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Paragon: Devastanti e sempre fedeli a se stessi Paragon: Devastanti e sempre fedeli a se stessi Hot

Paragon: Devastanti e sempre fedeli a se stessi

recensioni

gruppo
titolo
Controlled Demolition
etichetta
Massacre Records
Anno

01. Controlled Demolition

02. Reborn

03. Abattoir

04. Mean Machines

05. Deathlines

06. Musangwe (B.K.F)

07. Timeless Souls

08. Blackbell

09. The Enemy Within

10. Black Widow 

11. …Of Blood And Gore


Line Up: 

 

Andreas Babuschkin – Vocals
Jan Bertram – Guitar & Backing Vocals
Günny Kruse – Guitar & Backing Vocals
Jan Bünning – Bass & Backing Vocals
Sören Teckenburg – Drums & Backing Vocals
Martin Christian – Guitar & Backing Vocals 

 

opinioni autore

 
Paragon: Devastanti e sempre fedeli a se stessi 2019-05-21 15:16:44 Gianni Izzo
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    21 Mag, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ma cosa gli volete dire ai Paragon? Loro son quel che sono, fedeli a se stessi, tamarri quanto basta, ma soprattutto dei bravissimi compositori ed esecutori di uno speed metal di stampo teutonico, non certo originale, ma fatto così bene che tutti i defenders non possono che godere di quei ritmi indiavolati, dei riff taglienti e di quella voce così graffiante e aspra di Andreas Babuschking.
Per chi non li conoscesse, sappia che dalla metà degli anni ’90 i Paragon hanno preso le redini di quella parte del power/speed teutonico che cerca di allontanarsi il più possibile dall’happy power melodicissimo in stile Helloween, con rasoiate ben assestate e atmosfere sinistre di grande effetto, figlie di band quali i Grave Digger, Accept, con il bel tocco british dei Judas Priest.

“Controlled Demolition” musicalmente è il classico disco alla Paragon, vero true metal esplosivo che può contare sulla produzione del buon Piet Sielck, che sa come esaltare i pezzi della band di Amburgo.
“Reborn”, “Abattoir”, “Mean Machine”, l’inizio dell’album è esplosivo, con refrain neri e sparati a manetta, ma anche abbastanza accattivanti da rimanervi subito impressi. La crepuscolare “Deathlines” forse è un po’ troppo lunga, ma in se può contare su strofe malinconiche che giocano a farvi credere di essere di fronte ad una classica ballata, per poi virare verso delle belle accelerazioni e una parte strumentale con le due chitarre ispirate tra ottimi riff e assoli. L’album prosegue pestando ancor di più l’acceleratore, e l’anima speed dei Paragon prende decisamente il sopravvento con pezzi come “Musangwe”, “Timeless Soul”, “The Enemy Within”.
La “Demolizione” dei Paragon, sembra tutto tranne che “Controllata”, il loro metal è devastante, talvolta un po’ troppo derivativo, ma questo è un disco che funziona, forse alcuni pezzi rimangono effettivamente fagocitati dalla loro stessa irruenza, ma molti altri episodi sono più che azzeccati e possono contare su un ottimo gioco di ritmi e melodie, che supportano degnamente l'ugola abrasiva del vocalist.

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