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Intaglio: sofferenza in musica Intaglio: sofferenza in musica Hot

Intaglio: sofferenza in musica

recensioni

gruppo
titolo
II
etichetta
Solitude Productions
Anno

TRACKLIST:
1. The Night Sky (05:24)
2. Melting Like Ice... (03:44)
3. Always Return (03:54)
4. Subject to Time (08:01)
5. The Memory of Death (07:55)
6. Depths of Space (05:50)
7. Everything in Its Place (07:14)

LINE UP:
Evgeny Semenov - Guitars, Bass, Korg MS-20
Nadia Avenosova - Cello
Evander Sinque - Vocals
Roman 'V' - Drums
Alexey Batrakov - Bass

opinioni autore

 
Intaglio: sofferenza in musica 2022-01-09 11:05:51 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    09 Gennaio, 2022
Ultimo aggiornamento: 09 Gennaio, 2022
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Esiste una frangia del Doom Metal che si (pre)occupa di rappresentare la sofferenza dell'essere umano fin
nelle sue più recondite manifestazioni e gli Intaglio appartengono indubbiamente a questa categoria di doomsters; ma - nel caso di questa lo seconda release - la sofferenza si spinge a tal punto che si incarna nell'ascolto stesso del disco. E sì, perché mai come in questo caso si può parlare di "seconda fatica": questo CD si fa davvero fatica ad ascoltarlo fino in fondo, per quanto è cupo e disperato. Ma, soprattutto, risulta oltremodo stucchevole a causa dell'utilizzo (secondo me inappropriato) del cantato in growl. Mi sta bene l'uso degli archi, che - fin dalla musica classica - esprimono al meglio i sentimenti di malinconia e tristezza; idem per l'utilizzo ad hoc dei sintetizzatori, ma il growl (sia pure intervallato con voce narrante e voce "pulita") riesco a vederlo più adatto a pezzi più veloci, tipo Death e/o Grindcore mentre, inserito in un contesto più mortifero e cadenzato, lo trovo alquanto difficile da digerire. Ma tant'è, de gustibus. Venendo alla disamina di questa seconda creatura oscura partorita dai nostri, senza ombra di dubbio il pezzo che si staglia su tutti è il lunghissimo (otto minuti) "Subject to Time", il quale, non a caso, è stato edito anche come singolo: l'innesto sapiente del flauto traverso mi è piaciuto, forse perché ho un debole per questo (a mio avviso troppo sottovalutato) strumento. Il funereo combo russo (attivo dal 2004) dimostra di saper comunque maneggiare sapientemente la materia, con una certa padronanza del genere, favorita certamente dalla genetica, visto che grandissima è la tradizione musicale della loro terra di origine, che tanto lustro ha dato alla causa della musica classica. Ho recensito personalmente il loro primo full-length e posso affermare che, questa loro ultima realizzazione, riprende il discorso esattamente dal punto in cui lo aveva lasciato, senza aggiungere molto ma anche senza sottrarre nulla sotto l'aspetto compositivo, sciorinando sempre delle buone idee e degli spunti discreti, sempre e comunque all'insegna della attitudine metal più macabra, proponendoci quella che potrebbe essere la colonna sonora dei nostri ultimi giorni di vita, da ascoltare sul nostro letto di morte.

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