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Seconda fatica per il progetto italiano The Mothman Curse: interessante seppur non perfetto Seconda fatica per il progetto italiano The Mothman Curse: interessante seppur non perfetto Hot

Seconda fatica per il progetto italiano The Mothman Curse: interessante seppur non perfetto

recensioni

titolo
The Curse
etichetta
Masd Records
Anno

PROVENIENZA: Italia

GENERE: Progressive Death Metal

TRACKLIST:
1. Esruceht
2. Dead Men
3. Panik Attack
4. Only a Number
5. Shut Your Mouth
6. Otherside of the Mirror
7. I'm Not a Hero
8 .Memento Mori
9 .Vengeance
10. No Title
11. The Exorcism
12. The Curse

LINE-UP:
Rat - Voice
M. J. - Guitars
Coldface - Drums
Lone Psycho - Bass 

opinioni autore

 
Seconda fatica per il progetto italiano The Mothman Curse: interessante seppur non perfetto 2020-03-13 20:41:06 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    13 Marzo, 2020
Ultimo aggiornamento: 14 Marzo, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Non sempre è facile inserire molti elementi all'interno del proprio disco, poichè si rischia di mettere troppa carne sul fuoco. Il progressive death è sicuramente uno di quei generi che, o lo sai fare, o non ci provi per niente. Troppo spesso si vedono gruppi che, nel grossolano tentativo di far vedere i muscoli, finiscono per fare un cosiddetto "mappazzone", tanto per citare Chef Barbieri.
Tutto questo preambolo per dirvi che la seconda fatica dei nostri The Mothman Curse, "The Curse", fortunatamente è riuscita, almeno in buona parte, nell'intento di dare una vena molto personale alla sua creaturina. La band nasce nel 2017 e fin da subito mette le cose in chiaro con una proposta piuttosto ambiziosa: offrire un'esperienza unica all'ascoltatore mediante ossimori continui. Questo si traduce in pezzi violenti, martellanti e rozzi, uniti da una componente melodica, cristallina e più morbida, in primis data dalla voce che alterna growl, scream e clean. Insomma, in teoria un bel progetto e complimenti per lo sforzo! In pratica, però, qualche dubbio sale. Non tanto a livello di influenze, ma proprio da un punto di vista compositivo e di durata. Buonissime tracce nel complesso, ma tolte quelle tre che, durando di più, risultano le migliori, le altre le ho trovate frettolose. Neanche 3 minuti a brano per una band che vuole inserire diversi innesti, beh, mi sembrano un po' pochi. Il risultato? Pattern tendenzialmente uguali, seppur salvati dal fatto che c'è veramente un ampio spettro di approcci per ciascun brano. E qui mi aggancio al secondo dubbio? Occorre davvero proporre qualcosa di così ampio rischiando di perdere il filo conduttore? Non sono nessuno per giudicare le scelte di una band, ma da semplice ascoltatore la domanda mi viene. E in effetti, per quanto, in generale, si possa parlare di buon album, ricco di sfumature, approcci e piacevoli ossimori, dall'altro lato c'è questa tendenza a perdersi. Non c'è effettivamente un brano che ti rimane in testa, di conseguenza le tracce, se a livello pratico sanno il fatto loro, dal lato espressivo risultano piuttosto sterili.
Tuttavia, posso dirmi più che soddisfatto ed un grande complimento all'ambizioso progetto va fatto. Sicuramente, nel bene e nel male, i nostri The Mothman Curse non sono la solita minestra riscaldata e sanno offrire un'esperienza diversa e a tratti molto interessante. Voglio lasciar loro il beneficio del dubbio trattandosi ancora del secondo album. Nel frattempo vi consiglio un paio di ascolti di "The Curse", non ve ne pentirete!

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