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Katana Cartel: l'importanza di uno splendido artwork

recensioni

titolo
"The sacred oath"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. War prelude
2. Air raid
3. Bang your head
4. Night town
5. Dime a dozen
6. The battle
7. Fragile denial
8. Grenade
9.  The art of self-destruction
10. Judge Shredd

LINE-UP:
John “JD” Price – Drums
Rob “Rockit” Georgievski – Guitars
Steven “Fluffy” Falkingham – Vocals
Matt “Matty” Ientile – Bass
Dylan “Dylzy” Reeves – Lead guitars

opinioni autore

 
Katana Cartel: l'importanza di uno splendido artwork 2021-04-10 13:45:27 Ninni Cangiano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    10 Aprile, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Attirato dal meraviglioso artwork (quanto è importante un valido “biglietto da visita”!), mi sono messo all’ascolto di questo “The sacred oath”, debut album degli australiani Katana Cartel, uscito a fine febbraio 2021; molto probabilmente il disco, se non fosse stato per l’accattivante copertina, sarebbe finito nel dimenticatoio in mezzo alle miriadi di proposte di recensioni che arrivano alla nostra webzine e sarebbe stato davvero un peccato! Già, perché il primo full-lenght dei ragazzi di Melbourne è davvero piacevole, con il suo power metal fresco ed orecchiabile, leggermente contaminato dal buon vecchio speed tipico degli anni ’80. Il disco è composto da 10 tracce per poco più di ¾ d’ora di musica convincente, grazie ad un ottimo lavoro del batterista John “JD” Price che detta un ritmo sempre frizzante, nonché alle due chitarre di Rob “Rockit” Georgievski e del solista Dylan “Dylzy” Reeves. Un po’ troppo relegato in sottofondo il basso di Matt “Matty” Ientile (ma, essendo un’autoproduzione, non si può pretendere la luna nel pozzo), non male la prestazione canora di Steven “Fluffy” Falkingham; c’è molto di peggio in giro rispetto a questo vocalist, ma anche di meglio, fortunatamente Steven sa essere espressivo ed aggressivo quando serve ed, in fin dei conti, come detto non dispiace (se non quando esagera con il growling in “Bang your head”). Sono diversi i brani indovinati in questo disco ma, su tutti, spicca come un diamante grezzo la conclusiva splendida suite “Judge Shredd”, in cui finalmente sentiamo anche il valore del bassista in un assolo da brividi, oltre ai consueti ottimi spunti della chitarra solista di Reeves. Tra gli altri, segnalo le ritmate “Air raid” e “The battle”, a cui seguono l’altra piacevolissima “Fragile denial” e “Grenade”, che ricorda un po’ gli Enforcer; è comunque, come detto, tutto l’album a convincere, nonostante qualche mezzo passo falso nella banale “Night town” (specie nei cori). I Katana Cartel sono attivi da circa 10 anni e finora avevano solo realizzato qualche singolo ed un EP; tagliano il traguardo del debut album con questo “The sacred oath” che è un interessante opera prima; spero per loro che qualche label attenta all’underground si accorga delle indubbie qualità di questo gruppo, così da aiutare a farlo conoscere in giro. Mezzo punto in più per la splendida copertina!

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