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Dragon Throne, si può fare di meglio Dragon Throne, si può fare di meglio Hot

Dragon Throne, si può fare di meglio

recensioni

titolo
"Dawnbringer"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Intro
2. Awaken Zuruk Baal
3. Serpent King
4. Waiting for the answer
5. Sands of Rasul
6. Silver city
7. Dragon’s scar
8. Dawnbringer

LINE-UP:
Antti Liimatainen – Guitars
Santtu Korhonen – Vocals
Juuso Korhonen - Guitars
Joni Pyöriä – Bass
Tommi Laitinen - Drums

opinioni autore

 
Dragon Throne, si può fare di meglio 2022-08-19 16:58:45 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    19 Agosto, 2022
Ultimo aggiornamento: 21 Agosto, 2022
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I Dragon Throne si sono formati nel 2019 in Finlandia per iniziativa del chitarrista Antti Liimatainen e del cantante Santtu Korhonen, a causa del loro amore per i Blind Guardian ed il loro particolare Power Metal infuso di epicità ed atmosfere. Dopo l’arrivo degli altri membri, la band ha iniziato a lavorare ad un concept fantasy sul “Dragoverso”; nasce così questo debut album, intitolato “Dawnbringer” e composto da sette canzoni (cui si aggiunge la solita inutilissima intro, tra l’altro proprio intitolata a questa maniera!) per la durata totale di poco inferiore ai 3/4 d’ora. Il sound è naturalmente estremamente ispirato dalle prime produzioni dei Blind Guardian, quelle del precedente millennio per capirci, direi fino a “Nightfall in the Middle-Earth” compreso. Ma subito la band ci spiazza con l’opener “Awaken Zuruk Baal”, cantata in maniera estrema, con una sorta di growling alquanto fastidioso che cozza parecchio con il resto del disco e con ritmi quasi vicini al Melodic Death Metal. Per fortuna si tratterà di un episodio isolato (solo nella title-track, ci sarà qualche sporadico accenno), dato che gli altri pezzi si assestano su un piacevole Power Metal, frizzante e veloce, già dalla successiva “Serpent King”, uno dei brani migliori del disco, assieme alla tiratissima “Silver City”, che fa pensare un po’ anche ai Dragonforce (tanto per restare in tema di draghi). Ciò che però compromette l’esito di questo disco è la voce del singer Santtu Korhonen, che non è niente di eccezionale, un po’ monocorde e poco squillante e potente; il vocalist, inoltre, sembra un po’ in difficoltà quando cerca di raggiungere le note più alte del pentagramma, quasi che madre natura gli impedisca di arrivare fin lassù. Mi rendo conto che non tutti possono essere dei Fabio Lione o degli Alessandro Conti (per citare due cantanti italiani), ma qui non abbiamo davanti nemmeno un vocione sporco e roco come Hansi Kürsch (ma poi sarebbe stato un vero e proprio clone dei Blind Guardian!) e, detta sinceramente, ho fatto un po’ fatica ad ascoltare le parti cantate, soprattutto nei momenti più epici e lenti (come in “Dragon’s scar”, ad esempio). Mi dispiace, perché musicalmente i Dragon Throne, anche se per nulla originali, sono sicuramente interessanti e le loro melodie sono piacevoli da ascoltare; purtroppo, però, nonostante ripetuti ascolti, non sono riuscito a farmi conquistare dall’ugola del buon Korhonen. Sinceramente non so cosa consigliare per il futuro ai Dragon Throne, se non di cercare un percorso maggiormente personale; questo “Dawnbringer” non merita sicuramente una stroncatura, ma ci vuole qualcosa di meglio per raggiungere e magari anche superare la sufficienza. Buona fortuna!

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