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I Labyrinth tornano ai fasti di "Return to Heaven Denied" I Labyrinth tornano ai fasti di "Return to Heaven Denied" Hot

I Labyrinth tornano ai fasti di "Return to Heaven Denied"

recensioni

gruppo
titolo
“Welcome to the absurd circus”
etichetta
Frontiers Music
Anno

TRACKLIST:
1. The absurd circus
2. Live today
3. One more last chance
4. As long as it lasts
5. Den of snakes
6. Word’s minefield
7. The unexpected
8. Dancing with tears in my eyes
9. Sleepwalker
10. A reason to survive
11. Finally free

LINE-UP:
Roberto Tiranti - Vocals
Olaf Thorsen - Guitars
Andrea Cantarelli - Guitars
Oleg Smirnoff - Keyboards
Nik Mazzucconi - Bass
Mattia Peruzzi - Drums

opinioni autore

 
I Labyrinth tornano ai fasti di "Return to Heaven Denied" 2021-01-24 18:34:31 Ninni Cangiano
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    24 Gennaio, 2021
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ricordo ancora quegli ultimi giorni del 1996, quando dal mio negoziante di fiducia dell’epoca (la cui attività è cessata purtroppo da tempo) vidi quel digipack con un labirinto in copertina, era “No limits” il debut album dei Labyrinth…. “ne parlano molto bene, poi quella label lì scova sempre talenti”, mi disse convincendomi all’acquisto. Venne poi 2 anni dopo il contratto con una delle etichette più importanti al mondo nel metal ed il capolavoro “Return to heaven denied”, vetta compositiva mai più raggiunta, almeno sinora…. Già, perché, i Labyrinth, dopo il loro secondo album, hanno realizzato altri dischi, alcuni interessanti, altri meno, ma mai allo stesso livello di quel disco. Oggi, invece, parleremo di “Welcome to the absurd circus”, nono full-lenght della band toscana, forse l’unico in grado di rinverdire i fasti di quel meraviglioso secondo album. Sono esagerato? Non credo, perché i Labyrinth sono tornati a picchiare duro, sono tornati a fare sul serio, con un album a dir poco compatto, registrato meravigliosamente (se non erro, merito di Mularoni e dei suoi Domination Studio), suonato e cantato divinamente. Su Roberto Tiranti non si è mai avuto alcun dubbio, dato che stiamo parlando di uno dei migliori cantanti in assoluto nel power metal mondiale; sulle due chitarre di Olaf Thorsen ed Andrea Cantarelli si può scommettere ad occhi chiusi, dato che da sempre hanno regalato parti soliste meravigliose; altrettanto dicasi di Oleg Smirnoff, da sempre considerato uno dei migliori tastieristi italiani. Ero curioso di sentire Nik Mazzucconi, di cui non sapevo quasi nulla, ma soprattutto volevo sentire come la new-entry Mattia Peruzzi non avrebbe fatto rimpiangere un mostro sacro come John Macaluso. Ebbene la “sezione ritmica” dei Labyrinth si è mostrata perfettamente all’altezza, con Mazzucconi splendido protagonista alla pari degli altri strumenti (si sente eccome il suo basso!) e Mattia Peruzzi che picchia come un fabbro, dettando ritmi spesso velocissimi, ma sempre mostrandosi poliedrico e fantasioso con la sua batteria. Quando insomma si ha una band composta da gente di questo livello, è facile (ma mai scontato, badate bene!) che si abbia poi un risultato eccellente e questo disco è anche più di questo! Poco più di un’ora di power metal, con qualche spruzzata prog qua e là, di livello non comune, con 11 tracce semplicemente perfette che sono tutte potenziali hit da esaltare con altrettanti video; perfino la cover dello storico pezzo degli Ultravox, “Dancing with tears in my eyes”, si incastra alla grande, riportandomi magicamente alle atmosfere dark-wave degli anni ’80 (il brano è del 1984) ed alla mia adolescenza. Mi troverei in estrema difficoltà se fossi costretto ad indicarvi uno o più pezzi preferiti, perché qui tutte le canzoni sono estremamente piacevoli, coinvolgenti e convincenti! Non c’è nemmeno una nota fuori posto o un semplice particolare che poteva essere migliorato, dato che tutto funziona alla perfezione. Qualcuno potrà obiettare che i Labyrinth sono tornati a suonare come si faceva oltre 20 anni fa ma, se sono questi i risultati, possiamo ben rispondere che non ce ne frega proprio nulla perché è questo il power metal che ci piace e che vogliamo ascoltare! Se siete arrivati fin qui nella lettura, forse avrete compreso che non è un’eresia paragonare “Return to heaven denied” a questo meraviglioso “Welcome to the absurd circus”, dato che finalmente i Labyrinth sono tornati ai livelli di eccellenza che meritano. Siamo solo a gennaio del 2021, ma sarà difficile per chiunque far meglio di loro per strappare il titolo di miglior disco dell’anno!

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