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I canadesi Ravenous ci regalano un power fresco e frizzante I canadesi Ravenous ci regalano un power fresco e frizzante Hot

I canadesi Ravenous ci regalano un power fresco e frizzante

recensioni

gruppo
titolo
"Hubris"
etichetta
Feast Beast Records
Anno

TRACKLIST:
1. Carnage in Carthage
2. Astral elixir
3. Son of storms
4. Die 1000 deaths
5. Bridgeburner
6. The alder Queen
7. March of hunger
8. Claw is the law
9. Onwards & upwards
10. …Of beasts and Faust
Japanese version exclusives:
11. Cakaw te partiro (Bonus)
12. 一瞬千撃 (Bonus)

LINE-UP:
R. A. Voltaire: Vocals
Jake Wright: Guitars
Skyler Mills: Guitars
Chris Valax: Bass
Dave Crnkovic: Drums

Guests:
Daniel Carpenter: Orchestrations, Piano (on track 9), Guitar Solo (on track 10)
Heinrich Yoshio: Guitar Solo (on tracks 4 and 12)
Nina Osegueda: Lead Vocals (on track 6)
Wolfbeard O’Brady: Lead Vocals, Gang Vocals, Accordion (on track 8)
Deckhard Cordwain: Mandolin (on track 8)
Smithy Crow: Gang Vocals (on track 8)
Mathias Blad: Lead Vocals (on track 9)
Vincent Jones: Lead Vocals (on track 10)
Sam Wright: Banjo (on track 10), Gang vocals (on tracks 1, 4, 7, 8 and 10)
Elly Uz: Gang vocals (on tracks 1, 4, 7, 8 and 10)

opinioni autore

 
I canadesi Ravenous ci regalano un power fresco e frizzante 2021-10-23 13:00:27 Ninni Cangiano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    23 Ottobre, 2021
Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Finalmente un disco che ha una brevissima intro incorporata all’interno del brano di apertura, invece che tutte quelle inutili e noiosissime intro che non servono a niente e sono skippabili per loro stessa natura! Il merito è dei canadesi Ravenous (anche noti come “Ravenous E.H”, per distinguersi dalle tante bands omonime in giro per il mondo), gruppo fondato nel 2016 e giunto al secondo full-length con questo “Hubris”, dotato di artwork non proprio esaltante e composto da dieci tracce per poco meno di 54 minuti di piacevole Power Metal. La caratteristica principale che distingue il sound dei canadesi dalle tante bands simili sta nella voce profonda e baritonale del singer R. A. Voltaire, indubbiamente vero asso nella manica per il gruppo per avere qualche speranza di farsi notare in senso positivo dalla marea di formazioni dedite allo specifico genere musicale. Il Power dei Ravenous, infatti, ricorda alquanto gli Unleash The Archers, ma anche qualcosa dei Powerwolf e degli indimenticabili Falconer (finalmente una presentazione con paragoni azzeccati da parte di un’agenzia estera!). Come avrete capito, abbiamo tra le mani un sound bello frizzante e veloce, grazie ad un lavoro eccelso alla batteria dell’ottimo Dave Crnkovic; le due chitarre di Jake Wright e Skyler Mills filano che è un piacere, sorrette alla grande dal basso di Chris Valax che ricama in sottofondo con un lavoro fondamentale. Tutto insomma fila che è un piacere e segnaliamo anche diversi ospiti, fra cui spicca Mathias Blad, cantante dei mai troppo compianti Falconer. La produzione è stata affidata al famosissimo Fredrik Nordström (produttore svedese che ha collaborato con centinaia di bands, fra cui spiccano Dark Tranquillity, HammerFall, Dimmu Borgir, solo per citarne qualcuna) e si sente la mano di un professionista di simile livello! Cosa ha che non va allora questo disco? Sostanzialmente quasi nulla di importante, solo alcuni piccoli difetti. In primis la pronuncia orrenda dell’italiano nella bonus-track per il mercato giapponese di “Con te partirò” del maestro Andrea Bocelli; il rifacimento in chiave metallizzata non dispiace, ma le doti canore sono imparagonabili e la pronuncia di R. A. Voltaire rasenta davvero il fastidioso. Se sono molti i pezzi più che validi, spicca al contrario “Claw is the law” che, nel suo incidere folkeggiante (quasi alla Alestorm), risulta alquanto avulsa dal contesto, oltre ad avere un coro ripetuto davvero troppe volte, arrivando a risultare poco interessante. Resta da segnalare che la seconda bonus track per il mercato giapponese non è altro che la quarta traccia “Die 1000 deaths” cantata in giapponese (perdonatemi, se non so riferire in quale maniera) e che il disco è chiuso in maniera magistrale dalla suite “…Of beasts and Faust”, lunga oltre dieci minuti ma che costituisce uno dei picchi qualitativi dell’intero album. E’ stato un piacere effettuare questa recensione, perché “Hubris” è davvero un bel disco e mi auguro che i canadesi Ravenous possano raccogliere i consensi che indubbiamente meritano!

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20
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