LINE UP:
Giulian - vocals, all instruments, folk instruments & orchestrations
TRACKLIST:
1. Cenner' e Fummo
2. Fra Ciel' e Terr'
3. Virgilio Mago
4. Tarantella Nera
5. Sanghe Amaro
6. Averno
7. Sibilla Cumana
8. Sepeithos
9. Parthenope
10. Megaride
Scuorn - Parthenope
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Ultimo aggiornamento: 17 Luglio, 2017
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I napoletani Scuorn debuttano con “Parthenope”, l’album che li consacra al primo lavoro sulla lunga distanza, dopo la demo "Fra Ciel’ e Terr’" del 2008.
Napoli è di sicuro una della città più influenti ed affascinanti della nostra penisola ed io direi anche di tutto il mondo e quindi le leggende, la storia dei miti popolari è florida e molto amata, tanto che la canzone napoletana è conosciuta ed apprezzata praticamente ovunque. Sembrava strano, infatti, che nessuno fino ad oggi (a parte qualche rarissima eccezione underground) si sia mai interessato a portare in musica questa tradizione popolare così intensa. Ed è proprio qui che entrano in gioco gli Scuorn, che attraverso l'alta arte scandinava, continuano a mantenere vivo lo spirito di una tradizione che ha sempre fatto della musica il suo punto di forza, ma che mai aveva attraversato le scale del Black Metal!
Immediatamente salta all'attenzione la produzione praticamente perfetta, complice anche il fatto che questo album è stato creato nella stessa sede utilizzata dai Fleshgod Apocalypse, altro orgoglio italico! Moderna e cristallina la produzione dei brani, si passa dai più recenti Dark Funeral, ad un altalenante percorso tra il black norvegese e quello più di stampo svedese, con la sua cattiveria più mirata. Si mettono in risalto qui le dinamiche tipiche del Black Metal in senso generale, mescolandole alle sonorità della propria terra d’origine, intervallandole ad un'epicità che va a mettere sul piatto, uno splendido connubio tra aggressività ed introspezione.
"Parthenope" è un disco da ascoltare tutto d’un fiato, gustandone la carica Metal e il mare creato dalle orchestrazioni, ma soprattutto non può passare inosservato l'utilizzo di strumenti tradizionali della musica napoletana, strumenti usati principalmente in ambito folkloristico, ma che trovano la loro giusta dimensione accanto alla distorsione ed al blast beat e ad assoli strazianti come la corsa solista della lead guitar in “Virgilio Mago”, dove la pulizia del suono, battute, tempi ed armonie sono incastrate come il lavoro maniacale di un artigiano che lavora il legno, senza chiodi, solo incastri e sapienza. Comunque, in generale, l’intero album è di piacevole ascolto e non annoia mai, l'aggressività, la carica interiore data dalla cattiveria ed il pathos rispettano pienamente i tempi da loro dedicati ed è piacevole trovare lyrics in dialetto!
Insomma, “Parthenope” è qualcosa di inaspettato, una ventata d'aria fresca soprattutto per quanto riguarda la tradizione campana che, da oggi, può vantare una punta di diamante in più, da aggiungere alle frecce del proprio arco. Consigliatissimo!
Anthony
(un grazie particolare a Marco “Artic” Spera, per aver realizzato con me questa recensione.)