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Il relax della deprivazione sensoriale offerta dagli Aphonic Threnody Il relax della deprivazione sensoriale offerta dagli Aphonic Threnody

Il relax della deprivazione sensoriale offerta dagli Aphonic Threnody

recensioni

titolo
The All Consuming Void
etichetta
Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: Internazionele

GENERE: Funeral Doom/Death Metal

LINEUP:
Daniel Neagoe - Vocals
Riccardo Veronese - Guitars, Keys, Bass
Justin Buller - Guitars
Val Atra Niteris - Drums

TRACKLIST:
1. Restless [10:17]
2. Chapel of the Dead [12:10]
3. Until I am Empty [12:04]
4. Chamber of Parasites [20:46]
5. The Crossing [09:19]

Running time: 01:04:36

opinioni autore

 
Il relax della deprivazione sensoriale offerta dagli Aphonic Threnody 2021-04-17 14:49:49 Oneiros
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Oneiros    17 Aprile, 2021
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Quello degli Aphonic Threnody è un nome ormai discretamente affermato all'interno del sottobosco del doom funereo. In attività da quasi un decennio, la formazione internazionale — oggigiorno divisa tra Regno Unito, America, Germania e Romania — ha tagliato proprio ieri il traguardo del quarto album della propria carriera con "The All Consuming Void", una prova dal titolo giustamente annichilente.

Oltre l'avvicendamento di Daniel Nagoe al posto del defezionario Juan Escobar dietro al microfono, non ci sono veramente sorprese in casa Aphonic Threnody. L'attitudine lugubre, oscura e intimamente pessimista del progetto resiste alla prova del tempo e permea ogni attimo dei sessantaquattro (!) minuti di quest'album. Si ribadisce l'ovvio quando si dice che il funeral doom non è un genere per tutti, ma non è mai tempo sprecato, specialmente in questo caso. "The All Consuming Void" non è un album facile da ascoltare e metabolizzare per sua natura: i dettami del genere sono quelli che sono, in fondo. Eppure, nel suo essere una prova che non si discosta e che non rivoluziona il mondo del funeral doom, il quarto disco dei Nostri riserva delle belle sorprese a tutti i fan di Evoken, Esoteric e AHAB.

Se nella prima metà della scaletta il successore di "The Great Hatred" (Transcending Obscurity Records, 2020) si conferma, quindi, una prova molto standard, "Chamber of Parasites" rimescola le carte in tavola e tira fuori l'asso nella manica della band. Il fresco arrivato Daniel Nagoe — già ben noto agli adepti del mondo doom per la sua attività con Clouds, Aeonian Sorrow ed Eye of Solitude, tra i tanti altri — aggiunge a metà scaletta quel quid che rinfresca, risana e rilassa; una sensazione di liberazione e pace tale da dare l'illusione di essere sollevati da questa esistenza e dai suoi drammi e di essere delicatamente posati su un letto morbido, di raso o velluto, e avvolto dal gelido tepore di qualche metro di terreno sopra la propria testa.

Ammetto di aver faticato un pochino a tenere il passo con gli Aphonic Threnody, ma ciò non toglie che sappia ugualmente tributare a "The All Consuming Void" quanto gli spetti. Il funeral doom non è un mondo alla disperata ricerca della rivoluzione e i Nostri ci si muovono dentro in perfetta armonia con i suoi bisogni e le sue richieste.

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