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Un nuovo EP "Live in Studio" per i The Medea Project Un nuovo EP "Live in Studio" per i The Medea Project Hot

Un nuovo EP "Live in Studio" per i The Medea Project

recensioni

titolo
Southern Echoes
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Prelude
2. Babylon
3. Fear
4. The Desert Song
5. Kneel to the Cross

LINE UP:
Brett Minnie – vocals, guitars
Pauline Silver – drums

opinioni autore

 
Un nuovo EP "Live in Studio" per i The Medea Project 2022-01-23 08:01:10 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    23 Gennaio, 2022
Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 2022
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Tanti forse si dimenticano che c’è una fortissima scena musicale anche fuori dall’Europa e dall’America ed anche se è meno conosciuta merita comunque attenzione. La scena africana, in particolare, ha avuto molti epigoni sonori (dal Progressive Rock all’Industrial) ed in questo caso si va a fare la conoscenza dei The Medea Project dal Sudafrica, finora autori di un solo album, "Sisyphus", datato 2020. Questo duo (più qualche guest) pubblica questo nuovo EP, "Southern Echoes", una raccolta di brani che risalgono a gennaio 2021 quando la band è stata contattata per rinnovare il proprio legame con la Madrepatria partecipando all’evento online chiamato Metal4Africa Summerfest ’21, eseguendo un live in studio trasmesso in streaming. La musica dei The Medea Project è assimilabile ad un certo modo di vedere il Gothic/Doom Metal, ma la band offre una versione più personale e particolare un po’ come facevano straordinari gruppi come Tiamat e Type O Negative.
Le prime quattro tracce sono tutte versioni “live” prese dal disco di debutto. L’iniziale “Prelude” è una sorta di intro molto intima con delle linee vocali morbide ed impalpabili, quasi provenienti da una dimensione lontana, segno che il gruppo ama un certo mood mistico ed arcaico. L’oscura chitarra di “Babylon” apre uno scenario nerissimo e Doom con una batteria che scandisce i tempi in maniera marziale innalzando un Gothic Metal molto grezzo dalle tenui linee melodiche. I suoni sono minimali e gli arrangiamenti molto scarni rispecchiando i paesaggi desertici tipici dell’Africa e lo si evince dal mix distorto di Stoner/Desert Rock contenuto in “Fear”, in cui il riff Blues della sei corde di Brett Minnie richiama i deliri di Danzig sublimati dagli acidi fumi psichedelici dell’inno “The Desert Song”, che ha delle sonorità sempre più introspettive che si perdono nel vento come granelli di sabbia. L’unica concessione a qualcosa di “esterno” è la cover di “Kneel to the Cross” dei meravigliosi Sol Invictus, espressa come un’ossessione acustica che richiama un rituale pagano evidenziato da un’andatura quasi Southern Rock e pregna di un cantato sempre più aspro con il passare dei minuti. L’EP si presenta solido seppure molto primordiale e con dei mezzi ridotti eppure ha al suo interno una magia ed una sporcizia che lo rendono interessante.
Un ascolto consigliato e che potrebbe incuriosire diverse frange di ascoltatori. Nel caso qualcuno fosse interessato all’album, come extra, troverà un link per scaricare un esclusivo podcast a nome "Southern Echoes: Stories from the South African Underground", contenente una discussione con personaggi di spicco della scena musicale sudafricana, fra cui membri di Facing the Gallows e Mind Assault.

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