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Red Moon Architect: il freddo bacio finnico della morte Red Moon Architect: il freddo bacio finnico della morte Hot

Red Moon Architect: il freddo bacio finnico della morte

recensioni

titolo
Emptiness Weighs the Most
etichetta
Noble Demon
Anno

TRACKLIST:
1. Hidden (01:33)
2. Chained (06:13)
3. Rise (06:08)
4. Dethrone the Darkness (04:29)
5. One Shines Brighter (04:50)
6. Muse (07:01)
7. Into the Light (04:57)
8. Reform (07:27)
9. My Beloved (04:34)

LINE UP:
Pyry Hanski - Guitars
Saku Moilanen - Drums, Keyboards
Jukka Jauhiainen - Bass
Anni Viljanen - Vocals
Ville Rutanen - Vocals
Taneli Jämsä - Guitars

opinioni autore

 
Red Moon Architect: il freddo bacio finnico della morte 2021-05-15 09:45:43 MASSIMO GIANGREGORIO
voto 
 
4.0
Opinione inserita da MASSIMO GIANGREGORIO    15 Mag, 2021
Ultimo aggiornamento: 15 Mag, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Red Moon Architect sono un sestetto formatosi nel 2011 in Finlandia (precisamente a Kouvola, Kymenlaakso) dedito ad un pregevolissimo Melodic Death/Doom Metal, con liriche che spaziano dalla malinconia alla disperazione alla morte: insomma, dei buontemponi.
La loro discografia, a dispetto della recente formazione, è di tutto rispetto. Partiti nel 2012 con l’album “Concealed Silence”, hanno poi dato alle stampe – nel 2015 – l’EP “Cradle” ed il Full-length “Fall”. Ma l’anno più prolifico per loro è stato il 2017, anno in cui hanno partorito ben tre malsane creature: il cd “Return of the Black Butterflies”, che è andato ad inframezzare due singoli “Tormented” e “Rising Tide”. Nel 2019, poi, ci hanno deliziato con “Kuura”, precursore delle sonorità di questo ultimo lavoro. Un lavoro, ribadisco, assolutamente pregevole e ben (è il caso di dirlo) architettato.
L’attitudine pessimistica e malinconica non è mutata, ed anzi, viene vieppiù accentuata dalle suadenti vocals femminili che fanno da contraltare ad una “voce” maschile che (a mio parere) avrebbe potuto essere molto più valorizzata, non limitandosi ad un verso inespressivo e monocorde al limite del growl più incomprensibile. Nel complesso, mi ricordano molto i primissimi Lacuna Coil (tanto per intenderci, quelli di “In a Reverie”) laddove il (giusto) tributo pagato da Anni Viljanen a Cristina Scabbia è evidentissimo. Molto ispirati risultano gli inserti tastieristici (segnatamente, quelli pianistici a dimostrazione del fatto che il pianoforte è davvero uno strumento immortale e trasversale, semmai ve ne fosse stato bisogno..) che ben si intrecciano con le ritmiche funerarie anzichenò: ripeto, avrei dedicato più cura alle vocals maschili, che avrebbero potuto (ovviamente, se ben selezionate) impreziosire ancora di più il tutto, perché lo meriterebbe… chissà, magari in futuro, sempre che sopravviviate a questo lavoro, terribilmente fascinoso e macabro.

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