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Gli Immortal Sÿnn virano verso il thrash Gli Immortal Sÿnn virano verso il thrash Hot

Gli Immortal Sÿnn virano verso il thrash

recensioni

titolo
“Force of habit”
etichetta
Autoproduzione
Anno

LINE-UP:
Duel Shape - lead vocals/keyboard
Tony Z - guitars/vocals
Axel Berrios - drums/vocals
Frantz Pierre - bass/vocals
Brad Wagner - guitars/vocals

TRACKLIST:
1- Anamnesis
2- Fight the Prince
3- F.U.D.C.
4- The ballad of Marvin Heemeyer
5- The mailman song
6- Nuclear terror
7- Satan’s tavern
8- Denver nights
9- Force of habit
10- Whiskey II: The wrath of Corn

opinioni autore

 
Gli Immortal Sÿnn virano verso il thrash 2021-05-07 15:11:13 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    07 Mag, 2021
Ultimo aggiornamento: 10 Mag, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli Immortal Sÿnn arrivano da Denver in Colorado e sono attivi dal lontano 2004; solo nel 2017 arrivano però ad autoprodursi il loro debut album (già recensito su queste stesse pagine) e, dopo un bel po’ di singoli, ecco che si riaffacciano al mondo con questo secondo full-length, intitolato “Force of habit”, composto da 10 tracce per un totale di circa 40 minuti di thrash metal fortemente influenzato dalla scena newyorkese degli anni ’80 (chi ha detto Anthrax?). Trattandosi di autoproduzione dobbiamo accontentarci, anche se obiettivamente si poteva migliorare sia il suono della batteria (il rullante grida vendetta!) che, in genere, i volumi degli strumenti che sono troppo in secondo piano rispetto alla voce del singer (e tastierista) Duel Shape, dotato di ugola acuta che non sinceramente non mi fa impazzire (ma sempre meglio del suo predecessore!). Come detto, il sound è fortemente influenzato dal thrash della costa est degli Stati Uniti, compreso qualche passaggio quasi rappato che poteva anche essere evitato, ma ha anche qualche richiamo al buon vecchio heavy metal di scuola europea (particolare che si ritrovava in maniera molto più marcata anche nel primo full-length). Il disco parte bene con “Anamnesis”, melodica e con il giusto groove sulle chitarre dall’andamento quasi mosheggiante. Proprio le due chitarre di Tony Z e Brad Wagner sono le protagoniste nel sound, con un muro di riff non indifferente e piacevoli parti soliste. L’ascolto prosegue con “Fight the Prince”, la cui parte centrale strumentale è decisamente piacevole; con “F.U.D.C.” iniziano quelle contaminazioni rappeggianti che sinceramente non ho mai apprezzato, nemmeno quando erano gli Anthrax a farle oltre 30 anni fa. Tra alti e bassi si arriva alla fine, senza sussulti particolari, dato che forse mancano vere e proprie hits che varrebbero da sole l’acquisto del disco e potrebbero far emergere la band dalla marea di gruppi simili che affollano la scena thrash odierna. Ecco, il problema principale di questo “Force of habit” è che non ha nulla che rimanga impresso in positivo, nulla che non abbiano già realizzato altri in passato. Gli Immortal Sÿnn hanno finalmente deciso di essere più thrash che heavy, è indubbio che ci mettano tanta passione nella loro musica, ma ciò non basta per farli notare nell’underground e per il futuro servirà fare qualcosa di più, iniziando ad evitare contaminazioni con il rap! Sufficienza di stima.

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