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Sacred Oath: nel segno del Drago Sacred Oath: nel segno del Drago Hot

Sacred Oath: nel segno del Drago

recensioni

titolo
Return of the Dragon
etichetta
Wormholedeath Records
Anno

TRACKLIST:
1. Cthulhu Wakes
2. Last Ride of the Wicked Dead
3. Return of the Dragon
4. At the Gates
5. Empires Fall
6. Hammer of an Angry God
7. The Next Pharaoh
8. Primeval
9. Into the Drink
10. Root of All Evil

LINE UP:
Kenny Evans - Drums
Damiano Christian - Guitars
Rob Thorne - Vocals, Guitars
Scott Waite - Bass

opinioni autore

 
Sacred Oath: nel segno del Drago 2022-06-28 18:38:00 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    28 Giugno, 2022
Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 2022
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Il combo del sacro giuramento si formò nel lontano 1984 in Danbury, nel Connecticut e – da allora – ha eruttato metallo fuso come nemmeno un vulcano delle isole dell’Oceano Pacifico sa fare! Poche bands possono vantare una discografia così nutrita e micidiale, che – però – non ha mai reso giustizia a questo quartetto a stelle e strisce che ci infligge una incredibile gragnuola di mazzate sotto l’egida del Power Metal più duro e puro. E, quando dico Power Metal, intendo dire: un singer dall’ugola di acciaio, un axeman talentuoso, una quattro corde degna della scala Mercalli ed un drummer che picchia come un fabbro ferraio ma con la puntualità di un metronomo. Tutti insieme, a macinare riffs tritura-sassi ed ad asfaltare tutto e tutti come un rullo compressore, a far staccare teste per l’headbanging che sanno provocare. Per non parlare delle lyrics, che, come è tanto caro al nostro beneamato genere musicale, attingono a piene mani dal fantasy (basti pensare alla opening track ispirata al ben noto personaggio di HP Lovecraft) ed alla mitologia (vedasi la title-track dedicata ad un’altra figura tanto ricorrente ed amata come il Drago sputafuoco o il pezzo avente come protagonista l’immancabile faraone egizio). Le atmosfere sono avvolgenti, come le spire mortali di un boa gigantesco che ti stritolano senza pietà, con un sound potentissimo e variegato (“At the Gates” su tutte, piacevolmente ai limiti dello sperimentale), caratterizzato da svariati cambi di tempo che ben si confanno ad un ensemble che davvero picchia tostissimo. “Empires Fall” è maideneggiante ed ha un outtake da paura, “Primeval” e “Into the Drink” appaiono un po’ sotto tono rispetto alla pregevole media dei brani, mentre la final track, con il suo arpeggio iniziale, ci catapulta in una spirale di follia scatenata dal male assoluto, con un sincopato davvero niente male, con un duello di assoli come se ne sentono raramente ed un sorprendente coro di voci bianche ad impreziosire. Un’opera mastodonticamente heavy, che certamente farebbe bella mostra di sé in qualunque collezione di dischi e che farebbe la “gioia” dei vicini di casa ogni volta che la si suona. Per me, assolutamente da acquistare, senza “se” e senza “ma”.

P.S.: Il disco è stato rilasciato in tutto il mondo dalla Wormholedeath Records, tranne negli USA dove è uscito per la label Angel Thorne.

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