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Satyricon: la nuova versione di "Dark Medieval Times" Satyricon: la nuova versione di "Dark Medieval Times" Hot

Satyricon: la nuova versione di "Dark Medieval Times"

recensioni

gruppo
titolo
Dark Medieval Times (reissue)
etichetta
Napalm Records
Anno

TRACKLIST: 
1. Walk the Path of Sorrow
2. Dark Medieval Times
3. Skyggedans
4. Min hyllest til vinterland
5. Into the Mighty Forest
6. The Dark Castle in the Deep Forest
7. Taakeslottet

RECORDING LINE UP:
Satyr - Vocals, guitars, bass
Frost - Drums 
Lemarchland - guitars (session)
Torden - keyboards (session)

opinioni autore

 
Satyricon: la nuova versione di "Dark Medieval Times" 2021-06-20 15:12:39 Anthony Weird
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Anthony Weird    20 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 20 Giugno, 2021
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Ah i vecchi tempi, quando non c’erano sperimentazioni e contaminazioni, ma solo il freddo filo tagliente di una spada vichinga, innalzata in un bosco notturno, da qualche parte in Scandinavia!
Oggi, a 27 anni di distanza dall’esordio dei Satyricon, tornano in versione rimasterizzata, con nuove edizioni e nuovi booklet, sia “Dark Medieval Times”, che “The Shadowthrone”, due pietre miliari che i buoni (si fa per dire) Satyr e Frost, hanno saputo piantare con i loro primi due lavori sulla lunga distanza. Veste grafica, sì, nuovo mixaggio e post-produzione, ok, ma il lerciume, l’oscurità e persino quel senso di orrore che ci attornia quando mettiamo su un album del genere è sempre lo stesso. Sale forte la nostalgia degli anni ’90, quando da ragazzino mi lasciavo cullare dalle atroci e spaventose note delle tastiere ipnotiche, assolutamente sormontate dalla potenza e dal caos black metal, di “Walk the Path of Sorrow”, che già dalle prime battute mette in chiaro che ci troviamo di fronte ad un disco che parla sì delle battaglie e del coraggio di cavalieri neri, che come ombre di tolkieniana memoria setacciano le foreste in cerca del portatore dell’anello, ma che è un album che vuole porci dalla parte del Nazgul e farci assaggiare il male caotico, che non trova pace, che prova solo odio. Cosa ancora più evidente nella title-track “Dark Medieval Times” che, in questa nuova versione, appare ancora più tagliente, come un bisturi sapiente. L’esperienza e la maturazione nelle tecniche del male, ha permesso ai nostri di andare a distorcere dove serve, di ripulire dove è necessario… per tirare fuori tutto il potenziale di un brano simile. I fiati sono evocativi ed inquietanti, quelle cantilene ipnotiche non promettono nulla di buono… Ci troviamo in un tempo medievale, assolutamente oscuro!
Avevo stranamente dimenticato quanto quest’album fosse effettivamente melodico, oltre che violento. I Satyricon (insieme agli Emperor ed una manciata di altre band a dire il vero) furono capaci di lasciare il segno perché, a differenza di molti altri, non si abbandonarono completamente alla furia cieca, con la voglia di scioccare il più possibile, ma anzi dimostrarono che il black metal permette una immensa varietà espressiva, aggiungendo tastiere, fiati, chitarre acustiche, tutte perfettamente amalgamate e integrate nel contesto medievale e oscuro che si erano riproposti di dare e grazie a questo fecero scuola. Ad oggi sono innumerevoli le band che si ispirano a questo modo di suonare e di vivere il metal estremo, creando atmosfere uniche, che solo chi non ne è a conoscenza può non apprezzare.
Se all’epoca, potevano esserci nel disco quelli che oggi chiameremmo “errori” o “mancanze” nella produzione, vuoi per inesperienza (era il lavoro d’esordio), vuoi per impossibilità economica, vuoi per mille altri fattori, in questa versione rimasterizzata tutto ciò è andato perso, in quanto l’intero disco disco di una produzione moderna e accurata, senza la confusione di chitarre distorte fino all’inverosimile che ricordavano un alveare e senza quelle voci in lontananza, che però, io ho sempre amato. Infatti personalmente mi dispiaccio molto quando, in nome di una non meglio precisata modernità, i dischi con una produzione così particolare ed estrema vengono totalmente stravolti per avere un prodotto finale che non ha più nulla di originale. Attenzione, ora non aspettatevi la produzione di Lady Gaga, ma neanche degli Dark Funeral, siamo comunque in territori estremamente grezzi e caotici, tuttavia molto ripuliti e chiari rispetto al passato.
In conclusione è uno splendido lavoro, una seconda occasione per ogni fan del black, che si è lasciato sfuggire il disco originale, vi assicuro che una volta premuto play, vi accorgerete di aver tra le mani un piccolo gioiello nero, che vi ripagherà appieno dell’investimento.

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10
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