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Debutto piuttosto standard quello degli americani Kill The Imposter Debutto piuttosto standard quello degli americani Kill The Imposter Hot

Debutto piuttosto standard quello degli americani Kill The Imposter

recensioni

titolo
The Violent Sessions
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: USA

GENERE: Deathcore

TRACKLIST:
1. Broken Crown
2. Dongan Hills =ASCOLTA=
3. Evil Ways
4. False Prophet
5. Mace =OFFICIAL VIDEO=
6. Suffer Alone
7. Unfit Coward ft. Taylor Barber (Left To Suffer)

LINE-UP:
Johnny Nobody – Vocals
Danny Arrieta – Guitars
Wilson Bembry – Bass
Nicholas Colvin – Drums 

opinioni autore

 
Debutto piuttosto standard quello degli americani Kill The Imposter 2021-06-21 15:59:09 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    21 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 21 Giugno, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

A dispetto di quanto potrebbe far pensare un primo e distratto ascolto, questo debutto degli americani Kill The Imposter dal titolo "The Violent Sessions" è una summa di quanto già si trova di buono nel panorama deathcore. La band, che proviene proprio da uno dei poli del genere, ossia Orlando, si presenta con il primo full-length dopo tre anni di vita e due EP con tutta la ferocia e la voglia di fare del caso. Il che, per dei ragazzi all'inizio della carriera, si traduce in un dischetto che fa comunque la sua buona figura ma che, dall'altra parte, denota ancora un approccio tendenzialmente standard al deathcore. Non è un caso se troverete ben più di una vicinanza con gli Emmure o i Thy Art Is Murder, soprattutto nelle ritmiche molto cadenzate e stoppate che fanno da struttura ad una doppia cassa sempre presente. Così come la voce di Johnny, molto più improntata su uno stile Hardcore dei primi anni 2000 e che da un certo punto di vista potrebbe ricordare il mezzo scream di Randy Blythe. Mai troppo basso, mai troppo alto, ma sempre mantenuto in una situazione di mezzo. Personalmente l'ho gradito, ma di fatto è forse la nota più dolente del disco, poichè è monotona, resa viva solo da qualche passaggio più esuberante di tanto in tanto.
Un disco, il qui presente "The Violence Session", che risulta più un "wanna-be" anziché il prodotto genuino di quattro ragazzi alle prese con il deathcore. Un fattore che emerge prepotentemente durante l'ascolto e che di fatto rende tutto il lavoro un prodotto certamente godibile ma molto poco avvincente ed originale.

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