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TrollfesT: un album dal sapore estivo dedicato anche ai non addetti ai lavori TrollfesT: un album dal sapore estivo dedicato anche ai non addetti ai lavori Hot

TrollfesT: un album dal sapore estivo dedicato anche ai non addetti ai lavori

recensioni

gruppo
titolo
Flamingo Overlord
etichetta
Napalm Records
Anno

TRACKLIST:
1. Dance Like a Pink Flamingo
2. All Drinks on Me
3. Flamongous
4. Twenty Miles an Hour
5. The Flamingorilla
6. Flamingo Libre
7. Piña Colada
8. Rule the Country
9. The Way You Earn Your Drinks
10. Overlords Have Feelings
11. Bob Venke

LINE UP:
Jostein Austvik (Trollmannen) – vocals
John Espen (Mr. Seidel) – guitars, vocals
Fabian Jiru (Fabio Grimdrap) – guitars, vocals
Øyvind Bolt Strönen Johannesen (Lodd Bolt) – bass
Dag Stiberg (Drekka Dag) – saxophone
Bjørn Dugstad Rønnow – drums
Kai Renton (Fjernkontrollet) – accordion, synth

opinioni autore

 
TrollfesT: un album dal sapore estivo dedicato anche ai non addetti ai lavori 2022-06-23 19:51:14 Gianni Izzo
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    23 Giugno, 2022
Ultimo aggiornamento: 23 Giugno, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Nono lavoro in studio per i TrollfesT, che ha tutti gli ingredienti del disco con cui si cerca di imbarcare nuovi adepti a bordo della propria nave musicale. I TrollfesT abbandonano l'idioma di fantasia creato da loro stessi, il "trollspråk": “Flamingo Overlord” è il primo album completamente cantato in inglese, è anche il meno estremo ed il più melodico. I blast beat e lo screaming rimangono presenti un po' dovunque ma sono molto più limitati del solito. Non è un caso che proprio l’opener sia stata usata per provare ad intrufolarsi all’Eurovision Festival in rappresentanza della Norvegia, assalto fallito proprio in finale, quando la Norvegia ha scelto, invece della goliardica bravura dei TrollfesT, un’artista più seriosa e mainstream come Maria Mohn.
“Dance Like A Pink Flamingo” rimane però una buona canzone che si destreggia con un refrain che ti rimane subito in mente, per poi passare ad un accenno dei TrollfesT più classici, con lo screaming di Trollmannen dietro al microfono, tornando per un attimo indietro nel tempo, con synth e il Pop elettronico anni ’80, prima di riproporci l'accattivante ritornello. Forse qualcuno storcerà il naso per queste scelte stilistiche di più ampio respiro, ma il grottesco, lo si nota già dalla copertina, così come la varietà stilistica che ha da ormai molti album contraddistinto la band, rimane intatta, non sai mai cosa aspettarti da un brano ad un altro. In una visione d’insieme possiamo dire che “Flamingo Overlord” vuole essere un lavoro dal sapore estivo, una risposta ed una presa in giro neanche troppo velata dei tormentoni estivi, con la maggioranza dei brani che mira a ritmi latini e musiche dalle tonalità tropicali.
Se con “All Drinks On Me” si ritorna al Folk Metal più classico dei nostri, che vede anche come guest il buon Jonne Jarvela dei Korpiklaani, “Flamongous” ripropone ancora synth alla Giorgio Moroder, ma anche degli ottimi inserimenti di sassofoni. Tolte le parti più dure, anche questa canzone poggia su dei bei corali e cambi ritmici, tanto che a tratti potrebbe essere scambiata per un bel brano dei Diablo Swing Orchestra. “Twenty Miles an Hour” è uno dei momenti più folli dell'album, ed ovviamente deve essere presa per quella che è, una vera e propria presa in giro sia dell’Hardcore moderno, così come del Rap e di certo Funky da classifica. I TrollfesT creano una miscela strana, in cui riescono comunque a inserire i loro strumenti più etnici ed il sassofono a tessere interessanti melodie, pazzia e maestria che vanno a braccetto. Si continua con la circense “The Flamingorilla”, per poi tornare alle atmosfere tropicali con “Flamingo Libre”. Al Reggaeton Metal “Piña Colada” preferiamo sinceramente “Norwegian Reggaeton” dei nostrani Nanowar Of Steel, molto più sagace nel testo e varia. Qui i TrollfesT rendono solo quel dannato giro di quattro accordi, ritmicamente tirato, creando una versione più che Metal, vicina al Punk, conservando giustamente tanto tanto autotune, come è giusto che sia, se si vuol ridicolizzare questo tipo di tormentone. “Rule The Country” accenna qualche fraseggio Jazz prima di presentare interessanti melodie mediorientali, mentre il finale del disco è forse quello che piacerà di più ai fan della prima ora dei Trollfest. “Overlords Have Feelings” suona molto Finntroll, il primo amore dei TrollfesT, e “Bob Venke” rallenta i ritmi, crea un mood gotico, una melodia scandita da singole note di piano che giocherellano come fossimo di fronte ad una sorta di musical Disneyano ma dai toni indemoniati, per poi esplodere più volte con degli azzeccati e rabbiosi blast beat. Un ottimo modo per finire un disco ben fatto, un po’ diverso dal solito, che cerca palesemente di allargare il bacino di utenza della band, ma che gioca sapientemente su quella linea sottile e pericolosa in cui molti sono cascati, ma dove invece abbiamo trovato una band abbastanza preparata da riuscire a non snaturare la propria immagine, e nel contempo creare brani-calamita per chi fino ad oggi non conosceva questi musicisti norvegesi. Non sempre sono andati a colpo sicuro, ma il risultato rimane ottimale.

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