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Terza gemma per gli Esben And The Witch! Terza gemma per gli Esben And The Witch! Hot

Terza gemma per gli Esben And The Witch!

recensioni

titolo
Nowhere
etichetta
Season Of Mist
Anno

1. A Desire For Light
2. Dull Gret
3. Golden Purifier
4. The Unspoiled
5. Seclusion
6. Darkness

opinioni autore

 
Terza gemma per gli Esben And The Witch! 2019-06-14 18:05:53 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    14 Giugno, 2019
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Tornano i tedeschi Esben And The Witch con un terzo disco che si discosta in maniera abbastanza massiccia dall’album precedente che vedeva il trio alle prese con quattro brani molto lunghi intrisi di una psichedelia dark ed un post-rock molto etereo graziato dalla voce femminile. “Nowhere” invece presenta una tracklist leggermente più lunga e sebbene contenga gli elementi tipici del sound dei berlinesi si concentra su uno schema compositivo differente.

L’opener track “A Desire for Light” è quasi una intro oscura però molto lunga con una voce femminile evocativa e poetica come fosse una sciamana. Le sonorità vertono più su di un approccio asciutto e diretto. Il post-rock buio come il cosmo e pregno di psichedelia non annoia mai e riesce sempre a tenere l’ascoltatore attento. Proseguendo nell’ascolto l’album si divide in due alternando il corso vecchio e quello nuovo ma senza amalgamarli come se ci fosse un certo timore nel risultato finale. Si è voluto andare sul sicuro osando allo stesso tempo seppur in maniera tiepida. “Golden Purifier” (notturna ed ammaliante con una voce maschile schiva a bilanciare le vocals di Rachel) segue la via più sognante e delicata grazie anche agli arpeggi di chitarra come pure la carezzevole “Seclusion” con la sua venatura quasi soul ed un sound intimo con tocchi psichedelici che rimandano agli anni 70’. Le rimanenti tre tracce sono diverse. “Dull Gret” è molto buia e malinconica con delle bordate sonore ossessivo/scheletriche, crude si potrebbe affermare. Ancora più dura è “The Unspoiled” con un’anima distorta, quasi stoner, mescolata a partiture più soffici e pacate, un trip mentale che porta all’apoteosi. La finale “Darkness (I too Am Here”) continua il viaggio rumoroso conducendo il post-rock su lidi differenti e rocciosi grazie ad una chitarra inalberata e quadrata ben sorretta da dei giri di basso grassi e potenti.

Un disco che pare di transizione, non sicuramente il migliore del terzetto teutonico ma comunque di qualità e che farà godere tutti gli appassionati della grande musica. Se tutti gli album di transizione fossero così…

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