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Varego: melting pot di stili strano, ma vincente Varego: melting pot di stili strano, ma vincente Hot

Varego: melting pot di stili strano, ma vincente

recensioni

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titolo
“Varego”
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Autoproduzione
Anno

Tracklist:
1. Tunnel
2. Limbo
3. Death
4. Needles
5. One
6. Wave
7. Raptus (Un passo e muori)

Line up:
Davide Marcenaro - vocals, baa
Alberto Pozzo -  guitars
Simon Lepor – drums

opinioni autore

 
Varego: melting pot di stili strano, ma vincente 2021-06-17 16:47:51 Corrado Franceschini
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Corrado Franceschini    17 Giugno, 2021
Ultimo aggiornamento: 17 Giugno, 2021
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Avevo ascoltato su Youtube “Limbo”, il primo singolo estratto dal nuovo album omonimo dei Varego, e mi ero ripromesso, qualora mi fosse capitata l’occasione, di recensire il full length. Ora che di singoli ne sono usciti tre, l’occasione è arrivata e queste sono le mie considerazioni. I Varego sono nati ad Arenzano (GE) nel 2009. La formazione è passata da cinque elementi presenti nel primo album “Tumultum” (2012) ai tre presenti nell’ultimo lavoro (2021). E’ impossibile bollare con una sola etichetta la musica presente nelle sette tracce di “Varego”. Per darvi una prima idea farò ricorso a delle immagini. Pensate al fango limaccioso di una palude che vi tira giù. Voi siete lì che provate a muovervi ma, nonostante qualche impercettibile miglioramento, venite trascinati inesorabilmente a fondo. Altra immagine? Pensate a una di quelle medicine che prescrivono i dottori per farvi sentire meglio. Fa effetto, sì, ma dopo siete destinati a ripiombare nel vostro triste angolino. Lo ammetto: ho un poco esagerato. Era per farvi capire che Sludge e Doom sono le parole d’ordine per decriptare il senso del disco. A dire il vero ci sono anche altri generi che fanno la loro comparsa come lo sperimentalismo Noise/Alternative degli Swans, i piccoli voli pindarici alla Voivod o, ancora, sprazzi di Progressive. Dite che è un’accozzaglia senza senso? Vi sbagliate di grosso. I tre dei Varego riescono a miscelare il tutto in maniera fruibile e abbastanza semplice per chi è abituato ad avere una visione ampia della musica. Si parte con “Tunnel” che, a mio avviso, risente troppo dell’approccio “live” usato in sala d’incisione per ciò che riguarda il controtempo della batteria. Hard e ipnotismo psichedelico riescono comunque a portarci al secondo brano; la già citata “Limbo”. Suoni massicci e dissonanze in stile Voivod sono le sue caratteristiche. Ascoltate “Death” e ditemi se, nel primo minuto, non vi vengono alla mente i Pink Floyd di “Time” arrangiati in una maniera più grezza. Le altre fasi possono essere ascritte al rock duro e psicotico. In “Needless” le contaminazioni fra generi sono veramente numerose. Il bello è che tutto combacia a meraviglia. Non ho le prove ma scommetto che in “One” ha giocato un grosso ruolo in fase produttiva Mattia Cominotto (Meganoidi, Tre Allegri Ragazzi Morti) che ha registrato, mixato e masterizzato il disco. Sono troppe le affinità con il suono della band di Davide Toffolo (TARM, appunto). La capacità dei Varego di portarci su terreni dall’humus diverso passa per “Wave”. In questo caso un ritmo pesante come un Mammoth coabita con aperture ampie e “sognanti”. La capacità camaleontica del trio esaurisce la sua corsa con “Raptus (Un Passo e Muori)”. Uno incipit di chitarra e voce che mi ha ricordato la fiction con Daniele Liotti “Un passo dal cielo” (che il titolo sia stato fonte d’ispirazione?) vira al duro fino a quando, finalmente, la chitarra di Alberto Pozzo trova modo di sfogare la propria rabbia e creatività. Se riuscite ad accettare il fatto che le anime (aggiungete anche quelle di Black Sabbath e Orange Goblin) che ho nominato riescano a vivere sotto lo stesso tetto, “Varego” fa al caso vostro.

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