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I Warzaw e l'amore verso l'Heavy degli anni '80 I Warzaw e l'amore verso l'Heavy degli anni '80 Hot

I Warzaw e l'amore verso l'Heavy degli anni '80

recensioni

gruppo
titolo
“Black magic satellite”
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Santa Mira
2. Fierce attitude
3. Send my regards
4. Lightning from the clear sky
5. Circular talk
6. Machine gun fire
7. Where the bodies are buried
8. Shot of poison
9. Pistols at dawn
10. Altar of pleasure
11. Sabres of flesh and blood

LINE UP:
Daniel Rønning - Vocals
Håvard Alvarez - Guitars
Trond Jullumstrø - Guitars, bass
Mats Sødahl - Drums

opinioni autore

 
I Warzaw e l'amore verso l'Heavy degli anni '80 2022-01-15 18:18:21 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    15 Gennaio, 2022
Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 2022
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I Warzaw sono una Heavy Metal band formatasi a Trondheim, in Norvegia nel 2020; Fanno parte del gruppo dei musicisti dell’area di Trondheim che hanno deciso di suonare l’Heavy Metal dei gloriosi giorni degli anni ’80, proprio per la loro passione verso tali sonorità. A fine gennaio del 2021 si sono autoprodotti solo in digitale il proprio debut album, intitolato “Werewolves on wheels” (mai pervenuto a noi di allaroundmetal.com), mentre il 31/12 è uscito, sempre autoprodotto solo in digitale, questo “Black magic satellite”, composto da undici tracce per circa 3/4 d’ora di durata e con un artwork abbastanza ridicolo. Buona, invece, la produzione che, contrariamente a quanto spesso accade per chi ama certe sonorità (mi riferisco soprattutto a gruppi sudamericani), non è troppo old style, ma è anzi al passo con i tempi. Come spesso accade, i paragoni che vengono fatti in presentazione sono campati in aria: semplicemente non c’è nulla che ricordi Motorhead, Judas Priest e Dokken, mentre c’è solo qualche lontana reminiscenza di Iron Maiden (soprattutto nelle parti soliste delle chitarre) ed Accept (ogni tanto a livello di ritmiche). I Warzaw infatti si ispirano indubbiamente alla NWOBHM, ma ci mettono anche un po’ di Power teutonico alla Rage o come gli indimenticabili Heavens Gate, finendo per aggiungere persino un pizzico di tocco Hard Rock made in USA. In questo sono facilitati dall’ugola versatile del singer Daniel Rønning che, quando serve, viene sporcata penso proprio per andare a pescare nell’Hard Rock americano. Il disco inizia con un’accoppiata vincente come “Santa Mira” e “Fierce attitude” che sono tra i pezzi più frizzanti e brillanti della tracklist, non tutti purtroppo però sono allo stesso livello qualitativo. Se, infatti, “Send my regards” è elegante nel suo incedere moderato e “Lightning from the clear sky” è orecchiabile e ruffiana, le successive “Circular talk” e “Machine gun fire” non sono male (soprattutto la seconda), ma non esaltano in maniera particolare. Si prosegue bene o male alla stessa maniera un po’ altalenante, con pezzi che colpiscono favorevolmente (l’orecchiabile e frizzante “Where the bodies are buried”, così come “Altar of pleasure” che si apprezza soprattutto per il lavoro delle due chitarre) ed altri più pesanti e lenti che non spiccano in maniera particolare (“Shot of poison” e “Pistols of dawn” obiettivamente sono un’accoppiata che non convince particolarmente). La conclusione è affidata al macigno di “Sabres of flesh and blood” con cui si potrebbe anche andare a cercare un paragone con il Gothic scandinavo. Nonostante questa eterogeneità (o mancanza di compattezza, fate voi), “Black magic satellite” è comunque un disco piacevole da ascoltare; certo, per il futuro, i Warzaw avranno bisogno di scegliere una strada in maniera più decisa, se vorranno essere notati ed avere qualche speranza di uscire dall’underground, per ora però meritano sicuramente più della sufficienza.

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