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Hyades, un ritorno esplosivo Hyades, un ritorno esplosivo Hot

Hyades, un ritorno esplosivo

recensioni

gruppo
titolo
The Wolves Are Getting Hungry
etichetta
Punishment 18 Records
Anno

LINE-UP

Marco Colombo – Vocals

Lorenzo Testa – Guitars

Rob Orlando – Bass

Marco Negonda – Guitars

Rodolfo Ridolfi – Drums

 

TRACKLIST

01. The Economist

02. Ignorance Is No Excuse

03. The Decay Of Humankind

04. The Apostles Of War

05. The Great Lie

06. Heavier Than Shit (Hyz IV)

07. Sing This Rhyme

08. Eight Beers After

09. The Wolves Are Getting Hungry

10. Hyades (2015 Version)

opinioni autore

 
Hyades, un ritorno esplosivo 2015-06-29 09:38:51 Chiara
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Chiara    29 Giugno, 2015
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Gli Hyades sono l’eccellenza italiana del thrash. In giro dal ’96, quattro album all’attivo, e come spesso succede, più famosi all’estero che in patria. È il caso di dire quindi che i cinque musicisti del varesotto abbiano puntato più sulla qualità che la quantità.

La proposta degli Hyades è un thrash vecchia scuola che attinge direttamente dagli insegnamenti di Stati Uniti ed Europa, dando vita a un mix bilanciato ed omogeneo. “The Wolves Are Getting Hungry”, il quarto full length della formazione, non si smentisce rispetto ai suoi predecessori, e ci regala dieci pezzi che fanno venire voglia di fare headbanging fino a svitarsi la testa dal collo. E ancora, nessuna ballad. Il focus è sempre lì, fisso sulla velocità e sulla voce caustica di Marco Colombo, che deve moltissimo alla velenosità di Steve Souza. E anche la cover è un classico esempio di arte thrash, realizzata da Mario Lopez e ispirata al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, ma riletto in chiave moderna, con l’avanzata dei “lupi” dei giorni nostri. La carica distruttiva ed esplosiva degli Hyades non tarda a brillare fin dall’opener “The Economist”, e rimane attiva e tirata al massimo fino alla fine. Il bello degli Hyades è che spesso e volentieri sforano dalla durata canonica dei pezzi thrash, che di norma non superano i quattro minuti, e brani come “The Great Lie” permettono di assaporare questa tecnica superiore unita alla denuncia politica e sociale in oltre cinque minuti di corsa a perdifiato. E non contenti, in “Sing This Rhyme” si lanciano in un ibrido tra thrash e heavy metal, e che ibrido! Ma i cinque non si dimenticano di smorzare i toni e di omaggiare lo spirito goliardico in “Eight Beers After” che fa tanto Tankard. Particolarmente significativa la performance alle pelli di Rodolfo Ridolfi, impeccabile, infallibile e instancabile come una mitragliatrice.

Dopo l’ascolto di “The Wolves Are Getting Hungry” viene davvero voglia di mettere in pratica il famoso slogan “Thrash now, work later”, magari durante uno dei prossimi live degli Hyades. Spero non tardino a partire in tour, perché la curiosità di assaporarsi la loro energia dal vivo è davvero forte.

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