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Trouble: eternal doom Trouble: eternal doom Hot

Trouble: eternal doom

recensioni

gruppo
titolo
One for the Road/Unplugged
etichetta
Hammerheart Records
Anno

TRACKLIST:
CD 1 : ONE FOR THE ROAD (EP 1994)
1. Going Home
2. Window Pain
3. Requiem
4. Another Day
5. Doom Box
CD 2 : UNPLUGGED
1. 7:00 A.M.
2. Rain
3. Flowers
4. Requiem
5. Smile
6. Misery
7. Mythic Hero
8. Waiting for the Sun
9. Fly
10. Heartful of Soul

LINE UP:
Rick Wartell - Guitars
Bruce Franklin - Guitars
Eric Wagner - Vocals
Jeff Olson - Drums
Ron Holzner - Bass

opinioni autore

 
Trouble: eternal doom 2021-10-02 10:41:29 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    02 Ottobre, 2021
Ultimo aggiornamento: 02 Ottobre, 2021
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E finalmente rieccoli, gli indiscussi mostri sacri del Doom Metal insieme ai mitici Candlemass! L’ultimo full-length in studio ("The Distortion Field") risale ormai al 2013 e l’assenza dal panorama metallico dei nostri oscuri padrini iniziava davvero a farsi sentire! Sì è vero, si tratta di un’opera “postuma” confezionata appositamente per i fans, che si articola in un doppio CD, di cui uno recante delle incisioni rimasterizzate del 1994 e l’altro con brani in versione unplugged, ma è pur sempre un grande evento un'uscita di questa leggendaria band di Chicago che dal 1979 non ha mai sbagliato un colpo, imprimendo la propria impronta indelebile su un genere sempre affascinante ed intrigante.
Le cinque tracce del primo CD, come detto, risalgono al periodo di “Manic Frustration”, allorquando fu deciso di dare alle stampe un EP a tiratura limitata da vendere (tipo merchandising) durante il tour europeo. E la cosa non può che rendermi felice, perché alla voce figura il leggendario e mai troppo compianto Eric Wagner (purtroppo recentemente passato a miglior vita); a mio avviso, la sua voce (insieme a quella di Messiah Marcolin) è quella che meglio ha incarnato (ed incarnerà per sempre) l’archetipo del vocalist Doom, per quanto è carica di pathos interpretativo, a metà strada tra l’orante ed il disperato ma anche in grado di smuoverti le budella profondamente, di farti vibrare l’anima, di scuotere la coscienza con i suoi messaggi ispirati alla migliore parte della fede cristiana, quella scevra da strumentalizzazioni e sovrastrutture. Invero, un po’ tutta la line up dei cinque doomsters dell’Illinois è stata travagliata, segnata da defezioni e new entries che, comunque, fortunatamente non hanno mai minato l’essenza del combo che è sempre rimasto fedele a sé stesso ed ai suoi canoni, riproponendosi in maniera sempre fresca ed attuale, regalandoci autentiche perle metalliche come l’omonimo debut album, “The Skull” (semplicemente un capolavoro sulla passione di Cristo), “Plastic Green Head” (in cui spicca il fantastico remake di “The Purpoise Song” dei Monkeys, song degli anni '60) e la stessa “The Distortion Field”, con il ritorno ad un sound più potente ed Heavy.
La parte unplugged si rivela alquanto godibile, anche se (ovviamente) meno evocativa, un po’ più orecchiabile e di facile intellegibilità ma con grande eleganza nei riarrangiamenti e ci permette di scoprire una sfaccettatura dei Trouble meno conosciuta e davvero pregevole, anche se fuori dagli stilemi del gruppo e del Doom in generale (basti ascoltare “Requiem” nella doppia versione per tracciare un immediato parallelo, pur senza riuscire a fare un paragone, tanto sono entrambe di altissimo livello).
Insomma, i Trouble son sempre i Trouble ed una loro incisione non può che essere accolta benevolmente perché in grado di proiettarci in una dimensione intimistica unica, costringendoci ad un inesorabile faccia a faccia con noi stessi ma senza esimerci dall’headbanging, che è sempre cosa buona e giusta.

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