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Un disco discreto per gli Athlantis di Steve Vawamas Un disco discreto per gli Athlantis di Steve Vawamas Hot

Un disco discreto per gli Athlantis di Steve Vawamas

recensioni

gruppo
titolo
"Last but not least"
etichetta
Diamonds Prod
Anno

TRACKLIST:
1. Intro
2. Broken soul
3. Scream louder
4. Cursed time
5. Devil or woman
6. Falling star
7. Stranded
8. Me and you
9. Waiting for you
10. Much stronger

LINE-UP:
Steve Vawamas - bass
Pier Gonella - guitars
Davide Dell’Orto - vocals
Stefano Molinari - keyboards
Mattia Stancioiu - drums

opinioni autore

 
Un disco discreto per gli Athlantis di Steve Vawamas 2021-10-03 19:25:01 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    03 Ottobre, 2021
Ultimo aggiornamento: 04 Ottobre, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sono un fan di vecchia data degli Athlantis, gruppo che seguo sostanzialmente dal loro esordio (coincidente con il mio esordio da recensore) ed ogni volta è un piacere ritrovare un loro nuovo disco, un po’ come ritrovare un vecchio amico. Oggi parleremo di “Last but not least”, settimo album della carriera del gruppo di Steve Vawamas, bassista che è un pezzo di storia del metal ligure ed italiano in genere, sulla scena ormai da circa trent'anni. Accanto a lui, come sempre, il fido Pier Gonella alla chitarra, vengono confermati sia Davide Dell’Orto come singer e Stefano Molinari come tastierista, mentre bisogna evidenziare l’ingresso come batterista del mitico Mattia Stancioiu. Detta sinceramente, mi aspettavo molto da questa new entry, avevo pensato “Cavolo! Con Mattia Stancioiu alla batteria si tornerà finalmente al Power Metal degli esordi!”, speravo sinceramente in una replica di quei capolavori inarrivabili come l’omonimo debut album e “Metalmorphosis”, ma invece sono rimasto deluso. Già, perché come accade ormai da tempo, gli Athlantis non possono più essere definiti un gruppo Power Metal, ma spaziano abilmente (bisogna essere onesti, lo sanno fare molto bene!) tra l’Heavy Metal e l’Hard Rock. In questo contribuisce non poco anche Pier Gonella, la cui chitarra ha poco groove nei riff e strizza molto l’occhio alle sonorità più morbide e ruffiane dell’hard rock di scuola americana; quando poi le tastiere suonano come si faceva nei mitici anni '70/'80, allora il quadro è completo e possiamo dire addio ad ogni speranza di sentire ancora gli Athlantis suonare qualcosa che sappia di Power Metal. Come un amante tradito, ho rischiato di scrivere questa recensione affossando questo album, ma ho cercato di essere obiettivo e mi sono messo e rimesso più e più volte all’ascolto per evitare di avere un approccio solo e soltanto negativo. Orbene, bisogna evidenziare che la voce roca e ruvida di Dell’Orto si sposa alla perfezione per questo genere “morbido” e “ruffiano”, dando quel po’ di sporcizia ed aggressività che non guasta assolutamente ad un sound altrimenti un po’ troppo soft. Indubbiamente ci troviamo davanti a musicisti che sanno il fatto loro, hanno esperienza da vendere e tecnica fuori dal comune e non serve rimarcarlo, dato che è risaputo. Bisogna però essere avvezzi a queste sonorità Hard ’n’ Heavy per apprezzare pienamente le nove tracce (cui si aggiunge la solita inutilissima intro) per poco più di 3/4 d’ora di musica ben suonata, prodotta ottimamente e sicuramente di qualità. Personalmente, pur riconoscendo il valore di questo “Last but not least” (che comunque non sarà mai ricordato come il migliore della band ligure) e ben sapendo che Steve Vawamas non si è mai fossilizzato su un determinato genere musicale, mi aspettavo di meglio dagli Athlantis e perdonatemi se adesso vado a riascoltare “Metalmorphosis” per risollevarmi il morale.

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