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Per i Dark Fortress un gran ritorno dopo sei anni Per i Dark Fortress un gran ritorno dopo sei anni Hot

Per i Dark Fortress un gran ritorno dopo sei anni

recensioni

titolo
Spectres from the Old World
etichetta
Century Media Records
Anno

PROVENIENZA: Germania

GENERE: Melodic Black Metal

TRACKLIST:
1. Nascence (Intro)
2. Coalescence
3. The Spider in the Web
4. Spectres from the Old World
5. Pali Aike =OFFICIAL VIDEO=
6. Pazuzu
7. Isa
8. Pulling at Threads
9. In Deepest Time
10. Penrose Procession (Interlude)
11. Swan Song
12. Nox Irae

LINE-UP:
MOREAN (Vocals)
V. SANTURA (Guitars)
ASVARGR (Guitars)
DRAUG (Bass)
PAYMON (Keyboards)
SERAPH (Drums)

opinioni autore

 
Per i Dark Fortress un gran ritorno dopo sei anni 2020-10-25 17:40:53 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    25 Ottobre, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I tedeschi Dark Fortress sono una di quelle realtà che dal 1994, anno di nascita, ad oggi, non si è mai fermata, aggiungendo via via sempre più elementi che ne hanno ampliato il corridoio compositivo. Si è passati da quella perla di debutto del 2001, "Tales from Eternal Dusk", che tanto doveva ai leggendari Dissection e Naglfar, al 2020 con il qui presente "Spectres from the Old World", uscito per Century Media Records dopo sei anni dal precedente "Venereal Dawn". Un lasso di tempo che ha permesso a Asvargr -unico membro rimasto della primissima line-up alla chitarra- e soci di stratificare ancora di più il proprio sound, attestandosi certamente su lidi che richiamano ad un modus operandi ben riconoscibile e se vogliamo sicuro, ma aggiungendo quel marcato tocco di back-to-origins che mi ha fatto letteralmente venire la pelle d'oca.
"Spectres from the Old World" non è affatto un ascolto facile da mettere come sottofondo distrattamente; tutt'altro! Si tratta di un disco complesso, onirico, eterogeneo e pieno di infinite sfaccettature che ci offrono di volta in volta una prospettiva diversa. Ad un black metal a tratti canonico, a tratti moderno e sperimentale, si aggiungono un'infinità di elementi provenienti dal symphonic, dal melodeath, dal black 'n roll e perfino dal death americano dei Morbid Angel. Insomma, ci troviamo davanti a quasi un'ora di un labirintico viaggio introspettivo in cui l'approccio old school incontra il nuovo in un continuo gioco di luci ed ombre. Il cerchio tracciato circa una decina d'anni fa, e portato alla quasi chiusura con il precedente album, trova infine qui la sua ragion d'essere. In sintesi: questo sesto lavoro porta sulla vetta più alta lo stile dei Dark Fortress, c'è poco da fare. E badate, chi vi scrive la recensione è un fan incallito dei primi album; eppure qui c'è quell'elemento che ti ipnotizza, quella forza misteriosa che penetra lentamente fin sotto la pelle per poi insinuarsi nella testa e nell'anima.
Ecco quindi che "Coalescence" apre l'opera con il suo crudo e grezzissimo approccio anni '90, senza lasciare scampo a fronzoli o ghirigori. Perfetta la voce di Morean che si cimenta in uno scream corrosivo e acido piuttosto canonico ma comunque godibilissimo.Ma è nelle parti in clean la ciliegina sulla torta, in quei vocalizzi che sembrano echi lontane provenienti dalle viscere della terra -la spettrale quanto maestosa "In Deepest Time" ne è l'esempio perfetto ed è forse una delle tracce migliori-. Ecco poi che "The Spider In The Web" ci riporta subito alla mente Hoest e i suoi Taake e lo stampo black 'n roll. Si prosegue più in là con la splendida "Isa", una vera e propria dama di un'eleganza disarmante, con la sua velenosa melodia di sottofondo e quel non so che di disperato che gela il sangue mentre contemporaneamente ipnotizza. Insomma, penso di essere stato abbastanza chiaro.
"Spectres from the Old World" porta a compimento la maturazione stilistica che dal 1994 ad oggi non ha mai smesso di riempirsi di elementi sempre nuovi e ce la sbatte in faccia con una razionalità quasi atipica per il tipo di ascolto a cui si va in contro. Saper rendere un lavoro così complesso ed enormemente stratificato comunque fruibile senza scadere nella becera autoreferenzialità, non è da tutti. Album consigliato a praticamente tutti, con l'accortezza di dedicargli ben più di un distratto ascolto. Vi assicuro che entrerete in un loop di agonizzante e freddo tormento che vorrete approfondire ancora e ancora, traccia dopo traccia. Complimenti!

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