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Nephrolith - Paleness of the Bled World Nephrolith - Paleness of the Bled World Hot

Nephrolith - Paleness of the Bled World

recensioni

titolo
Paleness of the Bled World
etichetta
Cursed Records
Anno

 

1.1004

2.Drained Away

3.Rejoined

4.Flamespeech

5.Moth

6.Olistje

7.Warmth into Fire

8.4001

opinioni autore

 
Nephrolith - Paleness of the Bled World 2017-08-09 14:49:56 Anthony Weird
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Anthony Weird    09 Agosto, 2017
Ultimo aggiornamento: 09 Agosto, 2017
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Gli Sloveni “Nephrolith” sono una band già attiva da diversi anni, abbastanza conosciuti in patria, e tentano il colpaccio di uscire dall'underground con il secondo Full-length “Paleness of the Bled World”, successore del primo lavoro sulla lunga distanza “Xullux”, che nonostante le critiche abbastanza positive era passato quasi inosservato ai più.
Ci riprovano quindi con queste otto tracce che si aprono con “1004”, classica intro dolce e decadente, suonata al pianoforte con un accompagnamento di chitarra che mette immediatamente angoscia e tristezza e fa entrare nel giusto mood che ci accompagnerà per l'intero album. Infatti al numero due, è la decadenza a farla da padrona, con un misto di Depressive ed Atmosferic Black Metal portato da “Drained Away”. La prima strofa si spezza tra un ritmo lento e controllato e delle spruzzate di corse in doppia cassa, che non raggiungono mai velocità elevate però e restano nel campo dell'atmosferico. Non mancano tuttavia momenti più furiosi, come l'esatto centro della song, dove la furia prende il sopravvento e le vocals si trasformano in un misto di clean e grunt molto interessante ed in linea con il sound proposto, che non lesina su spazi puramente strumentali, un inizio piacevole che ci accompagna verso “Rejoined” ed il suo scampanellio iniziale. L'atmosfera è sempre predominante, ma qui il Black trova il suo connubio con un Doom non opprimente, che sa stare al suo posto e lascia il dovuto spazio alla negatività e all'oppressione tipiche delle nebbie del metallo nero. La voce qui sembra totalmente fuori luogo, eppure, nonostante ciò, è perfettamente integrata per via del senso di disperazione che riesce a trasmettere. Ci rende partecipe del delirio di un'anima perduta, e funziona bene nel contesto, anche se presa singolarmente, l'avrei bocciata su due piedi. Basso dolce e scampanellio sui piatti ci accompagno alla fine ed a “Flamespeech” col suo arpeggio iniziale. Chitarra in secondo piano, per lasciare spazio ad un basso “in your face”, un brano che coinvolge già dalle prime note, con una solida base Black Metal e degli arpeggi dissonati in sottofondo, che non fanno altro che aggiungere tensione a questo proposto. Cariche di batteria che di colpo si addolciscono e sprofondano verso il Doom pesante ed opprimente, per poi unirsi all'ala più melodica ed atmosferica del Black Metal. La voce sempre disperata, propone un clean graffiante, a momenti più chiara ed altri più roca, e continua fino al finale, dove è “Moth” che fa la sua comparsa. Un bellissimo incipit per un brano che è l'esatta continuazione di “Flamespeech”, anche se qui la voce risulta sottotono e appare poco ispirata. Il comparto strumentale invece, si mantiene su un livello costante, una semplicità d'esecuzione per delle composizioni che non fanno gridare al miracolo, ma che funzionano e creano il giusto mix di depressione, disperazione e rabbia. In tutti i brani ho trovato una produzione veramente buona che, nonostante non sia eccelsa, è perfettamente adatta al sound proposto e non credo che una produzione più chiara e cristallina sarebbe stata un bene per questi brani, soprattutto nel momento in cui “Moth”, ci regala un intenso momento clean, intrecciato ad un simil-grunt che riesce veramente a convincere. Fraseggio sul finale ed entrata in scia di “Olistje”. Riverbero arpeggiato e batteria preparano l'ascoltatore ad una scarica di ferraglia grezza e sporca, in quello che è il brano più propriamente Black Metal di tutto l'album, dove sembra di ascoltare Attila Csihar cantare nei Draconian leggermente addolciti! Qualcosa di veramente particolare quindi, che può far storcere il naso, ma anche far innamorare. Il brano scorre bene, anche se la cassa viene praticamente cannibalizzata da un crash troppo predominante e questo è un peccato. Una batteria in primo piano è sempre una scelta ottima in campo Black Metal, ma non se così opprimente e coprente! Mi dimentico immediatamente di questo piccolo intoppo con lo splendido inizio di “Warmth into Fire” e di un poderoso basso che fa tremare il petto e mi rammarico di trovare questo pezzo al penultimo posto della tracklist, perché sarebbe stata una perfetta opening. Una sfuriata velocissima che si alterna a fasi più dolci, con vocals modificate ed accattivanti, in un crescendo di melodia e decadenza, che dona un incredibile spessore a tutto il disco, di sicuro il brano migliore di tutto l'album. Chiude il cerchio “4001”, il rovescio della medaglia in un'outro dove è la chitarra ad essere predominante, accompagnata dal pianoforte, nel discorso inverso fatto inizialmente. Un'ottima idea, che di certo non mancherà di deliziare gli ascoltatori più attenti.
In ultima analisi, si tratta di un ottimo lavoro in studio, scorrevole e pregno di emozione che riesce ad arrivare al cuore dell'ascoltatore, che utilizza i canoni principali del Black Metal, del Doom e del Metal più atmosferico in generale, per plasmare qualcosa di personale ed introspettivo, senza stravolgerli, né sminuendoli e questa è una grandissima cosa a mio avviso. Tuttavia, ciò che manca a questo album, è un po' di intensità emotiva. Le emozioni, come detto, ci sono e sono tangibili, ma non arrivano così prepotentemente da stimolare un sussulto, lasciarti incantato e farti pensare, ma scorrono velocemente, come lavate via dallo stesso fiume di note che le ha portate. Non è presente una vera profondità, non è una disperazione totale e senza via d'uscita, ma i sentimenti tirati in ballo sono soltanto accennati, forse troppo superficialmente per i miei gusti. Tuttavia, ciò non toglie che ci troviamo di fronte ad un bellissimo album, che merita di sicuro un ascolto per poi essere giudicato.

Anthony

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