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Per gli Abiotic un terzo album che alla lunga passa in sordina diventando prolisso Per gli Abiotic un terzo album che alla lunga passa in sordina diventando prolisso Hot

Per gli Abiotic un terzo album che alla lunga passa in sordina diventando prolisso

recensioni

gruppo
titolo
Ikigai
etichetta
The Artisan Era
Anno

PROVENIENZA: USA

GENERE: Prog/Technical Deathcore

TRACKLIST:
1. Natsukashii
2. Ikigai
3. Covered the Cold Earth
4. Smoldered (Feat. Chaney Crabb of Entheos) =OFFICIAL VIDEO=
5. The Wrath
6. If I Do Die (Feat. Brandon Ellis of The Black Dahlia Murder)
7. Souvenir of Skin (Feat. Trevor Strnad of The Black Dahlia Murder) =OFFICIAL VIDEO=
8. Her Opus Mangled (Feat. Jared Smith of Archspire)
9. Horadric Cube (Feat. Scott Carstairs of Fallujah)
10. Grief Eater, Tear Drinker (Feat. Jonathan Carpenter ex-The Contortionist) =OFFICIAL VIDEO=
11. Gyokusa

LINE-UP:
Travis Bartosek - Vocals
John Matos - Guitar
Matt Mendez - Guitar
Killian Duarte - Bass
Tony Lusk-Simone - Drums, Backup Vocals

opinioni autore

 
Per gli Abiotic un terzo album che alla lunga passa in sordina diventando prolisso 2021-03-04 17:44:45 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    04 Marzo, 2021
Ultimo aggiornamento: 04 Marzo, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il caso del terzo album degli statunitensi Abiotic, il qui presente "Ikigai", è il classico esempio della proverbiale troppa carne al fuoco. Mi spiego. Giunto a distanza di sei anni dal precedente lavoro, il disco si presenta, tecnicamente parlando, in ottima forma, a cominciare dallo splendido artwork che rimanda al tema principale: il Giappone. Ed infatti è con una musica orientaleggiante che si aprono le danze. Il tutto, poi, si traduce in un prog/technical deathcore di tutto rispetto, ricchissimo di passaggi e sperimentazioni e curatissimo a livello di produzione. Insomma, sulla carta il quintetto si presenta in grandissima forma. Così come la presenza di numerosissimi ospiti, tra i quali Trevor e Brandon dei The Black Dahlia Murder, tanto per citarne alcuni.
Ma, allora, come mai una sufficienza se "Ikigai" si presenta con un curriculum così ricco? Beh, semplice. Perché, alla lunga, l'album annoia inesorabilmente, ossia dalla seconda metà in poi. e non perché la qualità si abbassi. Tutt'altro: è esattamente l'opposto. I brani tendono tutti a strafare, attestandosi su una durata media di cinque minuti che, ahimè, per dieci tracce risultano pesanti. Da qui la proverbiale troppa carne al fuoco. Ok il saper suonare e il fatto che si stia comunque parlando di deathcore tecnico, ma ciò non vuol dire che ogni traccia debba prolungarsi più del dovuto, perché poi l'asticella dell'attenzione cala. Si parte con una certa trepidazione nel voler sentire come il quintetto sia in grado di esibirsi in ritmiche e passaggi elaborati. Ma poi dopo mezz'ora ci si abitua a sentire il medesimo pattern e gli ultimi venti minuti o non sembrano passare mai, oppure nemmeno ti accorgi che siano finiti, dato che nel frattempo ti sei bello che distratto. Ecco spiegato il motivo della mia sufficienza. Tecnica ineccepibile, ritmiche spettacolari ed ospiti super graditi. Ma è tutto troppo ed alla fine il prodotto finito risulta difficile da digerire. Il mio consiglio è quindi quello di snellire i brani, puntando magari su una durata inferiore o semplicemente in un minor numero di tracce.

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