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Interessante nuova proposta dalla Russia: i Drunkroll Interessante nuova proposta dalla Russia: i Drunkroll Hot

Interessante nuova proposta dalla Russia: i Drunkroll

recensioni

gruppo
titolo
“On the knife blade”
etichetta
Metal Scrap Records
Anno

 

Track-list:

1) Face to face

2) Adrenaline

3) Light of the night star

4) Grief

5) Live outlaw

6) On the knife blade

7) 5 seconds

8) To infinite

9) Don’t kill

10) Whirl by cloud

 

Line-up:
Drunknroll - guitars, bass, keys

Horror – vocals

Knip - solo-guitar, sound effects

Jester - drums

opinioni autore

 
Interessante nuova proposta dalla Russia: i Drunkroll 2012-12-20 11:42:12 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    20 Dicembre, 2012
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I Drunkroll nascono a Saratov in Russia nel 2006 come un progetto solista dell’omonimo musicista, al quale si sono poi aggiunti, nel corso del tempo, gli altri membri, fino all’attuale formazione a quattro elementi. “On the knife blade” è il secondo album (il primo per l’attiva Metal Scrap Records), dopo il debut “Brownian motion” del 2010. Il genere suonato da questa band è molto particolare, dato che su un’ossatura tipicamente heavy metal, miscela sapientemente stilemi thrash, ad altri più prog-oriented, con diverse parti elettroniche per l’abbondante uso di effetti e keys; il risultato è sicuramente originale e particolare e mi ha ricordato, in alcuni passaggi, qualcosa dei mitici Mekong Delta, soprattutto per certe atmosfere ipnotiche ed alienanti create dalle chitarre. I Drunkroll hanno capito che, per farsi notare nel calderone metal, non bisogna essere cloni di altri, o scopiazzare spudoratamente quanto altra gente ha suonato tante e tante altre volte, ma avere idee proprie e svilupparle come meglio si può. Ed indubbiamente, in questo “On the knife blade”, i Drunkroll hanno raggiunto questo obiettivo, mettendo in mostra anche una tecnica individuale notevole. Chiaramente la musica proposta non è di semplice assimilazione e sono necessari diversi ascolti per “somatizzare” un sound così particolare ma, alla lunga, non si rimane indifferenti a quanto questi quattro musicisti hanno saputo suonare. Certo qualche passaggio a vuoto ancora c’è (il cupo growling di “5 seconds”, ad esempio, è semplicemente ridicolo, oltre che del tutto fuori posto!), ma nulla che con maggiore chiarezza di idee ed intenti non si possa correggere ed eliminare. Tolti questi piccoli difetti, ciò che resta è indubbiamente qualcosa di fresco e nuovo che affascina e convince; non mi resta che promuovere senza esitazioni questo “On the knife blade”, aspettando i Drunkroll ad un prossimo album ancora migliore.... le qualità obiettivamente non mancano! Un ultimo suggerimento prima di concludere: scrivere tutto in cirillico (dal sito internet ai titoli dell’album e dei singoli brani), potrebbe essere un serio problema per un lancio a livello internazionale e relegare la band solo a livello di chi è in grado di comprendere questo particolare carattere di scrittura.

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