A+ A A-

[English version below] 

Venticinque anni di carriera, un undicesimo album, "Totenritual", in uscita tra dieci giorni: i Belphegor sono tra i nomi di spicco della scena estrema mondiale. In vista dell'uscita del nuovo album (qui la recensione), abbiamo intervista il fondatore e cantante/chitarrista Helmuth. E, come sempre, non ha avuto peli sulla lingua

----------

Salve Helmuth e grazie per il tuo tempo. “Totenritual” è il vostro undicesimo album: quali sono le vostre sensazioni su questo disco?
Tutto alla grande qui al momento, stiamo facendo tanto lavoro di pre-promozione per il nuovo album e distruggendo festival estivi.
Non vediamo l'ora che questo undicesimo lavoro dei Belphegor sia rilasciato. Ci sono stati molti sacrifici personali mentre scrivevamo e registravamo quest'album in particolare. Possiamo dire che abbiamo raggiunto un nuovo livello di estremismo e sviluppato il nostro sound feroce. Io sono assolutamente soddisfatto del risultato di tutto riguardo questo progetto.

Quest’anno raggiungerete il traguardo dei 25 anni di carriera: come si sono evoluti i Belphegor dagli esordi ad oggi? E quanto diversa è la scena ora rispetto al passato?
Sì, sembra ancora non reale e lo considero un onore, sai sono orgoglioso d’essere sopravvissuto per decenni ed ancora suoniamo Metal e siamo forti come mai prima. Odio l'immobilità, quindi tutto va alla grande ora che ci siamo portati ad un nuovo livello come musicisti e come band.
Sai, sono ancora "on fire" a pronto per nuove sfide ed esperimenti col sound, provare nuove cose. Non m'importa tanto cosa fanno altri artisti o l'opinione degli altro. Supporto quello che mi piace ed ignoro il resto. Vivo il mio mondo con le mie regole. Tutto ciò al di fuori di questo veramente non m'importa più di tanto. Adoro il silenzio e la solitudine... nel mio mondo misantropico con le mie regole.

Hai definito “Totenritual” come il disco più brutale che avete mai inciso. Cosa dovremo aspettarci quindi da quest’album?
E' assolutamente così. Aspettatevi un album intenso e violento con un eccezione muro di suono, opera di Jason Suecof e masterizzato da Mark Lewis agli Audiohammer Studios in Florida, USA. Abbiamo ottenuto la creazione del nostro album più brutale finora con un tono maligno e oscuro e vibrazioni rituali, esattamente come si eravamo preposti. Mi ispiro a tutto ciò che vedo e vivo. Abbiamo incontrato molte persone diverse in giro per il mondo. Le persone che sono matte sono sempre le più interessanti. Sono affascinanti anche quelli che vivono in maniera differente dal tipo comune di persone. Tutto quello che è oscuro, anti e non-conformista ottiene la mia attenzione. Ho avuto molte opportunità durante la mia vita d'imparare che la vita reale è spesso più strana di qualsiasi finzione. Ed è questo che mi ha ispirato a cominciare a scrivere quest'album speciale, intitolato "Totenritual". La morte è ovunque, i demoni volteggiano su di noi, semplicemente aspettano...

La vostra peculiarità è un sound a cavallo tra il Death ed il Black, ma sempre contraddistinto da una certa “oscurità”. “Totenritual” non è un’eccezione, giusto?
Cambia sempre quando comincio un nuovo progetto con la truppa. Bloodhammer, il nostro nuovo batterista, suona con uno stile molto tecnico, quindi con lui nell'ovile siamo stati in grado di migliorarci come band e musicisti, provare nuove cose e renderle più fresche simultaneamente. Anche mr. Serpenth ha tracciato la miglior performance al absso da quanto è nella band.
Non abbiamo mai avuto così tanti breaks e fills e piccoli dettagli aggiunti alle nostre canzoni che le han migliorate. Questo è il nostro album più tecnico finora. E' grande, tutto spinge ai limiti di quanto abbiamo fatto prima e ancora e ancora pisciamo sul mainstream con il nostro retaggio e l'attitudine

E’ solo una mia impressione, o il primo singolo, “Baphomet” è più Death-oriented?
Questa volta abbiamo accordato le chitarre molto più in basso di prima, in modo da trovare un diverso tono più basso. E' stata una grande decisione e ha aperto un nuovo mondo nel mio modo di suonare e nel processo di songwriting, è un altro stato di estremismo sonoro. Detesto restrizioni o ristagnamenti. Cerchiamo sempre di sfidare noi stessi, sai. Lo facciamo per cambiare il processo di scrittura, gli studios, produttore etc. Lavoriamo con una varietà di persone differenti nel team di registrazione per ogni album. Questo ci dà automaticamente un suono distinto per ogni release.
Con "Embracing Star" abbiamo sperimentato cercando nuove cose negli arrangiamenti, aggiungendo cori di monaci, parti parlate, grunts e growls, anche chitarre acustiche. "Swinefever" è probabilmente la traccia più brutale e blasfema nel nuovo album, mentre l'inno dalle influenze classiche "The Devil's Son" è la canzone più veloce che abbiamo mai registrato.

Le vostre tematiche sono sempre estreme, ma avete sempre specificato che è un errore definirvi una band “Satanic Black Metal” come spesso accade: cosa puoi dirci?
Siamo ancora nemici della croce, non c'inginocchiamo, strisciamo né preghiamo alcun dio.
Da decenni usiamo molti poemi originali, da vecchi libri etc. Consiste in incantesimi, poemi, canti e così via, la maggior parte nella lingua originale in modo da non rovinare o distogliere l'attenzione dal significato inteso... Ecco perché i nostri contenuti lirci sono scritti in inglese, latino e tedesco.
I versi in tedesco suonano molto duri nella pronuncia e forniscono una sensazione brutale ed atmosferica, come puoi sentire in "Apophis - Black Dragon". E' anche una specie di trademark unico che usiamo tre lingue e lo facciamo dal 1994.
Nei nostri testi ho sempre usato la filosofia che vede Satana/Lucifero - il Portatore di Luce come un'orgogliosa, esaltata, maestosa figura che ha resistito contro ogni altra influenza. Quest'archetipo è il solo a prendere le sue decisioni da solo, camminare il suo sentiero da ribelle, che si fa beffe delle masse. Mi descrivo come un ateo con tendenze verso il nichilismo. Voglio dire, c'è molto d'oscurità e possesione nei Belphegor e sempre c'è stato.
"The Devil's Son" parla della storia della vita del violinista italiano Niccolò Paganini, scritta dal suo punto di vista. Aveva una pelle pallida e vestiva sempre di nero. La sua virtuosa tecnica violinistica, la velocità inumana con cui suonava e la (demonica) precisione tecnica, il suo aspetto con lunghi arti, dita e giunture agili, hanno portato le persone all'idea che fosse posseduto ed avesse fatto un patto con il diavolo. Molto interessante, davvero... La canzone è esplosiva con chitarre ultra veloci ed arrangiamenti influenzati dalla Classica. Non voglio rivelare di più qui, quindi dovrete aspettare, ascoltare e capire.
"Apophis - Black Dragon", il signore dell'oscurità e del caos, il drago nero, indistruttibile, se guardi nei suoi occhi per troppo tempo muori. E' anche summenzionato per essere il più antico nemico del dio del sole Ra nella mitologia egizia, ha molti versi in tedesco.
"Swinefever - Regent of Pigs", credo non debba dire molto al riguardo - il titolo dice tutto. Pura blasfemia contro l'ipocrita istituzione chiamata chiesa.
"Baphomet" è il creatore di tutto. L'arrangiamento parla della dualità della vita: uomo-donna, fuoco-acqua, umano-demone, amore-odio etc. Parla anche del volere, di disciplina, libertà ed il desiderio di camminare la propria strada "da soli", senza che qualcun altro decida cose relative alla tua vita - per svilupparsi come umano, magia sessuale e creazione di sé stessi.

Quest’autunno ci sarà l’”European Totenritual Crusade”, che vi vedrà in tour per l’Europa insieme a Deströyer666, Enthroned, Nervochaos e Nordjevel. Cosa puoi dirci a riguardo? Avete in mente qualcosa di speciale? E soprattutto: passerete anche in Italia? (mezz’ora dopo l’invio delle domande sono uscite le date del tour europeo, n.d.Ogre)
Stiamo programmando di girare il mondo come sempre, passando per posti dove siamo già stati ed anche territori nuovi. Per esempio, nell'ultimo paio d'anni siamo stati in Indonesia, Filippine, Cina, India, Bolivia, Sudafrica... La lista è infinita, amico.
Sì, come sempre faremo un Rituale italiano anche. E' sempre grandioso nella vostra nazione, quindi noi non faremo mai e poi mai un tour semza fermarci anche in Italia. Mi getto letteralmente sul cibo italiano e quand'ero giovane sono venuto spesso in vacanza nella vostra bellissima nazione.

19.10.2017 - IT - Brescia - Circolo Colony

Comunque sia, un concerto dei Belphegor oggi è un rituale. Nel momento in cui sento il sangue sulla mia pelle, sento l'intro, l'odore d'incenso, la mia mente passa ad un'altra zone della realtà e discendo in un altro regno. Adoro lasciare il mio corpo per più di un'ora durante una performance live dei Belphegor, lasciando che i demoni prendano il controllo ed entrino in possesso della musica, è un piacere. Quasi vengo se la cerimonia è perfetta ed il pubblico impazzisce e diventa selvaggia, mentre glorifica. Spesso c'è Magia tra la band e la gente, quelle sono le cerimonie più intense, se senti il sudore, l'oscurità, il sangue... allora siamo capaci di dar fuoco alle nostre tracce con la massima e feroce intensità nell'orda.

Ti ringrazio ancora per il tempo e l’intervista concessaci e lascio a te le ultime parole. Cosa vuoi dire ai vostri fans italiani?
Grazie per lo spazio. Vorrei anche menzione che la versione digipack dell'album avrà due bonus tracks dal vivo, registrate questo in aprile di quest'anno all'Inferno Festival di Oslo, Norvegia, "Gasmask Terror" presa dall'album "Conjuring the Dead", e "Stigma Diabolicum" presa dall'album "Bondage Goat Zombie". Ave Italia, ci vediamo in ottobre! An honor – this horror!



Hi Helmuth and thanks for your time. "Totenritual" is your 11th Full-length: what are your impressions about it?
All great here at the moment, we have been doing a lot of press pre-promotional work for the new LP and shredding Summer Festivals.
We cannot wait to release this eleventh BELPHEGOR offering. There have been many personal sacrifices on the way while writing and recording this particular album. We can say we reached the next level of extremity and developed our savage sound. I am absoltely satisfied with the outcome of everything regarding this project.

Next year you’ll reach the 25th year of your career: how evolved Belphegor since the beginnings? And how different is the Metal scene compared at that time?
Yes, it still feels unreal and I consider it an honor, you know I'm proud that I managed to survive decades and still play the Metal of Death and we are stronger than ever before. I hate stagnation, so everything is great at the moment as we have managed to bring ourselves up to the next level as musicians and as a band.
You know, I am still on fire and ready for new challenges and experiments with sound, to try new things. I don't care that much what other artists do or the opinions of others. I support what I like and ignore the rest. I live in my own world with my own rules. Anything on the outside of that doesn't really matter that much to me. I adore silence and solitude,...in my own misanthropic world with my own rules.

You told that "Totenritual" is the most brutal album you ever made. What we should expect from it?
It definitely is. Expect an intense and vicious album with a brilliant soundwall, forged by Jason Suecof and mastered by Mark Lewis in the Audiohammer studios in Florida, USA. We achieved the creation of our most brutal album to date with an evil and obscure tone and a Ritual vibe, exactly as we set out to accomplish.  I'm inspired by everything I see and experience. We meet a lot of different people on the road worldwide. People who are insane are always the most interesting. Fascinating are also those who live different than the average types of people. Everything that is dark, anti and non-conformist grabs my attention. I had many chances during my life to learn and get to know that real life is often way stranger than any fiction. And that is what inspired me to start writing this special album, entitled TOTENRITUAL. Death is everywere, the demons hovering above us all, they just wait..

Your peculiarity is a harsh sound between Death and Black Metal, but it's always marked by a certain "obscurity". I suppose "Totenritual" is not an exception, am I right?
It's always challenging when I start a new project with the troop. Bloodhammer, our new drummer plays a very technical style so with him in the fold, we were able to improve as band and as musicians and try new things and keep it all fresh simultaneously. Also Mr. Serpenth tracked the best bass performance since he has been in the band.
We never have had so many breaks and fills, and small details added to our songs that serve to enhance. This is our most technical album so far. It's great, everything pushes the limits of anything we have done before and still pissing in the mainstream with our legacy and attitude.

It's just my impression, or the first single, "Baphomet", is more Death-oriented?
This time we tuned our guitars even more down than before, so we reached a different low-end tone.  It was a great decision and it opened a new world in my guitar playing and for the songwritting process, it is another state of extremities soundwise. I despise  restriction or stagnation. We always try to challenge ourselves you know. We do this by changing up the writing process, the studios, producer etc. We work with a variety of different people on the recording team for each album. This automatically gives each release a distinct sound. 
With EMBRACING A STAR we experimented with trying new things with the arrangements, added monk choirs, spoken words, grunts and growls, also acoustic guitars. SWINEFEVER is probably the most brutal – blasphemic track on the new LP, while the classical influenced hymn THE DEVIL´S SON is the fastest song we ever recorded.

Your lyrical themes are always extreme, but you specified that is a mistake define you as a "Satanic Black Metal" band: what can you say about?
We are still enemies to the cross, we dont kneel down, crawl nor pray to any god. 
We have been using a lot of original poems for decades, from old books etc. These consist of spells, poems, chants and so on, mostly in the original language in order to not deface or detract from the intended meaning… that's why our lyrical content is written and sung in English, Latin and the German language as well.
German verses also sound very harsh in pronunciation and lend a brutal feeling and atmosphere as you can hear in „APOPHIS – BLACK DRAGON“. It's also a kind of unique trademark that we use three languages and we've been doing that since 1994.
I’ve always used the philosophy about Sathan/ Lucifer - the Light-bearer in our lyrical content as a proud, exalted, majestic figure who resisted against all outer influences.  This archetype is one to make his own decisions, walk his own path as a rebel, as a mocker of the masses. I describe myself as an atheist with tendencies towards nihilism. I mean, there is a lot of obscurity and possession in BELPHEGOR, and there always was.
“THE DEVIL´S SON” deals with the life story of the Italian violinist Niccolo Paganini, written from his point of view. He had very pale skin and always dressed in black  His virtuoso violin technic, inhumanly fast playing and (demonic) technique of precision and his appearance with his long limbs, nimble fingers, and joints led people to the idea that he must have been possessed and had a pact with the devil. Very interesting indeed… The song is blasting with ultra fast shredding guitars and a classical influenced arrangement. I don’t want to reveal more here so you will have to wait, listen and understand.
„APOHPIS – BLACK DRAGON“ the ruler of darkness and chaos, the black dragon, undestroyable, if you look  into his eyes for too long then you die. He is also mentioned to be the oldest enemy of the sungod Ra in Egyptian mythology, comes with a lot German verses.
„SWINEFEVER – REGENT OF PIGS“, I guess I dont have to say a lot about it - the title says it all. Pure blasphemy against the hypocritical institution called church.
„BAPHOMET“ is the creator of everything. The arrangement deals with the duality of life. Man-Woman. Fire-Water. Human-Demon, Love - Hate etc. It’s also about will, discipline, freedom and the will to walk your own way „alone“ without letting someone else decide things relating to your life – to develop as human, sex magick and self creation.

This next autumn there will be the "Totenritual European Crusade", in which you'll tour across Europe with Deströyer666, Enthroned, Nervochaos and Nordjevel. What could you say, will you have something special for this next tour? Abd above all: will you came in Italy, too? (Half an hour after I sent this interview, they announced the European tour gigs, n.d.Ogre)
We plan to keep playing and touring the world as always, experiencing places we have already been before and also march into new territories. For instance, last couple years we marched into Indonesia, Philippines, China, India, Bolivia, South Africa… The list is endless man.
Yes as always we will do an Italy Ritual as well. It's always great in your country, so we never ever would play a tour without stopping in Italy. I dig the Italian food as well, as when I was younger I often went on vacation in your beautiful country.

19.10.2017 – IT – Brescia - Circolo Colony 

Anyways, a BELPHEGOR concert nowadays is a Ritual. As soon as I feel the blood on my skin, I hear the intro, smell the incense, my mind switches to another zone of reality and I descend into another realm. I adore leaving my body for more than one hour during a BELPHEGOR stage performance, letting the demons take over and get into total possession with the music, it's a pleasure. I almost cum if the ceremony is great and the audience get crazy and wild, while glorifying. Often it is Magick between the band and the people, those are the most intense ceremonies, if you feel the sweat the obscurity – the blood… than we are able and can fire our tracks with the uttermost ferocious intensity into the horde.

I thank you again for your time and this interview. I leave to you the last words: would you say something to your Italian fans?
Thank you for the space. I also wanna mention that the digipak version of the album comes with two bonus live tracks, recorded in April this year at Inferno festival in Oslo/ Norway with the titles „GASMASK TERROR“ taken from CONJURING THE DEAD LP and „STIGMA DIABOLICUM“ taken from BONDAGE GOAT ZOMBIE LP. Ave Italy see all you in October. An honor – this horror!

Pubblicato in Interviste

Anche il Centro-Sud italiano ha, finalmente, il proprio alfiere in ambito Folk Metal. Provengono da Roma e hanno rilasciato da poco l'interessantissimo debut album "Ruhn"(qui la recensione): a voi i Blodiga Skald.

----------

Ciao ragazzi e benvenuti sulle pagine di Allaroundmetal.
Grazie a te e grazie per lo spazio che ci concedete!

Inizierei chiedendovi una piccola presentazione, in favore dei nostri lettori che vi stanno conoscendo.
(Vargan) Siamo una Folk Metal band romana nata nel 2014 ma stabile a livello di formazione solo da fine 2015. Musicalmente tentiamo di associare riff tipicamente Folk ad un Melodeath di stampo moderno. Ad ora abbiamo un EP ("Tefaccioseccomerda") e un Full length ("Ruhn")

In che modo siete arrivati al sound che avete oggi? È stato un percorso del tutto naturale?
(Ghâsh) E' stato abbastanza naturale si, a parte i primi pezzi composti che sono stati ovviamente scartati, il resto che è uscito ci è piaciuto subito, soprattutto con l’ingresso nella band del violino, che ci ha aperto nuove soluzioni compositive!

Il vostro sound è comunque particolare… mi spiego. Nonostante siate italiani, ho sentito una forte influenza di sonorità est-europee: come mai questa scelta? E a proposito: come mai la scelta di parti cantate anche in russo?
(Axuruk) Si ci piace quella musica, quel sound! Io sono nato in Moldavia e sono cose che sento da sempre, ci piacciono davvero tanto! Il russo perché ci sembrava più orchesco, proprio al livello di come suona la lingua! 

In fase di recensione vi ho paragonati, con le dovute proporzioni, certo, a quei pazzoidi dei Trollfest. Pensate sia un paragone azzardato? Ci sono bands che avete preso come riferimento?
(Tuyla) Penso che la parte che ci accomuni di più ai Trollfest sia il cazzeggio e il non prenderci troppo sul serio, a livello musicale ci sentiamo più vicini a gruppi come Arkona, Alestorm, Ensiferum e qualcosa dei Children of Bodom.

Avente un concept alla base delle vostre tematiche?
(Axuruk) Certo, abbiamo creato un mondo intero, con mappe, città, storia, razze! Il concept ovviamente prende ispirazione dal mondo fantasy visto però dalla parte degli orchi, cosa che di solito non viene fatta!






Passiamo al vostro debut album, “Ruhn”. Qual è stata la genesi del disco?
(Ghâsh) A livello compositivo preferiamo lavorare singolarmente, mi spiego: di solito io compongo il pezzo e mi avvalgo dell’aiuto di Ludovica (Tuyla, tastiera), lo mando agli altri e in saletta lo riarrangiamo e modifichiamo finché non piace a tutti. I testi invece sono affidati interamente ad Anton (Vargan, voce e flauti). Su “Ruhn” abbiamo presentato il mondo fantasy che ci siamo inventati (che si chiama appunto Ruhn) e abbiamo descritto parte della storia che riguarda gli orchi su questo mondo. 

Come sono stati i riscontri, sia di critica che di pubblico, sino ad oggi?
(Rükreb) ad oggi assolutamente positivi, molto di più di quello che speravamo, siamo davvero davvero contenti!

Qualche differenza tra Italia ed estero?
(Maerkys) Sembrerebbe che il disco vada molto bene in Est Europa (Russia su tutte), in Italia sta andando comunque bene, siamo soddisfatti!

A luglio avete suonato in Romania e Bulgaria, a settembre ritornerete in Romania per il Folk & Metal Fest, di spalla agli Arkona. Com’è stata la risposta del pubblico lì?
(Vargan) FENOMENALE, non ci saremo mai e poi mai aspettati una risposta tale da un pubblico che bene o male non ci conosceva. Sia sotto al palco che poi al merch ci hanno fatto sentire veramente importanti!

Descrivereste com’è un vostro show?
(Maerkys) Tanta scena, tanta tanta! Dobbiamo far ridere e intrattenere un pubblico, quindi non è la mera esecuzione dei pezzi, ma anche interagire con il pubblico sia a livello verbale che fisico (Anton scende a pogare con il pubblico quasi sempre). In più abbiamo vere e proprie scenette che prevedono l’uso di costumi di scena, insomma i live sono importantissimi per noi!

Festival a Bucarest a parte, altri piani per il futuro prossimo?
(Tuyla) Allora, abbiamo vinto il contest per suonare al Sinistro fest, quindi ci vediamo il 9 settembre a Lago i Salici, venite perché ci sono band fortissime e Piero Giotti (organizzatore del festival) è una persona d’oro! I primi di ottobre (probabilmente il 6 Ottobre) suoneremo al Traffic per il nostro release party; sarà una festa con stand e spettacoli, non un semplice concerto, e ci sarà una grande band italiana a chiudere la serata! Dopodiché, da metà novembre, dovremmo iniziare il tour europeo, dove toccheremo anche 2 città del nord Italia!

Siamo arrivati alla conclusione. Lascio a voi il saluto finale.
Grazie ancora per lo spazio che ci hai concesso, un saluto alla redazione di Allaroundmetal e STAY ORC!

Pubblicato in Interviste

E’ un lunedì mattina soleggiato a Milano, e sembra che il fresco abbia voluto dare manforte a questa trasferta, lasciando che sia solo l’agitazione a farmi sudare…

Quando ho ricevuto la telefonata che diceva, “Ehi, che ne dici di andare a Intervistare i SONATA, la prossima settimana??”, ho pensato bene di smettere di dormire per l’eccitazione per i giorni mancanti, facendo trapelare un misero “Okay..” per non tradire il fatto che a momenti svengo al telefono, come se fossi una 15enne di fronte alla sua Boy Band preferita..

Arriviamo all’appuntamento con circa 1.30 Hr di ANTICIPO (…e senza caffè, che di adrenalina ne avevamo a sufficienza..), ma non è stata una scelta errata: due parole di rito con l’agenzia che ci ospitava, ed ecco spuntare HENRIK con birra delle 9.30 alla mano, in grado di far sfigurare la mia Brioche (…che stavo gustando) , prontamente “svanita” per la vergogna, prima di farmi vedere da chi “Metal” lo è per davvero.

Un attimo di terrore si è verificato quando il Tastierista ci dice che “…Tony è sveglio, ma non so tra quanto scenda..”, facendomi temere che i 20 minuti a disposizione per le mie domande sarebbero stati troppo pochi..ma nemmeno un minuto, e il Main Man dei SONATA ARCTICA, fa capolino con Cappuccino e cornetto alla mano (..in quell’istante il mio stomaco mi ha rimproverato a sua volta..) , dimostrando di nuovo che questi tizi fanno il loro lavoro con serietà e atteggiamento professionale, nonostante la stanchezza del viaggio, mai del tutto smaltita..

 Cerco di darmi una sistemata, rientro nei panni che mi si addicono, sbircio agognante il Cappuccino di Tony, e si può partire…:

 

 

Ciao Ragazzi, e benvenuti su All Around Metal. E’ un vero piacere poter scambiare quattro chiacchiere con voi, qui in Italia, poco prima dell’Uscita del nuovo ed attesissimo “THE NINTH HOUR”. Grazie per averlo reso possibile.

 

HENRIK: Grazie a voi

TONY: Ciao a tutti, è sempre un piacere essere ospiti nel vostro bellissimo paese.

 

Iniziamo subito: Il Nuovo Disco, “THE NINTH HOUR” è davvero molto atteso. Cosa possiamo aspettarci? Volete parlarci della Nascita del nono lavoro dei Sonata?

 

HENRIK:

Siamo in trepidante attesa, anche noi (risata..)! Il disco, in effetti lo abbiamo dovuto ultimare in fretta, rispetto ai piani, e , per la prima volta, abbiamo davvero corso!

Ci siamo presi 4 mesi di pausa alla fine dello scorso anno, (la prima volta in anni eheheh), e siamo entrati in studio verso gennaio. Eravamo sicuri che avremmo potuto svolgere il contemporaneo tour con i Nightwish e rientrare in studio con tutte le idee pronte come solitamente accade, ma questa volta non è stato cosi.Tony non aveva ancora tutto pronto, aveva solo qualche parte di tastiera. Abbiamo passato un paio di settimane in cui Tony scriveva delle parti e le mandava al resto della band in studio, e per la prima volta cominciavamo ad essere un po in ritardo e con poco tempo per finire. E’ stato piuttosto stressante, ma in fondo, un bel periodo: ci svegliavamo e dopo una birra, cominciavamo a registrare le Sezioni sulla base dei demo che Tony ci mandava.

Una volta che eravamo pronti, Tony arrivava in studio e sistemavamo il tutto. E’ stato un lavoro di squadra.

 

 

Da quanto abbiamo avuto modo di sentire, in anteprima, pare ci sia un nuovo approccio, un songwriting un po’ più maturo, non solo nei testi ma anche nelle musiche.

 

HENRIK:

Si, è stato tutto un po più teatrale, e nuovo, rispetto ai precedenti. Su ogni album, ultimamente, abbiamo sempre voluto inserire qualcosa di più sperimentale rispetto a quello prima, e credo che manterremo le stesse tendenze anche nei prossimi.

 

 

“THE NINTH HOUR” ha un messaggio: cerchiamo di avere cura del nostro Mondo, Giusto?

 

TONY:

Esatto.

Per quello che mi riguarda, mi sono reso conto che da quando sono diventato padre, ho iniziato a “tenere d’occhio” lo stato del nostro mondo, su cosa lasciamo e su cosa possiamo fare affidamento.

Una sorta di maturazione individuale dovuta al fatto che abbiamo tutti da dire qualcosa e tutti da lasciare qualcosa: oggi siamo abituati a cambiare ciò che non ci piace, invece che ad aggiustarlo; ipotizzando una situazione paradossale, come potremmo fare lo stesso con il pianeta che ci circonda? Ed è qui che dobbiamo renderci conto che è giunto il momento di riparare ciò che abbiamo in un certo senso danneggiato. Per far si che chi sarà qui dopo di noi abbia le stesse possibilità. 

Da qui, il MAIN THEME dell’album: siamo arrivati al momento della scelta.

Suona come un Cliché, ma sta diventando reale, a forza di esser detto. 

Di nuovo mi sono trovato a riprendere in mano una saga, in questo caso con tematiche già trattate in altri dischi (ad esempio, Wildfire 2 and 3), soffermandomi sul fatto che questa è una decisione/scelta che dobbiamo fare in maniera globale e collettiva per far si che sia efficace. 

In termini cui i “SONATA ARCTICA” sono soliti esprimere il proprio pensiero, è’ come se l’attenzione si fosse spostata dal “lupo” (ancora ovviamente presente come simbolismo del disco) al suo Background e Ambiente, la Natura.

Probabilmente sto diventando vecchio (…risate) e quindi più consapevole, ma credo di poter usare il mezzo Sonata Arctica, per essere ascoltato su ciò che trovo importante dire e divulgare.

 

 

Direi che il tema è molto attuale e sentito. Credo che sarà motivo in più per i Fans per correre ad acquistare il nuovo Lavoro. Parlando di Carriera in senso generale, se poteste tornare indietro, fareste scelte diverse o manterreste il passato inalterato?

 

HENRIK:

Questa è difficile:

Ovvio, abbiamo fatto scelte particolari, e magari non le più adatte, a volte. Sicuramente avremmo potuto fare di meglio, ma sono sicuro del fatto che sinora, abbiamo fatto la scelta giusta (stilisticamente, musicalmente, cosi come nella vita di tutti i giorni) rispetto al momento in cui  abbiamo dovuto scegliere una opzione tra quelle proposte: sono certo che i Sonata Arctica abbiano preso la strada migliore, nel momento in cui dovevano farlo. La scelta ci è sempre sembrata quella più giusta per quel preciso istante, e credo che questo sia il modo migliore per mantenersi in linea con il proprio pensiero. Che Funzioni o meno lo puoi dire solo guardandoti indietro, ma almeno sarai certo di aver fatto ciò che reputavi giusto. In sostanza, quindi, direi che no, non cambierei nulla di quanto fatto sinora.

 

Scendiamo nel dettaglio: Candle Lawns, un pezzo che ho particolarmente apprezzato, mi ricorda i classici Hard Rock, ci sento influenze e richiami simili agli Scorpions, Sbaglio? 

 

TONY:

E’ divertente, perchè proprio questa canzone ha avuto una genesi differente rispetto alle altre, e sì, quello era il sound che cercavo..

“CANDLE LAWNS” arriva dai tempi di “STONES GROW HER NAME”.

Scrissi la melodia per un amico che lavora nell’industria cinematografica anni fa. 

Aveva un altro titolo e doveva essere impiegata come colonna sonora per un film richiesto da questo regista  Californiano. E’ stata la prima canzone che abbiamo scelto per il disco. Così in seguito abbiamo pensato sarebbe stato bello avere una versione dedicata per i Sonata, cambiando testi e alcuni dettagli, ma mantenendo l’impronta data all’originale. Cercavamo proprio un sound solido simile agli anni 80. Molto classico e particolare.Ricordo che e’ stato molto bello lavorare sugli arrangiamenti, e sono davvero contento se sono riuscito a comunicare quanto mi dici di aver percepito!

 

“THE NINTH HOUR” tratta temi importanti, relativi alla salvaguardia del mondo che ci circonda.

Quale pensate sia la canzone che riesce ad incarnare completamente il vostro messaggio, quella che non dovrà mai mancare in sede live per rappresentare il vostro nono lavoro?

 

HENRIK:

Mmmmhh….Non saprei, è difficile, perche l’album è formato da pezzi tra molto diversi, ma allo stesso tempo correlati. Forse la canzone “LIFE” è la più rappresentativa, nel senso che se ti piace quella, ti piacerà tutto il disco, ma non mi sento di dire che la eleggerei come la canzone di riferimento. Credo che tutti i brani giochino una parte fondamentale nell’ identità di “THE NINTH HOUR”.

 

TONY: 

probabilmente direi “Life” o “Closer to an animal”.. che sono quelle volutamente messe come openers (mentre è un caso che siano i primi 2 singoli ad essere usciti…ahahahah!).

Trovo descrivano meglio ciò che abbiamo in mente. In effetti, i Titoli sono quelli che potrebbero, appunto, rappresentarlo meglio.

 

 

Molti fans apprezzeranno pezzi come “RISE A NIGHT” perché ricorda molto i primi SONATA. Dobbiamo attendere un ritorno alle origini?

 

HENRIK:

Si, abbiamo deciso di mettere dei reminder al nostro stile primordiale, ma non c’è una intenzione di modificare il songwriting, stiamo cercando di mantenerci in linea con quanto vogliamo esprimere, sempre evolvendo il nostro personale suono, lasciandolo maturare. La musica ha subito modifiche e  cambiamenti nel corso degli anni, cosi come la nostra line up, e abbiamo voluto prendere parte a questa evoluzione, facendo trasparire il nostro desiderio di adattamento ai cambiamenti naturali. Canzoni come “WHITE PEARL, BLACK OCEANS Pt.2”  sono nate dall’idea di mostrare un suono più profondo: Tony per questa canzone ci ha portato una piccola demo, e contemporaneamente scrisse su Instagram qualcosa tipo “Lavorando al seguito di White Pearl…” 

e tutti, ovviamente sono andati fuori di testa..ahahahahah.

 

TONY:..a quel punto ero costretto a finirla!!!!ahahaha

Solo che quando fai queste cose devi prenderla molto sul serio: fare una “PT.2” di una canzone che ha avuto molti apprezzamenti, ti obbliga a stare attento per non deludere le aspettative dei fans, che vogliono riprovare le stesse emozioni che li hanno accompagnati durante la prima parte.

Direi che questo seguito, è più felice rispetto a prima, più personale e più simile ad una colonna sonora della storia. In un certo modo è una canzone più bella. E’ stato molto difficile riuscire a fare un seguito, in questo caso..: alla fine della prima canzone sono morti tutti, quindi, mi sono detto: dove vogliamo andare a parare, adesso?? (risate).

Riguardo a “RISE A NIGHT”, in effetti starebbe benissimo in un album come “SILENCE” o RECKONING NIGHT”, credo. Ha un’ottima resa.

 

Parlando di Natura e legami di subordinazione che il genere umano ha con l’ambiente che lo circonda, mi trovo costretto a chiedervelo: L’ ITALIA ha recentemente subito una catastrofe naturale, che sembra proprio dare manforte a quanto dite. Pensate che il main theme possa adeguarsi alla situazione attuale?

 

HENRIK:

Ho seguito le news di questi giorni, e direi che “THE NINTH HOUR” si adatta molto bene alle situazioni odierne: Non mi sento di dire che il tema di fondo sia adatto a una specifica situazione, è qualcosa che dovrebbe essere condiviso globalmente a prescindere. Riguarda scelte di tutti i giorni che dobbiamo perdere collettivamente, abbandonando i concetti e i pregiudizi che, di default, tendono invece a farci ragionare come se fossimo diversi. La natura, lo sviluppo e tutti i concetti inseriti nel disco dovrebbero far parte del nostro quotidiano interesse, nell’ottica di una globale consapevolezza.

 

TONY:

Esatto. Non voglio profetizzarci, è ovvio, né cercavamo di fare una figura alla “NOSTRADAMUS” : voglio dire, disgrazie come queste capitano PURTROPPO continuamente, non è che iniziano adesso… ma dobbiamo fare qualcosa tutti, assieme, adesso, perchè è triste che debbano succedere così per farci rendere conto di ciò che rischiamo di perdere.

 

 

Tornando a parlare del disco nello specifico, ammetto di averlo apprezzato particolarmente. “Till Death’s Done us Apart” è un pezzo che mi ha fatto spalancare gli occhi per i suoi suoni a tratti dark e a tratti sperimentali..

 

TONY:

Si, riprende la storia iniziata con “JULIET” da THE DAYS OF GRAYS, ha la stessa intenzione e stato d’animo, anche se forse è più leggera rispetto alle altre canzoni che completano la saga.

 

HENRIK:

E’ stato particolarmente sentito il lavoro fatto. Mi fa piacere che tu abbia notato le intenzioni di fondo, vuol dire che abbiamo colpito nel segno..(Risate).

 

 

Qual’è il vostro personale suggerimento riguardo la situazione attuale, quello che volete divulgare con il nuovo album. Una specie di consiglio in merito..

 

TONY:

Con un una frase sarebbe molto difficile, ovviamente, ma direi che sarebbe, “Siamo tutti interessati, questa cosa riguarda tutti, e, ad ogni livello o modo, ognuno di noi ha un ruolo per far si che possiamo fare la scelta giusta”. Siamo arrivati ad un punto in cui siamo l’ago della bilancia, dobbiamo prendere una decisione sulla base dei risultati che abbiamo oggi. ciò che faremo ora determinerà il futuro. che sia la scelta giusta o meno, lo scopriremo nel tempo, per questo è importante scegliere bene, ed agire.

 Prova ad immaginare uno scenario come nel film “MELANCHOLIA”, dove da un momento all’altro esiste la possibilità che tutto finisca..questo lascia un senso di vuoto, e di impotenza. 

In fondo “..Life is better Alive”, no?

 

 

E arriviamo a parlare di Tour: a breve vi vedremo di nuovo in Italia, cosa dobbiamo aspettarci in setlist?

 

TONY:

Sarà lungo e intenso. L’album inizialmente doveva essere distribuito per settembre, ma a causa di alcuni ritardi dovuti anche al tour insieme ai Nightwish, non sarebbe stato possibile ultimarlo nei tempi preventivati. cosi abbiamo dovuto posporre il tutto di un mese circa. Saremo IN ITALIA già il prossimo mese (20 ottobre - Alcatraz) insieme ai TWILIGHT FORCE.

 

HENRIK:

La setlist sarà variegata. Ovviamente “THE NINTH HOUR” sarà presentato particolarmente, ma abbiamo deciso di aggiungere anche canzoni che abbiamo fatto poco o per niente, in sede Live..

Sono sicuro che tutti i nostri Fans saranno piacevolmente sorpresi da ciò che sentiranno durante gli Shows (..sorride..)

 

E prima di salutarci, un’ultima domanda, inerente proprio al discorso Musica Metal, in Italia: da poco è uscito il nuovo lavoro dei “TRICK OR TREAT” (“Rabbits’ Hill Pt.2 “), orgoglio Tricolore nel Power Metal. TONY, tu sei stato gradito ospite sul pezzo “UNITED” .

Come ti sei trovato nella veste di Guest di questa esplosiva Band? Credi che abbiano il potenziale per diventare gruppo di fama mondiale ai massimi livelli?

 

TONY:

Credo che chiunque debba vederli Live per rendersi conto del potenziale che hanno, del modo con cui fanno bene le cose, e credo che vadano apprezzati anche per questo. Sono un gruppo davvero valido (..lo dice mostrando la T-Shirt proprio di “RABBITS’HILL Pt.2” che ha indosso!!!)

Inoltre, il loro ultimo disco è davvero molto ben prodotto e Alessandro è un Cantante Grandioso! Credo che siano una band che davvero abbia modo di portare avanti la scena power metal italiana e che può tranquillamente essere un motivo di orgoglio.

Siamo stati molto felici di averli con noi nel tour di Pariah’s Child nel 2014, e siamo contenti che si siano trovati bene. Cerchiamo sempre di far sentire bene chiunque lavori assieme a noi, lo abbiamo imparato a nostra volta quando siamo andati in supporto agli Stratovarius, all’inizio della nostra carriera: ricordo che ad un certo punto verso la fine del tour, ci chiesero “siete stati bene?”, dopo la nostra positiva risposta, ci è stato detto di prendere quella sensazione come esempio, e di fare lo stesso con le bands di supporto che avremmo avuto. Credo che sia una di quelle cose che non dimentichi, e abbiamo sempre cercato di mantenerci fedeli a quella promessa. 

 

..ed è così che il tempo è volato..ho ovviamente sforato i 20 minuti concessi, ma gli organizzatori (forse mossi a compassione dal fatto che saltavo come un bimbo a Natale..), strizzano l’occhio e portano Tony ed Henrik a proseguire le Interviste con altre testate.

Giusto 3/4 foto di rito, un saluto veloce e un ringraziamento da parte dei 2 musicisti, ed io mi trovo di nuovo di fronte al fatto che, questi ragazzi, non solo fanno grande musica, ma si confermano persone alla mano, umili e disponibili a livelli direttamente proporzionali al loro successo.

 

Anche con chi, come me, non finirà mai di ringraziare quel fresco lunedì mattina, che mi ha fatto sudare più che ad un concerto.

Pubblicato in Interviste

Intervista agli Asking Alexandria

Martedì, 29 Settembre 2015 11:18

A meno di un mese dalla data italiana degli Asking Alexandria prevista per il prossimo 10 ottobre al Fabrique di Milano, abbiamo chiacchierato con la band britannica a proposito del nuovo album (avvolto ancora da un fitto alone di mistero) e dell’ingresso in line-up del nuovo frontman Denis Stoff.

 

Che cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album? Quali sono le differenze principali con i vostri lavori precedenti?

Sicuramente è l’album con il suono più potente che abbiamo mai creato fino ad oggi. A partire dall’energia dei brani e dei testi, passando per la produzione. È inevitabile: se non canti a squarciagola le nuove canzoni vuol dire che stai saltando e pogando ascoltandole. Non vediamo l’ora che il disco venga pubblicato.

 

È vero che anche Denis ha partecipato alla scrittura dei nuovi brani?

Sì, Denis ha dato il suo contributo in studio ed è stata davvero una grande esperienza tirare fuori nuove idee e scrivere insieme.

 

Quanta elettronica avete messo nel nuovo album? Ascoltando il nuovo singolo, “I won’t give in”, sembrerebbe che ne abbiate fatto un grande utilizzo.

Abbiamo usato decisamente un bel po’ di elettronica nella nuova release e ci siamo lanciati nell’esplorazione di nuovi territori. Ogni pezzo ha una vibrazione e un’anima diversa dall’altro, è un album molto vario.

 

E quanti testi sono rivolti a Danny Worsnop?

È ovvio che alcuni pezzi nell’album parlino dell’uscita di Danny dalla band e di quello che è successo in seguito, ma abbiamo approfondito anche molti altri argomenti ed esperienze nel nuovo lavoro.

 

Avete dichiarato che l’uscita di Danny e l’arrivo di Denis non sono la fine di un capitolo ma l’inizio di qualcosa di fantastico, in che senso?

L’ingresso di Denis negli Asking Alexandria ha portato una ventata di freschezza nella band e una nuova spinta verso il futuro. Siamo davvero emozionati e non vediamo l’ora di mostrare al mondo quello che siamo diventati e le novità che abbiamo da offrire.

 

Quali sono state le prime reazioni dei fan ai live con Denis?

Lo adorano. È un frontman che ha energie da vendere e riesce a convogliarle tutte nelle sue performance live, che sono letteralmente da urlo.

 

Ho sentito spesso dire che per voi il concetto alla base del nome Asking Alexandria non è tanto quello di una band quanto quello di una famiglia: in che modo?

Non solo i membri della band ma anche i fan si supportano a vicenda e si interessano l’uno dell’altro proprio come una grande famiglia. Ci spalleggiamo e affrontiamo le difficoltà della vita, così come condividiamo i momenti migliori. Ecco perché siamo una famiglia.

 

Avete qualche sorpresa in serbo per la vostra data italiana del 10 ottobre?

 

Venite a vedere con i vostri occhi, e lo scoprirete!

Pubblicato in Interviste

releases

Arch Enemy: Il solito disco di mezzo
Valutazione Autore
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Quando l'"ignoranza" la fa da padrona: quarto album per i Turbocharged
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dalla Spagna l'hard rock caldo e melodico degli Hard Love
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La proposta dei Kemerov tra Death, Sludge e Garage Rock. E funziona!
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Torna lo psicotico Technical Death degli Archspire
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

demo

I Dead Medusa ed un EP con troppo minutaggio sprecato
Valutazione Autore
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Interessante la proposta di Freddy Spera e del suo solo project Crejuvent
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Secondo EP per i finlandesi Distress of Ruin
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Stilema: folk metal lirico!
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Demo per la One Man Band romena Vorus: in formato cassetta!
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un primo lavoro più che promettente per gli Astral Fire
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

Login

Sign In

User Registration
or Annulla