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Il troppo stroppia: nuovo album per i Lost Tribes Of The Moon Il troppo stroppia: nuovo album per i Lost Tribes Of The Moon Hot

Il troppo stroppia: nuovo album per i Lost Tribes Of The Moon

recensioni

titolo
Chapter II: Tales of Strife, Destiny, and Despair
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Intro - Midian Rising
2. Unleash The Berserkers
3. A Chapter from the Book of Blood
4. Maerlyn's Grapefruit
5. The Man in Black Fled Across the Desert - Part 1
6. The Man in Black Fled Across the Desert - Part 2
7. The Way Station
8. The Drawing Of The Three - The Tale Of Enepsigos:
    Part 1: Waxing Moon
    Part 2: Full Moon
    Part 3: New Moon

LINE UP:
Jon Liedtke - guitars, mandolin, synth, theremin
Julie Brandenburg - vocals
Jeremiah Messner - drums
Chris Ortiz - bass

GUESTS:
Carl Storniolo - bongos
Mike Numeyer - vibraphone
Mike Secklin - contrabass
Jack Sharon - bougarabou (tamburo africano)

opinioni autore

 
Il troppo stroppia: nuovo album per i Lost Tribes Of The Moon 2022-06-13 16:41:36 ENZO PRENOTTO
voto 
 
2.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    13 Giugno, 2022
Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 2022
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Non sempre esagerare o spingersi troppo oltre i limiti può portare a buoni risultati, eppure il collettivo dal Wisconsin chiamato Lost Tribes Of The Moon (il nome è un riferimento al film Nightbreed di Clive Barker) ci prova con tutte le sue forze ad abbattere le barriere dei generi e soprattutto per migliorare il disco di esordio omonimo del 2018. Molte le novità a partire dalla line up che vede l’ingresso in formazione della nuova cantante Julie Brandenburg e del bassista Chris Ortiz, che vanno ad affiancare il chitarrista Jon Liedtke (qualcuno forse lo conosce per il suo theremin negli Inter Arma) ed il batterista Jeremiah Messner, attivo da molti anni nel circuito underground locale. Questo nuovo "Chapter II: Tales Of Strife, Destiny, And Despair" è un lungo viaggio di otto tracce che spaziano nuovamente fra una moltitudine di generi partendo da un Heavy Metal old school (NWOBHM) per arrivare ad affreschi sonori parecchio complessi dall’anima Progressive, piena di sintetizzatori, strumenti acustici, theremin, oltre l’aggiunta della nuova voce femminile.
Non tutto però va esattamente come sperato, seppur i miglioramenti rispetto agli esordi ci siano. Il grezzo del debutto viene pulito per bene, ma purtroppo certe manie sono dure a morire. Il minutaggio si è allungato a dismisura sparando sull’ascoltatore un paio di monoliti di oltre venti minuti, oltre che a tracce piene zeppe di idee buttate a casaccio. Dopo l’intro arrivano i dolori con “Unleash The Berserkers”, un pastrocchio disordinato e privo di un’idea concreta: la voce di Julie è fiacca e spenta e viene martoriata dalla componente Hard'n'Heavy (la precedente singer Janine Rohde aveva una grinta più accentuata, seppure fosse meno dotata) totalmente devota alla corrente inglese di maestri come gli Iron Maiden, di cui vengono riprese le armonizzazioni, le linee di basso imperiose e le ritmiche in costante evoluzione, aggiungendoci qualche spruzzata Hard Rock. Il risultato finale non convince ed a poco serve la lunga “A Chapter from the Book of Blood” per sistemare la tragica situazione. Il Prog dai toni occulti dall’incedere Doom vive di luci ed ombre continue: il cantato continua imperterrito ad imitare un debole miagolio accompagnato da inutili e banali assolo esagerati fino all’esasperazione, ed è un peccato perché il crescendo psichedelico non era neanche male grazie anche al potente lavoro di basso. Da questo punto in poi la band decide di viaggiare con il freno a mano tirato ripetendo di continuo gli stessi schemi, ovvero utilizzando delle chitarre acustiche dai toni folkeggianti (si sente anche un mandolino), qualche synth ed un Heavy Metal decisamente scolastico che lascia davvero l’amaro in bocca. Il loop sonoro viene riproposto con ostinazione in “Maerlyn's Grapefruit”, in “The Man in Black Fled Across the Desert - Part 1 & 2” (inutili i duelli fra basso e chitarra), risvegliandosi in parte dal torpore nell’infinita “The Drawing Of The Three - The Tale Of Enepsigos” (divisa in tre parti ossia "Part 1: Waxing Moon", "Part 2: Full Moon" e "Part 3: New Moon"), in cui emerge qualche influenza settantiana e blande visioni alla Vangelis.
Un mastodontico album pretenzioso ed eccessivo che andava alleggerito evitando diverse scelte sbagliate e ripetitive ad oltranza. Un passo indietro enorme che fa rimpiangere il più povero debutto, ma che aveva dalla sua più forza e sostanza.

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