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Davide Pappalardo

Davide Pappalardo

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Lilyum: suono nero italiano

Lunedì, 15 Dicembre 2014 17:26 Pubblicato in Interviste

I torinesi Lilyum sono una delle varie realtà italiane in ambito Black che oggi continuano a portare avanti la "nera torcia" allacciandosi alla tradizione, ma implementando diversi elementi moderni mutuati da altre varianti del Metal e non solo in modo da non escludersi dalla realtà attuale. In concomitanza con la promozione del loro quinto album in studio "Glorification of Death",  abbiamo intervistato i due membri Kosmos Reversum e Lord J. H. Psycho, i quali ci hanno dato una panoramica del loro suono, e di come vedono la situazione in cui operano.

 Davide: Innanzi tutto benvenuti, e grazie per l' intervista. "Glorification of Death" è il quinto album dei Lilyum, senza contare i vari EP, Split e demo, ma la vostra storia inizia già più di dieci anni fa con il demo "Il Volo"; all' epoca le vostre sonorità erano ben diverse, avendo come riferimento il Groove e il Post-Thrash: cosa ha portato allo spostamento, con il tempo, verso il Black?

 Kosmos Reversum: Ciao e grazie di ospitarci sulle vostre pagine! Innanzitutto hai dato parte della risposta nella tua domanda stessa. Il fatto che nella lunga discografia dei Lilyum solo il primo ep e il primo demo appartengano a territori esterni al black, potrebbe far pensare che, appunto, la nostra storia sarebbe potuta iniziare direttamente dal 2008 e dal black metal che poi ha caratterizzato il 95% della nostra produzione, solo che al tempo non mi facevo troppi problemi a utilizzare il marchio Lilyum per mettervi dentro tutte le mie composizioni, che fossero, black, dark, grunge, thrash o altro ancora. Ho sempre composto senza seguire un’unica direttiva ma solo basandomi su quello che sentivo in quel momento e in base anche a quella che al tempo era la volontà di una band intesa nel vero senso del termine. Dopo quell’inizio un po’ incerto a livello di stile e dopo la dipartita di alcuni membri era chiaro nella mia mente che avrei assecondato di più la mia inclinazione al black per dare un volto definitivo ai Lilyum.

 

Davide:  Come valutate il vostro nuovo album, confrontato con il resto della vostra discografia? Credete ci sia stata una crescita ed evoluzione, qui mostrata?

Kosmos Reversum: Credo proprio di sì, e non lo dico perché è il nostro ultimo disco. L’evoluzione è sotto le orecchie di tutti coloro che ci seguono da tempo. Se prendi i vecchi album e li raffronti a “Glorification Of Death” potrai notare come il marchio di fabbrica sia sempre lo stesso, ma che sia come musicisti che come compositori ci siamo evoluti, migliorati. Anche la produzione è di livello più alto, per fare in modo che ciascuno di noi abbia giustizia del suo operato nel disco. Se mi chiedi invece se siamo migliorati o meno, non saprei cosa rispondere, perché ogni disco che abbiamo inciso ha un suo peso specifico e delle caratteristiche che lo rendono unico, e quindi non potrei mai pensare ai Lilyum senza prendere in considerazione tutta la nostra discografia. Ogni singola canzone da noi incisa è espressione sincera dell’anima di chi l’ha composta, e tutto questo contribuisce a quello che i Lilyum sono e non potrebbero mai essere anche solo togliendo un disco o una canzone dal nostro percorso.

Lord J. H. Psycho: Diventa difficile, per noi che viviamo il processo dal suo interno, tracciare una sorta di "percorso" da disco a disco; ogni album, anzi, ogni canzone rispecchia e in un certo senso sintetizza quello che noi siamo (come musicisti ma ancora di più come individui, cosa che per quanto mi riguarda considero parti inscindibili) in un determinato momento, con tutto ciò che ne consegue a livello di pensieri, emozioni, esperienze e così via. Sicuramente siamo sempre in movimento verso nuovi orizzonti, ma quale sia la direzione intrapresa, spesso non lo sappiamo nemmeno noi, se non a grandi linee. Tuttavia non viviamo tutto questo come una limitazione, ma un'opportunità, non soltanto perché questo ci consente di mantenere la spontaneità e l'eclettismo che caratterizzano il sound dei Lilyum, ma anche di evolverci in tempo reale accumulando esperienza tramite le stesse canzoni che quella esperienza la riflettono. Mi rendo conto che tutto questo può sembrare assurdamente cervellotico spiegato in questo modo, ma vi assicuro che sto tentando di descrivere un processo estremamente naturale e istintivo.

 Davide: Come si è svolta la lavorazione del disco, registrazione, produzione, etc.?

 Kosmos Reversum: Come consuetudine, quasi tutta la parte strumentale è stata pensata, assemblata e incisa nel mio piccolo “bunker” casalingo, rinominato “Anti-Human Studios”, ad eccezione della voce, che Xes ha inciso dove abita lui, nelle Marche. Lord J.H. Psycho ha inciso le sue parti di basso e chitarre aggiuntive da me, mentre per quanto riguarda “Transgressus Absconditus / Through Gateways Unseen” e “Todessendung013”, ovvero le due tracce che fungono da intro e outro, ha fatto tutto per conto suo.

 Lord J. H. Psycho: Colgo l'occasione per ringraziare il mio collega e amico Gianluca di Francisca (chitarrista dei Seal of Soul, altra band di cui faccio parte), che per venirci incontro si è liberato di non pochi impegni per trovare il tempo di farmi incidere le parti di tastiera al Crime Studio, dove fra l'altro ho potuto utilizzare uno splendido synth Kurzweil meravigliosamente versatile. “Transgressus Absconditus / Through Gateways Unseen” e “Todessendung013” sono nate come esperimento: volevo creare qualcosa che immergesse l'ascoltatore nell'atmosfera dell'album senza però ricorrere a partiture sinfoniche (di cui mi occupo già a tempo pieno nei Phenris) o peggio ancora riempitivi soporiferi pseudoambient da due note. Così mi sono messo a raccogliere e manipolare numerosi samples di varia natura, inizialmente con l'intenzione di creare semplicemente qualche drone minimale simile a quanto avevo già fatto sulla prima e sull'ultima traccia di "Crawling in the Past", ma a poco a poco le due tracce si sono praticamente animate di vita propria, sfociando in qualcosa di molto più stratificato, bizzarro e minaccioso di quanto potessi immaginare all'inizio.

 

Davide: Come sta procedendo la vostra attività live?

Kosmos Reversum: Benissimo! Non ne facciamo e mai ne faremo ahahah! Sul serio, quanti gruppi black metal riescono ad esprimersi al meglio nella dimensione live? Davvero pochi credo, per cui non vogliamo alimentare un circo che ha già troppi clown al suo interno, e parlo sia delle band che di tutto ciò che ruota attorno.

Lord J. H. Psycho: Trovo alquanto deprimente constatare che, anno dopo anno, rispondendo alle domande sull'attività live ci si ritrovi a elencare sempre le solite motivazioni che rendono pressoché impossibile per una band indipendente suonare dal vivo in Italia senza andare in perdita di cifre spropositate; l'unica cosa che cambia è che, complice anche la situazione economica generale, le cose continuano a peggiorare. C'è anche da considerare il fatto che portare i Lilyum sul palco presenta anche una serie di problemi logistici, a cominciare dal fatto che Xes vive non poco lontano da noi, che siamo tutti impegnati in numerosi altri progetti musicali per tacere delle nostre vite personali fra lavoro (o mancanza del medesimo), studi, famiglia, ecc.; inoltre, essendo solo in tre, dovremmo necessariamente appoggiarci a ospiti/turnisti per riproporre in maniera efficace il nostro repertorio sul palco, condizione che genera a sua volta tutta una serie di problematiche a catena che ci portano di volta in volta a concludere che, tutto sommato, il gioco non valga la candela.

Davide: Nel tempo avete avuto alcuni cambi di formazione; puoi parlarci dei membri attuali e passati, dandoci un po' di background?

Kosmos Reversum: Ormai Xes e Lord J.H. Psycho sono direi dei punti cardine, i Lilyum senza di loro non sarebbero a questi livelli. Anche se io sono il maggior compositore, non sarei arrivato a tanti apprezzamenti senza il prezioso contributo di due musicisti di questo calibro! Nel passato tanti hanno transitato in questa creatura, ma se vai a vedere, i punti fermi rimaniamo noi tre, e nomino anche Frozen, ottimo batterista che ha inciso “Human Void”EP, e “Crawling In The Past”.

Davide: Mi piacerebbe conoscere, più nel dettaglio, quelle che ritenete le vostre influenze musicali maggiori.

 Kosmos Reversum: Parlando per me, credo che le influenze siano disparate ed appartenenti a vari periodi. Ho cominciato ad ascoltare heavy metal e hard-core/punk all’età di nove anni, nello specifico tutto è partito dal capolavoro “Killers” degli Iron Maiden, ma non posso di certo dimenticare che uno dei primi dischi che mi prestarono e copiai su cassetta fu “F.O.A.D” dei Broken Bones, nati da una costola dei Discharge, e di seguito tutto dei Negazione, mitica band hard core di Torino, ancora ineguagliata in tutto. Da lì ho proseguito poi verso il thrash/speed metal di Overkill, Slayer, Metallica, Kreator, Testament, Megadeth, Exciter ecc, ma ho proseguito apprezzando anche parecchia roba uscita negli anni Novanta, compresi i tanto criticati grunge (Nirvana su tutti), nu metal, e le nuove leve del metallo estremo come Pantera (incredibili), Fear Factory, Machine Head, Slipknot ecc..Forse anche qualcosa della dark wave anni ’80, soprattutto i The Cure di dischi come “Pornography”, “Faith”, “Seventeen Seconds”. Ovviamente in tutto questo non posso non citare la grandissima influenza che ha avuto su di me il primo death black metal di band come primi Sepultura, Venom, Bathory, Possessed, Slayer (qualcuno sta già storcendo il naso e so perché, ma non cambio idea… anzi a mio avviso pure il primo Kreator “Endless Pain” era death-black metal!). Aggiungiamoci il black metal anni Novanta, coi Maestri Darkthrone su tutti, a seguire gli Emperor, Burzum e tutti i nomi che più o meno conoscono tutti, ma che vissuti in diretta, sia per lo scossone morale che musicale che hanno dato, è una cosa che ti porti dentro, inevitabilmente. Credo che tutto ciò che ho nominato abbia segnato profondamente la mia crescita musicale e mi abbia influenzato in qualche modo, ma nei Lilyum solo alcune di queste influenze hanno più spazio, sebbene tra “tra le linee” io riconosco alcuni rimandi a stili che sembra impensabile combacino col black…

 Lord J. H. Psycho: Se dovessi stilarti un elenco di tutto ciò che mi influenza nell'autentico oceano dei miei ascolti, non mi basterebbero centinaia di pagine! Visto che molti sono rimasti colpiti dal ritorno delle tastiere in questo album, mi limiterò a qualche esempio legato a questo tema: per quest'album ho voluto tentare, dal punto di vista degli interventi/arrangiamenti di tastiera, qualcosa di diverso dal mio solito, ossia che si distanziasse sia dal già citato approccio sinfonico e profondamente intricato dei Phenris che dai tappeti di accordi basati su suoni profondi e pieni che ho utilizzato altrove (per esempio negli Orgiastic Pleasures, nei primissimi In Corpore Mortis, ma anche negli stessi Lilyum su "Ultimatum", o su "Prelude - Visualize the Void" dal nostro precedente ep). Volevo qualcosa di minimale ma incisivo, qualcosa che funzionasse come semplice ornamento, un'aggiunta che non andasse a toccare la composizione o l'arrangiamento del pezzo e che tuttavia lasciasse una traccia ben precisa in modo che, se ipoteticamente la tastiera venisse rimossa dal mix, la sua assenza si sentirebbe subito. Da questo punto di vista, fondamentale a dir poco è stata la lezione di dischi come Passage to Arcturo (Rotting Christ), The Celtic Winter (Graveland), Into the Drape (Mortuary Drape), Welcome My Last Chapter (Vinterland), il repertorio dei primi Abigor, ma potrei andare avanti ancora a lungo e senza limitarmi al solo black metal - pensa ad esempio a un album come The Fourth Dimension degli Hypocrisy...

Davide: Cosa prevedete per il futuro della band? Avete già in mente quale sarà la prossima fase, o è ancora troppo presto e vi state concentrando sulla promozione dell' ultimo disco?

 Kosmos Reversum: Per ora ci stiamo concentrando sulla cosiddetta “promozione”, anche se più passa il tempo e più credo che i Queens Of The Stone Age avessero ragione ad intitolare il loro masterpiece “Songs For The Deaf” (“Canzoni per i sordi”). In effetti, a volte ho la sensazione che più mi impegni e più alla gente freghi nulla di quello che suoni, invischiati come sono in tutte le loro sterili priorità sia di vita che musicali. Però andiamo avanti, la musica per me è arte e quindi un bisogno da soddisfare, amen. Non saprei dirti quale sarà la nostra prossima fase, ma la storia di questa band ci ha insegnato, anche a noi Lilyum in primis, che il prossimo lavoro non sarà di certo uguale al precedente!

Lord J. H. Psycho: In effetti ammetto di avere sorriso leggendo la parola "promozione", ma non si tratta di sarcasmo sprezzante in stile "sono più true di te"; i motivi, fin troppo concreti, li ha elencati Kosmos poche righe sopra, ma mi associo nel ribadire che di tutto questo non ci curiamo: suonare, creare, esprimermi è la psicoterapia più efficace che abbia mai sperimentato, senza la quale la mia vita sarebbe infinitamente peggiore di quanto non sia oggi, e lo posso dire con certezza perché parlo di esperienze concrete vissute sulla mia pelle. Di tutto ciò che concerne il "business" non mi preoccupo né intendo farlo, e se questo fa di me un tagliato fuori, ben venga; le mie priorità, le mie preoccupazione, i miei obiettivi stanno da tutt'altra parte.

Davide: Lilyum: cosa significa, e qual è il fondamento tematico del gruppo? Cosa volete esprimere con la vostra musica e testi?

 Kosmos Reversum: Lilyum nasce dalla parola “lilium” ovvero il giglio, un bel fiore. I fiori nella nostra cultura sono simbolo di eventi drammatici quanto felici. Mi piaceva appunto il fatto che questa band stesse sempre sul confine tra estrema drammaticità e momenti più sereni, dando quindi quella sensazione di essere sempre sul limite della tensione emotiva. Se mi chiedi cosa vogliamo esprimere ti rispondo solo dicendoti che la band è nata per esprimere il disagio e il senso di distacco dalle persone che avevo e che ho, ma la cosa si è evoluta. Adesso probabilmente siamo in una fase di quasi rassegnazione, ben esmplificata da un pezzo come “Glorification Of Death”, che esprime toni dimessi e malinconici. Le sensazioni di chi ha perso una battaglia contro l’umanità e si lascia andare al proprio destino. Ma non abbiamo perso nemmeno quella sensazione di disgusto e rabbia che da sempre puoi udire sia nella musica che nei testi. Fondamentalmente, parlo per me, sono a disagio troppe volte di fronte alle persone, le vedo stupide, superficiali e fondamentalmente inutili. Non fanno nulla per rendere la loro esistenza e questo mondo più interessanti. Campano su 3-4 cose imboccate dai media e basta e poi muoiono. Ammesso che anche io mi sento inutile, e che forse la vita stessa di ognuno di noi è inutile, perché renderla anche ridicola e fastidiosa per il prossimo?

 Lord J. H. Psycho: Ecco cosa intendevo con psicoterapia nella risposta precedente.

Davide: Essere un musicista di Metal Estremo in Italia: cosa significa veramente, e cosa comporta?

Kosmos Reversum: Significa essere abbandonati a se stessi, ad andare avanti nonostante tutto, a fregarsene di cosa dice la gente. Significa, almeno per noi, avere qualcosa da dire sul serio, e non solo sbracciarsi inutilmente in un mare di mediocrità. Bisogna capire che il tuo peso di musicista non è valutato sulla base di quanti live fai, di quanti ti danno la finta pacca sulle spalle, di quanti “like” hai su facebook. Ti accorgi che stai facendo qualcosa di importante nel momento in cui le persone cominciano a starti più lontano che vicino, perché l’invidia è una brutta cosa, soprattutto se hai 30 o 40 anni…

Lord J. H. Psycho: Non è mestiere da primedonne, e se tutti se ne rendessero conto l'ambiente sarebbe migliore, ma a costo di sembrare un vecchio barboso inacidito, mi fermo qui dicendo che onestamente sono stanco, come già ho accennato parlando della questione live, di ripetere la solita tiritera - non da ultimo perché andare avanti per la propria strada e fare proprio di questo uno dei propri obiettivi principale è e resterà sempre per me uno dei cardini dell'essere un musicista, estremo o meno, in Italia od ovunque.

 

Davide: Grazie ancora per il vostro tempo, c'è qualcosa che vuoi dire a chi sta leggendo, e potrebbe ancora non conoscervi?

 Kosmos Reversum: Beh, ogni tanto spendeteli 10 euro per un gruppo “nuovo”, non rimanete ancorati ai soliti quattro nomi, e soprattutto cercate di ascoltare con attenzione prima di giudicare, lasciatevi trasportare dalla musica, non siate superficiali e frettolosi! Questa fretta sta portando a giudizi sballatissimi sulla musica, facendo apparire come oro la mediocrità e come insufficiente ciò che non può essere capito al primo ascolto. Fate un passo indietro e proseguite con cautela, vedrete che si apriranno molti orizzonti, non solo in campo musicale. Ah dimenticavo, io un tempo apprezzavo un gruppo anche in base all’attitudine, alle parole che estrapolavo dalle interviste ad esempio. Badate anche a quello, ma mi rendo conto che è difficile capire chi è vero da chi non lo è. Noi siamo veri, potete giurarci. Grazie di tutto Davide, ogni opportunità per esporci per noi non è dovuta, ma un onore.

CONTATTI: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. https://www.facebook.com/lilyumofficial1

 Lord J. H. Psycho: Sottoscrivo quanto espresso da Kosmos Reversum nella sua ottima risposta, rinnovo il ringraziamento per lo spazio concessoci e come sempre onore e rispetto a chi, in ogni modo, si sforza di tenere vivo il vero spirito dell'underground. Un grazie anche ai miei compagni di Phenris, In Corpore Mortis, Orgiastic Pleasures e Seal of Soul che, come Kosmos Reversum e Xes nel Lilyum, hanno il coraggio di condividere quest'avventura con un pazzo come me! Per finire in bellezza, grazie a tutti coloro che ci seguono, ci sostengono, comprano i nostri lavori, ci contattano e ci fanno sentire che la nostra musica è servita a creare un'unione mentale ed emotiva, proprio come i dischi che tanto ci hanno influenzato hanno fatto e continuano a fare con noi. Onore.

 

Lilyum

25/05/2014 EON-THE UNSENSE/SPAZIO LIGERIA MILANO (MI)

Domenica, 22 Giugno 2014 15:29 Pubblicato in Live Report

 

Sono molte le realtà sotterranee in Italia che ogni giorno lottano per emergere, o anche solo farsi sentire, in un clima musicale contemporaneo e locale dove spesso, se la tua proposta non rientra in certi canoni in voga, è difficile essere presi in considerazione.

 

Da sempre esiste da noi un filone Psichedelico-sperimentale molto sentito, ma anche sottovalutato in patria, e due facce simili e allo stesso tempo diverse di questo suono sono gli EON, costola dei Kadma di Pavia, dediti a colonne sonore per spettacoli e Performance teatrali e gli Unsense, portavoce di un Rock oscuro e progressivo dove convivono diversi elementi riconducibili sia alla tradizione del genere, sia alla modernità, trovando una giusta sintesi musicale; Dopo un primo concerto insieme tenutosi a Pavia, i nostri si ripropongono presso lo Spazio Ligeria di Milano, in Via Padova.

 

La location adottata e quanto meno la più adatta al tipo di performance e di serata, la parte inferiore del locale è piccola e crea un’atmosfera intima più da incontro tra amici in uno scantinato che da concerto ufficiale, senza nessuna pretenziosità e con molta spontaneità e voglia di far parlare la musica per gli interessati.

 

La serata viene aperta dagli EON e dalla loro proposta spiccatamente più “Ambient” giocata su costruzioni di quiete dove vengono inseriti momenti progressivi e picchi emozionali giocati su tastiere e sintetizzatore, elaborando scenari da colonna sonora e dal gusto teatrale dove chitarre  Post-Rock e momenti di elettronica Psichedelica collidono in un suono vario, ma unitario: largo dunque a pezzi come l’iniziale “Innocents” dal sapore anni ’70 con i suoi arpeggi di chitarra e la voce onirica del cantante e pianista Alessandro Emmi alias Suur  Kadma ,e  ai climax di “Seeds”, sorretta da pianoforte e chitarre sognanti e “I almost forgot” dalla forte componente emotiva, dove se di sicuro l’impianto strumentale è quantomeno importante anche perché occupa la maggior parte dei pezzi, la performance sentita per quanto contenuta del cantanteè al centro dell’attenzione quando interviene con la sua voce grazie al visibile trasporto che i pezzi creano in lui, come nel finale “Light Lies”, lasciando chi assiste alla performance allo stesso tempo “stordito” ed emozionato da una continua onda di movimenti sonori ora sommessi, ora esplosi, e infatti la risposta da parte dei presenti a fine di ogni brano si sente con fragorosi e sentiti applausi.

 

Dopo una breve pausa è il turno degli Unsense capitanati dal vocalist Samuele Zarantonello, e la loro performance non potrebbe essere più complementare e allo stesso tempo opposta a quella precedente: qui è il muro di suono psichedelico, oscuro, sofferto, a lasciare spazio a momenti di calma. E il cantante, tanto gentile e timido fuori dal palco, si scatena in veri e propri rituali catartici dove esplode una forza interiore che però non è mai semplice rabbia fine a se stessa, ma viene in modo istintivo incanalata in un’esecuzione che mostra la sua abilità nel tenere palco con una forte teatralità dei gesti, che mantiene però un gusto di genuino e non scade mai nella pantomima.

 

Dopo la intro giocata sull’impianto strumentale di chitarre, basso e batteria accompagnate da effetti di sottofondo del synth, troviamo quindi brani come “Va in the radio” con le sue irruenze telluriche e il simil-ritornello/declamazione del cantante velenosamente lanciata dal microfono, “Procrastinatosis” che potrebbe ricordare i Muse per l’andamento della voce e del basso, e per le atmosfere languide e striscianti, ma che mantiene un certo elemento di tensione sott’intesa tipica degli Unsense,  “The Moon” in cui ritroviamo il filo di tensione tra il cantato nervoso di Samuele e la psichedelia degli strumenti, condotto fino ai momenti di pathos belligerante e di calma che fa più paura della tempesta. Anche per loro non si risparmiano certo gli applausi dei presenti tra un pezzo e l’altro, e anche questa volta sono non di scena, ma sentiti e meritati, tanto che viene richiesto a gran voce un “Encore” al quale i nostri si concedono con piacere dopo qualche remora per non sforare dai tempi concessi dal locale.

 

Valutazione più che positiva quindi per la serata per l’esibizione di entrambi i gruppi, di sicuro due realtà nostrane da tenere d’occhio.

 

Line-up:

 

 Eon

 

 Giulio Fassina- Vocals, Piano, Synths

 

 Alessandro Emmi- Guitars

 

 Lorenzo Fiori- Bass, Violin

 

 Alessandro Ferrari- Drums

 

 Mattia Caserini- Electronics, Effects, Loops

 

 

 

 The Unsense

 

 Samuele Zarantonello Voce

 

 Davide Bressan Basso, effetti

 

  Alan Stanzione Chitarra, tastiera

 

 Paolo Pusterla Chitarra, Sintetizzatore

 

 Simone Rachella Batteria

 

 Setlist:

 

 Eon

 

 Innocents,

 

 after the end

 

 a plan

 

 seeds

 

 we are towers

 

 i almost forgot

 

 lambs to be horses

 

 light lies .

 

The Unsense

 

 Intro

 

 Va in the radio

 

 Uno

 

 Creta

 

 Reverse

 

 Procrastinatosis

 

 Interlude

 

 The Moon

  Lumache portate dal vento dell' est.

Thrash Metal: la rivoluzione

Lunedì, 11 Febbraio 2013 17:04 Pubblicato in approfondimenti

 

Fa specie vedere come oggi il Thrash Metal sia considerato da molti una delle forme più autentiche del genere, quando in realtà all’epoca della sua comparsa fece storcere non poche facce dei puristi dell’Heavy Metal più intransigenti; questo perché ha in seno un peccato originale, ovvero la commistione con elementi della musica Punk, vista allora da alcuni come un avversario che incarnava uno spirito completamente opposto a quello Metal.

 

In realtà tale visione era stata sfatata dai fatti molti anni prima: già band inglesi come Judas Priest, Motorhead e i primi Iron Maiden non nascondevano profonde influenze provenienti dal genere, e dall’altra parte gruppi come Discharge, Misfits and Exploited non disdegnarono suoni più pesanti pur mantenendo una certa velocità.

 

Come spesso accade, questi primi semi spuntati nel mondo britannico troveranno terreno fertile nel nuovo continente, dove si definirà il Thrash Metal grazie a gruppi storici come i Metallica e gli Slayer, che insieme ad Anthrax e Megadeth costituiranno i così detti “Big Four” del genere tutti, tranne gli Anthrax di New York, della Bay Area così come Exodus e Dark Angel, zona dove era molto sentita la scena Hardcore Punk sviluppata spesso negli stessi luoghi in cui s’incontrava quella Metal, un incrocio quindi naturale per chi viveva in tale elemento quello tra la velocità del Punk e la pesantezza del Metal, tecnica e impeto istintivo.

 

Siamo dunque ad inizio anni ottanta, e album come “Show No Mercy” degli Slayer e “Kill’em All” dei Metallica conquistano sin da subito l’attenzione di molti ascoltatori e in poco tempo il fenomeno si estese a tutto il Nord America con gruppi come Overkill e Testament; intanto con il tempo i Metallica riusciranno  a trovare un insperato successo commerciale che li catapulterà nell’Olimpo dei gruppi Metal saliti alla ribalta del Mainstream, ma come ben sa chiunque segua il Metal con il tempo questo li farà allontanare dal genere stesso in quella che molti vedono come una crisi d’identità, gli Slayer invece rimarranno fedeli ad una linea più dura pur non rinunciando a metà anni novanta da una serie di sperimentazioni nel loro suono che porteranno anche a critiche. In ogni caso saranno un’ispirazione fondamentale per altri tipi di Metal, soprattutto il Death, per la loro immagine e il suono privi di compromessi.

 

In Canada Annihilator e Slaughter portano avanti la bandiera del genere tra gli altri, e i Voivod saranno tra i primi a sperimentare nel genere soluzioni innovative legate alla Psichedelica e al Prog; In Sud America si sviluppa presto una variante molto viscerale capitanata dai brasiliani Sepultura, i quali introdurrannoo presto influenze tribali, e dal fenomeno di culto Sarcofago, fondamentali quest’ultimi per lo sviluppo del Black Metal scandinavo.

 

 

In Europa il genere sviluppa una forte scena tedesca, più oscura rispetto a quella americana, con gruppi come i Kreator, Destruction e i Sodom che influenzeranno in seguito il Black Metal, e i Mekong Delta che spingeranno la componente tecnica all’estremo con tanto d’influenze classiche e progressive, mentre in Svizzera Celtic Frost e Coroner porteranno le sperimentazioni nel genere verso il così detto “Avantgarde Metal” che darà una forte connotazione artistica. In Italia non mancano proposte valide come Bulldozer ed Extrema nel campo Thrash, così come gruppi proto-Black mutuati dal genere come i Necrodeath, gruppi che avranno pure consensi a livello internazionale.

 

In seguito negli anni novanta il genere implode sia per il numero di gruppi che semplicemente imitano i grandi nomi, sia per l’esplosione del Grunge e dell’Alternative che monopolizza l’attenzione dei media; come già detto i Metallica si allontaneranno dal genere, e anche altri gruppi come Megadeth e Kreator cercheranno diverse ispirazioni. Non si tratta comunque di un funerale: semplicemente il Thrash Metal torna nel Underground dove rimane in letargo mentre nel frattempo si sviluppano dal suo lascito il Death e il Black Metal, mentre molti gruppi Alternative/Industrial Metal lo useranno come base per la componente chitarristica del proprio suono, basti pensare a Ministry, Die Krupps, Machine Head, Pantera, White Zombie, Fear Factory, S.o.D

 

Sarà con il nuovo millennio che tornerà alla ribalta, anche se in misura decisamente minore e più contenuta rispetto alla prima ondata: gruppi “profughi” come Kreator e Megadeth torneranno ad un suono più vicino al Thrash anche se con elementi del Metal più moderno, e anche i Metallica cercheranno di tornare al genere con risultati altalenanti. Contemporaneamente si sviluppa una scena “Neo-Thrash” con nuove band che ripropongono il suono degli anni ottanta, gruppi come Municipal Waste e Toxic Holocaust, e anche in altri generi molte band presentano una marchiata influenza Thrash come nel caso dei Destroyer 666 e le ultime produzioni degli Immortal.

 

Oggi dunque il Thrash è conosciuto e suonato in tutto il Mondo, e anche se così come gli altri generi di Metal è ormai lontano dai riflettori e gl’interessi del Mainstream, continua da avere una salubre e lunga vita grazie ai molti appassionati che lo seguono, avendo preso il suo meritato posto nella storia del Metal come uno dei punti di svolta focali per l’evoluzione e la sopravvivenza del genere.

 

Industrial Metal, il cyborg di carne e metallo

Domenica, 10 Febbraio 2013 21:06 Pubblicato in approfondimenti

 

Genere un tempo molto osteggiato dalla frangia più tradizionalista del mondo Metal e oggi in parte integrato e accettato nel Metal tout court anche grazie all’uso di alcuni suoi elementi da parte di gruppi e generi più tradizionali dell’area, l’Industrial Metal ha in realtà una storia ormai ultraventennale molto ricca e varia.

 

Diciamo innanzi tutto che spesso oggi, anche erroneamente, il termine viene usato per indicare qualsiasi band usi elementi di musica elettronica insieme a chitarre elettriche e ad una struttura dei brani tendenzialmente legata all’area Rock/Metal; in realtà il termine inizialmente aveva un uso più specifico legato alla collisione tra Musica Metal e filosofia, attitudine ed elementi musicali legati alla Musica Industriale e al Punk, quest’ultimo già penetrato nel mondo Metal grazie al Thrash, al Crust e alla NWOBHM molti anni prima.

 

Volendo vedere la Musica Industriale ha usato molto presto campionamenti di chitarra e basso, ma spesso destrutturandoli in una dimensione totalmente diversa e dissacrata, si vedano le sperimentazioni di Foetus ed Einsturzende Neubauten, i lavori dei KMFDM e alcuni pezzi degli sloveni Laibach, così come utilizzava elementi da qualsiasi altro genere musicale per creare un’anti-musica che utilizzasse le regole della musica tradizionale contro la stessa.

 

Al contrario di quello che molti pensano, i primi gruppi che si sono concentrati sulla realizzazione di un ibrido musicale tra i due generi, più o meno coscientemente , non sono americani (anche se a fine anni settanta i Chrome di San Francisco avevano estremizzato alcune soluzioni dello Space Rock avvicinandosi ad elementi Industriali, e ad inizio ottanta gli Swans di New York usavano elementi Noise e proto-Industrial nella loro musica), ma bensì europei: si pensi agli svizzeri Young Gods che già a metà anni ottanta pubblicavano dischi dove sintetizzatori, tastiere e drum machine andavano a braccetto con le chitarre elettriche, non a caso un gruppo all’epoca notato da un personaggio eclettico del Metal come Tom G. Warrior dei Celtic Frost, o ad gli inglesi Killing Joke che flirtavano sin dagli anni ottanta con Punk, Metal e New Wave, o ai sempre britannici Godflesh, forse il gruppo che più organicamente ha fuso le atmosfere opprimenti del primo suono industriale più viscerale, lento, meccanico e antimelodico con il Metal estremo, gruppo non a caso nato dalla mente di Justin Broadrick, già chitarrista dei Napalm Death, gruppi legato al Grindcore che ha sin da subito utilizzato molti elementi del Noise e dell’Industrial più feroce e cacofonico. Tutte persone cresciute sotto l’influenza del Punk ed affascinate senza preconcetti dalla durezza del Metal e dalle possibilità del sintetizzatore, strumento in voga nella New Wave e nel Post-Punk che esplose proprio negli anni ottanta nel territorio britannico aprendo nuove possibilità e soluzioni alle band. Intanto dall’altra parte dell’Oceano a fine anni ottanta gruppi dell’area Electro-Industrial come i canadesi Skinny Puppy e Front Line Assembly incominciamo a introdurre nella loro musica prevalentemente elettronica anche campionamenti di chitarra, tanto che poi nel decennio successivo i secondi pubblicheranno ben due album costruiti su tale metodo, “Millenium” con chitarre tratte da pezzi di Pantera, Slayer, e “Hard Wired” che vede la partecipazione di Devin Townsend, all’epoca chitarrista e cantante saltuario per Steve Vai, successivamente eclettico front men degli Strapping Young Lad, band Industrial-Thrash-sperimentale e oggi polistrumentista con una fortunata carriera solista.

 

Sarà comunque in America che il genere troverà una maggiore esposizione commerciale e definizione grazie ad alcuni personaggi dalla mente aperta come il quasi trentenne Al Jourgensen, il quale aveva già da tempo fondato i Ministry tentando prima la strada del Synth-Pop e poi dell’EBM, e che nel tempo ha sviluppato un forte interesse verso il Thrash Metal pur senza abbandonare l’amore per l’Elettronica più caustica e le drum machine; tutto questo e l’introduzione del bassita Paul Barker, anche lui con gli ennesimi interessi, e la conoscenza della scena europea e dei suoi protagonisti grazie ad uno Jourgensen sempre curioso e collegato al mondo dei locali e dei dj set, ha portato ad una svolta dove con tre storici album (The Land of Rape and Honey, The Mind is a Terrible Thing to Taste, Psalm 69) il gruppo ha sempre più portato in rilevanza i loop di chitarre elettriche insieme a campionamenti e distorsioni, creando un suono che a molti giovani Raver e Punk-alternativi americani sembrò totalmente inedito e diede loro un’alternativa al Metal più tradizionale che spesso vedevano come stantio e chiuso in se stesso. Nasceranno quindi molte band sul suolo americano dedite al genere, e molte sotto la Wax Trax!, già etichetta dei Ministry e di molti side-project del prolifico Jourgensen come Revolting Cocks e Acid Horse, e di molte band Electro-Industrial, creando una certa comunanza e contiguità tra le due scene, anche se ad inizio anni novanta sarà proprio il nuovo genere a predominare, tanto che molte band EBM ed Electro Industrial americane ed europee come Front 242, Nitzer Ebb e Skinny Puppy pubblicheranno album all’epoca criticati dai loro fan più oltranzisti, dove flirtavano apertamente con questo nuovo suono che spopolava nell’underground e non solo.

 

Intanto in Europa, in Germania precisamente, la storica band Die Krupps, protagonista della prima ondata Synth-Punk/EBM europea ad inizio anni ottanta e poi sparita, tornava a cavallo tra fine decennio e d’inizio nuovo con un suono dove pulsioni cibernetiche e New Wave si univano all’amore del Front man Jürgen Engler per il Thrash Metal, in particolare modo per i Metallica; purtroppo la cosa passò in sordina rispetto all’ondata americana, e molti di questi elementi vennero invece usati più tardi da un altro gruppo che unì forti influenze ( a volte praticamente plagi) dei Die Krupps e dei Laibach in una formula più commerciale raggiungendo un forte successo anche grazie ad un’azzeccata presenza teatrale e concerti spettacolari pirotecnici: parliamo naturalmente dei Rammstein, che oscurarono anche altre band tedesche del genere come Megaherz e OOmph! che mai raggiunsero la loro celebrità.

 

In America intanto il forte successo del genere fa naturalmente si che iniziasse a diluirsi in molti gruppi cloni e band derivative, e il termine incomincia a comprendere qualsiasi band abbia anche solo un sintetizzatore con sotto chitarre elettriche, o anche solo usi uno sparuto campionamento, anche band valide come Chemlab, Skrew, 16 Volt, Treponem Pal, Die Warzau, Sister Machine Gun, etc. hanno un forte debito verso i padri del genere; in questo panorama si delinea inizialmente in sordina un progetto che riuscirà in quello che nessuno finora era riuscito a fare: portare l’Industrial Rock/Metal nel Mainstream e nella cultura generale come termine e vendere milioni di copie anche a quei giovani che ascoltavano il Grunge e altre forme di Rock, attirando naturalmente le ire di molti puristi sia tra i musicisti, sia tra i fan più oltranzisti. Si tratta sostanzialmente di una one man band in studio incentrata sulla figura di Michael Trent Reznor, il quale durante i concerti si accompagnava con altri fidati musicisti, ovvero i Nine Inch Nails.

 

Reznor è un personaggio particolare, polistrumentista particolarmente versatile nel suono del pianoforte cresciuto ascoltando musica Pop e Rock tradizionale, alla fine dell’adolescenza scopre il mondo della musica industriale e grazie ad un lavoro (inizialmente come uomo delle pulizie) presso uno studio di registrazione in cui gli è permesso sperimentare di notte con le apparecchiature, apprende molto velocemente le tecniche di registrazione e di cut up e le usa in un suono sostanzialmente tradizionale nel formato canzone, ma che con i nuovi elementi crea qualcosa che poteva attirare più ascoltatori su più livelli. La sua personalità introversa, nonostante le sue capacità e un certo successo nei rapporti sociali e la sua determinazione, personalità molto probabilmente poi influenzata dall’uso pesante di droghe e alcune sfortune d’inizio carriera, fa si che le sue liriche pessimistiche e spesso auto-accusatorie richiamino quella stessa gioventù che ascoltava il nichilismo dei Nirvana e degli Smashing Pumpkins, che qui trova un suono ancora più “nuovo” e avvincente.

 

Dopo il non fortunato esordio “Pretty Hate Machine” dove alcuni pezzi più pesanti erano accostati malamente a brani più Electro-Pop, e l’E.P “Broken” che abbracciava un suono decisamente più pesante e Metal, sarà “The Downward Spiral” a consacrare definitivamente le fortuna del nostro, disco complesso allo stesso tempo ostico, ma anche dotato di una struttura cantautoriale più tradizionale, considerato spesso dalla critica tra i capolavori della musica Industriale, di sicuro tra i dischi più venduti raggiungendo diversi milioni di copie. Il fenomeno è ormai esploso, molti si avvicinano al genere e riscoprono i vecchi gruppi, qualche anno più tardi lo stesso Reznor scopre un altro giovane, Brian Warner, il quale porterà ancora di più un suono ormai molto commercializzato e addomesticato ad uso di ribelle medio all’attenzione dello show business con il nome di Marilyn Manson. Il dado è tratto, qualsiasi giovane interessato al Rock Alternativo sa cosa vuol dire Industrial Metal, anche se ormai ha perso il significato originale, tanto da confluire anche nel fenomeno del Nu Metal che toglierà i riflettori dal genere a fine anni novanta,  i sopravvissuti come Manson e i Rammstein non a caso si staccheranno sempre di più da quegli elementi che tutto sommato usavano in maniera più superficiale, mentre Reznor si avvicinerà sempre più alla sua vera musa, ovvero il Rock e Jourgensen si perderà in un Thrash-Punk Metal dozzinale.

 

Per assurdo, saranno invece i generi di Metal Estremo più tradizionali ad utilizzare spesso in modo più vicino allo spirito originale elementi industriali: molti padri del Death come gli Autopsy professano di rifarsi anche a band come gli G.G.F.H e i Napalm Death professano in tempi non sospetti ammirazione per gli Skinny Puppy, così come i Carcass useranno nei primi cacofonici album molti riferimenti all’Industrial britannico; i padri del Black Metal saranno tanto chiusi all’inizio verso altre forme di Metal, quanto invece totalmente aperti verso l’ascolto e anche l’uso di elementi Dark Ambient ed Industrial, basti sentire i lavori di Burzum e Thorns o leggere interviste dei Darkthrone ed Euronymous dove si parlava senza problemi di Tangerine Dream, Kraftwerk, Dead Can Dance e addirittura musica Techno. Non bisogna poi dimenticare band di confine come i Neurosis e i Meshuggah, o i Fear Factory in perfetto billico per un certo periodo tra Thrash Metal ed influenze elettroniche, per poi avviarsi verso un maggiore approccio Nu/Alternative.

In definitiva il genere ha ormai da tempo smesso di essere un brutto anatroccolo guardato male, salvo da pochi “duri e puri”, così come però ha anche consumato la sua carica innovativa e di rottura come prima di lui era successo al Thrash, al Death, al Black etc. , diventando formula e finendo fagocitato nel grande calderone del Metal, prendendo posto tra gli altri sub-generi e tornando ogni tanto in diverse forme e luoghi come genere codificato.

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