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I Vulvodynia raggiungono la loro maturità con l'album più completo della loro discografia

recensioni

titolo
Praenuntius Infiniti
etichetta
Unique Leader Records
Anno

PROVENIENZA: Sudafrica

GENERE: Technical/Slam Brutal Deathcore

TRACKLIST:
1. Praenuntius Infiniti (intro)
2. The Shadowy Descent of Gaia =OFFICIAL VIDEO=
3. Eternal Wasteland of Galaxies =OFFICIAL VIDEO=
4. Praenuntius Ascends
5. Banquet of Enigmatic Horrors Pt 1: Terror =OFFICIAL VIDEO=
6. Banquet of Enigmatic Horrors Pt 2: Agony =OFFICIAL VIDEO=
7. Whispers of Calamity
8. The Seven Judges
9. Ravenous Revolution
10. A Cosmic Betrayal
11. The War Within
12. Forging The Deity Crusher
13. Funeral Ov The Gods
14. Deicidal Finality

LINE-UP:
Duncan Bentley - Vocals
Luke Haarhoff - Guitars
Kris Xenopoulos - Guitars & Backing Vocals
Lwandile Prusent - Guitars & Backing Vocals
Chris van der Walt - Bass
Thomas Hughes - Drums

GUESTS:
- Praenuntius Ascends: Jon Huber (Bludgeoned, ex I, Detest, ex Pathology, ex I Declare War), Matti Way (ex Abominable Putridity, ex Pathology)
- Banquet of Enigmatic Horrors pt 2: Oliver Rae Aleron (Archspire)
- The War Within: Jamie Graham (Viscera)
- Forging The Deity Crusher: Jawd James (Disentomb)

opinioni autore

 
I Vulvodynia raggiungono la loro maturità con l'album più completo della loro discografia 2021-09-20 15:52:08 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    20 Settembre, 2021
Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 2021
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Il panorama dello Slam - e sottogeneri affini che non elenchiamo per ovvi motivi di spazio - è costellato di tantissime band; soprattutto negli ultimi anni c'è stata un'impennata di gruppi che provano a ritagliarsi il loro spazio in questo filone. Ma è altrettanto palese come siano effettivamente in pochi a dare un vero contributo al genere, soprattutto perché parliamo di un tipo di musica nella quale è facilissimo risultare noiosi e monotoni. Per intenderci: un buon 80% sono band che propongono gli stessi pattern, ritmiche e passaggi. Poi, fortunatamente, c'è chi è emerso da questo mare. Tra questi una menzione d'onore spetta ai sudafricani Vulvodynia, sicuramente tra i gruppi slam più noti nel panorama al pari di Acrania, Kraanium, Devourment, Vulvectomy, Abominable Putridity e compagnia bella. In soli sette anni di attività i Nostri hanno saputo stratificare sempre di più il loro sound arrivando al 2019 con il terzo album "Mob Justice", l'opera che diede a Duncan Bentley e soci non poca riconoscenza nella scena. Infine giungiamo al 2021, l'anno del qui presente "Praenuntius Infiniti": il disco - lo diciamo subito - della consacrazione; il lavoro più completo e stratificato che segna da un lato la collaborazione con Unique Leader Records, e dall'altro uno stile molto più aperto e dinamico. Ma andiamo con ordine.
La carriera dei Vulvodynia, dicevamo, possiamo dividerla in due filoni principali: quello che va dagli esordi al 2019 e quello inaugurato con l'album in questione. Per circa cinque anni l'act sudafricano ha sempre dato prova di grande maestria e una certa permeabilità alle influenze esterne, tant'è che lo Slam proposto poteva esser visto più come un Deathcore molto più cadenzato e pesante. Ma è altrettanto vero che il corridoio compositivo è rimasto comunque fedele a determinati pattern, per quanto sarebbe ingiusto ed esagerato parlare di monotonia. Comunque la si voglia vedere i Vulvodynia hanno saputo ritagliarsi un posto d'onore. Ma è con "Praenuntius Infiniti" che la musica cambia, in tutti i sensi. Se prima la componente -core era sì percepibile e presente ma sempre tenuta in seconda posizione, ecco che qui essa emerge con molta più forza, sorretta adesso da un'impalcatura mai sentita prima: quella Technical. Merito di ciò è stato senza dubbio il cambio di line-up con Lwandile Prusent che va ad aggiungersi alle due asce. Musicalmente parlando, dunque, abbiamo un enorme boost che ha portato i Vulvodynia ad abbracciare senza timore le influenze di band Tech-Deathcore come Infant Annihilator e Rings Of Saturn ed addirittura sonorità vicine al Deathcore/Downtempo degli olandesi Distant. Se a questo mix micidiale andiamo a sommare anche delle malatissime orchestrazioni che saltano fuori di tanto in tanto e delle sezioni molto più frenetiche rispetto ai dischi precedenti, ecco spiegato come "Praenuntius Infiniti" vada considerato quasi come un nuovo punto di inizio per il sestetto sudafricano. La stessa durata dell'album, poi, suggerisce come un sound più variegato, tecnico e stratificato abbia necessariamente richiesto dei brani più lunghi e numerosi: 14 tracce - compresa intro ed un intermezzo strumentale - per quasi un'ora di massacro totale. Ma attenzione, non è una mattanza buttata a caso nel calderone. Tutt'altro. Siamo di fronte ad un ottimo compromesso tra la carica a testa bassa tipica dello Slam/Brutal Death e momenti più ragionati, lenti e quasi melodici che trasudano competenza e classe da tutti i pori. Insomma: i ragazzini son cresciuti ampliando esponenzialmente il ventaglio musicale proposto. Ad oggi possiamo quindi riaffermare con molta più forza quanto si diceva all'inizio, ossia che i Vulvodynia siano una delle vette più alte dello Slam, e con questo album aprono le porte ad un nuovo modo di intendere il genere. Capolavoro!

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