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Un buon esordio per i MadHour Un buon esordio per i MadHour Hot

Un buon esordio per i MadHour

recensioni

gruppo
titolo
"Ghost town"
etichetta
DeathStorm Records
Anno

 

 

TRACKLIST:

1. Killing Season
2. I Am Violence
3. Beginning of Disaster
4. Wrong Reality
5. Hour of the Mad
6. Innsmouth Rebirth
7. Dead Man Eyes
8. River of Blood
9. Soul in the Dark
10. Straight Through the Eyes

 

 

MEMBERS:

Lau - Vocals

Paul - Lead Guitars

Sarah - Guitars

Ul Teo - Bass

Michele – Drums

opinioni autore

 
Un buon esordio per i MadHour 2015-01-03 18:23:08 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    03 Gennaio, 2015
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Credo che per suonare thrash metal come si deve sia indispensabile una certa attitudine, quell’essere grintosi, arrabbiati e sfrontati, cui va aggiunta la voglia di far confusione tutti assieme, magari innaffiati da fiumi di bevande alcooliche; naturalmente ci vuole anche una bella dose di ritmo imposto dalla batteria e chitarristi che sanno il fatto loro. Queste caratteristiche le ritroviamo tutte nei lombardi MadHour, band fondata dall’ex-Longobardeath Ul Teo; ciò che maggiormente mi ha convinto in questo cd è l’attitudine della band, quella capacità di essere “in your face” (per rubare le parole di un collega di allaroundmetal), indispensabile per suonare thrash. Certo non tutto è rose e fiori e non mancano particolari da rivedere: la voce di Lau, ad esempio, anche se nel thrash non è necessario essere dei singer eccezionali, appare un po’ troppo monocorde e poco espressiva, pur non essendo obiettivamente né stonata, né da buttar via. L’altra pecca che ho avuto modo di notare spero possa dipendere dalla scarsa qualità dei files ricevuti per la recensione e che su cd tutto si sistemi magicamente: la registrazione, infatti, mi è sembrata un po’ troppo “cupa” e fredda, insomma non proprio eccelsa; capisco che i MadHour non possono contare sul budget dei big o su una major che li spalleggi, ma forse si poteva fare qualcosa di meglio, pur non disponendo di mezzi economici esaltanti. Ma veniamo all’album che si intitola “Ghost town”, debutto sulla lunga distanza, dopo l’EP del 2012 “The beginning of disaster”, a me purtroppo sconosciuto. Il lavoro è composto da 10 brani, tutti belli tirati ed arrabbiati a dovere, con un gran lavoro dietro le pelli di Michele, ottime parti di chitarra di Paul (anche solista) e Sarah, sempre ben sorretti dal basso pulsante di Ul Teo (forse un po’ troppo sacrificato dalla registrazione). Qui c’è da pogare e sbattere il capoccione in un furioso headbanging per oltre 40 minuti, ascoltate la brevissima “Hour of the mad” a titolo esemplificativo e non potranno non venirvi in mente i Tankard dei bei tempi o, in genere, quel thrash di matrice mittel-europea di fine anni’80/primi ’90, l’epoca d’oro del thrash a livello mondiale insomma! I MadHour non si lasciano contaminare da tentazioni di modern o di groove, semmai strizzano appena l’occhio al buon vecchio heavy di matrice britannica che non guasta mai, specie per le parti di chitarra. Oltre alla già citata “Hour of the mad”, sono stati diversi i brani che mi hanno convinto, dalla lunga “Innsmouth rebirth” alla furiosa opener “Killing season” (nulla a che vedere con l’omonima dei Testament), passando per “River of blood” (la più vicina ai lidi heavy della NWOBHM) per arrivare alla finale arrabbiata “Straight through the eyes”. Per concludere, mi pare sia chiaro che i MadHour sono una valida thrash band e questo “Ghost town” è un buon esordio; non siamo di fronte ad un disco che passerà alla storia dello specifico settore (e non credo sia questa l’intenzione della band), ma ad un buon lavoro fatto di passione e sudore che va premiato ed ascoltato senza troppe pretese, magari assieme a qualche amico scatenato ed un bel po’ di birra ghiacciata a disposizione.

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