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Con questo secondo album i Blood Incantation confermano di essere la "Next Big Thing" della scena Death Metal Con questo secondo album i Blood Incantation confermano di essere la "Next Big Thing" della scena Death Metal Hot

Con questo secondo album i Blood Incantation confermano di essere la "Next Big Thing" della scena Death Metal

recensioni

titolo
Hidden History of the Human Race
etichetta
Century Media Records
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Death Metal 

FFO: Morbid Angel, Hate Eternal, Gorguts, Timeghoul, (late) Death, Demilich 

LINE UP: 
Paul Riedl - vocals, guitars 
Morris Kolontyrsky - guitars 
Jeff Barrett - bass 
Isaac Faulk - drums 

GUEST: 
Antti Boman (Demilich, Winterwolf) - vocals on track 3

TRACKLIST: 
1. Slave Species of the Gods [05:28] =VIDEO= 
2. The Giza Power Plant [07:05] 
3. Inner Paths (To Outer Space) [05:37] =VIDEO= 
4. Awakening from the Dream of Existence to the Multidimensional Nature of Our Reality (Mirror of the Soul) [18:02] 

Running time: 36:12 

opinioni autore

 
Con questo secondo album i Blood Incantation confermano di essere la "Next Big Thing" della scena Death Metal 2019-11-27 16:38:46 Daniele Ogre
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    27 Novembre, 2019
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Già dalla pubblicazione dell'EP "Interdimensional Extinction" e del debut album "Starspawn", si era capito che i Blood Incantation potessero essere uno dei nuovi gruppi di punta della scena Death mondiale: i risultati, in termini di critica e pubblico, parlavano chiaro, ma ancor più determinanti in quest'ottica sono state la parole d'elogio spese da gente come i Morbid Angel (non proprio gli ultimi arrivati, direi). Alla seconda release su lunga distanza, arriva per i Blood Incantation un passaggio fondamentale per la loro carriera: "Hidden History of the Human Race" si avvale infatti della distribuzione di Century Media Records per il mercato europeo (mentre in America la produzione è affidata a Dark Descent Records), ma il quartetto del Colorado sembra non soffrire d'alcun timore reverenziale verso il colosso che li ha messi sotto contratto. Anzi appare da subito evidente come Paul Riedl e compari (due dei quali sono con Riedl anche negli Spectral Voice) si siano dedicati anima e corpo alla scrittura dei quattro brani che compongono questa loro seconda fatica. Forse ancor più che in "Starspawn" lo stile dei Blood Incantation si fa ancora più affascinante, prendendo a piene mani influenze tra le più disparate ed assemblandole in un continuo vortice che sorprende l'ascoltatore di passaggio in passaggio: dall'assalto 'classico' in stile Morbid Angel/Hate Eternal di "Slave Species of the Gods", fino alle bordate ed agli inserti 'egizi' à la Nile di "The Giza Power Plant", passando però in riff dal sapore Progressive Death dei primi 90's (sì, parliamo proprio dei Death) ed intriganti e psichedelici intrecci Avant-garde in cui è impossibile non trovare echi di Gorguts, Timeghoul e Demilich (il cui cantante Antti Boman presta la voce nella terza traccia, la spettacolare strumentale "Inner Paths (To Outer Space)". Il merito maggiore dei Blood Incantation è comunque, come avrete capito, la capacità di spaziare e spiazzare, con uno stile sempre cangiante, mutevole, il cui incedere potrebbe sembrare anche a tratti nervoso, ma che ha invece una fluidità notevole, segno della maturità compositiva raggiunta dall'act di Denver. Una summa di tutto lo si ha nella lunghissima traccia conclusiva "Awakening from the Dream of Existence to the Multidimensional Nature of Our Reality (Mirror of the Soul)": tutti gli elementi che compongono le sonorità dei Blood Incantation sono qui presenti e la band si lancia qui in un brano che sa essere nel contempo complesso, arzigogolato e duro come granito.
Poco pi di mezz'ora di durata per un album che gode di un riffingwork maestoso, messo al servizio di composizione il cui songwriting appare dalle prime note come estremamente maturo e curato. Non inventano nulla di nuovo i Blood Incantation, sia chiaro, ma hanno dalla loro un certo gusto nello scrivere pezzi, che li mette nettamente su di un altro piano rispetto a molti altri gruppi del genere (anche più veterani).

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