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Palpabili segni di evoluzione nel nuovo EP degli Hanging Garden Palpabili segni di evoluzione nel nuovo EP degli Hanging Garden Hot

Palpabili segni di evoluzione nel nuovo EP degli Hanging Garden

recensioni

titolo
Neither Moth nor Rust
etichetta
Lifeforce Records
Anno
TRACKLIST:
1. Neither Moth Nor Rust
2. The Last Dance
3. And Leave All Love Behind
4. The Raven Portrait
5. On The Shore Of Eternity
6. Field Of Reeds (Avalon Skies Rework)
 
LINE UP:
Mikko Kolari – guitars
Jussi Hämäläinen – guitars, vocals
Nino Hynninen – keyboards
Toni Hatakka – vocals
Jussi Kirves – bass
Sami Forsstén – drums
Riikka Hatakka – vocals

opinioni autore

 
Palpabili segni di evoluzione nel nuovo EP degli Hanging Garden 2022-01-23 07:35:23 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    23 Gennaio, 2022
Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 2022
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I finlandesi Hanging Garden odiano stare con le mani in mano ed ogni anno deliziano gli ascoltatori con singoli, album ed EP. Proprio di questo formato si parlerà in questa recensione, dato che il combo nordico ha pubblicato da poco un nuovo dischetto di sei tracce che anticipa il futuro nuovo long playing. Gli ultimi tre album degli Hanging Garden avevano spesso paura di osare un po’ di più, preferendo evolvere il sound della band in maniera molto leggera, impalpabile ottenendo comunque degli ottimi risultati in ambito Death/Doom Metal a tinte nordiche. Questo "Neither Moth nor Rust" vede finalmente uno “schiodare le sinapsi” ed il tentare di fare qualcosa di differente senza snaturare la propria essenza.
La title-track “Neither Moth nor Rust” parte in maniera quadrata ed immediata con giri di chitarra impetuosi e cupi come da manuale, inglobando piano piano le eteree vocals femminili (sempre ad opera della bravissima Riikka Hatakka) combinate al growl violentissimo di Toni Hatakka, fino a far esplodere in un epico e potente coro melodico. Sempre in maniera molto elegante si percepiscono piccoli dettagli che nascono delicatamente. La successiva “The Last Dance” contiene un intrigante giro melodico dal sapore nordico e malinconico che funge da base per poi sviluppare diverse idee, ma per coglierle bisogna ascoltare con attenzione perché sono nascoste in mezzo a duri muri di chitarre ed intrecci vocali maestosi. In seguito gli animi si placano momentaneamente: la prima si intitola “And Leave All Love Behind”, che ha al suo interno un magnifico lavoro di piano di un’intensità rara, creando una ballad crepuscolare in cui voci maschili e femminili si uniscono armoniosamente sorretti da pennellate acustiche; la seconda è la meravigliosa “The Raven Portrait” con ancora, in primo piano, il tocco raffinato del tastierista Nino Hynninen, che ha la capacità di creare un turbine di splendore uditivo immerso in dolci melodie e suoni Ambient. Si cambiano nuovamente le carte in tavola con il Post-Rock della dinamica “On the Shore of Eternity”, in cui emerge lo sfaccettato lavoro dei due chitarristi Mikko Kolari e Jussi Hämäläinen, che non lesinano in riffs intraprendenti, arpeggi melodici e voli negli astri. Il gran finale si chiama “Field of Reeds (Avalon Skies Rework)” e tira fuori dal cilindro un mood decisamente elettronico fra cupe orchestrazioni, beat Trip Hop e, in generale, delle architetture sonore che ricordano gli ultimi Anathema o i The Chant (di cui ne fa parte lo stesso chitarrista Jussi).
Ci voleva una bella rinfrescata di sound seppure non così arrogante come ci si aspettava, ma è comunque ben accetta e fa sperare per un nuovo disco con grossi attributi!!!

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