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Corrado Franceschini

Corrado Franceschini

Oltre 50 anni di età e più di 35 anni di ascolti musicali.

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Chissà Quante volte avrò osservato gli scatti di Alex Ruffini, il fotografo del Rock morto per cancro il 18-06-2019 a 51 anni. Quando non si riesce a associare le immagini al volto di che le ha impresse il quadro generale della persona rimane incompleto. Per questo motivo ho deciso di realizzare un’intervista con Martino Ruffini, uno dei tre fratelli di Alex. Volevo farvi conoscere l’animo, il carattere, e la sofferenza, di un uomo che ha lasciato in quelli che lo hanno conosciuto una grande eredità sia come persona che come appassionato di musica.

C) Ciao Martino. Benvenuto sulle pagine di www.allaroundmetal.com. Grazie per avere accettato l’invito a parlare di tuo fratello Alex.

M) Ciao Corrado, Grazie a te per avermi inviato a parlare di mio fratello Alex.

C) La prima domanda è scontata ma inevitabile. In che tipo di famiglia siete cresciuti tu, Alex, e gli altri due fratelli? I vostri genitori vi hanno supportato nelle vostre scelte e, soprattutto, hanno supportato Alex quando ha deciso di dedicarsi all’arte della fotografia?

M) siamo cresciuti in una famiglia numerosa, amanti della musica, da mio papà che ascoltava l’opera, a mia mamma che era “ costretta” ad ascoltare un po' tutti i generi che piacevano a noi figli.. la musica che ci univa però era sicuramente il Rock & Roll. Come, penso facciano tutti i genitori, hanno cercato di supportarci e a volte “sopportarci” in tutte le nostre decisioni. L’arte di Alex è nata con il tempo ed è stata supportata da tutti noi.

C) Alex ha cominciato ad appassionarsi prima alla musica, alla fotografia, oppure le due passioni sono andate di pari passo?

M) si è appassionato prima alla musica, con i suoi amati KISS, poi ha cominciato a disegnare, cosa che gli riusciva molto bene, e da li grazie al professore di tecnica si è appassionato alla fotografia.
È riuscito ad unire le sue due più grandi passioni, Musica e Fotografia.

C) Puoi dirmi qual era l’attrezzatura fotografica con la quale lavorava Alex e se cambiava dallo scatto live a quelli in studio o in posa?

M) l’attrezzatura che utilizzava, era soprattutto l’immaginazione, lui aveva bene in mente come doveva far posare l’artista, il mettere a proprio agio le persone e la fantasia per creare l’ambiente perfetto.
la macchina fotografica era semplicemente il mezzo per immortalare l’immaginazione, la fantasia e l’umanità di Alex.

C) Quale era la sua band preferita, quella che preferiva fotografare, e quale era il lavoro che considerava meglio riuscito?

M) la sua band preferita… i soli e grandi KISS. Non ha mai fatto differenze su chi fotografare… e non ha mai avuto preferenze, ogni artista gli regalava qualcosa di unico.


C) Immagino che la vita di Alex sia stata costellata di aneddoti: ti raccontava mai qualcosa sulle sue avventure e sulle band che incontrava? Ti ha mai parlato delle difficoltà che ha incontrato durante il suo percorso lavorativo?

M) Alex mi ha sempre raccontato tutti i suoi aneddoti, ed io ho sempre ascoltato con molta attenzione e reverenza i racconti dei grandi del Rock. Mi reputo fortunato perché grazie ad Alex mi è capitato spesso di poter girare per Venezia con lui e con gli artisti che accompagnava, da Eric Sardinas e tutto il gruppo, Cori Clark e molti altri. Un aneddoto che mi ha colpito riguarda Steve Vai, erano in giro per venezia e quando è stato il momento di fare la foto session, Steve era già pronto con la chitarra in mano, ma Alex l’ha bloccato e gli ha fatto un bellissimo primo piano. Steve è stato molto sorpreso di questa richiesta perché tutti gli altri fotografi chiedevano altre pose. Ma Alex è riuscito a dare valore alla persona prima ancora che musicista. Dopo aver visto lo scatto, ne ha voluta una copia da appendere a casa. E in una videochiamata con Steve, Alex ha visto che era appena in bella mostra in soggiorno.
Un altro aneddoto è stato quando doveva fotografare Geoff Tate,  Alex come sempre con molto rispetto si presenta, ma Geoff lo conosceva già, e gli ha detto “mi sento onorato di essere fotografato da te”.
ce ne sarebbero mille altri ma probabilmente non basterebbe un libro.
Difficoltà ne ha trovate molte soprattutto all’inizio della sua carriera fotografica, ma con dedizione e pazienza è riuscito ad entrare nel cuore degli artisti. Non nego che con qualche artista ha avuto anche qualche screzio.. ma cosa vuoi sono cose del mestiere..

C) Alex non ha mai voluto nascondere la sua malattia e ne ha fatto un motivo di forza. Mi puoi dire quando e come ha scoperto di essere ammalato di cancro, quanto è durata la sua battaglia, e quale spirito l’ha accompagnato fino alla fine?

M) dopo molti mesi dove non si riusciva a capire come mai stesse male, è andato a fare una visita a Treviso da uno specialista con un grande amico Sandro Mariuz, il quale dopo gli esami gli ha dato la notizia.  Quel giorno lo ricordo bene, ci siamo sentiti e ha sganciato la bomba. Una doccia fredda anche per me! Da li è cominciata la sua battaglia, che ha affrontato a testa alta senza mai nascondersi. È sempre stato un guerriero, ha affrontato la “chemio Dance” e i dolori con grande forza, senza voler pesare sul prossimo, ma ha cercato sempre fino alla fine di vivere una vita piena di gioia. Perché Alex amava la vita.

 

 

C) Alex stesso aveva fondato il progetto di sensibilizzazione e raccolta fondi Cancer, Drugs & Rock n’ Roll: vuoi dire a chi non lo conosce di cosa si tratta? E’ stato aiutato da qualcuno a realizzare questo progetto?

M) tutto è partito da lui, perché quando andava in ospedale e parlava con i medici e con gli infermieri, tutti gli dicevano che i fondi per la ricerca del tumore al pancreas erano pochissimi, così si è chiesto perché con la mia arte non posso fare qualcosa di buono pure io? ed è così che sono cominciate le mostre e le raccolti fondi per l’ospedale Borgo Roma di Verona e al convivio dell’ospedale.

C) Dopo la sua morte il progetto è andato avanti con concerti e mostre: puoi elencare quelle che sono state le iniziative inerenti Cancer, Drugs & Rock n’ Roll? Chi è stato che si è occupato di organizzarle e quali risultati hanno ottenuto?

M) abbiamo fatto il rock’n’roll the sea al Redentore 2019, rock,
      mostra fotografica al Brudstock 2019, grazie al nostro amico Alessandro Perzolla che ci ha messo in contatto con l’organizzazione dell’evento, e che sono stati gentilissimi  e disponibili con noi;
      mostra fotografica all’interno della Fiera Campionaria a Padova 2019, grazie a Sara Milani e Nick di Frog Amps e Luca Sfriso che ci hanno dato la possibilità di essere ospiti di questo evento, e sempre grazie a loro nel 2018 anche al Guitar Show di Padova;
      mostra fotografica a settembre 2019 grazie all’ospitalità di Adriana Micconi alla Bocciofila della Giudecca;
      evento Rocking Theatre ad Ottobre 2019 al teatro Aurora, ci tengo a ringraziare tutti i gruppi che hanno partecipato e tutte le persone che hanno aiutato.
     evento grazie ai Wordogs, siamo stati ospiti dell’evento all’Alcatraz di Milano;
    evento grazie ai SAD, siamo stati ospiti dell’evento SAD Symphony and Matallica al teatro Comunale di Vicenza ;
    evento organizzato da noi in collaborazione con il revolver Club, Geoff Tate Greatest hits for Alex Ruffini’s Birthday bash.
    mostra fotografica a Gennaio 2020 grazie all’ospitalità di Lindsey Coleman Fornasier a The Room in Piazza San Marco;
    mostra fotografica a Febbraio 2020 grazie all’ospitalità dell’associazione S.A.L.E. Docks ai Magazzini dei Sali a Venezia.
  Grazie a tutte queste mostre, siamo riusciti a consegnare ad AVAPO VENEZIA  un assegno di € 1700 e grazie alla raccolta fondi sul Sito € 1440 sempre per AVAPO VENEZIA.

C) Ho letto che è in progetto la pubblicazione di una raccolta di figurine a tema Heavy Metal/Rock. Puoi darmi i dettagli di questa iniziativa?

M) questo è un progetto che sta creando e gestendo Frank Paulis,( membro del direttivo di Cancer Drugs) appena avremmo tutte le notizie ti dirò ogni dettaglio;

C) Avete in mente altre cose per ricordare la figura di Alex? Avete del merchandising? Se si dove è possibile acquistarlo?
M) Abbiamo moltissime cose in mente e in ballo per ricordare Alex, il momento storico però non è dei migliori per sbilanciarmi in date o eventi in programma… posso solo dirti che in programma ci saranno almeno due grossi eventi, tra cui il KISS DAY … sappi solo che nonostante tutto non ci siamo fermati e siamo sempre all’opera e appena finito questo momento, torneremo più carichi di prima.
Per tutto quello che sono foto e merchandising, lo si trova ai vari eventi .

C) Grazie per il tempo che mi hai concesso. Lascio a te le ultime parole di questa intervista.

M) ci tengo molto a ringraziare tutte le persone che aiutano e credono in quello che Alex ha creato, l’associazione Cancer drugs & rock’n roll.  Un ringraziamento ai gruppi che hanno suonato nei vari eventi, gli sponsor, chi ci segue e a tutti i ragazzi del direttivo che si prestano per far si che tutto vada avanti.
Grazie a te per avermi dato la possibilità di questa intervista.

 

 

La mia presenza al concerto di Kalidia e Constaint al Condor Club di Rubiera prevedeva le interviste alle cantanti dei due gruppi. Dopo Beatrice Bini dei Constraint è toccato a Nicoletta Rossellini, cantante dei Kalidia,  rispondere al fuoco di fila delle domande. Quello che state per leggere è il resoconto di venti minuti di chiacchiere in scioltezza, fatte su un divanetto della sala Dark del club.

C) Ciao Nicoletta. Ben arrivata sulle pagine di www.allaroundmetal.com

N) Grazie mille. E’ un onore per me essere sulle vostre pagine.

C) Puoi presentare la band dei Kalidia ai nostri lettori e dire quali gruppi vi hanno ispirato e vi ispirano?

N) Il gruppo dei Kalidia nasce nel 2010 come cover band di pezzi Power Metal. Come influenze cito subito Rhapsody, Stratovarius, Hammerfall e Kamelot. Facevamo cover di Stratovarius e Gamma Ray. Anche se in realtà all’interno del gruppo ci sono altre influenze, il Power Metal fa parte del nostro DNA. Con queste basi e con il nostro miglioramento è stato naturale per noi muoverci in questa direzione.

C) Quest’anno  ricorre il decennale dalla nascita dei Kalidia. Quali sono stati i momenti di massima soddisfazione e quelli più difficili da affrontare in questo lasso di tempo?

N) Bella domanda! I momenti più belli? Sicuramente l’uscita dell’ultimo disco: è stata un poco la cosa che ha portato il nostro percorso ad un livello un poco più alto ed è stato fondamentale.

N.d.a.: Si spengono le luci della saletta e Nicoletta, senza batter ciglio, tira fuori dalla borsetta una piccola lampadina (provvidenziale e geniale al tempo stesso).

N) Ci sono stati altri piccoli momenti ma, come dico sempre, ci siamo trovati nel momento giusto al posto giusto.  Ad esempio, a fine 2011, abbiamo suonato a una festa di Halloween e lì abbiamo incontrato il nostro primo produttore, ovvero Alessio (Alex) Lucatti (Vision Divine, Etherna n.d.a.). Ci ha sentito per caso e ha voluto produrre il primo demo e il primo disco. Stessa casualità è accaduta quando il nostro attuale produttore Lars Rettkowitz (chitarrista deiFreedom Call n.d.a.) ha ascoltato casualmente un nostro brano su Youtube e, successivamente, ci ha contattato vedendo in noi del potenziale.

C) A proposito di Youtube ho visto dei clips dei Kalidia che sono stati firmati dallo stesso regista; vi affidate sempre a lui?

N) No: in realtà è accaduto solo per gli ultimi due video. Il primo lo aveva fatto un regista locale nella nostra zona. In seguito abbiamo visto che c’era questo regista che lavorava con etichette come la Nuclear Blast, aveva fatto dei video famosi, e aveva lavorato anche per i Windrose; band su Napalm della nostra zona che all’inizio era con la nostra etichetta, quindi abbiamo seguito un poco la loro scia. Abbiamo contattato questo video maker che ha fatto un ottimo lavoro.

Per tornare alla domanda precedente di momenti brutti non è che ne abbiamo vissuti tanti. Magari nel primo disco la produzione non era a un livello così alto perché ci siamo dovuti arrangiare da soli; anche perché le offerte che arrivavano da altre etichette non erano molto interessanti.

C) Il Vostro primo demo risale al 2012; volevo sapere se  tra quello e il vostro ultimo lavoro (“The Frozen Throne” – 2018 N.d.A.) ci sono delle differenze di stile.

N) Direi proprio di si! Chi ascolta il primo demo o il primo disco, e poi ascolta l’ultimo lavoro, sente che c’è un salto in avanti veramente notevole. Il primo demo è stata la prima registrazione per tutti noi. Eravamo dei ragazzini che avevano suonato al massimo nel pub sottocasa quindi c’era tanta ingenuità anche se io continuo a pensare che nel primo disco ci fossero delle buone idee. L’ultimo disco è stato più maturo da parte nostra dal punto di vista del songwriting ed è stato più pensato nel senso che ci abbiamo messo un po’ di anni a realizzarlo e abbiamo lavorato con un produttore di livello elevato come Lars.

C) Visto che sei la front woman dei Kalidia vorrei sapere se e quanto il gruppo viene identificato con la tua immagine?

N) Purtroppo, e sottolineo purtroppo, tanto, anche se noi, come filosofia, cerchiamo di non far finire tutto sulle mie spalle. Se passi dalla nostra pagina ufficiale troverai molto raramente foto dove sono in primo piano. Molti altri gruppi mettono in primo piano foto della loro cantante mentre noi ci sentiamo più una band. Questo progetto non è nato dicendo: “Oh Dio facciamo una band con una cantante femminile per vendere”. Siamo musicisti che vogliono fare qualcosa insieme e cerchiamo di farlo nella miglior maniera possibile. E’ ovvio che chi ascolta o vede il nostro materiale riconosce in Nicoletta Rossellini i Kalidia ma, come detto, non è così.

C) Pensi che questa sia un’arma a doppio taglio?

N) Penso proprio che sia un’arma a doppio taglio. Da un lato ti può aprire delle strade ma, paradossalmente, te ne chiude delle altre. E’ vero che c’è una fan-base che apprezza il movimento delle bands capeggiate da una donna, ma è anche vero che tanti metallari, soprattutto quelli della vecchia guardia, appena vedono una ragazza dicono. “Ah no: questi non li ascolto neanche”. Ci è capitato tantissime volte che le persone ci dicessero: “Non vi avevo mai ascoltato perché c’era una ragazza che cantava e invece siete bravi e fate un buon Power”.

C) Quindi hai riscontrato questo fatto con i metallari della vecchia guardia? Da cinquantasettenne ne sono contento (risate di entrambi n.d.a.)

N) Ahimè: è la verità dato che ci sono molti “vecchi” metallari che ascoltano i gruppi di fine anni ’90 quando di donne, nella scena, ce n’erano poche. Li posso giustificare dicendo che oggi c’è un mercato inflazionato da gruppi con donne e molte sono messe lì a caso.

C) A proposito di mercato inflazionato; quanto è difficile suonare al giorno d’oggi e, soprattutto, trovare dei posti che vogliono fare suonare?

N) Tanto. E’ tanto difficile. Soprattutto in Italia stiamo vivendo un momento un po’ particolare perché, secondo me, i giovani non sono più interessati ad andare a sentire musica dal vivo. Ovviamente i locali non sono come la Croce rossa quindi devono guadagnare per andare avanti e spesso, purtroppo, non hanno pubblico a sufficienza. Vado spesso a vedere concerti di bands underground e il locale, solo per tenere aperto e pagare un minimo la band, non rientra nelle spese.

C) Può volere dire che la scena è frazionata?

N) Assolutamente sì. C’è tanto interesse per i gruppi storici e poco per scoprire qualcosa di nuovo. In questa situazione è difficile suonare, ma noi cerchiamo di farlo il più possibile.

C) Per trovare delle date per i concerti vi appoggiate a qualche agenzia?

N) Per l’Italia non abbiamo nessuna agenzia. Abbiamo una piccola agenzia che ci dà una mano in Germania, Olanda e Belgio. Devo dire che in certi circuiti, se non hai un’agenzia che ti appoggia, non ti fanno entrare. Noi in Italia siamo stati sempre dei “freelance”, per così dire. Sappiamo che in alcuni locali non suoneremo mai però, fino a che ci saranno gestori che ci daranno fiducia e ci vorranno, noi suoneremo.

C) Dato che sei l’autrice dei testi dei brani dei Kalidia puoi dirmi da dove trai ispirazione e quali sono i tuoi argomenti preferiti?

N) I miei testi sono molto variegati. Siamo molto appassionati della mitologia; quella greca e egizia. Io, inoltre, sono una grande Nerd e sono appassionata di videogiochi. Ad esempio nell’ultimo disco, il titolo “Waterworld” è ispirato a World Of Warcraft: uno dei videogiochi che mi ha rovinato l’esistenza (risate n.d.a.). Videogames quindi, ma anche storie personali, storie sui pirati. Questa varietà di tematiche ce la siamo portata dietro dal primo disco e la stiamo mantenendo.

C) Quindi anche gli altri ragazzi apportano idee ai testi?

N) Si. Possono portare idee del tipo: “Ho visto una serie televisiva sui pirati; facciamone una canzone” oppure come è successo per “Circe’s Spell”: “Ho bevuto questa birra, la “Circe’s Spell”; prendiamola come spunto per scrivere un pezzo”. Io poi mi metto al lavoro per sistemare il testo.

C) Avete suonato assieme a gruppi come DGM, Rhapsody Of Fire, Ancient Bards e tu hai collaborato con Fabio Lione nell’album della reunion dei Rhapsody. Si dice spesso che la scena musicale Heavy Metal in Italia è, oltre che frazionata, piena di invidie mentre dalla vostra esperienza non si direbbe. Quale è il tuo pensiero?

N) Altra bella domanda. Dipende. Secondo me non è frazionata per i gruppi di un certo livello; è un poco più difficile per i gruppi che sono all’inizio. Rigardo a Fabio Lione abita vicino a noi e quando stavamo registrando il primo demo con Alessio Lucatti, è passato in studio e da lì è nata un’amicizia molto bella ed è così che siamo riusciti a suonare assieme ai Rhapsody. Eravamo a fare capodanno assieme e Fabio mi fa: “Potresti venire con noi a cantare Symphony Of Enchanted Lands”. Io, naturalmente, ho accettato l’idea. Dico sempre che Fabio è il mio mentore e mi ha insegnato tanto; è uno dei miei cantanti preferiti.

C) Sei una cantante autodidatta o hai frequentato qualche scuola?

N) Ho studiato canto in maniera autodidatta. In realtà sono una pianista mancata (risate n.d.a.) e ho cominciato con il classico però verso i  14/15 anni ho provato a cantare. All’inizio ero una bambina molto timida e il pianoforte mi dava più tranquillità. Con il passare degli anni, e con adolescenza, mi sono scioltà un poco; ho iniziato da autodidatta ma, ovviamente, avevo dei limiti poi, con il tempo mi sono messa in carreggiata anche se non si finisce mai di imparare.

C) Se dovessi descrivere l’atmosfera che si respira ai vostri concerti come lo faresti? Quali sensazioni volete suscitare? Avete dei costumi o effetti speciali particolari?

N) Festa. Tanta festa… Te ne accorgerai stasera. Noi siamo dei festaioli: ci divertiamo, cerchiamo di intrattenere il pubblico, di renderlo partecipe. In pratica cerchiamo di creare una festa con amici. Non usiamo costumi particolari, né abbiamo effetti speciali. Abbiamo solo un’asta del microfono particolare e due banners ai lati del palco. Per il momento questo è sufficiente.

C) Avete in mente qualcosa per festeggiare il vostro decimo compleanno? Quando sarà possibile ascoltare un vostro nuovo lavoro? Quando uscirà si troverà solo su piattaforme dedicate o uscirà anche in forma fisica?

N) L’idea era quella di organizzare un concerto in Toscana a settembre e coinvolgere i membri che in passato hanno fatto parte della band; in questo modo potremmo fare una festa fra amici e suonare dei vecchi pezzi che non suoniamo da parecchio tempo.

Riguardo al nuovo disco abbiamo iniziato la produzione e stiamo lavorando agli arrangiamenti dei brani. Non siamo quel tipo di band che fa un disco ogni anno. Vogliamo avere la possibilità di scegliere e lavorare con calma quindi, molto probabilmente, il disco nuovo uscirà nel 2021 e uscirà anche in forma fisica. Abbiamo venduto più copie fisiche che digitali ed è stata una cosa incredibile, quindi non rinunceremo mai a fare uscire il C.D. o il vinile. Ci sono ancora tanti collezionisti in giro e io sono una di essi. Abbiamo fatto un cofanetto speciale prima dell’uscita del disco ed è andato sold out; abbiamo fatto un’edizione limitata in vinile ed è andata sold out anch’essa per cui, lo ribadisco, non rinunceremo mai al formato fisico.

C) Visto che canti anche nei Walk In Darkness puoi dirmi qualcosa sul gruppo e spiegare le differenze fra i due progetti? Come mai i componenti celano la loro identità sotto dei cappucci?

N) Walk in Darkness sono principalmente un progetto da studio quindi non facciamo live. E’ una band totalmente dedita al Gothic Metal dove io canto in maniera molto differente rispetto ai Kalidia. I componenti suonano nascosti da cappucci perché il progetto Walk in Darkness riveste un aspetto filosofico che parla dell’umanità e il suonare con un cappuccio vuol dire rappresentare l’umanità in generale. Io non l’ho messo perché comunque mi avrebbero riconosciuto

C) Vuoi ricordare ai nostri lettori dove è possibile trovare notizie sui Kalidia? Avete del merchandising e dove è possibile reperirlo?

N) Informazioni aggiornate sui Kalidia si possono trovare sulla nostra pagina Facebook dove mettiamo anche iniziative e piccole curiosità. Nel sito ufficiale, invece, mettiamo solo gli eventi importanti. Riguardo al merchandising si può trovare principalmente sul nostro bandcamp anche se, ci teniamo a dirlo, ai concerti c’è del materiale in più.

C) Grazie per il tempo che mi hai concesso. Lascio a te lo spazio per dire che vuoi e salutare i lettori di www.allaroundmetal.com.

N) Grazie a tutti quelli che hanno persoun po’ della loro vita a leggere le mie parole. Cercate di supportare la scena Metal italiana e cercate di comprare C.D. piuttosto che scaricare files. Il merchandising è quello che fa guadagnare le band e le mantiene in vita.

Copyright foto Roberta - Nayenne

Athrox: fuori il nuovo singolo e video "Imagine the Day".

Venerdì, 01 Maggio 2020 18:50 Pubblicato in News

Riceviamo e pubblichiamo:

É “Imagine the Day” il nuovo singolo e video della band grossetana degli Athrox uscito oggi 1° maggio in tutti gli store digitali per Revalve Records. Si tratta di una versione rieditata dal brano incluso nell’ultimo lavoro del quintetto (“Through the Mirror”)  e rappresenta una delle rock ballad più toccanti del disco. I riferimenti internazionali del loro sound sono Metallica, Scorpions, Avenged Sevenfold. 

“Imagine the day” rappresenta sicuramente il lato più dolce e melodico della band, che dimostra così di avere un songwriting in grado di essere devastante nei brani più veloci e riflessivo nei momenti più intimi. Su “Image the Day” è stato realizzato un videoclip dal regista Alessio Mida con gli attori Lorenzo Scribani e Valentina Spinicci.

Poco dopo le prove dei modenesi Constraint per il concerto a supporto dei Kalidia al Condor Club di Rubiera ho avuto modo, grazie a Elisabetta Simonetti, di intervistare la loro cantante Beatrice Bini. Quello che vi apprestate a leggere è il risultato di sedici minuti di chiacchiere faccia a faccia tra lei e me seduti sul divanetto adiacente al palco.

 

C) Ciao Beatrice. Ben arrivata sulle pagine di www.allaroundmetal.com

B) Ciao Corrado, grazie per l’interesse e per l’opportunità che mi offri per far conoscere meglio i Constraint.

C) Come prima cosa ti chiedo di tracciare in sintesi la storia dei Constraint.

B) Siamo nati nel 2011 come Symphonic Metal Band di covers. Nel 2012 abbiamo inciso il primo demo “Illusion Of A Dream” con tre pezzi inediti; avevamo circa 15/16 anni e nel 2016 abbiamo registrato il primo C.D. “Enlightened By Darkness”. Successivamente abbiamo cambiato formazione stabilizzandoci e abbiamo preso musicisti più motivati per rendere il progetto più professionale. Essendo i musicisti più preparati, il progetto si è spostato su coordinate più Progressive e, dal 2016 in poi, abbiamo fatto solo concerti e composto nuovi pezzi. Nel giugno 2019 è uscito il nostro nuovo singolo “The Big (B)End”. A marzo 2020, invece, uscirà il nuovo album “Tides Of Entropy” (Nel frattempo è uscito - 23 marzo 2020 n.d.a.).

C) La vostra produzione in nove anni ha portato all’uscita di un demo, un C.D. e un singolo. Quella di “centellinare” le uscite è stata una vostra scelta o in questo lasso di tempo avete trovato delle difficoltà di qualche natura?

B) E’ stato dovuto alla nostra storia e cioè al grosso “buco” dovuto al cambio di formazione. Abbiamo dovuto trovare i giusti componenti, provarli, trovare la giusta sintonia fra tutti e trovare il metodo di composizione. La definirei una necessità più che una scelta.

C) Chi è che si occupa delle musiche e chi dei testi all’interno dei Constraint e in quale maniera lavorate avendo per così dire una formazione “Allargata”?

B) Questo è un concetto particolare. So che suona strano sentirlo dire ma componiamo tutti assieme. A volte parte una melodia da me e gli altri costruiscono l’arrangiamento. Altre volte il pezzo parte dal chitarrista, io ci metto la melodia, e ognuno sviluppa l’arrangiamento con il suo strumento. Ognuno mette le sue idee per quello che è il suo ruolo/strumento e cerchiamo mettere tutto in sinergia. Dei testi, invece, mi occupo io. Dato che il testo è dettato dalla mia linea vocale deve essere un tutt’uno. Non affiderei mai le stesure dei testi a chi non le canta perché io in una parola, e in una frase, sento già la melodia della musica e viceversa. Sono due cose altamente correlate.

C) Nel 2020 uscirà il vostro nuovo album “Tides Of Enthropy”. Ci puoi dare qualche anticipazione? Uscirà sulle piattaforme digitali o anche in forma fisica?

B) Il nuovo album uscirà in forma fisica. Abbiamo fatto una campagna di “crowdfunding” per cui c’è già stata una sorta di pre ordine. “Tides Of Entropy” è un album autoprodotto visto che siamo abbastanza attaccati ai nostri pezzi; magari più avanti, quando saremo ancora più maturi e con più esperienza, potremmo valutare l’idea di trovare un’etichetta discografica.

C) Ho visto su Youtube un clip della cover di “Slave” dei Leprous. Puoi dirmi come mai avete scelto quella band e quel pezzo in particolare?

B) I Leprous hanno un tipo di sonorità che, non vorrei dire un’eresia, si può avvicinare in qualche modo al sound del nuovo album. E’ una band Progressive ma ha queste atmosfere molto melodiche e, soprattutto, la voce del cantante si avvicina al mio modo di cantare. Usa molte risonanze di testa, falsetti, e alterna parti molto potenti ad altre melodiche. Direi che attualmente ci rappresentano più i Leprous che i Nightwish; band alla quale venivamo associati perché Symphonic Metal.

C) Visto il tuo ruolo centrale di cantante pensi che per lo più la band venga identificata con la tua figura e, nel caso, questo rappresenta un vantaggio o uno svantaggio?

B) Questa cosa capita quasi sempre nel senso che la gente identifica il cantante perché la voce è la cosa più diretta che arriva al pubblico. Tutti capiscono e riescono a seguire la melodia vocale mentre non tutti hanno il background e la competenza musicale per seguire gli strumenti. E’ un fenomeno che si trova maggiormente nella Pop Music ma che è presente anche nel Metal. Anche la chitarra ha un ruolo importante ma il cantante è quello che ci mette la faccia. A mio avviso è un vantaggio perché la gente si ricorda del cantante che, anche per come è posizionato sul palco è come un punto di riferimento. Ciò non significa che il ruolo degli altri viene sminuito. Lo svantaggio può essere rappresentato dal fatto che i musicisti si sentono relegati in secondo piano ma, come detto, non è così.

C) Cosa si deve aspettare da voi chi viene ad un vostro concerto? Quali emozioni volete suscitare? Usate costumi o effetti particolari?

B) Costumi no. Abbiamo un look molto “sobrio” e non ci piace avere richiami e fronzoli tipici del Gothic perché, oramai, sono caduti in una sorta di stereotipo. Le band di quel genere hanno detto tutto. A noi piace “astrarci” da questi clichès.

Riguardo agli effetti speciali; fino a che non avremo una disponibilità economica sufficiente o un tipo di fama che ce lo permetterà, eviteremo di usare cose che potrebbero risultare “dozzinali”, di poca qualità, oppure pacchiane/ridicole.

Cosa vogliamo suscitare? Io vorrei creare un ambiente introspettivo visto che tutto ciò che scrivo è legato a delle emozioni e delle evocazioni. Non c’è una storia; è più qualche cosa di poetico che vuole lasciare libertà interpretativa al pubblico. Vogliamo creare un’atmosfera dove uno possa vedere se stesso; “scavarsi” dentro e trovare una sorta di catarsi. E’ quello che si trova anche nella tragedia greca: il senso di purificazione, mutamento, improvvisazione, riflessione. La usica deve portarti in un mpondo al di fuori della realtà e quotidianità. Scrivo anche per questo; creare mondi.

C) Avete del Merchandising? Dove è possibile acquistarlo? Quali sono i vostri contatti on line?

B) Certo che abbiamo del merchandising; abbiamo Il vecchio e il nuovo C.D., il nostro plettro, e altri piccoli gadgets. Siamo presenti su tutti i maggiori social: Facebook, Instagram, Youtube e, se volete ordinare qualcosa, basta che seguite il link presente sul nostro Facebook.

C) Grazie per il tempo che mi hai concesso per questa intervista. Saluta pure come vuoi.

B) Grazie a te per la considerazione e un saluto a tutti i lettori di www.allaroundmetal.com

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