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Princess: Progressive (Hard) Rock e dintorni Princess: Progressive (Hard) Rock e dintorni Hot

Princess: Progressive (Hard) Rock e dintorni

recensioni

gruppo
titolo
“Princess”
etichetta
autoprodotto
Anno
  1. Theatrical Opera
  2. Freed  Prisoner (Extended)
  3. El Dia Antes Del Manana
  4. Reborn
  5. Losin’ My Faith
  6. Space
  7. Funky Fusion
  8. I’d Like….
  9. Till The End Of Time
  10. Princess
  11. God Save The Goblin
  12. Today (Talk Talk Cover)

opinioni autore

 
Princess: Progressive (Hard) Rock e dintorni 2018-12-24 10:52:41 Corrado Franceschini
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Corrado Franceschini    24 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre, 2018
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Sono in netto ritardo con la recensione del C.D . dei Princess e per questo porgo le mie scuse ai membri del gruppo. Freddie Wolf, fondatore/cantante dei Princess, non è un novellino all’interno della scena musicale italiana e può essere considerato un figlio d’arte visto che la madre era nel gruppo musicale e teatrale dei Pandemonium (nessuna relazione con gli omonimi metallers). Il progetto di Freddie ha inizio molto tempo fa ma solo nel maggio del 2018, con l’uscita del disco omonimo, la creatura Princess ha sancito la sua ufficiale esistenza…e lo ha fatto “col botto”. Come ospiti sono stati chiamati nientemeno che i Goblin che sono presenti con un brano mentre Fabio Pignatelli da solo è presente in un altro. Cosa vi aspettate da una principessa? Eleganza, armoniosità e savoir faire? Bene: queste componenti sono presenti nel disco in questione. Le idee ci sono e la produzione, per un gruppo che suona una musica che spazia dal Progressive/Power Metal al Progressive Hard (con piccole incursioni nel Funky Rock), è quella che ci si aspetta da un disco moderno uscito nel 2018. C’è però qualche cosa che, a un vecchio patito del genere come il sottoscritto, non torna. La produzione di stampo moderno rende il disco in qualche modo “asettico” e questo va a influire sul coinvolgimento emotivo durante l’ascolto. A questo fatto si aggiunge un mix/mastering che, talvolta, fa apparire i pezzi con una sorta di “cerniera” che non sempre permette loro la fluidità. Probabilmente, azzardo, si è lavorato parecchio in studio con programmi o sulle varie piste. Detto ciò le canzoni non sono assolutamente brutte e hanno varie identità e personalità tante quante ne hanno le preferenze di Freddie stesso (Queen, iron Maiden, Goblin, M.Jackson e molto altro). Il potere che hanno le tastiere è fuori discussione ed è ben chiaro sin dalla iniziale “Theatrical Opera”. Se vogliamo aggiungere carne al fuoco, ovvero genere su genere, “Freed Prisoner” si aggira dalle parti del Rock di classe americano con l’aggiunta di intrecci di chitarre e apertura di tipo orchestrale. “El Dia Antes del Manana”, scelta come primo singolo, è la trasposizione in spagnolo di “The Day Before Tomorrow”, già presente nel doppio album di Freddie”Utopia – Distopia” del 2015. Se i nomi di spicco nel disco sono l’ospite Fabio Pignatelli e i Goblin non si può ignorare il fatto che in “Reborn” è presente Tony Tartarini. La scarna biografia acclusa ai files non dava delucidazioni su questo nome però, dopo una rapida ricerca in rete, ho scoperto che questo signore è stato il cantante dei Cherry Five, vale a dire la prima incarnazione dei Goblin, con ben tre componenti in formazione. In “Reborn” la chitarra si ritaglia un ruolo essenziale mentre le voci caratterizzano l’enfasi di un brano che ha le sue fondamenta nell’Hard cadenzato e nella lentezza. Parte “Losin’my Faith” e, dopo poco, mi ritrovo a pensare che i Pink Floyd siano stati uno dei gruppi che ha influenzato il cammino di Freddie e Orlando Monteforte (bs), i membri fondatori dei Princess. Giusto il tempo di metabolizzare questo pensiero e arriva la fase centrale del pezzo a confortare la mia tesi: una breve suite con tanto di voce femminile che non può non ricordare quella ben più famosa di “The Great Gig In The Sky”, facendo le debite proporzioni con la voce, ovviamente. Se “Space” passa dall’Hard al Prog Metal la seguente “Funky Fusion” ha il destino scritto nel nome: una musica battente sprigiona elettricità nell’aria mentre un piano Honky Tonky movimenta un frammento del brano. Dopo la malinconica “I’d Like” è il turno di “Till The End Of Time”. Avere un elemento come Fabio Pignatelli in formazione porta i Princess ad esaltare il proprio background sonoro; ciò viene fatto lasciandoci in eredità un pezzo articolato nel quale la voce tocca vette elevate. Dopo una “Princess” abbastanza fredda per i motivi di produzione che ho spiegato prima, è il turno di “God Save the Goblin”. Mi aspettavo molto dai Goblin e, in effetti, il marchio di fabbrica e lo stampo sono quelli originali. Purtroppo la lunga fase del pezzo che dovrebbe e vorrebbe essere inquietante, perde un poco di efficacia. A chiudere il disco troviamo la cover di un brano dei Talk Talk, ovvero sia “Today”. La versione dei Princess è più improntata all’Hard, ma il ritornello mantiene intatta tutta la sua bellezza e il suo carisma. Sono da segnalare dei giri di basso veramente riusciti e in sintonia con il pezzo. Oramai lo avete capito da soli: i Princess sono musicisti navigati che “flirtano” con il passato usando un suono attuale; se questo è un bene o un male sta a voi scoprirlo. Io la mia opinione ve l’ho data.

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