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Bottomless: la new dark sensation made in Italy Bottomless: la new dark sensation made in Italy Hot

Bottomless: la new dark sensation made in Italy

recensioni

titolo
Bottomless
etichetta
Spikerot Records
Anno

Tracklist:
1. Monastery
2. Centuries Asleep
3. Bottomless
4. The Talking Mask
5. Ash
6. Losing Shape
7. Loveless Reign
8. Vestige
9. Cradling Obsession
10. Hell Vacation (CD BONUS TRACK)

Line up:
Giorgio Trombino - Guitars / Vocals
Sara Bianchin - Bass
David Lucido – Drums

opinioni autore

 
Bottomless: la new dark sensation made in Italy 2021-07-30 17:47:24 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.5
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    30 Luglio, 2021
Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Correva l’anno 2016 allorquando – sull’asse Treviso/Bologna – prendeva forma un sinistro progetto basato sul concetto di power-trio votato ad un metallo a tinte (o)scure, sulla scia malefica di bands altisonanti del calibro di Black Sabbath, Saint Vitus, Pentagram, Trouble e The Obsessed. Dopo aver forgiato nella loro nera fucina i singoli Ash, Centuries Asleep e Monastery i nostri tre darksters approdano al loro primo full-length omonimo, nel quale sono confluiti. Un lavoro che contiene parecchi spunti interessanti, passaggi di rilievo ed idee degne di nota, sia pure nel rispetto e nella continuità di una tradizione doom rigorosa: la prima cosa che mi ha colpito è stata la presenza in formazione di una bassista, cosa alquanto rara e che – nel caso della band in questione – è del tutto gradita ed azzeccata: brava Sara! Poi, mi hanno favorevolmente impressionato gli assoli di Giorgio, nient'affatto banali ma mai straripanti. Il singing di quest’ultimo rammenta (nello stile) quello dei Saint Vitus, anche se a tratti ibridato con quello del mitico Dave Hogg degli altri mostri sacri Angel Witch. Comunque si tratta di ben dieci tracce ben movimentate (vedasi “Losing Shape”) per essere di genere doom, notoriamente più mortifero nelle sue cadenze (canone comunque ripreso in “Ash” e “Loveless Reign”) ben sorrette dal drumming incessante di David. Un trip nell’insondabile, nel profondissimo abisso che si cela nella nostra anima, diuturnamente combattuta tra aneliti di elevazione e imperscrutabili rigurgiti maligni (cosa nella quale, a mio parere, sono riusciti solo i migliori Coroner): queste sono le sensazioni che mi ha suscitato l’ascolto di questo CD, a mio avviso ben congegnato dal trio emiliano-veneto, che ben si può collocare a pieno titolo tra il novero delle bands più incisive del genere.

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