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Hypocrisy: un nome, una leggenda, una garanzia. Il gran ritorno di Tägtgren e soci Hypocrisy: un nome, una leggenda, una garanzia. Il gran ritorno di Tägtgren e soci Hot

Hypocrisy: un nome, una leggenda, una garanzia. Il gran ritorno di Tägtgren e soci

recensioni

gruppo
titolo
Worship
etichetta
Nuclear Blast Records
Anno

PROVENIENZA: Svezia

GENERE: Melodic Death Metal

TRACKLIST:
1. Worship =VIDEO=
2. Chemical Whore =VIDEO=
3. Greedy Bastards
4. Dead World =VIDEO=
5. We're the Walking Dead
6. Brotherhood of the Serpent
7. Children of the Gray =VIDEO=
8. Another Day
9. They Will Arrive
10. Bug in the Net
11. Gods of the Underground

LINE-UP:
Peter Tägtgren - Guitars, Keyboards, Vocals
Mikael Hedlund - Bass
Horgh - Drums

opinioni autore

 
Hypocrisy: un nome, una leggenda, una garanzia. Il gran ritorno di Tägtgren e soci 2021-11-26 17:52:45 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    26 Novembre, 2021
Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Quella dei leggendari Hypocrisy è stata ed è tutt'ora una signora carriera con dei capitoli sempre e comunque riusciti. Da importantissima e seminale realtà della nascente corrente Death Metal in Svezia a degni portavoce di sonorità più Melodic Death, Peter Tägtgren e soci non hanno mai sbagliato un colpo grazie anche ad una lodevole maestria compositiva del vocalist e chitarrista. Non stupisce, dunque, se il trio non abbia mai sbagliato un colpo centrando sempre e comunque il bersaglio. Dal 2013, anno del riuscito e fino ad ora ultimo "End of Disclosure", ad oggi, dei Nostri non si è saputo più nulla se non dei rumors circa un album di addio e relativo scioglimento. Insomma, tanti dubbi e congetture che sicuramente la band non ha aiutato a dissolvere, almeno fino ad oggi. Dopo ben otto anni di silenzio è finalmente giunto il momento del gran ritorno degli Hypocrisy con il loro quattordicesimo parto in casa -come sempre - Nuclear Blast Records: "Worship".
Poche, o forse pochissime sono le band che possono fregiarsi del titolo di "garanzia", e certamente l'act svedese non è da meno: questo album infatti sa di Hypocrisy al 100%, con tutti i pro e contro del caso. “Squadra che vince non si cambia” recita il proverbio, e forse è con queste parole che meglio si riesce a dare una dimensione alla nuova fatica del gruppo, seppur con qualche riserva. Dicevamo prima come il grandissimo asso nella manica degli Hypocrisy sia il frontman Peter Tägtgren, che non a caso è considerato una delle figure chiave della nascente corrente Swedish Death dei primi anni '90. E questo per un "semplice" fattore: una spiccata quanto poliedrica inventiva compositiva. "Worship" è esattamente la quadra, il riassunto, la summa di quanto fatto di buono fino ad ora e di come suonano gli odierni Hypocrisy. Dalle tipiche sfuriate glaciali melodeath dell'opener omonima, al mood più groove e pesante di "Dead World" (che vagamente ha il sapore dei Kataklysm), fino a veri e propri rimandi alle radici Death Metal come avviene in “Brotherhood of the Serpent”. Insomma, si parla di un disco cementato su un modus operandi ormai consolidato ma non per questo prolisso o comunque noioso. L'eterogeneità compositiva del trio svedese si spalma all'interno di 50 minuti di durata che filano con una facilità disarmante, alternando momenti più duri e compatti ad altri più sognanti ed ultraterreni, esattamente come gli ultimi lavori della band ci hanno abituato; e noi li amiamo per questo. È vero, si sta comunque parlando di un'opera che non nasconde una certa autoreferenzialità o comunque un voler rimarcare quanto questo sia territorio esclusivo degli Hypocrisy. Ma appunto, va bene così dato che - diciamolo chiaro e tondo- un artista del calibro di Peter Tägtgren può permettersi di fare un po' ciò che vuole. Tuttavia è indubbio come "Worship" sappia attirare a sé l'attenzione di chiunque, dal fan sfegatato della prima ondata Death fino all'estimatore della svolta Melodeath. Un'eterogeneità che saprà regalarvi quasi un'ora di gustosissimo metal suonato a regola d'arte; d'altronde stiam pur sempre parlando di un gruppo leggendario.
Otto anni, signori. Otto lunghissimi anni di assenza dai riflettori totalmente ripagati da un nuovo ed imponente capitolo di una band che non ha perso una singola pagliuzza della sua verve. Non si poteva chiedere di più al trio di oggi, se non di non sparire più dalla scena. Un disco - lo ripetiamo ancora - che sa di Hypocrisy al 100%: vi basti questo. Bentornati!

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