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Luigi Macera Mascitelli

Luigi Macera Mascitelli

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Il mese scorso, la tedesca melodic thrash metal band Burden Of Grief ha partorito la sua ultima fatica intitolata "Eye Of The Storm". Per l'occasione abbiamo sentito il chitarrista Philipp il quale, in maniera molto esaustiva, ci ha detto la sua su questo nuovo lavoro.

 

Ciao Philipp, è un piacere poter scambiare qualche parola con te. Come ci si sente dopo l'uscita di "Eye Of The Storm"?

Ciao ragazzi, il piacere è mio. Anche se si tratta del nostro settimo album, è sempre un'emozione grande quando un nuovo album vede la luce. È praticamente come un bambino appena nato. Abbiamo sempre avuto l'esigenza di progredire e migliorare con ogni nuovo disco, il che significa che dobbiamo mettere sempre più energia quando lavoriamo ad una produzione. Ci sono voluti quasi 3 mesi per registrare e mixare "Eye Of The Storm". Dopo aver terminato il mix e il mastering, abbiamo continuato con la preparazione e le riprese della nostra trilogia video. Il lavoro è stato tanto durante gli ultimi mesi, perciò è ancora più travolgente ed appagante ricevere così tanti feedback positivi dopo il rilascio.

Vuoi parlarci del processo di scrittura?

Abbiamo iniziato il songwriting nell'inverno 2015/2016 lavorando per 2 anni nella stesura dei pezzi. Tuttavia non è stata una scrittura costante, sia per i vari live a cui abbiamo partecipato, sia per gli impegni individuali di ciascun membro della band. Due dei nostri si sono perfino trasferiti in questo periodo, perciò non è stato un processo costante. Comunque sia ci siamo divisi in due gruppi di lavoro: una metà dei brani l'ho composta io, l'altra è frutto di una collaborazione con il batterista Robb e l'altro chitarrista Joe. Hanno sviluppato un modo interessante di scrivere che consiste nel dare prima spazio alle percussioni per poi inserire le parti di chitarra.

E per quanto riguarda le sonorità? Come si fa a creare uno stile proprio che si distingua dal resto?

Penso che questo sia il problema comune di tutti i musicisti. Siamo sempre alla ricerca del suono perfetto, e anche dopo quasi 25 anni non l'abbiamo ancora trovato. Ovviamente nel corso degli anni siamo progrediti grazie ad un sound ed uno stile che si adatta molto bene sul palco. La situazione cambia quando si tratta di lavorare in studio: le collaborazioni con vari produttori sono state molte, però non siamo mai stati veramente soddisfatti al 100%. Così abbiamo deciso di scegliere un nuovo studio e un nuovo produttore per il mix e il mastering di "Eye Of The Storm", e siamo convinti di aver trovato il ragazzo giusto con Kristian Kohlmannslehner e il suo Kohlekeller Studio. Mentre il nostro precedente produttore Dan Swanö ha sicuramente le sue radici nel death metal svedese, Kristian Kohlmannslehner proviene da un altro background, che per noi era importante. Ha lavorato con band molto diverse in passato e lo caratterizza il fatto che nelle sue produzioni non c'è quella sorta di tratto distintivo. Tuttavia le sue sono produzioni di alta classe e sicuramente collaboreremo con lui anche al nostro prossimo album.

Il vostro genere viene definito melodic thrash metal. Come riuscite a combinare la pesantezza del thrash con la leggiadria del melodic death?

In realtà non facciamo piani su come raggiungere il nostro stile musicale. È solo il risultato dei 5 membri della band che hanno gusti molto diversi quando si tratta di influenze musicali. Ci sono forse solo 2 o 3 gruppi che piacciono a tutti in una certa misura, come, per esempio, alcuni dischi di Kreator e Machine Head. Ognuno porta un pezzo del suo background in ciascun brano. Potrei semplicemente parlare delle canzoni che ho scritto da solo, e qui le mie principali influenze sono le icone thrash come i vecchi Metallica, Slayer, Testamant e Machine Head, combinate con l'approccio melodico di band metal classiche come Iron Maiden, Rainbow e Judas Priest. Infine, grazie alla voce del nostro cantante Mike, andiamo automaticamente a sfociare nel melodic death classico.

Siete sulla scena dal 1994 e avete 6 album alle spalle. Possiamo parlare di continuità con i lavori precedenti? Si può avvertire quel senso di crescita musicale guardando al vostro passato?

Lo spero, dal momento che è il nostro stesso obiettivo raggiungere questa crescita. Se vuoi puoi dividere la nostra carriera in 3 fasi. La prima inizia con il nostro album di debutto "Haunting Requiems" e dura quasi 6 anni. In quel periodo abbiamo dovuto imparare a suonare correttamente i nostri strumenti (Ride). La seconda fase inizia dopo il 2006, dove abbiamo sviluppato e perfezionato il nostro stile nei primi 3 dischi, ma abbiamo anche avuto costanti modifiche di line-up. Da quell'anno in poi scatta la terza fase nella quale abbiamo finalmente trovato una line-up coerente e siamo cresciuti insieme musicalmente. In questo periodo abbiamo pubblicato 4 dischi che mostrano sicuramente una band che conosce i suoi punti di forza, ma ha anche imparato dalle sue carenze. Quindi questi ultimi 4 album sono sicuramente tutti dello stesso sangue.

Cosa pensi della scena metal europea di oggi? Quanto è cambiata negli ultimi vent'anni?

Oh mio Dio, questa è una domanda difficile perché ci sono così tanti aspetti di cui parlare. Tutto sommato sono convinto che la scena metal europea sia più forte che mai. Ci sono molte band, festival, riviste, club... Ci è sempre piaciuto esplorare nuovi paesi e abbiamo avuto il piacere di suonare in molte aree europee, dalla Francia all'Estonia, dalla Slovacchia alla Turchia. Le culture di ciascun paese possono anche essere diverse, ma l'amore per la musica metal unisce i metallari di tutto il mondo. Viaggio molto e ho già visitato paesi lontani come Cina, Cambogia, Costa Rica, Messico e molti altri. Non appena noti altri ragazzi che indossano una maglietta di una band, trovi immediatamente una connessione speciale con loro, indipendentemente dalla religione o dal colore della pelle. Questo è ciò che amo di più dell'heavy metal!

C'è qualche band italiana che ti piace particolarmente o che è stata fonte di ispirazione?

Devo confessare che non conosco molte band italiane. Una band che mi piace sono i Disarmonia Mundi e i Witchwood. Ci sono altri gruppi italiani interessanti, ma per me non sono una fonte di ispirazione.

Verrete mai in Italia per qualche show?

Ci piacerebbe molto suonare alcuni spettacoli in Italia, ma non abbiamo mai avuto la possibilità. Se qualche promotore volesse mettersi in contatto con noi, ne saremmo più che lieti! 

Bene Philipp, grazie mille per il tempo che ci hai dedicato. Spero di vedervi presto in Italia. Lascio a te le ultime parole: cosa hai da dire ai vostri fan italiani e a tutti i lettori di Allaroundmetal?

Vi ringraziamo tanto per il vostro supporto e l'opportunità di presentarci ai vostri lettori. Siamo travolti dall'ottimo feedback che abbiamo ricevuto da voi. Come ho già detto prima, pubblicheremo una trilogia di video completi per "Eye Of The Storm": primi 2 episodi sono già online, la clip finale verrà rilasciata a metà giugno. Dateci un'occhiata!

 

 

Metallica + Kvelertak @Unipol Arena (Bologna) 12-02-2018

Giovedì, 15 Febbraio 2018 17:14 Pubblicato in Live Report

Seconda tappa italiana per i Metallica. È il 12 febbraio e siamo nella splendida Bologna nei pressi dell'Unipol Arena, fuori c'è un freddo glaciale accompagnato da pioggia e qualche spolverata di neve: una "gioia" per noi avventori. Così, tra una birra, qualche panino e una chiacchierata con gli altri ragazzi in fila per cercare di combattere l'imminente ipotermia, ecco che scoccano le fatidiche ore 18:00, i cancelli vengono aperti ed un esercito vero e proprio si precipita dentro per accaparrarsi il posto migliore in prima fila (ed io non sono da meno ovviamente). 

L'Unipol Arena fa sempre la sua splendida figura ed anche oggi non è da meno: un enorme palco al centro predisposto per essere ben visibile a 360 gradi, una grande impalcatura piena di riflettori e con degli strani cubi appesi (scopriremo che serviranno per proiettare le varie animazioni durante lo show), delle casse mastodontiche... insomma, epicità allo stato puro già solo alla vista del posto. 

Mentre riprendiamo a sentire gli arti e le dita dei piedi grazie al piacevole tepore di un luogo al chiuso dopo ore ed ore di freddo, ecco che le luci si spengono e le urla si fanno sentire per i norvegesi Kvelertak, la band spalla che apre ai Metallica. Che dire, un gruppo davvero molto valido che ci delizia con del buon vecchio Death'n roll impreziosito da qualche punta black davvero piacevole. Tanto di cappello per questi ragazzi che dimostrano di essersi guadagnati il diritto di aprire il concerto ad una band così importante e la loro grinta si fa sentire per tutta l'arena. Un ottimo antipasto devo dire!

L'ora successiva sembra non passare mai, tanta è la trepidazione per l'imminente arrivo dei quattro titani. Ma ecco che le luci si spengono di nuovo, le urla questa volta sono il quadruplo più forti, i brividi lungo la schiena sono paralizzanti... e poi la senti... è lei... non è un sogno... la storica "The Ecstasy Of Gold" di Ennio Morricone che accompagna i Metallica da oltre trent'anni. Eccoli finalmente, la folla è in delirio e lo show si apre con la serratissima "Hardwired" accompagnata da un pogo violento e selvaggio che non lascia scampo agli impreparati. Non li ho mai visti così in forma, soprattutto la voce di James che sembra aver fatto un salto indietro nel tempo. Segue "Atlas, Rise!" e poi lui, il pezzo storico che ha immortalato i Metallica nella storia del thrash metal, quel brano che tutti conoscono: "Seek And Destroy". Ragazzi, qui non ce n'è più per nessuno, il pit diventa un vero e proprio tritacarne mentre il buon Kirk ci delizia con un assolo a dir poco perfetto.

Passato il momento distruttivo, ecco che parte la fase malinconica e tranquilla del live con la meravigliosa "Fade To Black": quante lacrime già dalle prime note... i brividi nel sentire: "There is nothing more for me, need the end to set me free". Ed è proprio a questo punto che la scaletta prende una strada diversa da quella suonata nella data torinese: posso tranquillamente dire che, alla fine di questo tour italiano (sto scrivendo il reportage il 15 febbraio, perciò parlo con cognizione di causa), quella del 12 febbraio è in assoluto la setlist più bella ed emozionante di tutte e tre le date. Tolta la spettacolare "Orion" suonata a Torino per celebrare il compleanno del defunto Cliff, noi della prima data bolognese abbiamo avuto l'onore di sentire dal vivo le storiche "Creeping Death" e "Battery". Insomma, mica roba di poco conto! Per di più questi brani sono stati eseguiti in maniera impeccabile perfino dal tanto (forse anche troppo) criticato Lars che questa volta ci ha letteralmente stupito per la sua precisione.

Simpaticissimo, a mio modesto avviso, anche l'intermezzo nel quale Kirk e Robert si sono cimentati nello strimpellare "Nel Blu Dipinto Di Blu" di Modugno: un modo carino per spezzare un attimo, riprendere fiato e, contemporaneamente, divertire il pubblico ed omaggiare il paese in cui si tiene il live. E qui voglio un attimo dire la mia: ma veramente vogliamo fare tutta questa polemica per due-tre minuti di cover a fronte di due ore e mezza di concerto? Perché accanirsi così tanto con degli artisti che suonano dei pezzi diametralmente opposti rispetto al genere proposto considerando, anche, che moltissimi altri lo fanno? Sinceramente ritengo che chi si indigna per cotanto affronto o è invidioso o non ha di meglio da fare. Personalmente la cosa mi ha divertito e mi è piaciuta, soprattutto sentire Robert cantare in italiano.

Tolto questo frangente, il live procede in maniera impeccabile tra brani del nuovo album, come "Moth Into Flame", pezzi ben più importanti e storici, vedasi "One" (accompagnata da animazioni, fuochi d'artificio e fiamme) e "Master Of Puppets", ed addirittura la cover dei Diamond Head "Helpless" suonata solo in questa data.

Così, tra scroscianti applausi, ossa quasi rotte dopo ore di pogo e lanci di plettri e bacchette si conclude questa spettacolare seconda data per i nostri titanici Metallica. Un live che difficilmente si scorderà, soprattutto perché ci ha dimostrato che, anche dopo 37 anni di onorata carriera, gli immortali James, Kirk, Lars e Robert hanno ancora molto da dire, tanto da suonare e palchi da spaccare!

 

Setlist:

Hardwired
Atlas, Rise!
Seek & Destroy
The Shortest Straw
Fade to Black
Now That We’re Dead
Dream No More
For Whom the Bell Tolls
Halo on Fire
Nel blu dipinto di blu
 (Domenico Modugno cover) / Anesthesia
Helpless
 (Diamond Head cover)
Creeping Death
Moth Into Flame
Sad but True
One
Master of Puppets
Battery
Nothing Else Matters
Enter Sandman

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