senza troppe pretese. Forse l'unica cosa che dovrebbe migliorare è la voce del singer, che a volte risulta un pochino noiosa, ma non è nulla di troppo pesante. Insomma, "Armed With Rage" potrà di sicuro accontentare i fans accaniti del genere e ci fa sperare in un buon futuro per questa band.

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Opinione inserita da mario    14 Marzo, 2014
Ultimo aggiornamento: 14 Marzo, 2014
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I Nervosa sono una all-female thrash metal band brasiliana, che arriva quest'anno al debutto con questo "Victim of Yourself". Si erano gia fatte sentire con una demo nel 2012, ma si trattava di un lavoro piuttosto scialbo e privo di idee. Fortunatamente non è la stessa cosa per il nuovo disco, che è decisamente una prova di come la band sia migliorata sotto ogni aspetto: songwriting ed "originalità" (nel senso che non sono andate troppo pesantemente a riciclare idee altrui).

Ciò nonostante, c'è ancora qualcosa che non convince nella musica delle Nervosa: il sound della band si concentra senza ombra di dubbio sui Destruction degli ultimi dischi (la cantante Fernanda Lira ha pure la voce che assomiglia a quella di Schmier!) ed è appunto questo il problema, tanto che spesso sembra che vogliano copiarli a tutti i costi.

Fortunatamente comunque sono più le canzoni buone che quelle sottotono. "Justice Be Done" ne è un esempio ed è probabilmente la miglior traccia di tutto il disco: riffs veloci e vari, drumming potente e basso sempre presente. Al contrario, pezzi come "Death" (oltre a non avere un titolo molto fantasioso...) sanno troppo di gia sentito e sono abbastanza (se non molto) noiosi.
Tutto l'album è un concentrato di thrash metal veloce, potente e senza attimi di respiro, quindi chi ama queste sonorità non avrà difficoltà ad apprezzarlo.

"Victim Of Yourself" rimane un discreto debutto, pur presentando ancora delle ingenuità, comunque un enorme miglioramento rispetto alla loro demo del 2012. Insomma, se non siete fans incalliti dell'innovazione fate vostro questo disco, altrimenti è meglio che cerchiate altrove.

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Opinione inserita da mario    11 Marzo, 2014
Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 2014
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I Trigant sono uno dei tanti gruppi thrash metal che popolano l'underground, formatosi nel 2008, pubblica questo EP "Wolves" nel 2013. Il genere da loro proposto è principalmente un thrash metal classico alla Metallica, Forbidden e Overkill, in cui sono presenti anche alcune influenze di Heavy Metal classico.

Il disco è formato da 4 canzoni a cui la tecnica di certo non manca, ma il problema dei Trigant è che fanno la solita roba già sentita e senza idee interessanti: i soliti riffs thrash sentiti e risentiti troppe volte.
Un altro piccolo particolare non proprio esaltante è la voce del singer Piet, che è un po' troppo monotona, ma comunque questo è un difetto che potrà essere migliorato con il tempo e con applicazione.
Il lavoro alla batteria è buono, ma a volte si presenta un po' monotono e ripetitivo; l'operato del basso, al contrario, è forse la cosa più riuscita del disco, sempre presente ed energico. Anche le chitarre non sono proprio male: durante le quattro canzoni ci sono spesso delle ottime melodie anche se, per circa il 70% del lavoro, non sono state suonate nel modo giusto.

"Wolves" non è un EP terribile, ma non presenta delle grandi idee, mentre ne presenta troppe che sanno di già sentito. Possiamo aspettarci la maturazione nel prossimo EP/Album dato che, come detto, non è tutto da buttare via e la tecnica non manca ai musicisti; per adesso comunque non me la sento di consigliarne l'ascolto, se non ai soli fans dei Trigant.

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Opinione inserita da mario    08 Marzo, 2014
Ultimo aggiornamento: 26 Agosto, 2014
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Oramai è difficile trovare band che suonano con tanta energia!
I Prematory si sono formati nel 2007 e si erano gia fatti sentire nel 2010 con il disco "Suiciety", quest'anno tornano con la nuova release "Corrupting Influence", che è davvero un fantastico album. Ed è davvero notevole come la band sia maturata sotto tutti gli aspetti, dato che il debutto "Suiciety" era un disco molto mediocre senza uno straccio di idea. In questo album i Prematory sono migliorati sotto ogni aspetto: di certo non inventano nulla di nuovo, ma sono riusciti a fondere il sound di molte bands thrash anni '80 e '90 con intelligenza. Le influenze passano dai Metallica degli esordi agli Slayer, dagli Exodus ai Pantera, senza riciclare roba che è gia stata suonata altre mille volte.

"Corrupting Influence" è un perfetto disco thrash di 11 canzoni (10, se togliamo l'intro iniziale) una migliore dell' altra, in cui si ricevono mazzate di pura qualità, senza momenti sottotono. Le chitarre di Joeri Van De Schoot e Jonas Van De Sande sono sempre potenti e veloci senza attimi di respiro, stessa cosa per la batteria di Thomas Wuyts e per il basso sempre presente di Joeri Trescinski. Il cantante Simon Duson, pur non avendo un'incredibile estensione vocale, ha una voce perfetta per il sound del gruppo, in grado di coinvolgere l'ascoltatore.

Di certo non è un capolavoro, ma credetemi è difficile trovare gruppi che suonano con tanta energia e potenza. Naturalmente, se il thrash è il vostro pane quotidiano, ma anche il metal in generale, questo "Corrupting Influence" è indubbiamente imperdibile. Grandissimo disco.

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Opinione inserita da mario    26 Febbraio, 2014
Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio, 2014
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Gli Hirax non sono di certo un gruppo di ragazzi formatosi qualche anno fa. Gli Hirax sono un gruppo thrash formato nell'85 che ha uno stile molto personale, specialmente nel primo belissimo album "Raging Violence", un disco stupendo che rimane tra le perle del thrash anni 80 da riscoprire. Secondo me l'unica cosa che peccava in quell'album (e forse anche in tutti gli altri album degli Hirax) è la voce del cantante Katon W. De Pena che ritengo un po' troppo "a gallina". Ma, fortunatamente, questo difetto è stato (quasi) sistemato e nelle ultime releases della band la sua voce è molto migliorata. Si sciolsero nell'89 per poi riformarsi nel 2000 e nel 2004 tornarono con l'ottimo "The New Age of Terror", un bell'esempio di thrash moderno, anche se sembrava che gli Hirax avessero perso un po' dell'originalità che li caratterizzava; ciò comunque non si dimostrò un grosso problema dato che continuarono comunque a realizzare album gradevoli.

Son passati ben cinque anni dal discreto "El Rostro de La Muerte" e quest'anno sono tornati con una release davvero spaccaossa: "Immortal Legacy". Si tratta di un concentrato di puro speed/thrash moderno con la T maiuscola. I due chitarristi Mike Guerrero e Lance Harrison distruggono tutto con dei riffs veloci e micidiali, Jorge Iacobellis fa un ottimo e martellante lavoro di batteria e il basso di Steve Harrison è sempre presente. Ma soprattutto una nota di merito va al cantante, che in questo disco ha probabilmente dato la sua migliore performance di sempre.

"Immortal Legacy", oltre ad avere una copertina spettacolare, è un'ammasso di dodici canzoni tutte più o meno sullo stesso livello, che non superano mai i quattro minuti; una mezz'ora di puro headbanging per un feroce e veloce thrash. Titoli come "Hellion Rising", "Victims of The Dead", "Violence of Action" e "The World Will Burn" sono tutto un programma. Se già impazzivate per le ultime uscite del gruppo in questione, questo album non potrà che farvi gioire, dato che il tutto è totalmente compatto e ricco di energia, senza attimi di calo.

Insomma, questo disco è la chiara prova che gli Hirax sanno ancora picchiare duro e, pur non essendo un capolavoro, rimarrà di sicuro tra i più piacevoli dischi thrash metal del 2014. Fatelo vostro senza alcun dubbio!

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Opinione inserita da mario    22 Febbraio, 2014
Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio, 2014
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"The Call of Extinction" è il primo EP dei Running Death uscito ben due anni fa, ma arrivatoci solamente di recente; si tratta davvero di un disco fatto come si deve.
I Running Death suonano principalmente un thrash metal martellante, ma allo stesso tempo con un sacco di melodie che aiutano molto il songwriting in quanto a fantasia. Sia chiaro, non è che i Running Death portino una grande innovazione, ma sanno fare molto bene il loro genere.

Si tratta di cinque tracce dirette, senza un attimo di respiro e che non presentano momenti di calo; riffs potenti e spaccossa sono mischiati a un sacco di melodie, oltre a degli assoli molto efficaci, un lavoro di batteria martellante e distruttivo ed un basso sempre ben presente. Forse l'unica cosa che un pochino pecca è la voce del singer Simon, che a volte risulta un po' monotona e noiosa; non un problema insormontabile comunque o qualcosa che non possa essere corretta in futuro con un po' più di espressività.

Insomma, "The Call of Extinction" è davvero un ottimo EP di thrash metal e, sebbene non sia innovativo, è comunque pieno di idee per nulla banali, risultando così decisamente gradevole. Se volete del thrash diretto e senza attimi di respiro, questo disco fa al caso vostro.

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Opinione inserita da mario    16 Febbraio, 2014
Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio, 2014
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I Satanika sono un nostrano gruppo thrash metal dalle influenze black. Dopo il discreto "SatanikAttack" e l'ottimo "Infection", il gruppo torna quest'anno con il lavoro che tutti si aspettavano: "Nightmare".
La formula della band non è cambiata affatto, ma questo disco è devastante, pieno di idee ed ispirato più che mai. Oltre ad avere una copertina bellissima, "Nightmare" (pur non avendo un titolo molto fantasioso) presenta tutte le caratteristiche che un grande album di questo genere dovrebbe avere.

Lo stile del gruppo può essere considerato una sorta di mistura tra Slayer ed i primi album dei Bathory, il tutto fatto però con molta più potenza. Ci sono molte collaborazioni nell'album, ad esempio Sataniac dei Desaster che canta nella canzone "The Black Queen" o Martin Missy dei Protector che canta in "Steel Aggressor" e questo rende ancora più interessante l'ascolto.

Il riffing è vario, velocissimo, potente, distruttivo e personale, senza attimi di calo. Ed inoltre c'è un ottimo lavoro di batteria e basso. Degna di nota anche l'ottima produzione, molta pompata. Le canzoni sono tutte più o meno allo stesso livello, quindi è difficile indicare le più belle, comunque un buon esempio penso possano essere l'iniziale "Electro Shock", oppure "Carnal Violence".

Insomma, se avete apprezzato i due precedenti lavori di questa band, questo "Nightmare" non vi potrà deludere, perchè è davvero un gran esempio di black/thrash, probabilmente tra i migliori mai fatti. Gran disco consigliato senza alcun dubbio, soprattutto ai fans del genere.

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Opinione inserita da mario    05 Febbraio, 2014
Ultimo aggiornamento: 05 Febbraio, 2014
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I Killface sono un nuovo gruppo che debutta quest'anno con questo album intitolato 'Feeding The Dead'. Si tratta di un semplice e classico sound Death/Thrash, come gia tante altre bands avevano offerto negli anni passati, ma si deve dire che i Killface hanno saputo suonare bene senza cadere nel mediocre, tutt'altro la loro formula semplice risulta abbastanza, se non molto, convincente. Supportato da una copertina orribile che fa subito presagire che si sta per andare ad ascoltare qualcosa di non "delicato", l'album è stato fatto come si deve, con risultati non eccezionali ma comunque abbastanza piacevoli.

La band dimostra ovviamente una passione fedellisima al death/thrash più brutale. La prima traccia 'Meatgrinder' è un brano distruttivo e coinvolgente, composto da un songwriting vario e di presa; probabilmente si tratta di una delle migliori canzoni del disco.
A continuare si trova 'What's Your Pleasure' che è davvero una canzone da craniata sul muro: songwriting tanto semplice ma altrettanto efficace, con batteria e riffs distruttivi ed un growl gutturale
che sicuramente faranno scatenare il pogo durante i concerti. Una delle migliori dell'album senza alcun dubbio. Si prosegue con 'Murderes', un'altra song semplice, distruttiva e coinvolgente. Dopo di che l'album prosegue deciso e diretto, senza intoppi, con altre tracks spaccaossa come 'Disaster's End' e 'Seduction'. L'album però presenta anche un paio di canzoni abbastanza pesanti e noiose, come ad esempio 'Gutless Scummy Cannibals', in cui la formula semplice diventa un po' meno ispirata e abbastanza scontata, facendo risultare i pezzi poco interessanti.
L'album finisce comunque abbastanza bene con la title track, 'Feeding The Dead', probabilmente la traccia più brutale dell'album, semplice, compatta e distruttiva.

Tirando le somme, l'album è riuscito, compatto e senza troppi intoppi (anche se comunque non ne risulta privo). Un lavoro brutale e marcio che di sicuro farà scapocciare gli appassionati del settore ed i fans della band, anche se non credo potrà far gridare al miracolo nessuno. Non può meritarsi più di una sufficenza perchè effettivamente non è particolarmente originale, né eccezionale ma se la guadagna perchè, rispetto a molti altri albums di bands del genere degli ultimi anni, è sicuramente più travolgente e interessante. Insomma, prendere o lasciare....

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Opinione inserita da mario    04 Febbraio, 2014
Ultimo aggiornamento: 05 Febbraio, 2014
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Gli Amok tornano dopo ben cinque anni dal convincente "Downhill Without Brakes" con la loro nuova release "Somewhere In The West". Il genere suonato dalla band è thrash metal classico ed il suo primo
disco, pur non essendo pieno di idee grandiose, era un buon esempio di questo genere musicale. Purtroppo però questo nuovo album sembra aver fatto perdere al gruppo la freschezza che aveva; sembra abbia voluto copiare a tutti i costi i Testament e le idee sono decisamente poche poche.

"Somewhere In The West", infatti, è il solito disco gia sentito e privo dell'energia che serve. Inoltre presenta delle canzoni che vanno oltre i sei minuti e che risultano difficili da digerire e di certo non invogliano l'ascolto. Molti dei riffs son davvero troppo riciclati dai primi dischi dei Testament e non solo, comunque la band che ha in maniera più evidente "influenzato" gli Amok è decisamente quella di Chuck Billy e soci.
Però non tutto è da buttare: un esempio ne è la canzone "Uprise", che è diciamo la canzone che presenta sia i difetti sia i pregi di questo album, dato che a tratti è scontata e noiosa mentre in altri momenti presenta davvero delle belle idee. Purtroppo però più dell'80% del lavoro non è stato fatto con la giusta voglia e ispirazione e, pur essendoci un buon lavoro di batteria, basso e voce, il tutto non è soddisfacente. Ed è un vero peccato, perchè come ho gia detto il loro debutto era davvero carico ed ispirato, questo "Somewhere in The West" però non è quello che ci saremmo potuti attendere. Certo, come detto, non è del tutto da buttare, ma è comunque un enorme passo indietro, sembra quasi come se gli Amok avessero fatto questo disco giusto per accontentare i fans che vogliono sonorità old school e senza impegnarsi. Speriamo davvero che al più presto ritrovino l'energia e l'ispirazione che avevano nel debutto.

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Opinione inserita da mario    28 Gennaio, 2014
Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio, 2014
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Gli Hammercult sono tornati, dopo solo due anni dal loro debutto "Anthems of The Undead", con il nuovo fantistico disco "Steelcrusher".
Per chi non conosce il loro suond, gli Hammercult suonano un thrash metal brutale e martellante, ma per nulla derivativo, una vera mazzata di potenza ed energia che non lascia attimi di respiro. Già il loro debutto "Anthems of The Undead" era un buon disco, in cui però avevo riscontrato qualche difetto un po' fastidioso; questa volta invece davvero si sono superati.

"Steelcrusher" è un'incredibile macchina da guerra, un'esplosione di potenza distruttiva che non credo proprio potrà risultare una delusione per gli ascoltatori.
Il sound della band è ancora quello, ma in questo disco è più ispirato che mai. 13 canzoni (12 se togliamo la solita intro) davvero devastanti, composte con un songwriting davvero vario, coinvolgente e per nulla derivato. Vi basti ascoltare canzoni come "Metal Rules Tonigh" o la title track "Steelcrusher", che sono davvero esplosive e distruttive. Riffs spaccaossa e sempre azzeccati, batteria molto potente, basso sempre presente e assoli dirompenti, tutto è stato fatto alla perfezione senza alcun momento sottotono.

Non c'è davvero nemmeno una canzone debole; tutto il disco è una mazzata con tracce allo stesso livello: semplicemente ottimo. Ma comunque, se devo citare quelle che ho preferito, consiglio la già citata "Metal Rules Tonight", "We Are The People" ed "Unholy Art".

In conclusione "Steelcrusher", oltre ad avere una copertina molto invitante, è davvero un album di metal estremo imperdibile per ogni metallaro. Un vero disco coinvolgente, affascinante, brutale ma anche divertente da ascoltare. Gli Hammercult già avevano dimostrato di essere una band che fa sul serio, qua si sono proprio scatenati al massimo. Una grande release senza alcun dubbio; sconsigliata se siete deboli di cuore...

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