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Conor Brouwer’s Call of Eternity, una nuova metal opera dall'Olanda Conor Brouwer’s Call of Eternity, una nuova metal opera dall'Olanda Hot

Conor Brouwer’s Call of Eternity, una nuova metal opera dall'Olanda

recensioni

titolo
"Call of Eternity"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Whispering story of holiness
2. Gates of immortality =ASCOLTA=
3. Wings of history
4. Days of fallen glory
5. In the deepest part of blackness =LYRIC VIDEO=
6. The cold destiny of tears
7. Glorious days
8. The legend of the warrior
9. Land of new horizons
10. Call of eternity

LINE-UP:
Conor Brouwer - basso, chitarra ritmica
Peter Danielsen - orchestrazioni
Ludvig Pedersen - batteria
Marius Danielsen - cori

Cantanti:
Henning Basse, Ralf Scheepers, Herbie Langhans, Tim "Ripper" Owens, Anniken Rasmussen Danielsen, Jonas Heidgert, Marius Danielsen, Ola Halen

Chitarre soliste:
Simone Mularoni, Roland Grapow, Victor Smolski, Marco Wriedt

opinioni autore

 
Conor Brouwer’s Call of Eternity, una nuova metal opera dall'Olanda 2022-11-26 10:07:56 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    26 Novembre, 2022
Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Tra i tanti progetti di Power Metal sinfonico, sulla scia di quanto realizzato ad esempio da Marius Danielsen con la sua Legend of Valley Doom, oppure di Marco Garau con la sua Magic Opera, adesso annoveriamo un altro progetto, quello del musicista olandese Conor Brouwer denominato Call of Eternity. Anche in questo caso abbiamo un concept alla base (che tratta di fede e speranza) ed una marea di ospiti famosi, di cui alcuni cantanti (fra i quali il già citato Marius Danielsen) ed altri chitarristi solisti (come il nostro Simone Mularoni). Se andiamo a scavare tra le fonti d’ispirazione, oltre alle predette Magic Opera e Legend of Valley Doom, dovremmo sicuramente andare a scomodare gente come Avantasia e Rhapsody, come è normale che sia in un settore musicale come questo. L’ascolto è piacevole, se si è appassionati di sonorità del genere, anche se forse ci sono troppe tastiere e poche chitarre. Tracce come la lunga intro strumentale “Whispering story of holiness”, l’intermezzo strumentale “The cold destiny of tears” e la prima metà della title-track posta in conclusione dell’album effettivamente soffrono la presenza di una dose esagerata di tastiere, mentre latitano paurosamente le chitarre, soprattutto la ritmica, ma anche il basso potrebbe essere molto più protagonista (eppure entrambi strumenti suonati proprio dall’autore….). Su dieci tracce, infine, sono poche quelle veramente ritmate, mentre la maggior parte sono solenni e cadenzate, ricche di cori epici e maestosi; detta sinceramente, avrei preferito un po’ più di brillantezza dalla batteria di Ludvig Pedersen per ritmi più frizzanti ed un po’ meno cori. Se, quindi, l’ascolto non dispiace, parecchie cose potrebbero essere state studiate diversamente e soprattutto in maniera più convincente ed efficace; anche la produzione non aiuta particolarmente (soprattutto sulla chitarra ritmica), anche se bisogna sempre tener presente che si tratta di un lavoro autofinanziato che, quindi, potrebbe soffrire per un budget risicato. Ho apprezzato canzoni come “The legend of the warrior” (forse la migliore del disco), ma anche “In the deepest part of blackness” che, guarda caso, sono le più frizzanti e brillanti. In conclusione, se siete fans delle opere Metal, anche questa “Call of Eternity” (dotata di piacevole artwork) dei Conor Brouwer’s Call of Eternity potrebbe andare incontro ai vostri gusti; per essere obiettivi, però, nello specifico settore c’è molto di meglio; siamo certi tuttavia che Conor Brouwer continuerà sulla sua strada ed altrettanto sicuri che possa migliorarsi (e di parecchio!) in futuro.

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